In Sudafrica una ragazzina su quattro ha l'HIV

  • Venerdì, 15 Marzo 2013 08:43 ,
  • Pubblicato in Flash news
Giornalettismo
15 03 2013

Il 28% delle adolescenti del Sudafrica è sieropositiva. Ad annunciare questo dato sconcertante è il ministro della sanità sudafricano Aaron Motsoaledi. La notizia è riportata dal quotidiano francese Le Monde.

VIOLENZE - “Questi dati mi spezzano il cuore – ha detto il ministro, aggiungendo che il 4% delle ragazzine avrebbe già contratto anche l’AIDS – È evidente che non si tratta di ragazzi che hanno rapporti sessuali con le ragazzine. Si tratta di uomini adulti. Non si può più andare avanti così”. Motsoaledi ha lanciato un appello affinché le giovani donne sudafricane non siano più adescate dagli uomini: il ministro ha anche sottolineato che, soltanto nel 2011, 94.000 ragazze minorenni sarebbero rimaste incinte. Alcune avevano a malapena 10 anni.
 
PREVENZIONE - Il Sudafrica è il paese con il numero più alto al mondo di contagi da AIDS, nonostante il numero delle morti si sia fortemente ridotto negli ultimi anni. Il dipartimento della salute ha messo in atto alcune misure volte a ridurre i contagi tra i bambini, suggerendo la distribuzione preservativi nelle scuole e introducendo test gratuiti.
Valentina Spotti

Unicef
06 03 2013

«Circa 70 milioni di donne nel mondo in via di sviluppo (Cina esclusa) tra i 20 e i 24 anni, oltre una su tre, si sono sposate prima dei 18 anni. Se la tendenza attuale proseguirà, entro il 2020, 142 milioni di bambine si sposeranno prima di aver compiuto 18 anni. Parliamo di 14,2 milioni di bambine sposate ogni anno, vale a dire 37.000 ogni giorno» ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.
 
«Per sottolineare il dramma dell’infanzia negata di queste bambine, in occasione della Giornata Internazionale della donna, l’UNICEF Italia lancia l’iniziativa contro i matrimoni precoci 'Bambine, non spose - #8marzodellebambine»
 
«Il matrimonio precoce» prosegue Guerrera «è una violazione dei diritti umani fondamentali e influenza tutti gli aspetti della vita di una ragazza: nega la sua infanzia, compromette l’istruzione limitando le sue potenzialità, mette in pericolo la sua salute e aumenta il rischio di essere vittima di violenze e abusi».
 
Almeno 50mila ragazze tra i 15 e i 19 anni muoiono ogni anno a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto. Inoltre, se una madre ha meno di 18 anni, il rischio che il suo bambino muoia nel primo anno di vita è del 60% più alto rispetto a uno nato di una donna che ha superato i 19 anni. «Sono dati che non possiamo più accettare.»
 
Testimonial di questa iniziativa è Paola Saluzzi, Goodwill Ambassador dell’UNICEF Italia, che in un video-messaggio si fa interprete delle voci di piccole spose bambine alle quali è stata negata l'infanzia: "Mi hanno negato il diritto a giocare. Mi hanno negato il diritto all’istruzione. Mi hanno negato il diritto a una vita sana. Mi hanno sottratto l’infanzia. La mia vita. I miei diritti”.
 
Inoltre Paola Saluzzi invita a sostenere, insieme all'UNICEF, i diritti delle bambine: “Io sto con l'UNICEF. Insieme possiamo donare un futuro diverso a queste bambine. Perché siano bambine. Non spose. Vai su www.unicef.it e aiutaci a diffondere l’hashtag: #8marzodellebambine”.  
 
Negli ultimi trent’anni il tasso di matrimoni precoci, a livello globale, è diminuito (guarda questa infografica) grazie a legislazioni e politiche nazionali volte a tutelare i diritti dell’infanzia, all’impegno con le comunità e all'attivismo delle ragazze e dei ragazzi che vivono nei Paesi dove questa pratica è ancora diffusa.
 
Ma i matrimoni precoci sono ancora diffusi in molte regioni del mondo soprattutto nelle zone rurali e nelle comunità più povere, perpetuando il circolo vizioso della povertà. In alcune regioni l'incidenza del matrimonio precoce è particolarmente alta: il 46% in Asia meridionale, e 37% nell'Africa subsahariana.
 
