×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Speculazioni Mondiali

  • Mercoledì, 25 Giugno 2014 09:00 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
25 06 2014

In molti mi hanno chiesto più volte come fosse vivere all'estero proprio durante l'anno in cui i Mondiali di calcio si giocano nel tuo paese. Proverò a raccontare qui alcune cose che stanno avvenendo, molte di queste per nulla legate al calcio. Iniziamo dal 2007 quando è stato annunciato che il Brasile avrebbe ospitato i mondiali del 2014. [ENGLISH VERSION]

Due anni più tardi il Comitato Olimpico Internationale ha annunciato che Rio De Janeiro sarebbe stata la sede dei Giochi Olimpici del 2016. Non ho festeggiato, come molte altre persone hanno fatto, ma una cosa era sicura, sapevamo già che ci sarebbe stata tanta corruzione. Invece, scopriamo oggi come un progetto molto più diabolico si celasse dietro la corruzione.

Il primo passo è stato l'individuazione delle città che avrebbero ospitato le partite dei mondiali di calcio. Cominciò una battaglia interna, e si scelsero città senza squadre di calcio o senza alcuna tradizione calcistica. Città con problemi sociali, specie riguardo il sistema scolastico e sanitario. L'unica ragione che spiega questa scelta, secondo me, è politica.

Non ho molte altre informazioni a riguardo, ma è evidente che ogni città sede dei mondiali ha dato il via ad una politica volta all'attrazione di capitali stranieri, mettendosi di fatto in vendita sul mercato globale. Approfondirò qui il discorso su Rio de Janeiro, la città dove sono nato e cresciuto, e dove ho potuto vedere coi miei occhi cosa stava succedendo. Credo che dietro le falsità del ritornello sulla valorizzazione commerciale del brand delle città si nasconda un crudele processo di pulizia sociale. A Rio è stato creato un nuovo apparato di polizia che si chiama UPP, che sta per Unità di Polizia di Pacificazione. L'idea principale è quella di sottrarre le favelas al controllo dei trafficanti di droga. Un processo truculento, nel quale la polizia entra nelle favelas alla caccia di trafficanti di droga (se conoscete il film brasiliano "Tropa d'elite" avete un'idea di cosa parlo).

Una volta che la favela è liberata dalla polizia, ci si potrebbe aspettare un intervento nelle favelas basato sull'istruzione pubblica, la sanità o l'introduzione del sistema fognario. Non è così. In pratica le favelas sono rimaste invece occupate dalla polizia per tener lontano gli spacciatori, e in questa maniera imporre la Pace. Ci si potrebbe chiedere il perchè di tutto ciò. Se si guarda alla mappa della città, si nota che le UPP in pratica sono distribuite vicino alle spiagge, agli hotels, ai dintorni del Maracanà e lungo la strada che collega l'aereoporto al centro, mentre le aree più pericolose rimangono "non pacificate".


Così ora le favelas sono controllate dalla polizia, rinomata per la sua violenza tanto che le Nazioni Unite hanno già raccomandato di porre fine a queste occupazioni che garantiscono semplicemente ai turisti di potersi godere tranquillamente la loro permanenza a Rio De Janeiro.

Ma questo progetto non finisce qui. La sicurezza non è abbastanza, anche l'occhio vuole la sua parte. In Brasile in molti lavorano o vivono per strada. Dal momento che siamo stati scelti per ospitare le Olimpiadi, molti di questi lavoratori hanno cominciato ad avere problemi con la polizia, che gli dice che non possono più vendere per strada, e in alcuni casi usano la violenza per imporre questa "norma". Un fenomeno analogo è avvenuto con i senza tetto. Molti di loro hanno problemi di dipendenze, è vero; ma in nome di una procedura di cura, lo Stato li ha presi dalle strade con la forza e messi in centri di cura, anche se non tossicodipendenti.

Infine, gli sgomberi che sono avvenuti a Rio de Janeiro. L'idea di base degli sgomberi è che ci sono alcune opere che vanno realizzate per le Olimpiadi (strade, strutture sportive, etc), anche se di fatto tutte le aree di maggiore interesse sono già occupate. Allora, invece di usare le Olimpiadi per intervenire in favore delle aree più marginali, lo stato sta provando a spostare le favelas che si trovano in zone ad alto interesse speculativo verso quelle a basso interesse.

