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#ParlamentoEuropeo: approvata la risoluzione #Tarabella.

  • Martedì, 10 Marzo 2015 12:47 ,
  • Pubblicato in Flash news

Abbatto i muri
10 03 2015

Il parlamento europeo ha votato per la risoluzione Tarabella, che contiene passaggi circa l’eguaglianza tra i generi e i diritti sessuali, riproduttivi delle donne con facilità di accesso alla contraccezione e all’aborto. Già qualche tempo fa si provò a fare passare un testo del genere con la Risoluzione Estrela, bocciata anche perché la parte piddina e renziana (Sassoli, Costa, Toia, altr*), si era astenuta. Oggi pare invece che il Pd abbia votato a favore, non so con quale quantità e che nomi, ma la risoluzione è passata. Se qualcun@ ha i nomi esatti dei parlamentati italiani che hanno votato contro e a favore sarebbe gradito saperlo e anche segnalarlo.

Di fatto contro la risoluzione approvata oggi si era schierato, massicciamente, il solito embargo di organizzazione cattoliche che tra un impegno contro la fantomatica ideologia gender e un altro per impedire alle donne di usare contraccettivi e abortire sono sempre in prima linea contro qualunque segnale di progresso che elimini la discriminazione verso alcuni generi precisi.

Per rispondere alle richieste dei gruppi cattolici il PPE è riuscito comunque a fare passare un emendamento che lascerebbe competenza agli Stati (hanno emendato l’articolo 46). Ciò significa che in Italia i diritti riconosciuti dalla risoluzione li vedremo garantiti chissà quando. La parlamentare Silvia Costa, Pd, renziana, che si era astenuta per la votazione della risoluzione Estrela, pare invece che oggi abbia votato a favore proprio perché c’era questo emendamento capestro. Lo stesso dicasi per David Sassoli.

Brevemente, e attendendo altri aggiornamenti e altre news, intanto segnalo che QUI potete trovare il testo della risoluzione e QUI alcune precedenti ricostruzioni sulle opposizioni in movimento.



Brevemente, e attendendo altri aggiornamenti e altre news, intanto segnalo che QUI potete trovare il testo della risoluzione e QUI alcune ricostruzioni sulle opposizioni in movimento.

Abortoinchiesta
09 03 2015

Ginecologia confessionale all’Ospedale San Camillo di Roma?

Che sia un ginecologo obiettore di coscienza a dirigere il servizio di interruzione volontaria di gravidanza in un ospedale pubblico può sembrare paradossale ma in Italia è molto comune. In alcuni casi, come quello del San Carlo di Milano che abbiamo raccontato su questo blog, il primario obiettore fa rispettare la legge 194.

Ma che succede se a diventare primario di un reparto di ginecologia e ostetricia è un medico “confessionale”?

Uno, cioè, che viene da un’università dove ai futuri medici è esplicitamente richiesta l’adesione alla morale cattolica secondo cui l’embrione è una persona e un aborto volontario è un omicidio?

Potrebbe accadere all’Ospedale San Camillo di Roma, punto di riferimento per le interruzioni volontarie di gravidanza nel Lazio e uno dei più grandi d’Europa, dove dal 13 marzo prossimo inizieranno le attività per la nomina del nuovo Direttore di struttura dell’unità complessa di ginecologia e ostetricia.

Tra i concorrenti in lizza per l’incarico vi sono esponenti dei policlinici universitari Gemelli (Università Cattolica del Sacro Cuore) e Campus biomedico (ispirato agli insegnamenti di S. Josemaría, Fondatore dell’Opus Dei). La lista dei sette candidati ammessi è pubblica, i curricula anche. Scorrendoli, è possibile verificare quali hanno carriere all’interno degli istituti cattolici e cioè Roberto Angioli, Francesco Maneschi, Maria Giovanna Salerno.


Candidature legittimate dai criteri di selezione ma pericolose per l’applicazione della legge 194, come denunciano le associazioni Vita di donna e Laiga che in vista del conferimento dell’incarico hanno lanciato una petizione preventiva che ha raccolto ad oggi quasi 5000 firme per il «”No” a un primario obiettore di coscienza al San Camillo di Roma».

La petizione è rivolta al presidente della Regione Lazio, Zingaretti, in quanto i primari sono selezionati da una commissione nominata dalla Regione.

Le voci su un possibile primario obiettore confessionale non sono le uniche ad intimorire Laiga e Vita di donna.

C’è in cantiere anche il progetto di ristrutturazione dell’Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Camillo

che prevede lo spostamento dall’attuale padiglione ad un altro, per il quale sono stati chiesti alla Regione 3 milioni di euro e che comporterebbe la separazione del “repartino” dove si effettuano le IVG da tutto il resto dell’Ostetricia e ginecologia, come è spiegato sul sito di Vita di donna.

