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Vittime del terrore di Boko Haram e del "fuoco amico" del governo nigeriano. Sarebbero almeno 45 i corpi recuperati a seguito del raid di sospetti miliziani del locale gruppo qaedista nei pressi di Lassa e delle mitragliate indiscriminate da parte di un aereo da guerra governativo. ...
Per il governo nigeriano non sono nemmeno mai state rapite, l'assalto ai loro villaggi si nasconde dietro al beneficio del dubbio, quello che consente al presidente Goodluck Jonathan di negare che Boko Haram stia guadagnando terreno. ...

Il Fatto Quotidiano
07 07 2014

Le donne riescono a tornare a casa mentre il gruppo islamico sta uccidendo più di 50 ribelli in un villaggio vicino. Ferma invece la trattativa per le liberazione delle 223 studentesse sequestrate ad aprile. Su Twitter riparte la campagna #bringbackourgirls

Erano sequestrate dagli estremisti islamici Boko Haram da due settimane, ma una fuga di gruppo le ha ridato la libertà. E’ successo in Nigeria, dove almeno 63 ragazze sono riuscite a scappare dal gruppo dei terroristi nigeriani. Restano quindi nelle mani del gruppo armato solo cinque delle 68 ragazze rapite a metà giugno a Damboa, nel nord est del Paese, mentre sono oltre 200 le studentesse detenute con la forza da aprile.

Secondo la Bbc, le ragazze sono fuggite venerdì mattina mentre i militanti si erano assentati per condurre un’operazione in un villaggio, attaccando la base militare vicino Damboa. Scontri, che quella notte hanno portato all’uccisione di più di 50 ribelli. La notizia della fuga del gruppo di ragazze è stata diffusa dalla polizia locale; l’agente Abbas Gava ha raccontato a France Press di avere “ricevuto una segnalazione certa che le donne rapite siano riuscite a tornare a casa, compiendo un atto di grande coraggio“. Gava ha poi ricordato però che altre cinque restano nelle mani degli estremisti. La notizia è stata confermata anche da un alto funzionario della sicurezza a Maiduguri, citato da Premium Times: “Non c’è dubbio, le donne sono riuscite a scappare”.

Resta invece bloccata la trattativa per la liberazione delle 223 studentesse di una scuola di Chobok, nello stato nigeriano di Borno, che sono state sequestrate dal gruppo islamista il 14 aprile. Le ragazze rapite erano inizialmente 276, ma 53 sono riuscite a scappare saltando giù dai camion o approfittando delle soste. In un video diffuso il 5 maggio Abubakar Shekau, leader del gruppo islamico Boko haram, ha rivendicato il sequestro, minacciando di “trattare come schiave” e “vendere al mercato” le studentesse, che “invece di andare a scuola avrebbero dovuto essere regolarmente sposate”.

Boko haram ha proposto al governo nigeriano uno scambio di prigionieri e ha promesso di rilasciare le ragazze in cambio della liberazione di miliziani di Boko haram detenuti. Ma il governo ha rifiutato la proposta. Un rapimento che ha scatenato una grande opposizione a livello internazionale, dando vita alla campagna #bringbackourgirls, che ha visto tra le testimonial anche Michelle Obama. Un passaparola su Twitter che vuole riportare l’attenzione internazionale sulla questione, e sono già stati lanciati numerosi appelli per la liberazione.

Il gruppo Boko Haram è diventato noto a livello internazionale dopo le violenze religiose del 2009. Il movimento, il cui nome è traducibile come “l’educazione occidentale è peccato”, è un’organizzazione terroristica jihadista diffusa nel nord est della Nigeria che ha come obiettivo l’imposizione della sharia nel Paese.