Le Nazioni Unite sostengono che questo operazione può avvenire solo in presenza di una compensazione economica o di una casa alle stesse condizioni se non migliori; in questo caso il cittadino è costretto ad accettare l'offerta. Per quanto queste aree di basso interesse siano carenti per servizi di istruzione, salute, sicurezza e sistema fognario, le persone interessate dal processo comunque non intendevano accettare l'accordo. Perciò, invee di rimanere là, sono stati brutalmente sgomberai, mentre le loro case sono state demolite dalle ruspe. Segnalo infine che si stima che le persone sgomberate sianofino ad adesso oltre 250mila.

Questi sono stati i preparativi in Brasile per la Coppa del Mondo, e per questa via si continuerà verso le Olimpiadi. Anche se ci sono stati giornalisti che hanno raccontato questa crudele politica, i grandi media hanno nascosto ed ignorato tutto ciò. La pressione dei media internazionali ci ha aiutato molto nel denunciare questi fatti, e spero proprio che queste mie parole arrivino a destinazione. Mentre in tanti sorridono negli stadi, tanti altri si mobilitano gridando in cerca d'aiuto.

Brasile 2014, scontri a San Paolo

  • Giovedì, 12 Giugno 2014 14:40 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
La Repubblica
12 06 2014

La polizia ha usato gas, priettili di gomma e granate stordenti per disperdere  una manifestazione contro i Mondiali. Il corteo voleva raggiungere lo stadio del Corinthias, dove stasera giocherà il Brasile

SAN PAOLO - La polizia brasiliana ha sparato gas lacrimogeni, granate stordenti e proiettili di gomma a San Paolo per disperdere una manifestazione contro i mondiali, poche ore prima della cerimonia inaugurale. Decine di manifestanti si sono radunati nei pressi di una stazione della metropolitana, dietro uno striscione rosso con la scritta "Se non abbiamo diritti, non ci sarà il Mondiale".

La carica della polizia è partita quando i dimostranti hanno tentato di dirigersi verso lo stadio Corinthians, dove è in programma la cerimonia inaugurale e, alle 22 ora italiana, la prima partita tra Brasile e Croazia. Una giornalista della Cnn è rimasta ferita da alcune schegge di vetro nel corso degli scontri. Negli scontri in corso è rimasto ferito anche un operatore brasiliano di una tv locale di Santos.

Huffington Post
16 05 2014

Hanno saccheggiato negozi, incendiato cumuli di spazzatura lungo le strade e bloccato diverse città. A poche settimane dall'inizio dei Mondiali di calcio, le proteste in Brasile contro le spese per la costruzione degli stadi hanno conosciuto un nuovo picco. Scontri fra polizia e manifestanti sono scoppiati nella notte del 15 maggio a San Paolo, la città più grande del Paese con 11 milioni di abitanti. Gli agenti hanno usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i dimostranti, che hanno dato fuoco a cumuli di spazzatura per creare delle barriere in un grande viale centrale. In tutto sono stati compiuti sette arresti. Cortei si sono tenuti anche a Rio de Janeiro, nella capitale Brasilia e a Recife, città che ospiterà cinque partite dei Mondiali e in cui la polizia era in sciopero per il terzo giorno per chiedere un aumento degli stipendi del 50 per cento.

I dimostranti contestano al governo il fatto di avere speso diversi miliardi di dollari per organizzare i Mondiali e costruire 12 stadi, un terzo dei quali secondo i critici non verrà sfruttato al termine del campionato. Molte persone sono state costrette a lasciare le loro case a causa dell'aumento del costo degli affitti nei quartieri vicini ai nuovi stadi ed evidenziano la mancanza di investimenti per migliorare i servizi pubblici. A San Paolo le violenze sono scoppiate quando alcune persone hanno infranto i vetri di un rivenditore di auto Hyundai e di una banca; in quell'occasione la polizia ha arrestato sette persone che avevano con sé bombe Molotov.

Migliaia di altri giovani si sono radunati lungo un viale molto trafficato, manifestando a ritmo di tamburi e portando cartelli con messaggi come 'Meno denaro per la Coppa e più per la casa'. Di sera cortei si sono tenuti anche a Rio, mandando in tilt il traffico.
Nonostante le tante manifestazioni, le proteste sono state di entità minore rispetto a quelle scoppiate l'anno scorso contro le spese sostenute dal governo per ospitare la Confederations Cup: allora negli scontri morirono sei persone. Secondo un sondaggio, il 56 per cento degli abitanti del paese pentacampione del mondo sono convinti che i campionati del mondo organizzati dalla Fifa dell'odiato Joseph Blatter porteranno più disagi che vantaggi alla popolazione.