Lisa Canitano, presidente dell’associazione, esplicita i timori: “questo progetto ci ha illuminato drammaticamente”

“Questa ristrutturazione non tiene conto delle possibili emergenze durante le interruzioni ed inoltre spezza il legame tra diagnostica prenatale e aborto. Il primario obiettore andrà al reparto dove non si farà l’IVG, mentre i medici delle IVG saranno sempre di più i medici delle IVG?”, si chiede.

Zingaretti si era espresso molto in campagna elettorale sul tema della laicità e della sanità. Che cos’ha fatto? La delusione di Lisa Canitano: “Zingaretti ha fatto le linee guida, ma poi non le fa rispettare”.

“Ha fatto le linee guida in cui stabilisce che nei consultori i medici devono certificare l’obiezione di coscienza, ma sugli ospedali in cui il servizio di 194 non è garantito Zingaretti non ha mai messo parola e sono 12/14 gli ospedali pubblici che nella nostra Regione non fanno interruzioni volontarie di gravidanza – dice Canitano. Ha fatto le linee guida per la somministrazione della Ru486 in Day Hospital, ma gli unici ospedali che la somministrano regolarmente sono il San Camillo e il Grassi di Ostia. Altri, come il S. Eugenio e il San Filippo Neri, hanno numeri risibili. Non si capisce come è organizzato il servizio, come si procede. Sui consultori pubblici non ha messo un soldo e le assunzioni sono chiuse da anni. Ha fatto un abbattimento spot delle liste d’attesa, dando 3 milioni e mezzo di euro al Campus biomedico e 750.000 alle aziende pubbliche. Ma non ha costituito una rete per tutti i cittadini e adesso le liste d’attesa ricominciano a crescere”.

E. Cir.

Dove l'8 marzo le donne non festeggiano

Donne doodleGli abusi quotidiani in Egitto e Turchia, gli stupri di gruppo in India, le discriminazioni di segno islamico in Iran e Arabia Saudita distillate con sommo sadismo nel Califfato, l'esodo di 4 milioni di siriane che sostengono da sole le famiglie devastate, gli aborti selettivi in Cina (e India) dove le autorità hanno appena arrestato le attiviste Li Tingting e Zheng Churan, note per le campagne contro le molestie sui bus di Pechino: le donne avanzano anche grazie a grandi uomini come i padri di quelle che avanzano. Ma il terreno è minato. Molto.
Francesca Paci, La Stampa ...

Il Fatto Quotidiano
05 03 2015

Il prossimo 8 marzo sarà una Giornata internazionale della donna particolare perché sarà anche la vigilia del voto, al parlamento di Strasburgo, sul Rapporto sulla parità di genere, la salute riproduttiva delle donne e l’accesso agevolato alla contraccezione e all’aborto. Il documento presentato a gennaio dal deputato Marc Tarabella è ampio e affronta anche il tema dei congedi parentali.

Se sarà approvato sarà vincolante in tutti gli Stati dell’Unione europea. In Italia le associazioni che si stanno battendo da tempo per l’applicazione della 194, vanificata dal cavallo di Troia dell’obiezione di coscienza, stanno trattenendo il fiato ma incombe lo spettro del tradimento del Partito democratico già consumato nel dicembre del 2013 con il naufragio della mozione Estrela. In quell’occasione il Ppe aveva proposto una mozione alternativa ottenendo l’appoggio di gruppi di estrema destra e neonazisti e aveva incassato la vittoria grazie all’astensione di cinque deputati Pd. Anche il 10 marzo la strategia dei partiti conservatori sarà quella di proporre un documento alternativo? Il capo della delegazione del Pd che si sta confrontando sul testo Tarabella è Patrizia Toia una dei cinque deputati pd che nel 2013 si astenne.

La Laiga un mese fa si era appellata a Matteo Renzi chiedendo che i diritti delle donne non venissero consegnati per la seconda volta alle forze conservatrici e reazionarie. Il 3 marzo scorso si è svolta alla Camera la conferenza stampa di Laiga, Vita di donna, Agita e Noi Donne per auspicare un voto favorevole al documento Tarabella che peraltro in uno dei suo passaggi cita anche uno studio dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) del 2014 che dimostra come “i tassi di aborto sono simili nei Paesi in cui la procedura è legale e in quelli in cui è vietata, dove i tassi sono addirittura più elevati” con il rischio della vita e della salute delle donne.

In Italia l’applicazione della 194 è ormai compromessa da un’obiezione di coscienza che raggiunge quasi il 90% del personale medico in molte strutture. La Laiga ha documentato il pendolarismo delle donne italiane da una città all’altra o all’estero (soprattutto la Francia) per ricorrere all’Ivg contraddicendo le balle del governo contenute in rapporti ministeriali nei quali si afferma che va tutto bene. Ma nulla va bene. Né per i dati sull’obiezione, né per l’involuzione culturale che sta portando a moderne inquisizioni contro le donne che abortiscono, come Laura Fiore documentò in Abortire tra obiettori.

