×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

L’infanzia di Lulù, prima bimba transgender

Il Fatto Quotidiano
27 09 2013

Lulù non è il suo nome reale, ma è quello con il quale hanno iniziato a conoscerla in tutta l’Argentina. La sua storia per singolare e delicata che sia, si è diffusa attraverso tutti i mezzi di comunicazione e la sua soluzione arrivata ieri dopo quattro anni di dure battaglie, è un precedente storico nel campo della identità sessuale.

Lulù già a due anni (oggi ne ha sei), sapeva che il corpo di bambino nel quale era nata, si trovava distante anni luce dalla sua mente di bambina. Lei non voleva giocare con le auto né a calcio, così come faceva suo fratello gemello: Lulù voleva, e lo dichiarava, essere una bambina. Chiedeva alla madre Gabriela, di farle indossare la gonna, di farsi crescere i capelli e di regalarle delle bambole.

La madre all’inizio pensava fosse un gioco, ma la perseveranza di Lulù nell’affermare che si sentiva una bambina, e un documentario visto casualmente alla tv, avevano definitivamente convinto Gabriela che Lulù era una bambina trans e che la sua identità era quella femminile.

La legge di identità di genere, approvata in Argentina a maggio dell’anno scorso, permette che le persone trans (travestiti, transessuali e transgender), siano iscritti sui loro documenti personali, con il nome ed il sesso che hanno scelto e che tutti i trattamenti medici richiesti, per passare ad un altro genere, siano pagati dallo Stato.

E’ la unica legge di identità di genere al mondo, che non identifica come patologica, la condizione di trans.

Se durante questo anno, questa legge si è applicata con rapidità ed efficacia, per le persone transessuali che desideravano cambiare il loro genere di appartenenza modificando i dati sulla carta di identità, il caso di Lulù ha scosso non poco il registro civile di Buenos Aires per la giovanissima età della richiedente, tanto che le autorità avevano deciso di mettere il tutto nelle mani della giustizia.

La richiesta negata tre volte, è stata accolta invece ieri dal governo di Buenos Aires. Presto Lulù avrà una nuova carta di identità, dove viene iscritta come bambina.

La famiglia aveva iniziato l’anno scorso la richiesta del cambio di documento, avvalendosi appunto di questa nuova normativa che prevede la possibilità di accedere ad un cambio di identità di genere anche per i minori di 14 anni, ma gli era stata negata perché secondo il tribunale dei minori, la giovanissima età della bambina, la rendeva totalmente incapace di una scelta. Secondo i genitori invece Lulù è assolutamente cosciente della sua situazione ed è sicura di voler essere identificata come una femmina.

Alcune opinioni indicavano che la legge doveva essere applicata anche nel caso della piccola. Ad esempio Il professor Augusto Moeykens, professore della cattedra di Criminologia della Facoltà di Diritto della Università di San Miguel de Tucuman, nel nord ovest argentino, sostiene che : “…E’ importante che i funzionari pubblici e gli operatori giudiziari comprendano che la Legge di identità di genere, indica che il bambino o bambina è un soggetto di diritto e non un oggetto e che come tale deve vedere riconosciuti i suoi diritti”.

Certo il caso di Lulù, la bambina che nacque bambino ma che dai due anni si identificò come donna, alimenta un dibattito aperto circa le ragioni che definiscono una persona come transessuale. Ci sono almeno due particolari nel caso di Lulù che rivestono la vicenda di un interesse particolare: da un lato la certezza e la sicurezza della bambina rispetto alla sua identità di genere nonostante la sua età e l’altro che il fratello gemello non presenta alcuna manifestazione di transessualismo.

La domanda prepotente è ancora una volta se una persona nasce transessuale o se lo diventa per questioni legate al suo ambiente familiare. Il dibattito rimane aperto ma intanto Lulu potrà continuare a frequentare quell’asilo della periferia di Buenos Aires dove per tutti già da tempo era una chiquita.

Cristiana Zanetto 

Corriere della Sera
29 08 2013

Novità assoluta al Mundial del Tango di Buenos Aires. Il festival giunto all'undicesima edizione, che ha visto la partecipazione di 556 coppie provenienti da 37 Paesi nel mondo, ha avuto tra i partecipanti alle gare di tango alcune coppie di soli uomini e sole donne, rappresentanti di quello che è definito «tango queer» legato alla comunità internazionale Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), un fenomeno sempre più in espansione.

«TANGO QUEER» - Coppie di soli uomini e sole donne ormai sono presenti in tutti i festival internazionali di tango, dai maggiori ai più piccoli. Nella città che è la culla del tango, Buenos Aires si svolge da sette anni un festival dedicato al Tango Queer e a luglio del 2013 è stata la prima volta di Tango Secret, una kermesse con la direzione artistica di Fernando Gracia, campione di tango escenario al mundial del 2008.

IL FESTIVAL Y MUNDIAL - Il Festival che si svolge a Buenos Aires tutti gli anni ad agosto per 15 giorni, offre centinaia di spettacoli gratuiti, non solo gare di ballo.

«Per gli argentini il tango è prima di tutto canzone e musica e poi ballo» racconta il direttore artistico del Festival, Gustavo Mozzi.

Per dieci giorni protagonisti in scena sono state le migliori orchestre come il Sexteto Mayor, tra i cantanti si sono esibiti Adriana Varela, Guillermo Fernández e Raùl Laviè, tra i bandoneonisti Néstor Marconi, Julio Pane e Daniel Binelli. Molti gli omaggi e le celebrazioni per i ballerini e coreografi, tra gli "storici" Juan Carlos Copes, Mora Godoy e Maria Nieves, quest'anno è stato premiato Miguel Angel Zotto.

LE GARE DI BALLO - Gli ultimi 2 giorni, quest'anno il 24 e 25 agosto, sono sempre dedicati alle finali delle due categorie di tango «salon» e «escenario». E i vincitori di questa edizione sono stati tutti argentini: Jesica Arfenoni e Maximiliano Cristiani per il salon e Guido Palacios e Florencia Castilla per l'escenario.

Molte le coppie di italiani che partecipano ogni anno. Dopo l'entrata in finale di ben 5 coppie nel 2011, quest'anno sono andate in finale tre coppie «azzurre»: Simone Facchini con Gioia Abballe (di Frosinone), Giuseppe Bianchi con Sabina Cipolla (di Roma), Giampiero Cantone con Francesca del Buono (di Roma).

TANGO «SALON» E «ESCENARIO» – Sono due i generi nei quali i ballerini si mettono alla prova, ma è quello «salon», legato alla tradizione e al ballo «sociale» delle milongas di tutto il mondo, che è il più prestigioso. E’ il ballo dei cabaret della calle Corrientes quando negli anni 40 della «epoca de oro» le orchestre di Carlos Di Sarli e Miguel Calò si esibivano dal vivo. Ed è lo stesso che le famiglie degli «arrabal» (quartieri di periferia) ballano oggi nel tempo libero. 

L’altro, quello «escenario», è legato all’esibizione artistica, si ammira nei teatri e richiede una preparazione atletica. Per entrambi i generi le iscrizioni sono aperte a tutti, basta riempire un modulo sul sito (www.mundialdetango.gob.ar) e presentarsi alla «rondas clasificatorias» il giorno di inizio del Festival.

Manuela Pelati

Le organizzazioni di diritti umani calcolano in 30mila le vittime del suo regime, anche se Videla ne ammetteva "solo" 7-8mila. La dittatura argentina contava sul supporto attivo ed entusiasta di Washington, che aveva addestrato molti dei militari golpisti nella sua famosa Escuela de las Americas. ...

facebook