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Atlas
26 03 2015

Un memorial permanente per onorare le vittime della tratta degli schiavi è stato inaugurato ieri al Palazzo di vetro dell’Onu, a New York. Nel Giornata della memoria delle vittime della schiavitù e della tratta degli schivi attraverso l’Atlantico, l’Onu ha scelto un monumento creato dall’artista americano Rodney Leon (di origine haitiana) ‘The Ark of Return’ per dare un tributo al coraggio di schiavi, abolizionisti ed eroi sconosciuti che si batterono per la loro libertà.

“E’ assolutamente vitale che i pericoli rappresentati dal razzismo restino chiari in maniera cristallina e a tutti” ha detto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. “The Ark of Return riporterà in mente a persone di tutto il mondo la terribile eredità della tratta degli schiavi. Ci aiuterà a guarire le ferite nel ricordo del passato e ad onorare le vittime”.

Secondo stime correnti almeno 15 milioni di uomini, donne e bambini furono vittime della tratta, cstretti a lasciare i loro villaggi per un viaggio di sola andata verso le Americhe. Quest’anno si celebra in particolare il ruolo delle donne che, nonostante la schiavitù, contribuirono a trasmettere la cultura africana ai loro discendenti.

Associazione Genere Femminile
03 02 2015

 

COMUNICATO STAMPA

Mutilazioni genitali femminili: una violazione dei diritti della donna.

06 febbraio: Giornata Mondiale indetta dall’ONU per l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili (MGF).

 

Superano i 100 milioni, secondo la stima dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una mutilazione genitale, ossia una rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche.

L'Africa resta il continente in cui il fenomeno è più diffuso, ma la pratica è estesa anche in Medio Oriente, in alcuni Paesi asiatici e in alcune regioni dell'India.

L’aumento dei flussi migratori verso il mondo occidentale ha reso visibile anche nei Paesi Europei il fenomeno delle MGF.

Le MGF vengono praticate principalmente su bambine tra i 4 e i 14 anni. Tuttavia, l’età può essere ancora più bassa: in alcuni Paesi vengono operate bambine con meno di un anno di vita, o persino neonate di pochi giorni.

Il tipo di intervento mutilatorio varia a seconda del gruppo etnico di appartenenza: il 90% delle mutilazioni genitali femminili praticate è di tipo escissorio, vale a dire avvengono con taglio e/o rimozione di parti dell'apparato genitale della donna, mentre un decimo dei casi si riferisce all'azione specifica della infibulazione che ha come scopo il restringimento dell'orifizio vaginale e può, a sua volta, essere associata anche a un'escissione.

"Diverse sono le motivazioni per cui vengono effettuate e variano a seconda della comunità etnica di appartenenza - osserva Cotrina Madaghiele, presidente dell'Associazione Genere Femminile - ma la criminale pratica delle mutilazioni genitali ha gravissime conseguenze fisiche, psicologiche e sessuali su chi le subisce. È una vera e propria violazione dei diritti umani e della donna".

Le mutilazioni sono umilianti, traumatiche, estremamente dolorose, rischiose per la vita stessa. 

L'Associazione Genere Femminile è molto attenta al fenomeno e ritiene che le armi a disposizione, oltre all'impegno da un punto di vista legislativo, sono il dialogo e l'informazione al fine di aumentare la consapevolezza sulle conseguenze negative delle MGF.

Occorre consolidare e intensificare l’impegno politico e civile globale per costruire un più ampio movimento di opinione che contribuisca a condannare senza mezzi termini le MGF, e rendere le donne e le ragazze più consapevoli dei propri diritti anche riguardo alla loro salute sessuale e riproduttiva.

 

 

Contatti:

Madaghiele Cotrina

Associazione Genere Femminile

Cell. 347 9091265

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


[...] Nel mondo c'è un miliardo e mezzo di persone che non sanno che cosa sia l'elettricità e la gran parte di queste è in Africa. [...] L'Onu aveva dichiarato il 2012 l'anno dell'energia per tutti, ma il problema è tutt'altro che risolto. Oggi ha deciso che il 2015 è l'anno mondiale della luce, con il proposito di contribuire alla maggiore diffusione della luce artificiale per chi non ne può ancora usufruire...
Davide Tabarelli, Il Sole 24 Ore ...

