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Klimt, donneBasterà andare in farmacia, chiedere il medicinale e pagarlo. Solo le minorenni avranno bisogno della ricetta per ottenere EllaOne, la pillola dei 5 giorni dopo, farmaco anticoncezionale a base di ulipristal acetato che evita la gravidanza se questa non è ancora iniziata. La commissione tecnico scientifica di Aifa ieri ha preso una decisione rivoluzionaria per il nostro Paese. 
Michele Bocci, la Repubblica ...

Abbatto i muri
16 03 2015

Mirta Mattina, del Freedom For Birth Rome Action Group, mi segnala una vicenda che in qualche modo sembra prestare il fianco alle azioni antiabortiste dei no/choice, sempre più agguerriti sul fronte della negazione del diritto alla libertà di scelta delle donne. Un ospedale romano, il San Camillo, riferimento – raro – delle donne che non possono essere trattate da “assassine” se decidono di abortire, dopo la chiusura del reparto dell’Umberto I dove si poteva accedere all’IVG, ora riaperto grazie alle battaglie della rete #IoDecido, annuncia un cambio della guardia alla direzione del reparto di maternità. I candidati sono tutti obiettori. La rete #IoDecido è giustamente preoccupata e chiama alla partecipazione di una serie di azioni che possano risvegliare interesse nella anestetizzata opinione pubblica e nelle persone che amministrano la cosa pubblica in quel territorio. Tra gli altri esempi di latitanza c’è anche il governatore della regione.

Peccato anche non sentire parlare di questo le donne che normalmente sarebbero in prima linea per un generico “diritto delle donne”. Il fatto è che è diventato di uso comune un femminismo monco, di chi pratica solidarietà femminile ma è antiabortista, di chi parla di antiviolenza, ma è omofoba. C’è un cicinino di confusione in quei lidi e dunque io chiedo: dove sono le donne sempre in prima fila quando c’è da parlare di corpi delle donne, donne infibulate, violenze delle donne subite in India o comunque altrove? Negare alle donne il diritto alla contraccezione d’emergenza e ad un aborto assistito è violenza di genere. E per quanto riguarda il PD, sappiamo di quante spaccature lo attraversino e che chiacchierano parecchio su quel che vorranno diventare da grandi. Il fatto è che a me/noi di cosa diventerà il Pd non ce ne frega niente. Importa invece il fatto che parte del Pd, al Parlamento Europeo, ha votato un emendamento del PPE che lascia agli Stati la libertà di decidere se applicare o meno, nella legislazione dei vari paesi, le raccomandazioni contenute nella Risoluzione Tarabella. La risoluzione, ricordo, che parla proprio di riconoscimento di diritti sessuali, riproduttivi, su contraccezione e aborto. Dall’Europa d’altro canto non è la prima volta che tirano le orecchie all’Italia per l’alto numero di obiettori di coscienza. La prossima mossa quale sarà? Incatenare le donne e farle inseminare con la forza?

Vi lascio al contributo che un’amica ha inviato per raccontare per filo e per segno quel che succede a Roma. Buona lettura!

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A Roma sta succedendo qualcosa di molto grave: al San Camillo, ospedale sede del primo reparto per numero di IVG nel Lazio e del coordinamento regionale per la legge 194, sta per essere nominato il nuovo primario di maternità e ostetricia e i candidati sono tutti obiettori. Ciò significa che, se non viene aperta la procedura di selezione ad altri candidati, il prossimo primario del reparto sarà un obiettore di coscienza. L’allarme è stato lanciato dalle ginecologhe che garantiscono l’applicazione della 194, Lisa Canitano (ginecologa e presidente dell’ass. Vita di Donna) ha creato un gruppo facebook che in pochi giorni ha ottenuto tante adesioni, è stata inoltre lanciata una raccolta firme che chiede a Nicola Zingaretti: “di proteggere la laicità dello Stato e i diritti delle donne nominando un Direttore che accetti di applicare le Leggi dello Stato Italiano, quello stesso Stato che lo nomina e che lo retribuisce, e al quale deve rispondere.”

