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Il mio mestiere è partorire tuo figlio

Per maternità surrogata (surrogacy) s'intende la pratica di portare avanti una gravidanza per qualcun altro. Non sarà quindi la gestante a crescere il bambino, che potrebbe essere figlio biologico di entrambi i genitori che lo alleveranno, di uno solo o di nessuno (in questi ultimi due casi si fa ricorso a un donatore e/o a una donatrice di gameti). Ne esistono due modelli:
Chiara Lalli, La lettura ...

#Io Decido: Riapriamo Il Repartino del Policlinico!

  • Martedì, 24 Febbraio 2015 14:07 ,
  • Pubblicato in Flash news

Communianet.org
24 02 2015

l 25 novembre 2014 abbiamo rivendicato l'applicazione e il rispetto della legge 194 in seguito alla sospensione del servizio di IVG al Repartino del Policlinico Umberto I, dopo il pensionamento dell'unico medico non obiettore in tutto il reparto. Abbiamo ottenuto la pubblicazione di un bando per l'assunzione di due medici non obiettori che garantissero la ripresa e la continuità del servizio.

Ad oggi è stato giudicato idoneo un solo medico su dieci, attualmente già attivo, che sarà assunto con contratto cococo.

Richiediamo con urgenza la seconda assunzione e che siano garantite la continuità del servizio e di tutte le attività relative alla salute e all'autodeterminazione delle donne: dal reparto Ivg alla sala parto, dalle sale operatorie ai reparti di degenza, per rispondere nel modo più adeguato all'esigenza di prevenzione, cura e riabilitazione in questo settore fondamentale della sanità pubblica.

Continueremo a monitorare la situazione nel Policlinico Umberto I e negli altri ospedali pubblici di Roma, affinchè la libertà di scelta e la tutela della salute riproduttiva della donna vengano garantite nel migliore dei modi e non si corra il rischio che vengano messe in discussione.

La 194 non si tocca! Continueremo a difenderla e a opporci al sabotaggio degli obiettori di coscienza e ai tagli ai servizi e alla salute.

La battaglia per la salute e la libertà di scelta è anche una battaglia culturale che vuole riaffermare la centralità della volontà della donna, che non può essere sottomessa a quella dei medici né a quella di leggi e pronunciamenti che limitano la nostra libertà.

Accogliamo con indignazione la decisione del consiglio di Stato sul decreto della regione Lazio mirato a ridefinire i limiti dell'esercizio dell'obiezione nei consultori familiari.

Riteniamo inaccettabile che non applichino contromisure adeguate a garantire l'accesso all'IVG su tutto il territorio nazionale e a sanzionare abusi come il rifiuto di prescrizione della contraccezione d'emergenza.

A questo proposito il 9 marzo il Parlamento Europeo voterà per l'approvazione della risoluzione Tarabella (già votata dalla Commissione sui diritti delle donne) che vuole ribadire la libertà di aborto e l'accesso alla contraccezione per le donne.

Nel 2013, ricordiamo che i deputati del PD concorsero alla mancata approvazione dell'analoga risoluzione proposta dall'eurodeputata socialista Estrela, che invitava tutti gli Stati membri a garantire l'aborto e i diritti sessuali e riproduttivi delle donne. Siamo davvero curiose di sapere come i rappresentanti del partito governativo italiano si esprimeranno stavolta... Di sicuro noi non resteremo in silenzio!

Sul mio corpo decido io! It's time to react!

Noi donne
17 02 2015

A stretto giro di boa il Parlamento europeo è chiamato ad esprimere il voto finale sulla Risoluzione Tarabella, avente ad oggetto la Relazione sulla Parità tra donne ed uomini nell’Unione europea per l’anno 2013.


Si avvicina la data del 9 marzo, nella quale è stata calendarizzata l’approvazione in Parlamento europeo della Risoluzione Tarabella, dal nome del suo estensore l’eurodeputato belga Marc Tarabella (Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti & dei Democratici), avente ad oggetto la Relazione sulla Parità tra donne ed uomini nell’Unione europea per l’anno 2013. Tale documento affronta molti temi, in particolare il congedo parentale, il gap salariale di genere, il divario pensionistico e l'implementazione di politiche proattive per l'occupazione femminile. C'è anche un esplicito riferimento al diritto delle donne di disporre del proprio corpo, allorchè il testo “insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l'accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili". Indubbiamente la Relazione è a carattere generale, non focalizzata esclusivamente sul tema dell'aborto, ma tant’è che pare sia iniziato un pressing sugli eurodeputati italiani da parte delle gerarchie ecclesiastiche e della Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE). Al grido No al diritto all’aborto in pochi giorni sono state raccolte 50.000 firme per dichiarare la loro opposizione alla c.d. disposizione Tarabella, poco prima che venisse approvata a larga maggioranza nella FEMM (Commissione parlamentare per i diritti della donna e per l’uguaglianza di genere). L’accordo politico, che è stato alla base della sua condivisione, reggerà anche in sede di definitiva conferma con il voto della plenaria di Strasburgo?