#BringBackOurGirls, Boko Haram prima e dopo

Huffingtonpost
30 06 2014

A distanza di mesi dal rapimento di 276 studentesse a Chibok, nel nord della Nigeria, da parte di Boko Haram, e non si hanno notizie di 215 di loro. Solo 61 sono scappate. 4 dall'accampamento, 57 fuggendo dal camion su cui erano state caricate nella notte e nascondendosi nella foresta, la stessa che ora nasconde le altre. Sono state divise in piccoli gruppi, così per liberarle bisognerebbe agire simultaneamente su tutti, altrimenti ucciderebbero le altre. L'area della jungla di Sambisa è di 60.000 km. Dal filmato diffuso dai rapitori ne hanno riconosciute 77, facce di adolescenti tristi e impaurite dentro i veli neri.

Erano state radunate nel dormitorio della scuola dove dovevano sostenere gli esami e portate via dai guerriglieri: un attacco alle donne che studiano. 41 scuole sono state distrutte nelle stato del Borno, in questi anni. La scuola come mirino e l'attacco all'educazione "occidentale" (il nome Boko Haram vuol dire "l'educazione occidentale non ispirata al Corano è vietata") distinguono questi rapimenti da quelli -sempre di gruppi di studentesse - operati ad esempio in Uganda dal LRA (Lord Resistance Army, l'esercito del Signore) negli anni '90. Ma il modello è lo stesso. Prendere le ragazze, sottrarle all'emancipazione che le renderebbe libere, farle sposare ai militanti. Un elemento importante è che le ragazze schiavizzate possono essere date in spose senza dover pagare la dote. Elemento che unisce l'ortodossia islamica a far risparmiare i militanti... Fino ad ora Boko Haram sembrava più frutto della repressione e degli abusi di potere dei gruppi dirigenti nigeriani. Con le ragazze stanno però facendo un salto di qualità verso l'ideologizzazione del movimento?

La storia di Boko Haram non comincia qui. All'inizio si trattava solo di scuole coraniche che vivevano nella legalità, che hanno però col tempo interpretato il malessere del nord povero della Nigeria. Il loro capo Abdullah Yusuf è stato assassinato nel 2009. Poi quando il CJTF, Civilian Joint Task Force, bande legati alle forze di sicurezza governative, ha preso il controllo del centro di Maiduguri nel 2013, ci sono stati circa 600 morti tra i membri del gruppo che si sono dati alla macchia e hanno cominciato ad alzare il tiro con stragi e rapimenti nei villaggi, bersagli più facili. Si dice che ci siano stati 4000 arresti tra loro. Anche molti membri di Boko Haram e le loro donne sono stati sequestrati. I gruppi paramilitari per ora controllano le città ma Boko Haram potrebbe riattaccare Maiduguri. D'altronde nei primi anni 2000 era stato sostenuto da forze politiche locali.

Si dice che il leader che compare nei filmati di Boko Haram, Shekau, non sia il vero capo anche perché non si tratta di un movimento unico ma di tante cellule. Come al Qaeda, hanno interesse ad apparire un'unica galassia estremista e accendere i riflettori occidentali sulla loro causa con i rapimenti. Sono però più l'espressione del malgoverno e della corruzione locale che del movimento jihadista internazionale. Per ora, perché tutto sembra andare in quella direzione.

L'esercito è mal pagato e inquieto. Le famiglie delle ragazze accusano la polizia di non collaborare ed essere corrotta. Il movimento #bringbackour girls(sostenuto anche da Michelle Obama) è accusato di voler diffamare il governo. Il presidente Goodluck Johnathan teme le elezioni del 2015, l'opposizione ci guadagna, provocatori sabotano le riunioni delle famiglie dei rapiti che poi vengono proibite perché troppo scomode. Il popolo è ostaggio tra gli insorti e le gang. Il sonno della ragione politica ha creato i mostri di Boko Haram, del CJTF e chissà quanti altri in futuro. Le ragazze non tornano ancora a casa.

La Repubblica
30 06 2014

Il bollettino di guerraè orribile, e di tanto in tanto l'orrore sconfina nella capitale Abuja: quest'anno è già stata oltrepassata la ragguardevole soglia dei 2.000 uccisi da Boko Haram, ma negli ultimi giorni è difficile persino tenere i conti. ...

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