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Anche Oscar Femandez Taranco, un assistente del Segretario generale dell'Onu Ban ki-moon, ha fatto appello ad Israele affinché compia un'indagine approfondita e verifichi il comportamento delle sue forze armate, dicendosi preoccupato dalle informazioni iniziali "che mostrano come i due palestinesi uccisi fossero entrambi disarmati e non rappresentavano una minaccia diretta". ...

Atlasweb
21 05 2014

Un alto diplomatico dell’Onu, Oscar Fernandez-Taranco, assistente del segertario generale dell’Oni per gli affari politici, ha chiesto l’apertura di un’inchiesta sulla morte di giovani palestinesi uccisi da soldati israeliani nel corso della giornata di commemorazione della Nakba, la scorsa settimana.

Le vittime sono due minori palestinesi: Muhammad Abu Thahr, di 15 anni, e Nadim Nuwara, di 17 anni. I due sono stati uccisi vicino Ramallah lo scorso martedì, ma nelle ultime ore sono stati rilasciati video che consentono di ricostruire quanto accaduto.

Serve un’inchiesta “indipendente e trasparente” ha detto Fernandez-Taranco facendo riferimento a un video che indica come le due vittime fossero distanti dalla zona degli scontri.

Atlasweb
22 04 2014

Centinaia di civili sud sudanesi e stranieri uccisi solo sulla base della loro appartenenza etnica o della loro nazionalità: è questa la denuncia fatta ieri dalle Nazioni Unite in seguito agli ultimi sviluppi del conflitto in Sud Sudan. Sotto accusa sono finiti i combattenti delle forze di opposizione che la scorsa settimana hanno riconquistato Bentiu, la capitale dello stato di Unity, strategico per le sue riserve di petrolio.sudsudanonu

Secondo le notizie riferite dall’Onu, alcune centinaia di civili sono state uccise dopo l’ingresso dei ribelli in città e si tratterebbe di persone di etnia dinka, la stessa del presidente Salva Kiir, o comunque non nuer, il gruppo di cui fa invece parte il leader dell’opposizione, l’ex vice presidente Riek Machar. Tra le vittime ci sarebbero poi numerosi commercianti originari del Sudan.

“Su queste atrocità occorre aprire inchieste così da portare a giudizio esecutori materiali e mandanti” ha detto Raisedon Zenenga, responsabile dell’Unmiss, la missione dell’Onu in Sud Sudan.

Secondo le varie notizie giunte dalle fonti presenti sul posto, negli ultimi due mesi in Sud Sudan migliaia di persone sono morte e in molti casi si è trattato di civili uccisi da una delle due parti sulla sola base dell’appartenenza etnica. Fatti resi ancor più sistematici dall’impiego di trasmissioni radio per diffondere messaggi d’odio e di propaganda contro l’una o l’altra parte.

“Chiaramente, l’accordo per la cessazione delle ostilità firmato oltre tre mesi fa ad Addis Abeba, è stato in realtà ripetutamente violato da entrambi gli schieramenti” si legge nella nota delle Nazioni Unite secondo cui queste violazioni stanno continuando, generando preccupazioni crescenti sulla situazione.

Sotto gli occhi di caschi blu indiani e sudcoreani, all'interno del perimetro di una base Onu nella città di Bor in Sud Sudan, almeno una cinquantina di rifugiati delle campagne circostanti sono stati massacrati a colpi d'arma da fuoco e di granate. Le vittime sono Nuer, e gli aggressori Dinka. ...

La Stampa
11 04 2014

Pronta una risoluzione all’Onu. Obiettivo: delegittimarlo prima che vinca

Una risoluzione Onu per accusare il regime siriano di crimini contro l’umanità, e processare i responsabili davanti alla Corte penale internazionale dell’Aja. È la strategia a cui stanno lavorando gli alleati occidentali, guidati in questo caso dalla Francia, per contrastare la probabile vittoria di Assad nelle prossime elezioni, delegittimarlo, e giustificare la prosecuzione degli sforzi per rovesciarlo.

Questa linea nasce dalla disperazione per le condizioni sul terreno. Sul piano militare, il regime sta recuperando posizioni e si trova in una situazione di vantaggio. Su quello politico, Assad punta a tenere e ovviamente vincere le prossime elezioni, in modo così da rilegittimarsi e respingere qualunque richiesta di farsi da parte. Questo significherebbe la fine del processo di Ginevra II, ossia la trattativa diplomatica che si basava sul presupposto di creare un governo di transizione in cui l’attuale leader di Damasco non avrebbe avuto un ruolo. Gli occidentali stanno facendo pressioni su Russia e Iran, affinché convincano Assad a rinunciare alle elezioni, ma Mosca e Teheran in questa fase non hanno molto interesse a collaborare, per la crisi ucraina e il negoziato nucleare in corso. Quindi gli osservatori si aspettano che Damasco andrà avanti con le elezioni, e il mediatore dell’Onu Brahimi ha già messo le dimissioni sul tavolo del segretario generale Ban Ki-moon. A quel punto resteranno solo i contatti bilaterali regionali per cercare una soluzione, che se fosse trovata tornerebbe nelle mani della comunità internazionale.

Uno stallo di questo genere significherebbe il riconoscimento della vittoria di Assad, o quanto meno della spaccatura in due della Siria. Per cercare una via diversa i francesi hanno scritto una risoluzione che «riafferma la sua forte condanna delle diffuse violazioni dei diritti umani e delle leggi internazionali da parte delle autorità siriane, così come gli abusi e le violazioni commessi dai gruppi armati, e sottolinea che alcuni di questi atti costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità». Il testo, che «La Stampa» ha ricevuto, «decide di riportare la situazione nella Repubblica araba siriana dal marzo 2011 al Procuratore della Corte penale internazionale», per individuare e processare responsabili. Lo fa in base all’articolo VII della Carta dell’Onu, che consente l’uso della forza nel caso la risoluzione non venga rispettata.

La denuncia si basa fra le altre cose sul rapporto «Caesar», dal nome in codice di un disertore delle forze di sicurezza siriane, che ha consegnato ai servizi occidentali circa 55.000 foto che provano le torture commesse contro almeno 11.000 vittime. Immagini terribili, inclusi strangolamenti e mutilazioni. Dunque le accuse non sono sostanziate solo dagli attacchi chimici dell’agosto scorso, che secondo un’inchiesta del giornalista americano Seymour Hersh sarebbero stati lanciati dalla Turchia per mano dei ribelli, allo scopo di incastrare Assad e provocare un intervento militare occidentale. La Francia sta discutendo ancora con gli Usa la presentazione della risoluzione. È prevedibile che la Russia la bloccherebbe col veto, ma il testo avrebbe un effetto simile a quello sull’Ucraina. La denuncia dei crimini di Damasco delegittimerebbe la vittoria elettorale di Assad, giustificando altre iniziative per rovesciarlo.

Paolo Mastrolilli

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