I 10 Paesi dove è più alta la percentuale di donne tra i 20 e i 24 anni che si sono sposate – o hanno iniziato a convivere - prima dei 18 anni sono: Niger 75%; Repubblica Centrafricana 68%; Ciad 68%; Bangladesh 66%; Guinea 63%; Mozambico 56%; Mali 55%; Burkina Faso 52%; India 47%; Eritrea 47%.
 
Da sempre l’UNICEF, con le organizzazioni partner, sostiene che l'istruzione sia la migliore strategia per proteggere le bambine dai matrimoni precoci, così come dal lavoro minorile e da tutte le forme di violenza e abuso.
 
Le ragazze che completano gli studi saranno donne più consapevoli, avranno migliori opportunità di lavoro e saranno madri in grado di provvedere alla crescita sana dei loro figli, contribuendo al benessere di tutta la società.
 
"Prendo oradexon da cinque anni e ogni volta che ho tentato di smettere mi è salita la febbre, ho avuto dolori ovunque e mi è scomparso l'appetito. Finché vivrò in questo bordello sarò costretta a prenderlo, come del resto fanno tutte". ...

Corriere della Sera
07 02 2013

Il 65enne aveva un precedente penale per lo stesso tipo di reato, ma aveva falsificato i documenti per farsi assumere

MILANO - Un bidello di 65 anni di una scuola elementare di Vimercate (Monza e Brianza) è stato arrestato in flagranza di reato dai carabinieri per violenza sessuale ai danni di alcune alunne. I militari, che su disposizione del giudice avevamo messo delle telecamere nei bagni della scuola, lo hanno bloccato proprio mentre stava trattenendo una bambina, contro la sua volontà, nel locale servizi. Le indagini sono partite dopo le confidenze di una ragazzina, che ha raccontato alla maestra di essere stata molestata nei bagni. L'uomo, di origini sarde, sposato, aveva un precedente penale grave per lo stesso tipo di reato, ma aveva falsificato la documentazione e otto anni fa era stato assunto come bidello nella scuola elementare comunale «Emanuele Filiberto» di Vimercate. Si introduceva nei bagni femminili e, adescando le bambine, tutte sotto i dieci anni, le palpeggiava nelle parti intime.


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LA DENUNCIA - Le indagini, spiegano i carabinieri, sono scaturite dalla denuncia di una bimba che lo scorso 25 gennaio si era confidata con una maestra. Al fatto aveva assistito anche una compagna, che ha confermato. Sotto la direzione della Procura della Repubblica di Monza, i Carabinieri hanno quindi avviato una costante ed ininterrotto monitoraggio, del comportamento del bidello tramite telecamere all'interno della scuola, accertando incontrovertibilmente le sue responsabilità. In pochi giorni i militari hanno assistito a quattro episodi. L'ultimo, il più grave, il 4 febbraio, quando i militari hanno visto che l'uomo stava trattenendo una bambina contro la sua volontà. A quel punto sono intervenuti, arrestando l’uomo in flagranza. In casa sua, dinanzi ad una moglie ignara e sbigottita, gli operanti hanno sequestrato un computer portatile e numerosi dvd che dovranno essere analizzati, anche per stabilire se in passato il soggetto abbia commesso atti analoghi.

IL PRECEDENTE - Dagli accertamenti sull’arrestato, è emerso che nel 1971 era stato condannato per un analogo grave reato a sfondo sessuale, che aveva commesso in Calabria, ai danni di una bambina di 12 anni, in una chiesa. Tale episodio, però, era stato nascosto: alla scuola Emanuele Filiberto l'uomo aveva esibito una falsa attestazione rispetto alle proprie pregresse condanne penali, mentendo sui suoi trascorsi giudiziari. Le indagini sono state coordinate da Alessandro Pepe’ della Procura della Repubblica di Monza.

SOLIDARIETA' - Il sindaco di Vimercate, Paolo Brambilla, ha espresso la sua solidarietà alle famiglie delle bambine promettendo tutto il supporto possibile, anche in sede processuale. «La notizia dell'arresto lascia me, con tutta l'amministrazione comunale e la città tutta di Vimercate pieno di sgomento e rabbia - ha commentato Brambilla - Questo inqualificabile gesto non può trovare nessuna comprensione in una comunità sana e attenta ai minori come è quella Vimercatese. Va respinto con determinazione e sdegno. A chi si è trovato coinvolto voglio potere offrire rassicurazioni che il Comune metterà a disposizione tutto ciò che è nelle sue possibilità in termini di assistenza e tutela al minore e ai genitori, anche dal punto di vista dei risvolti legali».

