Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
La data ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò nel 1989 la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
 
Sono oltre 190 i Paesi nel mondo che hanno ratificato la Convenzione. In Italia la sua ratifica è avvenuta nel 1991.

Zeroviolenza è un progetto di informazione  indipendente che intende costruire una cultura della responsabilità nella relazione tra adulti e bambini, bambine e adolescenti, come chiave di lettura imprescindibile delle dinamiche e dei conflitti sociali. La prevenzione della violenza consiste anche nel creare le condizioni per una buona crescita, che consenta di divenire persone capaci di riconoscere la differenza come ricchezza nello scambio con l’altro.

Zeroviolenza è anche un progetto di formazione che si occupa degli adulti che si occupano di bambini, bambine e adolescenti, passando dalla informazione alla formazione. Con l'obiettivo di aiutare la coppia genitoriale a riconoscere l’individualità dei propri figli e di rendere gli educatori più consapevoli delle necessità dell’infanzia e dell'adolescenza, come dei propri bisogni, dubbi e funzioni educative.

Statistiche bambini e bambine

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Banksy, Bambina
Più di 5.100 bambini nell'ultimo anno sono stati vittime di reati. Il 61% di loro erano bambine. Questo numero, di per sé terribile, tanto più drammatico se si pensa che 10 anni fa erano 3.311, con un incremento del 56%. Sono cresciuti dell'87% i maltrattamenti in famiglia così come l'abbandono di minori e le violenze sessuali aggravate.
Raffaele K. Salinari, Il Manifesto ...

Gli Usa e i loro stereotipi in formato Lego

  • Martedì, 30 Settembre 2014 09:47 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

L’Espresso
30 09 2014

Raccontare in 50 fotografie, giocando con l’ironia, l’America, partendo dalle peculiarità e dagli stereotipi che la rappresentano. Unico diktat: tutto dev’essere rigorosamente interpretato dagli omini Lego. Questo il riassunto della serie “50 States of Lego“ messa a punto dal fotografo Jeff Friesen aka Brick Fantastic che ha deciso di trasformare il tempo di gioco con la figlia in spunto creativo per la sua attività professionale: ha infatti utilizzato la collezione di mattoncini della sua bimba per compiere un tour eccentrico nei luoghi comuni a stelle e strisce. "Ricreare tutti i 50 Stati membri sembrava impossibile dati i limiti della raccolta Lego di mia figlia, quindi è stata una bella sfida.- racconta Jeff -. Le idee sono basate su i miei viaggi negli Stati Uniti - ho vissuto lì per due anni - e ricerca accurate su internet. Molti degli spunti non erano semplici da seguire così alla fine mi sono fatto guidare dall’istinto e dalla creatività come fossi ancora un bambino".

di Nicola Perilli

Redattore Sociale
11 07 2014

Nella Repubblica democratica del Congo, le bimbe, vittime della miseria, sono spesso accusate dai familiari di portare sfortuna e costrette a prostituirsi: il centro Ek’ Bana di suor Natalina Isella offre loro una seconda opportunità

BUKAVU (Repubblica democratica del Congo) – “Le bambine che vengono accusate di stregoneria sono spesso figlie di ragazze madri o orfane di mamma che vivono con la nuova compagna del padre. L’accusa di stregoneria è spesso correlata a una disgrazia familiare: una morte, un incidente, un rovescio economico o una malattia che non guarisce. Ma basta anche che un vaso si rompa”: suor Natalina Isella spiega così l’origine dell’accusa di stregoneria che colpisce centinaia di bambine di Bukavu, nella Repubblica democratica del Congo. “Le famiglie le cacciano, e tu le ritrovi ai bordi delle strade, tra le bancarelle dei mercati, a prostituirsi”, spiega Enrico Selmi del Movimento lotta fame nel mondo (Mlfm, www.mlfm.it) che, da Lodi, sostiene a distanza l’opera di suor Natalina. Natalina è in Congo da oltre 35 anni: ha sempre vissuto in aperta campagna. Insegnava alle donne a tenere puliti i panni, a cucinare, a rispettare le sorgenti d’acqua, così importanti. Poi, a cavallo tra gli anni Novanta e il nuovo millennio si avvicinò alla città: il 1994 aveva raccontato il genocidio del Ruanda, anche il Congo non era più uno Paese sicuro. La guerriglia imperversava nelle campagne, le donne smisero di lavorare nei campi per paura di essere stuprate. Natalina arrivò a Bukavu, capoluogo della provincia del Sud Kivu. Nel 2001 aprì il centro di accoglienza Ek’ Bana (‘La casa delle bambine’): ai margini della società aveva incontrato le piccole accusate di essere streghe, aveva parlato con loro e le aveva convinte a seguirle.