La rete cittadina #IoDecido, che raccoglie collettivi, associazioni, soggettività attive sul territorio, ha raccolto l’appello delle ginecologhe mobilitandosi con due azioni il 13 ed il 16 marzo. Ecco il comunicato:

“Oggi venerdì 13 marzo come rete #iodecido abbiamo deciso di fare incursione con maschere rosa e striscioni all’interno dell’ospedale San Camillo di Roma (QUI video dell’azione), sede del primo reparto per numero di IVG nel Lazio e del coordinamento regionale per la legge 194 È con rabbia e preoccupazione che rispondiamo all’allarme lanciato dalle ginecologhe che operano negli ospedali della Provincia di Roma, circa il rischio che al reparto maternità e ostetricia dell’Ospedale San Camillo venga nominato un primario obiettore di coscienza.

Proviamo rabbia, perchè siamo costrette a constatare che dichiararsi obiettore di coscienza è la condizione irrinunciabile per fare carriera negli ospedali pubblici. Praticare l’IVG sembra infatti incompatibile col dirigere un reparto di maternità e ostetricia: come se garantire alle donne la libertà di scelta fosse in contraddizione con il promuovere una maternità responsabile e desiderata. I diritti delle donne sono calpestati per gli interessi di chi sta distruggendo la sanità pubblica avvalendosi di presunti meriti morali e religiosi e applicando la falsa retorica del taglio agli sprechi.
I danni devastanti già si contano: il ritorno dell’aborto clandestino e casalingo, specialmente tra adolescenti e immigrate, non è più uno spettro del passato ma un orizzonte sempre più prossimo.

Il San Camillo è il centro per l’interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) più importante del Lazio, tra le 4 strutture a Roma a somministrare la RU486 (insieme al Grassi, al Sant’Eugenio e al San Filippo Neri). A fronte di altri 4 reparti IVG chiusi di recente nel Lazio (Monterotondo, Sora, Frosinone e Gaeta) e del faticoso e ancora atteso riavvio del repartino del Policlinico Umberto I, il San Camillo rimane il cuore dell’applicazione della Legge 194 nella regione. La nomina di un obiettore confessionale ci dà la certezza che anche al San Camillo nel giro di poco tempo richiedere un aborto significherà andare incontro a mille ostacoli, dai tempi di attesa agli obiettori di coscienza.

Vogliamo richiamare alle sue responsabilità il governatore della regione Lazio Nicola Zingaretti: oggi garantire l’applicazione della legge 194 significa porre misure di tutela della salute e dell’autodeterminazione delle donne, come di garanzia di trovare medici non obiettori in ogni ospedale pubblico, facendo sì che questa scelta non sia più un limite alle possibilità di carriera di questi medici, evidentemente soggetti a discriminazione.
Chiediamo a Zingaretti di indire un nuovo bando di concorso per il San Camillo in cui tali discriminazioni vengano efficacemente contrastate e i diritti delle donne e dei medici non obiettori rispettati.

Chiediamo infine al Governatore di mettere in atto quanto è in suo potere per garantire il Turn Over del personale medico e la massima qualità e assistenza negli ospedali pubblici così come nei consultori, sempre più poveri di personale qualificato e di risorse.
È altrettanto imprescindibile garantire le risorse necessarie e mettere tra le priorità nella riqualificazione ,la formazione e l’aggiornamento degli operatori sanitari in particolare per quanto riguarda l’IVG e la RU486, la prevenzione e la contraccezione.
Alla direzione sanitaria/generale del San Camillo chiediamo l’immediata attivazione di un reparto dedicato alla somministrazione della RU486.

Inoltre, ci batteremo affinchè il reparto IVG non venga scorporato dal reparto Maternità e trasferito in un’altra ala dell’ospedale. Questa scelta potrebbe rappresentare un rischio concreto per la vita stessa delle donne ricoverate, dilatando, in casi di emergenza, i tempi di trasferimento tra i diversi padiglioni.