CASTRAZIONE - «La violenza sessuale nei confronti dei bambini è il crimine più disgustoso che possa esistere ed è per questo che va perseguito con la massima severità. Per tali reati credo sia necessario introdurre la forma più estrema di pena, vale a dire la castrazione, perlomeno chimica»: lo sostiene, commentando il fatto, Romano La Russa, candidato alle Regionali lombarde nelle liste di Fratelli d'Italia-Centrodestra Nazionale. «Tra l'altro, la castrazione chimica potrebbe funzionare da deterrente per tutti coloro che volessero mettere in atto comportamenti similari. Nessuna pietà per i pedofili!», ha concluso La Russa.

 

Mutilazioni genitali: rompiamo il silenzio italiano

  • Mercoledì, 06 Febbraio 2013 15:59 ,
  • Pubblicato in Flash news
West
06 02 2012

Sulle mutilazioni genitali femminili in Italia si sa poco o nulla. Mancano informazioni certe e attendibili su un fenomeno che, complici i flussi migratori, è ormai una realtà anche in una nazione come la nostra. Gli unici dati ufficiali risalgono al 2009, quando il Ministero delle Pari Opportunità ha pubblicato un’indagine dalla quale è emerso che nello stivale sono 35 mila le donne mutilate. Ma, secondo gli addetti ai lavori, potrebbero essere molte più. Quante? E soprattutto a cosa è dovuto il velo di silenzio steso su questo fenomeno?

In occasione della Giornata mondiale per eliminarle indetta dalle Nazioni Unite, che ricorre oggi, ne abbiamo parlato con Cotrina Madaghiele, presidente dell’Associazione Genere Femminile: “Per quanto i dati in nostro possesso siano attendibili si può tranquillamente affermare che le cifre indicate sono una stima riduttiva. L’entità del problema in Italia è sicuramente maggiore eppure resta un argomento sottovalutato, troppo sussurrato. E senza conoscenza non si può estirpare questa usanza”.

Ma in che cosa consistono le mutilazioni genitali femminili? Sono procedure mediche non necessarie che comportano l’asportazione parziale o totale degli organi sessuali femminili esterni e Madaghiele sottolinea che “avvengono in ambiente domestico, in condizioni igieniche pessime. Soprattutto non vengono praticate da mani esperte ma da praticoni privi di qualsiasi nozione chirurgica. Le bimbe rischiano gravi infezioni che spesso degenerano in patologie e nell’impossibilità di poter procreare. Per non parlare dello shock psicologico che non le abbandonerà mai”. Eppure sono proprio le donne che obbligano le proprie figlie o le nipoti a subire la stessa tortura toccata a loro.

“In Italia la legge n.7 del 2006 le ha messe fuorilegge ma è indubbio che siano comunque ancora praticate. Ovviamente avvengono in totale clandestinità e fare stime è inutile. Quel che è certo è che la grande maggioranza di escissioni e infibulazioni avvengono in madrepatria. Le matrone prendono le piccole e le portano nei villaggi del proprio Paese di appartenenza. Per loro è una tradizione cui non riescono a rinunciare, perché è un retaggio culturale di fondamentale importanza sociale. Antropologicamente ha la valenza di un debutto in società. Dopo l’intervento possono accedere alla comunità e vengono accettate dal futuro marito”.

Mentre per la cultura occidentale è una lesione del diritto alla salute e alla disposizione della propria persona. “Non si può fare altro che sperare che le nuove generazioni raggiungano l’emancipazione attraverso l’istruzione e la partecipazione a una società liberale. Alcune associazioni organizzano dei dibattiti nelle scuole, ma vista la delicatezza del tema non è facile raggiungere le bambine in età infantile. Dunque non si tratta di prevenzione ma esclusivamente di informazione. Spetterà a loro decidere di interrompere la tradizione qualora avessero una figlia”.

Come quasi sempre avviene in Italia, i centri di ascolto e di aiuto delle donne funzionano su base volontaria, consapevoli che i finanziamenti pubblici non arriveranno mai nelle loro casse. “A dispetto delle difficoltà finanziare le iniziative di tutela femminile si sono moltiplicate e chi oggi si rivolge a noi può contare sulla disponibilità di personale capace e appassionato che va da psicologi professionisti ad avvocati pro-bono. Ascoltiamo e informiamo. Il riscatto delle donne arriverà attraverso la cultura”.

Claudia Moschi 

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