Rio de Janeiro, scontri in una favela: un morto

  • Mercoledì, 23 Aprile 2014 08:35 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

La Repubblica
22 04 2014


RIO DE JANEIRO - Violenti scontri tra polizia e abitanti di una favela a Rio de Janeiro, nel quartiere di Copacabana, a poche centinaia di metri dal luogo in cui nel 2016 si svolgeranno le gare olimpiche di nuoto. Tutto è cominciato con la protesta della gente di Pavao-Pavaozinho per la morte di Douglas Rafael da Silva Pereira, noto come DG, 25 anni, ballerino di un popolare programma televisivo residente nella baraccopoli. I suoi amici accusano la polizia di averlo ucciso a forza di botte. La situazione è presto degenerata e un uomo sulla trentina ha perso la vita, colpito alla testa da un proiettile. Secondo i mezzi di informazione locali, un bambino di 12 è rimasto ferito mentre camminava in un vicolo della baraccopoli con le mani alzate.

Nel corso della protesta, gli abitanti della favela hanno incendiato diversi oggetti, eretto barricate, lanciato ordigni rudimentali, sassi e bottiglie, bloccando il traffico nelle principali vie di Copacabana. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni e proiettili di gomma, ma secondo testimoni ci sono state varie sparatorie con armi letali.

I disordini si sono poi estesi anche al confinante quartiere di Ipanema, dove ci sarebbero stati vari saccheggi. Anche la sede dell'Unità di polizia pacificatrice (Upp) di Pavao-Pavaozinho - una delle 38 installate a Rio per rendere più sicura la metropoli, in vista dei Mondiali di calcio di quest'estate - è stata attaccata, mentre alcuni agenti sarebbero stati attorniati e minacciati da persone inferocite.

Brasile, il paradiso può attendere

  • Mercoledì, 19 Marzo 2014 08:49 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
19 03 2014

Un racconto dal paese che attende i mondiali di calcio 2014. Tra le contraddizioni della crescita economica, movimenti e conflitti sociali, un nuovo assalto alle enormi risorse naturali del paese.

Nel candomblé brasiliano, religione sincretica e totemica africana trapiantata in Brasile all’epoca delle deportazioni coloniali, Xango é l'orixà vendicatore: ha un carattere collerico e imprevedibile ed un temperamento violento, é un giustiziere che castiga i malvagi e riporta l'equilibrio dopo un passaggio distruttore, per queste caratteristiche è spesso stato assurto a simbolo di riscatto degli schiavi contro i colonialisti. La sua indole coraggiosa fa di lui un cacciatore: dai suoi amori si generano altri orixas minori, alcuni semidei che, mescolati tra gli uomini, crearono stirpi semi-divine. Come in altre filosofie religiose, la cosmogonia animista crede fortemente che dallo scontro tra le forze elementari nasca continuamente il mondo e che la continuità con l'universo e la natura si acquisisca attraverso l’abbraccio di una forza sacra che fluisce in tutte le cose, un caos creatore contenuto in tutti gli esseri viventi.

Il Brasile é un gigante nervoso ed impaziente come il suo orixà: luccicano come le sue lame alcuni quartieri delle megalopoli, ma meno splendente é l'astro che illumina molti altri agglomerati urbani in cui si stima vivano quasi 12 milioni di persone lungo tutto il paese; il colore verde-oro della bandiera nazionale “ordem e progresso” ha assunto progressivamente tinte piú fosche, fino a virare ad un tono piú cupo: verde petrolio.

Dal 2003 in avanti, una nuova corsa spasmodica é iniziata nel paese piú ricco di risorse naturali di tutto il Sud America, la quale non ha risparmiato nemmeno ciniche polemiche sulla paternitá federale o statale dei profitti ricavati dallo sfuttamento dell'oro nero, ed un impulso senza eguali (negli altri Brics) é stato dato alla ricerca di giacimenti sia interni che off-shore e conseguentemente alle trivellazioni per sfruttare, anche attraverso tecnologie di fracking, enormi quantitá di idrocarburi.