Persa la guerra più lunga

Con il 2014 è finita anche la missione "combattente" delle forze Isaf. Ma con l'anno nuovo parte "Resolute support": nel Paese resteranno 13 mila soldati occidentali, sotto la guida Usa, con l'intento di addestrare le truppe afghane. E intervenire con i soliti raid se ce ne sarà bisogno. 
Giuliano Battiston, Il Manifesto ...

la Repubblica
31 12 2014

Otto voti a favore contro i 9 necessari, il documento non passa ed evita a Washington di dover mettere il veto. Il testo era stato irrigidito nell'ultima settimana al punto da creare imbarazzo agli stessi paesi arabi. La prima reazione dell'Anp è l'adesione del governo alla Corte penale internazionale

NEW YORK - Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha bocciato il documento palestinese per la fine dell'occupazione israeliana in Cisgiordania entro tre anni. L'Autorità nazionale palestinese aveva spinto perché l'organismo ristretto delle Nazioni Unite si pronunciasse entro l'anno, ma la risoluzione ha aottenuto solo otto sì, uno in meno del minimo di nove necessario per l'adozione. Due i voti contrari (Stati Uniti e Australia), cinque le astensioni.

Tre membri permanenti - Cina, Russia e Francia - hanno votato a favore, con la Gran Bretagna astenuta. Se la risoluzione avesse ottenuto i 9 sì necessari, gli Stati Uniti, solido alleato di Israele nonostante le difficoltà di Washington con il premier Benjamin Netanyhau, avrebbero usato il veto. Non è stato necessario.

La risoluzione era stata introdotta con riluttanza dalla Giordania e sostenuta dai Paesi del Gruppo Arabo con le medesime perplessità di Amman dopo che i palestinesi nel fine settimana avevano irrigidito il testo rispetto a una prima versione fatta circolare due settimane fa. La nuova versione conteneva una scadenza di un anno per concludere i negoziati di pace e aveva trasformato Gerusalemme da "capitale condivisa" in "Città Santa capitale" del nuovo stato palestinese.

Entrambe condizioni inaccettabili per Washington: in particolare le scadenze temporali, già prima del voto, erano state denunciate dal Dipartimento di Stato come presupposto, se necessario, all'uso del veto. Gli Usa insistono perché i colloqui di pace proseguano senza diktat temporali. "Un calendario per i negoziati è necessario" anche secondo la Francia che, con Germania e Gran Bretagna si era adoperata nelle ultime settimane per una versione più morbida del documento: "La soluzione dei due stati sta diventando un miraggio: gli insediamenti illegali da parte di Israele stanno minando la possibilità di creare uno stato palestinese", ha detto l'ambasciatore Francois Delattre spiegando le ragioni del suo sì su un testo che, secondo lo stesso diplomatico, "non era l'ideale".

La domanda adesso è il perché della fretta palestinese, dato che gli otto sì - Giordania, Lussemburgo, Russia, Cina, Francia, Ciad, Argentina e Cile - avrebbero potuto diventare almeno nove dopo Capodanno, quando si insedieranno nuovi membri non permanenti più vicini alla causa palestinese. Alcuni diplomatici sospettano che il presidente dell'ANP Abu Mazen abbia voluto veder affondata la sua risoluzione massimalista: non costringendo Washington a far uso del veto, il leader palestinese potrebbe aver mantenuto aperte le linee di comunicazione con Washington riservandosi, allo stesso tempo, l'opzione di accedere alla Corte Penale Internazionale che gli è stata riconosciuta quando l'Assemblea Generale, due anni fa, ha promosso la Palestina "stato osservatore non membro".

E l'adesione alla Corte penale internazionale (Cpi) è infatti la prima decisione presa dal governo palestinese dopo la bocciatura all'Onu. L'annuncio è stato dato dal capo negoziatore Saeb Erekat, citato dalla stampa palestinese. Oggi a Ramallah si terrà un vertice dell'Anp.

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