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Concluso ieri l'Incontro mondiale voluto dal papa. Fra i principali organizzatori, i movimenti argentini dei lavoratori informali e del riciclaggio, che per primi hanno discusso con il papa a Buenos Aires. Forte anche la presenza del movimento delle fabbriche recuperate che, dal Venezuela all'Argentina, all'Italia prende sempre più vigore.
Il Manifesto ...

Corriere della Sera
29 08 2014

Era una delle tante villas miseria di Buenos Aires, una favela alla periferia della capitale argentina. Portava il suo nome, «Villa Papa Francesco», ma lui non l'ha mai conosciuta, perché è sorta dal nulla quando era già pontefice a Roma, lo scorso febbraio.

Ora non esiste più, sgombrata senza troppi complimenti dall'esercito nei giorni scorsi.

Era additata dalle autorità come un covo di delinquenti: all'ultimo scippo con omicidio di una donna nelle vicinanze si è deciso che la «favela del Papa» non doveva esistere più. ...

Le nonne di Plaza de Mayo e 66 nipoti ancora da ritrovare

  • Venerdì, 08 Agosto 2014 08:28 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Fatto Quotidiano
08 08 2014

Una volta sono tornato dall'Argentina con in tasca una lettera che poteva sembrare l'ultima pagina di un romanzo senza speranza. Estella Carlotto, presidente delle "Nonne di piazza di Maggio", cercava il nipote. Guido, nome del nonno di Marostica, a due passi da Vicenza. Prima di volare in mare, drogata, dall'aereo dei torturatori, la figlia aveva confidato a una compagna di prigione il nome del bambino. Estella lo inseguiva dal 1989.

"Caro Guido, oggi compi 18 anni. Voglio raccontarti cose che non sai e sentimenti che non conosci. I tuoi nonni appartengono a una generazione che attribuisce a ogni data un valore speciale. La nascita di un nipote è una di queste. Il battesimo, la prima comunione, la caduta del primo dente o tu che chiedi 'aiutami per le tabelline'. La data del tuo diciottesimo compleanno acquista un valore speciale come tutte le altre date che non abbiamo potuto vivere assieme... Immagino che la tua memoria segreta custodisca le ninne nanne che Laura sussurrava mentre ti muovevi dentro di lei. Un giorno ti sveglierai e chiederai dove poterci incontrare...". ...


Il resto del mondo non aveva la percezione della violenza inaudita che stava eliminando studenti, operai. sindacalisti, artisti, intellettuali. E i loro figli. Far sparire anche i bambini era un`articolazione del sistema repressivo. Le prigioniere incinte venivano tenute in vita fino al parto, poi il neonato veniva affida-to a qualche famiglia di provata fede religiosa e politica oppure venduti. Spesso capitava che venissero allevati dagli stessi militari che avevano torturato e assassinato i genitori biologici. Anche la militante montonera Laura Carlotto venne fatta uscire dal campo clandestino di La Cacha per dare alla luce un bambino ammanettata a un letto dell`Hospital Militar. ...

Corriere della Sera
06 08 2014

Il giovane partorito dalla figlia prigioniera in un centro di detenzione del regime di Videla fu dato in adozione dopo la nascita

Lo cercava da 36 anni. E il 5 agosto 2014 a Buenos Aires Estela Carlotto, presidentessa delle Abuelas de la Plaza de Mayo, ha annunciato di aver ritrovato il nipote Guido che ha cercato in tutti questi anni. Il giovane si chiama Ignacio Hurban, è un musicista e docente, ed è lui ad aver fatto il test del dna per conoscere le sue vere origini. Adottato da una famiglia che risiede a Olivarria, 350 km a sud della capitale argentina, il giovane che ha oggi 36 anni sta riflettendo ora sul proprio futuro e su cosa fare nei confronti della famiglia in cui è cresciuto. Intanto a Buenos Aires le Abuelas stanno festeggiando la novità che corona oltre trent’anni di ricerche e di lotte per la verità.

Lo chiamava Guido

Estela Carlotto l’ha sempre chiamato Guido. È il nome che in un’ultima telefonata dal carcere dell’Esma, la scuola della marina militare in cui era stata portata, la figlia Laura fece alla sua famiglia nel 1978 parlando del figlio che portava in grembo. La giovane era incinta e come tante altre prigioniere nello stesso stato deve aver poi partorito nella stanza parto che i militari golpisti avevano allestito dentro l’Esma.

Estela Carlotto, sua madre, che sul finire degli anni ‘70 ha dato vita al movimento delle madri argentine in cerca dei loro figli «desaparecidos», non ha mai perso in tutti questi anni la speranza di poter ritrovare questo nipote finito come tanti altri «nietos» adottato da famiglie legate ai militari golpisti.

La telefonata della nonna biologica

Il giovane nipote di Estela Carlotto avrebbe ricevuto una telefonata in cui è stato messo al corrente della sua vera origine e ha accettato di ricevere la visita della sua nonna biologica, Estela Carlotto. Il «nieto» però ha chiesto un po' di tempo per riflettere perché di mezzo ci sono i rapporti con quella che finora è stata la sua famiglia, un dramma che si è riproposto per molti altri giovani passati attraverso la sua stessa esperienza. Per Estela Carlotto è il coronamento di una lunga battaglia avviata dalla fine degli anni '70 quando ancora in Argentina c'era la dittatura di Videla e degli altri generali.

Paolo Brogi

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