Un sintomo conosciuto agli economisti piuttosto che ai medici, il cosiddetto "male olandese" si profila all'orizzonte brasiliano, una febbre che sembra aumentare inesorabilmente la temperatura sociale del paese, oltre che contribuire fortemente a quella globale: la relazione esistente fra la repentina allocazione di investimenti economici governativi per lo sfruttamente delle risorse naturali, in un settore decisamente capital-intensive ed il parallelo declino del settore manufatturiero con vocazione invece fortemente occupazionale. Ovvero quando la scoperta di ciclopiche quantitá di idrocarburi possa rappresentare una condanna piuttosto che una fortuna, facendo innalzare troppo rapidamente la rendita proveniente dalle commodities del nuovo settore estrattivo, innescando una spirale di deindustrializzazione e facendo crollare la competitivitá dei settori precedentemente sviluppati, dei suoi indotti e dei servizi ad esso collegati. Essa causa l'apprezzamento dei tassi di cambio della moneta e comporta la ripida salita dei prezzi delle materie prime, degli investimenti stranieri, dei sussidi e dei finanziamenti esteri al debito pubblico. Il Brasile finora ha minimizzato il fenomeno, rallentando tale aumento, in un periodo favorevole di forte crescita dei prezzi delle materie prima, conservando una parte di queste rendite in fondi speciali all’estero per poi riportarli dentro il paese poco alla volta. E’ stato possibile perché di fatto il paese era in presenza di un surplus pubblico e perché al momento consuma internamente la totalità del greggio che estrae, riuscendo a tenere sotto i livelli di guardia l'inflazione strutturale (che inizia però a dare segni di instabilità), ma nei prossimi anni, se punterà come è intenzionato, ad esportare globalmente questo bene dovrà compiere complesse manovre monetarie e tributarie per l’attenuazione di fenomeni di dissesto economico.

La gara per l'esplorazione e lo sfruttamento dell’immenso campo off-shore di Libra ubicato nel bacino di Santos che secondo l´Agenzia Nazionale del Petrolio (ANP) ha un potenziale estrattivo di greggio in situ stimato tra gli 8 e i 12 miliardi di barili di petrolio e 120 miliardi di metri cubi di gas all'anno, e' stata assegnata a un consorzio sino-europeo composto per il 40% dalla britannico-olandese Shell e dalla francese Total (20 % ognuno) e per il 20% dalle due statali cinesi CNPC e CNOOC (10% a testa), nonchè partecipato per il 40% dalla Petrobras (la societá nazionale degli idrocarburi a capitale misto pubblico-privato). La concessione avra' una durata di 35 anni e non sara' rinnovabile. Alla gara ha partecipato il solo consorzio vincitore, che si e' aggiudicato l'appalto per il valore minimo previsto con un "profit oil" in favore delle autorita' locali del 41,65% della produzione totale. Le societa' del consorzio dovranno versare alla firma del contratto “solo” 15 miliardi di Reais (ca. 4,5 mld di Euro). Questa seppur considerevole somma di denaro é pari solo ad 1/20 della rendita che il giacimento potrebbe generare per lo stato brasiliano ma il governo di Dilma Roussef ha concluso questo accordo giustificandolo con l’ottenimento di ingenti royalties (ca 330 miliardi di euro per i 35 anni) da spostare sul nuovo piano di istruzione e sanitá nazionale, dopo essere stata inchiodata alle sue responsabilità dalle recenti dimostrazioni di piazza...comunque briciole, per un paese con un tale tasso di analfabetizzazione e dalle condizioni critich in cui versa il sistema sanitario nazionale.

Non é nuovo il paese alle febbri: la prima coinvolse i colonozzatori portoghesi sul finire del XVII sec. che scoprirono l’oro e cominciarono ad aprire e coltivare miniere nell’ínterno del paese. Queste, soprattutto nel secolo successivo, avranno un peso determinante nell’economia locale e nello sfruttamento della manodopera degli schiavi e furono presto oggetto di contesa tra l’aristocrazia e la corona portoghese determinando un crescente malcontento tra nuovo e vecchio continente e contribuendo all’indipendenza ed alla formazione del nuovo stato. L’estrazione di metalli rari e preziosi prevede tutt'ora l'utilizzo di cariche detonanti per sbriciolare le rocce e l’uso di sostanze altamente inquinanti (acidi forti, cianuro e mercurio) per processare i minerali: per estrarre circa 30 grammi d’oro ancora oggi, vengono rimosse 250 tonnellate di roccia. Nella localitá amazzonica di Altamira, oltre alla costruzione di una colossale diga per produrre energia idroelettrica che sconvolgerà il bacino del fiume Xingù allontanando circa 15000 abitanti della foresta, è in corso un nuovo progetto della multinazionale mineraria canadese Belo Sun per aprire e coltivare Volta Grande, la più grande miniera d’oro del paese, e che dovrebbe utilizzare la manodopera di circa 5000 lavoratori, quelli celebramente immortalati da Salgado nei suoi crudi reportage.