A suffragio della parte della Risoluzione Tarabella relativa alla libertà riproduttiva delle donne pochi giorni fa un gruppo di deputati appartenenti a partiti diversi ha lanciato un’iniziativa, denominata All of us, per difendere il diritto della donna di scegliere, quando si tratta di aborto. La dichiarazione condanna tutti i tentativi di introdurre politiche regressive che limitano l'accesso delle donne ad aborti sicuri e legali, sottolineando nel contempo anche la necessità di “un’educazione sessuale di qualità” e ricordando all'Unione europea di mantenere i propri impegni in materia di aiuti e tutela dei diritti riproduttivi. Ad un riscontro risalente a giovedì scorso due eurodeputate italiane dell’Alleanza Progressista dei Socialisti & dei Democratici, Elena Gentile ed Elly Schlein, avevano sottoscritto All of us e tale circostanza dovrebbe indurre il Partito democratico a determinare le condizioni idonee a che non si ripeta nella sua deputazione parlamentare di Strasburgo quanto successe l’anno scorso. In occasione della votazione della Risoluzione Estrela in tema di tutela della libertà di procreazione, difatti, sei rappresentanti italiani nell’assise comunitaria, Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, Patrizia Toia e David Sassoli si astennero, con viva riprovazione del gruppo europarlamentare di riferimento. Nel solco di un coinvolgimento diretto del segretario del Partito democratico sul prossimo voto del 9 marzo va, quindi, intesa la petizione promossa in questi giorni dalla Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della 194/78), in cui si ritiene “importante che tutte le associazioni, i cittadini e gli operatori che hanno a cuore i diritti delle donne si mobilitino facendo pressione sugli esponenti del Partito Democratico, affinché non si debba assistere ad un nuovo inganno”.

Dal versante del Pd nazionale sembra, però, che si continui a tenere sottaciuta la questione, probabilmente a riprova di un malcelato disinteresse sulla prossima approvazione della Risoluzione Tarabella. Eppure, allorchè l’Italia è stata presidente di turno della Unione europea, si è più volte rimarcato in maniera netta che tale comunità sovranazionale non possa esistere solo per imporre vincoli economico-finanziari ai singoli stati membri. Ma i diritti e la tutela della dignità delle donne, che si vedono opposto il rifiuto ad effettuare l’interruzione di gravidanza richiesta, perché l’intero reparto di ginecologia è composto da medici obiettori, come vengono salvaguardati dai rappresentanti istituzionali continentali? Non è Europa anche quella che “sostiene le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili”, come recita la Risoluzione Tarabella? Ebbene che il tema non sia espunto dal dibattito interno del Pd, così da arrivare a ranghi aperti al voto di Strasburgo del vicino 9 marzo, correndo il rischio di un ulteriore biasimo da parte del suo gruppo politico al Parlamento europeo. Non è questione secondaria questa, non si può solo pensare alle emergenze di turno, quali ad esempio le riforme istituzionali, perché prima e al di sopra di esse vengono le persone ed i propri diritti. In primis quelli delle donne, da rivendicare a viva voce di modo che anche l’Italia diventi un Paese più a loro misura.

La mia bambina è figlia di uno stupro

  • Giovedì, 12 Febbraio 2015 10:46 ,
  • Pubblicato in Flash news

Abbatto i muri
12 02 2015

Mia figlia è arrivata dopo uno stupro. So che altre avrebbero abortito al posto mio ma io non me la sono sentita. Ho preferito trasformare una cosa brutta in qualcosa che fosse veramente mio. La mia gravidanza, quello che succedeva al mio corpo, mia figlia, il mio dolore, le mie doglie, la mia scelta. Volevo almeno determinare un pezzo del mio percorso dopo aver subito una violenza.

Per me lo stupro è stato soprattutto questo: qualcuno mi ha tolto il diritto di scegliere cosa fare nella mia vita, nella sessualità. Qualcuno ha deciso anche al posto mio e senza curarsi di nulla mi ha anche messo incinta. A quel punto accanto a me c’erano persone comprensive che mi consigliavano di abortire, e ancora pensavo che qualcuno volesse sostituirsi a me. Avevo addosso questa brutta sensazione. E io volevo solo riappropriarmi del diritto di scegliere senza tenere conto dell’opinione di nessuno.

Non avevo nessuna intenzione di dimenticare lo stupro, perché per me è un monito perenne che mi ricorda cos’è l’autoritarismo. Ora lo percepisco lontano un miglio e quel che voglio è che mia figlia abbia invece il diritto di decidere della propria vita. Così l’ho voluta, e non per ideale antiabortista, perché io sono fermamente convinta che una donna debba poter scegliere di abortire se lo vuole. Chi obbliga le donne a tenere un figlio che non vogliono è autoritario tanto quanto il mio stupratore. Per me è assolutamente la stessa cosa.