Diamo appuntamento lunedi 16 marzo h10,30 all’ingresso del San Camillo durante i colloqui per la nomina del nuovo primario, affinché tale nomina venga rinviata al momento in cui siano individuati candidati adeguati che garantiscano i diritti delle donne e che rispondano pienamente alle mansioni richieste nella sanità pubblica”

Lisa Canitano, sul suo profilo facebook, commenta la dichiarazione della consigliera Regionale Marta Bonafoni che propone l’immediata attivazione di un tavolo per l’applicazione della legge 194, dicendo che: “Stavolta le donne ci devono essere…non come con il decreto sui consultori che c’erano solo i primari del territorio…e che alla fine hanno scritto come obiettivo il numero delle donne che rinuncia ad abortire…”.
Imbarazzante e sconcertante il silenzio su questa questione da parte dei principali organi di stampa e del governatore Zingaretti.

Le vicende del San Camillo fanno seguito a quelle dell’Umberto I, dove il “repartino” in cui si eseguono le IVG è stato chiuso per mancanza di medici non obiettori ed è stato riaperto (seppur sotto organico) proprio in seguito alla mobilitazione della rete #IoDecido e di alcune lavoratrici appartenenti ai Cobas.
La rete #IoDecido, invita tutt* ad unirsi a questa importante lotta, dobbiamo essere in tant* domani mattina durante i colloqui di assunzione, per dire forte e chiaro che la libertà di autodeterminazione non si tocca. La rete continuerà a seguire attivamente le vicende di San Camillo e Umberto I.

Internazionale
12 03 2015

Quattrocentoquarantuno voti favorevoli, 205 contrari e 52 astenuti: così è finito il voto al parlamento europeo sulla Relazione sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell’Unione europea, cioè la cosiddetta risoluzione Tarabella dal nome del suo relatore, l’eurodeputato belga Marc Tarabella.

Nei giorni passati la risoluzione aveva sollevato in Italia proteste e petizioni. Perché? Per aver nominato l’aborto ai punti 44 e 45, dove il documento osserva che vari studi dimostrano che i tassi di aborto sono simili nei paesi in cui la procedura è legale e in quelli in cui è vietata, dove i tassi sono persino più alti (Organizzazione mondiale per la sanità, 2014); insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo della loro salute e dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva.

È incredibile come tutto il resto fosse scomparso davanti a due occorrenze della parola “aborto”: le questioni di genere, la parità, la differenza di retribuzione, la povertà e l’esclusione sociale, l’uguaglianza in senso pieno, le mutilazioni genitali, l’accesso alle cure, gli stereotipi di genere.

Ed è incredibile come quello che c’è scritto sull’aborto sia stato deformato e presentato come una specie di incitazione all’interruzione di gravidanza, mentre è, da un lato, la constatazione quasi scontata della inefficacia e della pericolosità delle restrizioni, e dall’altro un invito a garantire a tutte l’accesso alle scelte riproduttive (aborto compreso). Non dimentichiamo nemmeno che in genere la garanzia dei servizi e dei diritti è direttamente proporzionale ai mezzi che si hanno, perciò le persone più escluse tendono a essere quelle più fragili e meno informate.

La lettura della relazione Tarabella fatta dai suoi detrattori lascia emergere per l’ennesima volta l’incapacità di analizzare un testo o la volontà di alterarne il senso: come spesso accade, si discute e ci si indigna senza nemmeno capire bene le premesse della discussione e della propria indignazione.

In molti si sono ostinati addirittura a sostenere che sarebbe contraria alla legge. Ma in che modo, visto che la legge italiana – pur con alcune contraddizioni – garantisce il servizio di interruzione volontaria di gravidanza?

La deputata dell’Udc Paola Binetti l’8 marzo ha scritto su Twitter.

Nella petizione “Diritto all’aborto” promosso dall’Europa si pregava “di respingere i paragrafi che mirano a promuovere il ‘diritto all’aborto’ in Europa”. Anche i cattolici del Partito democratico non hanno digerito il riferimento all’aborto.

Era successo qualcosa del genere due anni fa con una relazione simile che però era stata bocciata: Sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi di Edite Estrela.

L’eurodeputato del Pd David Sassoli l’11 dicembre 2013 chiedeva (non avendo evidentemente letto la legge italiana 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, in particolare l’articolo 12).

Sassoli, attualmente vicepresidente del parlamento europeo, si era astenuto insieme agli altri parlamentari del Pd, Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi e Patrizia Toia. Il 10 marzo invece ha scritto.