Dopo la crisi energetica e finanziaria nel '74, il paese optò una scelta di emancipazione per sfruttare un carburante di cui aveva maggiore capacità produttiva come l'etanolo, derivato di fermentazione di biomasse ed in particola dalla canna da zucchero. Ad esso furono collegati enormi fenomeni di disbocasmento e distruzione della foresta primigenia in favore di monoculture a sistema intensivo. Oggi restano i motori flex dei veicoli, che possono facilmente passare da un carburante all'altro, ma il paese ha cominciato una progressiva inversione di rotta, e dimostra di voler andare nella direzione dello sfruttamento delle faraoniche riserve petrolifere. Nonostante si sia frenata parzialmente la distruzione della foresta amazzonica, resta fortissimo l’orientamento zootecnico delle politiche agricole federali vocato all’alleveamento di enormi mandrie, e rimane conseguentemente molto pronunciato il problema di disboscamento e sovrasfruttamento dei terreni agricoli per la coltivazione intensiva dei foraggi, la perdita costante di biodiversitá, il crescente impoverimento dei suoli e la desertificazione di alcune aree. In vetta alla lista delle prime dieci multinazionali nel settore dell’ allevamento, compare proprio la brasiliana JBS (in Italia presente come Gruppo Cremonini), colosso proteico dal volume di affari stimato intorno ai 28 miliardi di euro, legato a doppio filo alle societá di monopolio delle sementi, alle case farmaceutiche ed alle industrie chimiche per antibiotici,anabolizzanti, fitofarmaci e fertilizzanti. Nel settembre 2013 la JBS é stata condannata, in via definitiva, a pagare 9miliardi di Reais per la violazione di numerosi articoli in materia di diritti dei lavoro, agli impiegati del polo produttivo della cittá di Juruena, costretti ad atroci condizioni di lavoro ed orari massacranti, esposti ad elevatissimo rischio di infortuni per la difformitá dei locali mancanti dei requisiti minimi di sicurezza, al contatto costante con gas nocivi e alla mancanza di condizioni igienico-sanitarie idonee.

Rio de Janeiro. Nella cittá e nello stato di Rio tutto sembra assumere facilmente toni coloriti e allegri, soprattutto nel periodo carnevalesco, salvo poi vedere trasformarsi il lieto fine in riso amaro; qui si contrappone continuamente la cartolina turistica di un abbraccio redentore, con la passione tutt'altro che mistica che compone il quotidiano in cui sono immersi i carioca. Il periodo aureo, che la città ha vissuto dalla fine dei ’90 ad oggi, è stato sublimato con la candidatura per i giochi olimpici del 2016, facendo leva sul gioioso spirito di competizione agonistica tipica di un popolo amante dello sport. Alcune fasce della società osservano orgogliose il dispiegarsi di una enorme macchina organizzativa che vuol tirare a lucido porzioni di cittá abbandonate a se stesse per decenni, divenute improvvisamente di grande importanza economica per la loro vicinanza ai quartieri piú in voga; molte altre compagini sociali giudicano queste grandi opere più simili ad interventi di cosmesi per truccare cattedrali nel deserto, pretestuosi investimenti che danno slancio a fenomeni gentrificatori e operazioni militari di “pacificazione” delle favelas di interessante ubicazione. Dietro il velo perbenista di questa parola infatti, si intravede una ingiustificata eradicazione di intere comunitá, espulse da zone della cittá precedentemente in mano ai narcos, ma che con questi non avevano necessariamente a che fare. Nella città con la favela di maggiore estensione di tutto il sud-america, la Rocinha, e con molte altre comunità costrette ad una segregazione effettiva, non sono state efficaci le leggi varate agli inizi del nuovo millennio dall’allora neo eletto Lula: la Bolsa Familia, il reddito garantito per le madri, già di per sè non generoso, non essendo stata affiancato da progetti di sostegno e di emancipazione delle donne in una società dagli spigoli sessisti molto pronunciati, ha creato un corto circuito di responsabilità che ha complessivamente aumentato il numero di ragazze madri e degli abbandoni dei neonati. Altri provvedimenti come il “Fame zero” sono stati semplicemente scavalcati per sopraggiunte necessità di interesse, come il varo, in queste settimane, di un clamoroso piano di costruzione di 5 nuovi porti marittimi privati, e simmetricamente gli appalti per la costruzioni autostrade, idrovie e ferrovie hanno subito un rigonfiamento vertiginoso di prezzi; un rincaro da far pagare ovviamente alla collettività sul prelievo fiscale.