Mia figlia non saprà mai di questa storia, almeno fino a quando non sarà più grande. Un mio grande amico, che mi è stato molto accanto dopo la violenza, quando gli ho detto che volevo tenere la figlia mi ha subito dato la disponibilità ad essere presente come un padre. Così avrei potuto dire a quella figlia che lui era il suo altro genitore, anche se non vivevamo insieme e non ci amavamo più. Tutto sarebbe stato più o meno perfetto in un accordo segreto stipulato per la sua serenità. Poi, invece, è arrivata la mia attuale compagna e allora abbiamo deciso di raccontarle che lei è nata grazie alla procreazione medicalmente assistita. E’ nata per amore, per scelta di due donne che la amano tantissimo, escludendo ogni dubbio sulla ipotesi di paternità.

Non me la sento di raccontare com’è andato lo stupro perché mi sembra inutile offrire ad altri dettagli che possano risvegliare interessi morbosi da parte di qualcuno. E’ successo e io sto comunque bene. Nella scelta di tenere mia figlia hanno influito tantissimi fattori. Subito dopo sono emigrata in un’altra nazione. Non avrei corso il rischio di incrociare quello stronzo. Ho cominciato un’altra vita, altro lavoro e altri amori. Ricordo che al momento di preparare la valigia portai con me un vecchio libro per bambini che mi aveva regalato mio padre. Come se sapessi quel che stava per succedere. Ancora non sapevo della gravidanza. Volevo solo respirare un’aria diversa e togliermi di dosso lo stigma della stuprata.

Sapevano in tanti quello che era successo. Amici e amiche, persone che conoscevano il mio stupratore e che hanno reagito ciascuno in modo diverso. Chi mi ha creduta, chi invece no. Mi sono detta che non era per me fondamentale ottenere un riconoscimento sociale in quanto “vittima”. Io non volevo esserlo, non volevo essere considerata tale. Io ero quella che voleva riprendere in mano la propria vita per gestirla senza influenza alcuna. Così ho preso e sono partita.

La mia bambina ha oggi nove anni. Parla un’altra lingua, ha due genitori strepitosi, e scusate la modestia, ed è felice, serena, sprizza allegria da tutti i pori. Quando l’ho avuta ero veramente a terra, perché ancora non avevo elaborato quello che mi era successo e perché stavo lottando contro tutti per tenere una figlia che sembrava un dispetto a tutto il mondo. La guarderai e ti ricorderai di lui, mi dicevano. La odierai. Invece io la amo. La adoriamo. Siamo una famiglia e lei non saprà mai, per quel che ci è possibile, cosa significa subire una scelta che coinvolge il corpo e la sessualità.

In fin dei conti, quello che volevo dire, partecipando al bel dibattito sulla maternità che ospita il blog, è che un figlio dovrebbe essere sempre una scelta, non una imposizione. Io non mi sento una martire o una santa per aver tenuto mia figlia. Non sono migliore di chi avrebbe abortito al posto mio. So solo che per me è stato meglio così e che c’è voluta tanta forza per andare contro tutto e tutti e fare quello che volevo. Mia figlia è il risultato della mia tenacia e testardaggine. Lei è lo specchio della mia reazione ad una esperienza sgradevole. In qualche modo io ho vinto, ho affermato la mia capacità di autodeterminazione scegliendo di rendere mia quella creatura che doveva rappresentare per me un ulteriore abuso.

So che se non avessi accanto una compagna forse sarebbe stato più complicato, perché da quel che ho visto, con gli uomini della mia famiglia, per loro è una cosa più difficile da accettare. Credo che un uomo, accanto a me, si sarebbe sentito defraudato di qualcosa e avrebbe visto quella figlia come uno smacco a lui, unico detentore, in termini culturali, del possesso del mio corpo.
Penso che un uomo avrebbe sofferto nel vedere riflessa sul volto di quella figlia anche l’impotenza per non avermi difesa. Sono retaggi che certi uomini non hanno ancora abbandonato. Non si sono liberati da quelle leggi sull’onore, il possesso, la protezione di una donna che consideri di tua proprietà. In altri tempi si diceva che stuprare una donna era un’offesa all’uomo che la possedeva o alla morale pubblica e non alla donna stessa. In alcuni paesi le donne stuprate vengono condannate per adulterio o per aver “fornicato”, con un uomo che non è il marito. Non so se questo retaggio sia scomparso in modo definitivo dalla nostra cultura. Perciò penso che forse sarebbe stato più difficile.

Ecco, questo è quello che volevo raccontare. Spero che possa essere utile a qualcuna…

Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.

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