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Verena, Michele e i ragazzi della Berlino antimafia

Si chiama Francesco Sbano. Giornalista, fotografo. Per qualche anno è stato lui il cantastorie dell'Italia in Germania. Purtroppo. Un video, "Uomini d'onore". E le "Canzoni di mafia". Con la stampa tedesca in sollucchero per tanto folclore, che ribadiva la diversità culturale e in fondo etnica del popolo degli spaghetti. Invano i giovani italiani venuti a Berlino portandoci anche le nuove culture civili apprese a scuola e nelle associazioni hanno provato a denunciarlo, a spiegarlo.
Nando dalla Chiesa, Il Fatto Quotidiano ...

Berlino, cancellati i murales di Blu a Cuvrystrasse, le foto

  • Venerdì, 12 Dicembre 2014 11:52 ,
  • Pubblicato in Flash news

Berlino Cacio e Pepe
12 12 2014

Due dei simboli di Berlino, ovvero la coppia di graffiti realizzata dallo street-artist italiano Blu sulle facciate di altrettanti palazzi su Cuvrystrasse, a Kreuzberg, sono stati cancellati nella notte tra giovedì 11 e venerdì 12 dicembre.

Brothers e Chain, questi i loro nomi, furono realizzati dall’artista marchigiano nel 2007 all’interno della grande manifestazione Planet Prozess. Brothers si avvalse anche dell’apporto dello street artist Jr che provvide ad inserire due paia di occhi all’interno delle mascherine dei due astronauti (occhi poi che, causa logoramento, sono stati eliminati dall’opera).

Perché sono stati tolti i murales di Blu? La ragione è che sull’area adiacente partiranno presto i lavori per la costruzione di un palazzo semi-residenziale da 250 appartamenti più un supermercato al piano terra. La storia è legata a doppio filo a quella del Camp-Cuvry sgomberato lo scorso settembre, anch’esso per ragioni di cementificazione. Della fine dei murales di Blu si sapeva da tempo.

L’investitore Artur Süsskind proprietario da anni dell’area costruirà molto vicino ai palazzi vicini e voleva ridipingerci sopra. Blu ha deciso di anticiparlo e decidere lui quando “cancellare” ricoprendo i murales di una vernice nera. È vero che la street art non è fatta per durare, ma ci si aspetta sempre che il buon senso in qualche modo abbia alla fine il sopravvento e che l’arte in qualche modo sopravviva.

Cuvystrasse stamattina © Denis Michelotti-Berlino Cacio e Pepe

Romana e romanista del Quadraro, non passerà alla storia soltanto per le due medaglie, ma anche quel "daje a papà" urlato prima della gara del bronzo. "Sì, è stato mio padre, è un pò il nostro motto, un rito che si ripete a ogni gara". ...

Keine Räumung der Gerhart-Hauptmann-Schule

  • Giovedì, 03 Luglio 2014 14:10 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

DinamoPress
03 07 2014

I tanti giovani italiani che raggiungono Berlino in cerca di fortuna – gli italiani presenti a Berlino in questo momento sono secondi, per numero, solo ai turchi – hanno un punto di riferimento che spicca su tutti: la fermata della metro Görlitzer Bahnof. Di lì si accede a Kreuzberg, lo storico quartiere di frontiera [...] (tra Est e Ovest), noto per l'insediamento massiccio di turchi, studenti e Autonomen. Un tempo, almeno, così era, poi ha colpito duro la gentrification, prezzi delle case alle stelle e strada spianata al business del divertimento (compresa la diffusione smisurata dello spaccio). Tutto vero, ma Kreuzberg tiene duro, nonostante tutto.

Dicevamo Görlitzer Bahnof. Scendendo dalla metro in questi giorni, al posto di Wiener Strasse si incontra Belfast: decine di mezzi della Polizei, uomini e donne in assetto antisommossa a ogni incrocio. Motivo? Lo sgombero della Gerhart-Hauptmann-Schule. Si tratta di una scuola, proprio nel mezzo di Kreuzberg (Ohlauer Strasse), occupata un anno e mezzo fa da 250 rifugiati, mossi dalla pretesa di avere uno spazio dove vivere e dall'esigenza di sfuggire i controlli (lo status di rifugiati gli impedisce di spostarsi da Berlino) e l'indigenza (un voucher per il cibo di 40 euro al mese) loro riservati. Ora i rifugiati sono circa una settantina, ma amministrazione – nel caso di Kreuzberg, il presidente di municipio è dei Grünen – e polizia vogliono cacciarli.

Se non che, Berlino ha deciso di non stare a guardare. Con tutte le contraddizioni, aspre e inevitabili date le condizioni di povertà e sovraffollamento, l'occupazione è diventata un simbolo per tante e tanti, non solo per i gruppi politici attivi sul terreno dell'accoglienza e dell'anti-razzismo. Colpisce il fatto che, in una città dove un'occupazione, sociale o abitativa, supera con difficoltà le tre ore di vita (inesorabile l'intervento repressivo), i rifugiati siano riusciti a resistere oltre un anno. E lo abbiano fatto interloquendo sì con i gruppi politici, ma sviluppando un percorso di auto-organizzazione per molti versi virtuoso.

Questi, tra gli altri, sono i motivi che da 8 giorni spingono centinaia di giovani e meno giovani a sostenere l'occupazione e a rallentare lo sgombero, bloccando gli incroci di Ohlauer Strasse e buona parte di Wiener Strasse. Una parte dei rifugiati, infatti, è stata già sgomberata, un'altra parte, invece, ha raggiunto il tetto e, minacciando il suicidio, almeno per il momento ha sospeso l'azione della polizia.

È in corso una sorta di battaglia di nervi, con la Polizei che alterna violenza (stamani gli spray urticanti) a rilassata convivenza con i blocchi messi in campo dai manifestanti. L'esito forse è inevitabile, e capiremo di più nelle prossime ore, ma sicuramente qualcosa di molto importante, e che lascerà il segno, sta scuotendo Berlino.

Maggiori info:
http://fels.nadir.org/de
http://www.avanti-projekt.de/

Marina Montanelli, Francesco Raparelli, Shendi Veli da Berlino

Ma i tempi "rivoluzionari" dello Stonewall Inn sono ormai lontani, e l'ala più critica della comunità omosessuale berlinese denuncia da anni la deriva carnevalesca e turistica dell'evento, che considera ormai irrimediabilmente depoliticizzato. Ragione per cui nel 1997 nacque il T(ransgender) Csd, un pride alternativo che sfila ogni anno tra le vie di Kreuzberg, quartiere riottoso per eccellenza, mentre nelle stesse ore la manifestazione ufficiale inonda le strade del centro. ...

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