Cosa ci fosse di estremo nella relazione di Estrela non è chiarissimo. Forse le 56 occorrenze della parola “aborto”, anche se la maggior parte era nelle premesse, e poi nel paragrafo “Gravidanze non programmate e indesiderate: accesso alla contraccezione e a servizi per un aborto sicuro” (in particolare dal punto 28 al 39).

Ancora più sfuggente l’eurodeputata del Pd Silvia Costa, che pochi minuti dopo l’approvazione di Tarabella ha sentito il bisogno di commentare.

L’emendamento del Partito popolare europeo è il seguente:

43 bis. Osserva che l’elaborazione e l’applicazione delle politiche in materia di salute e diritti sessuali e riproduttivi nonché in materia di educazione sessuale sono di competenza degli stati membri; ribadisce, nondimeno, che l’Ue può̀ contribuire alla promozione delle migliori pratiche tra gli stati membri.

Ridondante giuridicamente, sembra voler mettere le mani avanti di fronte a un fantasma. Il diritto dei singoli stati membri è infatti preminente rispetto a quello europeo.

In questo continuare a sottolineare l’ovvio – nessuno dopo Tarabella verrà in Italia o andrà altrove a controllare che l’interruzione volontaria di gravidanza sia davvero garantita, è più una dichiarazione d’intenti, magari un pretesto per discutere e capire – c’è tutta la manzoniana arte del sopire e troncare, il non voler scontentare nessuno per scontentare tutti: i cattolici allergici alle scelte riproduttive e i sostenitori della libertà di scelta (pro choice) insofferenti al moralismo e stufi della insoddisfacente garanzia delle scelte riproduttive

Che poi in tale stucchevole ovvietà una cosa da ricordare ci sarebbe: in Italia la legge 194 stabilisce che le interruzioni di gravidanza devono essere assicurate, che è più forte la garanzia del servizio di qualsiasi obiezione di coscienza. Questo significa anche non permettere l’obiezione “di struttura”, ma solo quella personale che però dovrebbe arretrare davanti alla richiesta della donna di abortire (si legga l’articolo 9: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure”). Ma ognuno sembra votare e leggere solo quello che fa comodo capire.

Anche se stavolta il parlamento europeo ha approvato la risoluzione, la vittoria è poco più che simbolica (con o senza l’emendamento). Certo è sempre meglio vincere simbolicamente che perdere e, soprattutto, visto che sono nominate anche le questioni di genere possiamo aspettarci commenti scandalizzati e fuori tema per le prossime settimane.

Chiara Lalli

Il parlamento europeo approva la mozione Tarabella

  • Mercoledì, 11 Marzo 2015 15:06 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

Mappachepillola
11 03 2015

L’assemblea plenaria del Parlamento europeo ha approvato la relazione dell’eurodeputato Marc Tarabella in materia di parità uomo-donna nella quale è presente anche un accenno all’accesso alla contraccezione e all’interruzione volontaria di gravidanza come strumento di tutela dei diritti delle donne. Proprio su questa parte si era acceso il dibattito tra le fazioni politiche presenti all’interno del Parlamento europeo che ha comportato la spaccatura della rappresentanza PD a Strasburgo divisa tra abortisti e anti-abortisti, in piena coerenza con il desolante profilo del Partito Democratico anche in Italia.

Sul impatto effettivo che questa mozione avrà sulla vita quotidiana delle donne in un Paese come l’Italia i dubbi sono forti ma è comunque un buon segno.

 

http://www.repubblica.it/politica/2015/03/10/news/diritto_all_aborto_il_parlamento_ue_approva_la_mozione_tabarella-109209244/

Per il testo della relazione: http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/files/swd_2014_142_en.pdf

Maddalena Robustelli, Zeroviolenza
11 marzo 2015

Alle dodici di stamane (ndr 10 marzo) si è diffusa in rete la notizia dell'approvazione al Parlamento di Strasburgo della risoluzione Tarabella relativa alla "Relazione sulla Parità tra donne ed uomini nell'Unione europea per l'anno 2013". Al suo interno sono affrontati vari temi, il congedo parentale, il gap salariale di genere, il divario pensionistico e l'implementazione di politiche proattive per l'occupazione femminile.

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