Il duello tra forze conservatrici e progressiste continua mentre la condizione delle donne in molti Stati europei, inclusa l’Italia, peggiora per disoccupazione, povertà, welfare ridotto all’osso. In un contesto come questo la salute riproduttiva è affrontata come se fosse un’opzione e non un diritto di tutte le donne. Mentre si attende il voto del 10 marzo, una ragazza di diciassette anni è stata ricoverata a Genova in gravi condizioni per una emorragia a causa di un aborto. Da tempo si conosce la deriva farmacologica dell’aborto clandestino, si parla di centinaia di casi. Una volta era l’infuso di prezzemolo o il ferro da calza, oggi è il Cytotec, un farmaco contro l’ulcera. A procurarglielo pare sia stato il suo ragazzo che è stato indagato dalla Magistratura.
Hanno fatto tutto in solitudine. Soli nel 2015 proprio come era accaduto ai loro nonni in un ’Italia che ancora non aveva una legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e che oggi non è quasi più applicata. Sola lei, poco più che adolescente, e come le donne d’altri tempi a rischiare di morire per un aborto clandestino.

Nadia Somma
@Nadiesdaa

Aborto, riprende il duello a Strasburgo

  • Mercoledì, 04 Marzo 2015 12:55 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

Corriere della Sera
04 03 2015

Eccola di nuova. Riappare la parola “aborto” in un dibattito parlamentare e fra gli eurodeputati scoppia la polemica, come sempre, come inevitabile. Fra destra e sinistra, e in seno al Pd. L’oggetto del contendere è la relazione “sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013” che l’assemblea voterà la prossima settimana.

L’ha curata un belga di originale italiana, socialista, Marc Tarabella. E’ un documento importante, stabilisce principi che – per quanto ovvi – non sono ancora ben innestati nelle nostre consuetudini. A partire dal momento in cui ricordo che è “essenziale tenere in considerazione le numerose e interconnesse forme di discriminazione che molte donne e ragazze subiscono in Europa (disabilità, contesto migratorio, origine etnica, età, orientamento sessuale, identità di genere, gravidanza, situazione abitativa, basso livello d'istruzione, vittime di violenza, ecc.) e il fatto che le loro condizioni sono peggiorate negli ultimi anni".

Il duello s'infiamma sulle questioni di coscienza, sulle convinzioni etiche, intoccabili anche queste.

Al punto 44, Tarabella osserva ”che vari studi dimostrano che i tassi di aborto sono simili nei paesi in cui la procedura e legale e in quelli in cui e vietata, dove i tassi sono persino più alti (Organizzazione mondiale per la sanita, 2014)”.

Quindi “insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo della loro salute e dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto”.

La quasi totalità del fonte popolare è insorta. Sostiene che è un modo per imporre l’aborto a chi non lo vuole. Protestano polacchi, maltesi e irlandesi, rappresentanti dei paesi che hanno la normativa più stretta in materia. Ma anche gli italiani sono in agitazione. E nel fronte della sinistra appaiono le solite crepe fra laici e cattolici.

“Ne stiamo parlando in delegazione, prevedo guai”, confessava ieri sera una voce di casa Pd, annunciando per stamane un nuovo confronto. Che risulta essere acceso.

La capodelegazione Patrizia Toia ha idee chiare e concilianti. “E’ una buona risoluzione che afferma principi importanti – ammette – Però la frase sull’aborto poteva essere scritta meglio”. Il suo suggerimento è di aggiungere all’”accesso agevole” qualcosa come “nei paesi dove esso è legale”. Così, sottolinea, non si dà l’impressione di imporre qualcosa a qualcuno.

Elisabetta Gardini, capodelegazione dei popolari, non è su posizioni antitetiche. “La relazione contiene punti importanti – precisa – però ci sono dei problemi sulle questioni che riguardano più da vicino le prerogative degli stati membri”. Il problema è “non travalicare le competenze”, sull’aborto, come sul congedo parentale che chiede un minimo di 10 giorni retribuiti. “Sono tematiche che competono alle capitali, il congedo è giusto, i giorni non dobbiamo deciderli noi”, dice l’eurodeputata di Forza Italia che promette emendamenti massicci in arrivo dal fronte popolare. “Sono questioni delicate e spesso sofferte”, ammette. Ognuno deve misurarsi con la sua coscienza.

Lo fa anche Elly Schlein dalla sinistra del Pd. "Mi pare assurdo che nel 2015 siamo ancora qui a parlarne", dice tutto d'un fiato: "Il testo di Tarabella affronta la parità di genere da diversi punti di vista, occupazionale come salariale, il tema della presenza delle donne nelle istituzioni, il dramma della violenza, e il diritto l proprio corpo. E' un testo equilibrato, passato a larga maggioranza in commissione, 24 "si", 9 "no". Mi aspetto che nostra delegazione sia favorevole, tanto più che non si dice nulla di nuovo rispetto alla legge 194: mi pare doveroso difendere i diritti della donna e lasciare per sempre alle spalle ogni oscurantismo di sapore medievale".

Di qui alla prossima settimana ci sarà battaglia. L’esito non è scontato. Come sempre in questi casi, il voto e la casacca non stanno sempre insieme.

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