Il centro, pensato per ospitare 9 bambine, negli anni ne ha accolte oltre 200. Solo oggi, fa da casa a più di 50 piccole donne (c’è solo un maschio, il fratello di una bimba da cui non ha voluto separarsi), ma ne segue un centinaio: “L’accusa di stregoneria è figlia della miseria – spiega Selmi –: muore una mucca, crolla la casa, e si pensa che sia la figlia a portare sfortuna. In realtà, il problema è che la si considera un’altra bocca da sfamare. Le femmine sono considerate molto meno utili dei maschi in termini di lavoro o di sussistenza familiare”. E se è vero che in Congo la magia nera fa parte della cultura tradizionale, è vero altresì che fino a una decina di anni fa l’accusa di stregoneria veniva rivolta solo agli adulti, mentre oggi riguarda anche le più piccole, che hanno come unica colpa l’essere venute al mondo in un periodo drammaticamente complesso. Dopo decenni di guerre sanguinose, la situazione è a tutt’oggi decisamente instabile.

Tra le piccole ospiti, c’è anche Riziki: “Quando aveva 12 anni, la sua famiglia attraversava un periodo buio: il nonno era sempre ammalato, e nel giro di poco è morto. Nel frattempo anche la mamma si sentiva spesso male e il fratellino di appena un anno era seriamente malnutrito, quindi molto malato, secondo la mentalità locale”, scrive suor Natalina. Tutte quelle preoccupazioni convinsero i genitori a interpellare la zia paterna. Ha portato Riziki dai santoni, per decretare ufficialmente che la causa di tutte le malattie della famiglia era la presenza di una strega: “Dopo l’accusa, la vita della bambina cambiò radicalmente: la sofferenza e la vergogna crescevano in maniera esponenziale, settimana dopo settimana. La voce si era poi diffusa velocemente nel villaggio: per strada veniva additata da tutti e ogni volta che usciva di casa era pubblicamente umiliata”. Poi, quasi smise di parlare, e le accuse si trasformarono in violenza fisica: “I suoi coetanei hanno cominciato a tirarle i sassi, obbligandola ad abbandonare la scuola per non subire ulteriori schernimenti”. Grazie all’intervento della polizia di protezione dei bambini, Riziki è stata così condotta al centro d’accoglienza Ek’ Bana: “Dopo i primi 3 mesi la bambina aveva ripreso la parola, cominciando a far uscire tutta la sofferenza e le umiliazioni che aveva dentro. Ascoltando tutti gli attori coinvolti in questa storia, abbiamo scoperto la vera causa dell’accusa: Riziki era solamente un capro espiatorio, vittima di una calcolata strategia da parte della zia per risolvere a suo favore la questione di ereditarietà tra parenti”.

Ek’ Bana si muove in due direzioni: da una parte, fa da casa alle bambine. Ci sono psicologhe che parlano tutti i dialetti della zona: lavorano con loro perché riacquistino fiducia in se stesse e negli altri, si convincano che l’accusa è falsa; insegnano che è giusto e, soprattutto, possibile, sperare in un nuovo percorso. Spesso infatti, sono le prime ad ammettere di essere streghe, nel tentativo di non essere picchiate e torturate. Al centro, invece, giocano, vanno a scuola, ricevono cure mediche adeguate. Imparano a cucire, cucinare e allevare gli animali. Dall’altra parte, il centro – gestito solo da congolesi, fatta eccezione per Natalina – si mette in contatto con le famiglie, perché capiscano che la figlia non è una strega, non è una disgrazia. Cercano di predisporre la famiglia a riaccogliere la bambina. Cosa che, laddove possibile, avviene: “Dopo un ciclo, che varia da persona a persona, e può durare 3, 4 anche 6 anni, la figlia ritorna a casa: torna con una macchina da cucire, con qualche coniglio o qualche capra. A quel punto non sarà più considerata una disgrazia, ma un dono”.

Presto in una zona degradata della città Natalina e Mlfm realizzeranno un foyer dedicato a tutte le ragazze per insegnar loro le basi dell’economia domestica. Due volontari del Mlfm sono attualmente in Congo per costruire una scuola: “Come movimento sosteniamo l’attività di Natalina con campagne di raccolta fondi e con supporto fisico. La aiutiamo nella gestione della biblioteca e del piccolo teatro del centro, costruito con scopi terapeutici”.

Ambra Notari

Il problema però è a monte, e va molto al di là delle stravaganze di turisti che qui pagano 4.000 euro per una settimana di vacanza con la famiglia. Ed è quello della pinkification, ovvero degli stereotipi color confetto. ...

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