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Fra i milioni che si commuovono per le ragazze del villaggio di Chibok, molti si saranno informati e interrogati per la prima volta su una quantità di cose. Sulla Nigeria, così grande da contenere un quarto di tutti gli africani, così ricca da eccitare gli appetiti di occidente e oriente e così povera da regalare a una banda di fanatici i pretesti per proclamarsi paladini della gente. E sul mondo, in cui si combatte una guerra di liberazione delle donne, con le armi più diverse, come il Facebook delle donne iraniane che si fotografano con il vento fra i capelli. ...

Il Fatto Quotidiano
12 05 2014

Nuovo video dell'organizzazione terroristica in cui i fondamentalisti propongono uno scambio al governo nigeriano. Secondo quanto dichiarato dal governatore del Borno, le giovani si troverebbero ancora nel paese e sarebbero state tutte convertite all'Islam

di Redazione
Boko Haram torna a parlare delle oltre 200 studentesse rapite, sostenendo che verranno rilasciate solo in cambio della liberazione dei prigionieri politici facenti capo al gruppo terroristico. Il messaggio arriva con un video, di cui è ancora protagonista Abubakar Muhammad Shekau, il capo dell’organizzazione. Tuttavia questa volta nel filmato, che dura circa 17 minuti, compaiono un centinaio di ragazze coperte integralmente dal velo e impegnate in una preghiera. Shekau garantisce che si tratta di una parte delle oltre 200 ragazze rapite, che sono state tutte convertite all’Islam.

Intanto escono nuove indiscrezioni sul posto in cui sarebbero segregate; secondo il il governatore del Borno, infatti, le studentesse, sequestrate il 14 aprile scorso, si troverebbero ancora in Nigeria. Nessun trasferimento in Ciad o in Camerun, dunque. Le nuove informazioni sono state subito passate ai militari nigeriani, che ora hanno nuovi indizi per proseguire nella ricerca.

Sulla vicenda è intervenuto anche il governo nigeriano, che ha dichiarato che per il rilascio delle ragazze non verrà pagato alcun riscatto. “La vendita di esseri umani è un crimine contro l’umanità”, ha assicurato Reuben Abati, consigliere speciale del presidente.

Nei giorni della grande mobilitazione mondiale su Twitter per il rilascio delle oltre 200 studentesse, soprattutto grazie alla campagna #BringBackOurGirls, che ha visto tra i suoi protagonisti Papa Francesco e Michelle Obama, le ricerche potrebbero essere giunte a una svolta.

In un video del 2012 il leader di Boko Haram annunciava vendetta contro le forze di sicurezza nigeriane che avevano cominciato ad arrestare decine di parenti (anche suoi) come strumento di pressione: "Avete preso le nostre donne? Aspettate di vedere cosa succederà alle vostre". ...

Amnesty International
09 05 2014

Nigeria, Amnesty International accusa: le autorità sapevano del raid di Boko haram nella scuola ma non hanno agito per impedirlo.

Chiediamo alle autorità nigeriane di agire perché le ragazze siano rilasciate. Firma l'appello!

Testimonianze inequivocabili raccolte da Amnesty International hanno rivelato che le forze di sicurezza nigeriane non hanno agito, nonostante un preavviso di almeno quattro ore, per impedire il raid di Boko haram nella scuola di Chibok in cui a metà aprile sono state rapite oltre 240 ragazze.

"Il fatto che le forze di sicurezza, pur sapendo dell'imminente raid e avendo quattro ore di tempo a disposizione, non abbiano preso immediate misure per fermarlo, non farà altro che aumentare l'indignazione nazionale e internazionale per l'orribile crimine in atto" - ha dichiarato Netsanet Belat, direttore di Amnesty International per l'Africa.

"Siamo di fronte a un'enorme abdicazione al dovere della Nigeria di proteggere la popolazione civile. Le autorità nigeriane devono ora usare tutti i mezzi legali a loro disposizione per assicurare l'incolume rilascio delle ragazze e garantire che in futuro non accada più niente del genere" - ha aggiunto Belat.

Secondo le varie fonti raccolte da Amnesty International, il quartier generale delle forze armate di Maiduguri era a conoscenza dell'imminente attacco dalle 19 del 14 aprile, quasi quattro ore prima che Boko haram iniziasse le operazioni.L'incapacità di radunare i soldati - a causa delle scarse risorse a disposizione e della paura di fronteggiare un gruppo armato meglio equipaggiato - ha fatto sì che quella notte non venissero inviati rinforzi a difendere la scuola di Chibok.

Il piccolo contingente presente - 17 militari e qualche agente della polizia locale - ha cercato di respingere l'assalto di Boko haram ma è stato sopraffatto e costretto alla ritirata. Un soldato è rimasto ucciso.A più di tre settimane di distanza, la maggior parte delle ragazze rimane sequestrata in una località sconosciuta. I tentativi di ottenere il loro rilascio sono fin qui naufragati in un clima di sospetto e confusione.

Amnesty International continua a chiedere a Boko haram di rilasciare immediatamente, senza condizioni e sane e salve tutte le ragazze e cessare tutti gli attacchi contro la popolazione civile.

"Il sequestro e la continua prigionia delle ragazze costituiscono crimini di guerra, i cui responsabili devono essere portati di fronte alla giustizia. Gli attacchi alle scuole violano il diritto all'istruzione e devono essere fermati immediatamente" - ha concluso Belat.

Per interviste: Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Quelle ragazze nostre sorelle

  • Venerdì, 09 Maggio 2014 08:27 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
Barbara Stefanelli, Corriere della Sera
8 maggio 2014

Il sogno di un diploma per diventare un giorno avvocate, insegnanti, chirurghe fa dunque paura ai terroristi. Nel video in cui rivendica il sequestro, il leader del gruppo Boko Haràm dice ridendo: le ragazze sono fatte per diventare mogli - a 12 anni, anche a 9 - non per studiare. Adesso troveranno un marito o saranno vendute al mercato...

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