Il Brasile, in realtà sta attraversando una contrazione della vertiginosa crescita degli anni passati (negli ultimi 5 anni dal 8% all’1,5%) in cui deve arrestare la divaricazione dei ceti sociali e ridefinire l’equilibrio tra sviluppo e sistema sociale: la sanità ad esempio, altro grande vulnus del gigante, soffre un simile sintomo, ad oggi diversi ospedali sono stati ridimensionati in oganico, personale, strumentazione e fondi gestionali, alcuni sono stati chiusi o addirittura demoliti per cambi di destinazione d’uso dei terreni; in uno di questi dove era nato un movimento spontaneo di resistenza si è verificato l’ingresso della polizia militare che ha cacciato con l’uso della forza medici, infermieri e anche degenti in gravi condizioni di salute. Attualmente é stato confermato il previsto piano di ingresso di 15000 medici di nazionalitá cubana, uma mossa che há fatt riprendere la presidente Dilma nei sondaggi ma che ha anche generato un terremoto sindicale nella categoria interessata e negli universitari in tale formazione professionale.

Nel Brasile multiculturale, un paese che continua disperatamente a varare leggi per arginare la discriminazione razziale e di genere, applicando tali norme ai più disparati segmenti sociali e lavorativi, il modello di coesistenza controllata mette in luce i costanti pregiudizi che serpeggiano fra le diverse etnie che compongono la nazione, e si intende come alcuni processi di formazione della stessa obbediscano ad imposizioni segregazioniste dove il proletariato di origine creola ancora non riesce ad “uscire dal ghetto” se non per fornire la manodopera necessaria a risvegliare la città quotidianamente, provvedendo a quel lavoro dequalificato che rappresenta il motore effettivo della crescita economica. Sono scarse le prospettive di emancipazione per i giovani delle favelas che vorrebbero costruire il proprio futuro nel lavoro cognitivo: il sistema scolastico pubblico non consente di ottenere una preparazione adeguata per superare i rigidi test di ammissione alle università, esso è un dispositivo congengnato per perpetuare un meccanismo di esclusione a sfondo razziale con l’alibi dell’eguale opportunità fornita a tutti.

I movimenti nati dal basso nella passata stagione, che sono riusciti ad imprimere una svolta radicale al dibattito pubblico mettendo al centro della discussione le contraddizioni legate all’utilizzo delle grandi risorse finanziarie per eventi circoscritti, è riuscita anche a stigmatizzare la corruzione strisciante, le occasioni perse di mutamento sociale per ogni contratto strappato alla Fifa e al Comitato Olimpico e a far emergere la dismissione degli interventi di cui il paese ha disperato bisogno. L'enorme e giovane classe media brasiliana, creata in quindici anni di politiche macroeconomiche e sociali coerenti che hanno prodotto un decennio di crescita e un nuovo welfare più inclusivo, oggi conta circa quaranta milioni di brasiliani in più che si sono lasciati alle spalle la soglia della povertà ed ora reclamano giustamente maggiori opportunità di formazione professionale, di impiego, una reale mobilità sociale e soprattutto meno corruzione: appannaggio storico delle destre neoliberiste sudamericane, ma che nell’ultima decade è divenuta dote anche delle amministrazioni progressiste. Il nuovo ceto medio è così passato all’economia formale iniziando a pagare imposte elevate benché i servizi erogati dallo stato rimangano del tutto insufficienti, e resta sdegnata del recente crollo del potere d'acquisto dei propri salari, che non hanno visto adeguamenti sostanziali alla crescita del costo della vita e degli affitti, e alla mancanza di nuove intuizioni per continuare a muovere gli ingranaggi dell’ascensore sociale. La sfida per il PT (Partido dos Trabalhadores), vittima in un certo qual modo dei suoi stessi successi, è dunque quella di creare un equilibrio che sappia tener conto dei bisogni della nuova classe media, rispetto al suo rapido indebitamento.

I movimenti sociali nati dal casus belli dell’aumento del costo dei trasporti pubblici di 25 centesimi, deciso proprio mentre il governo Dilma aumentava gli investimenti per la costruzione di impianti sportivi, innescarono una spirale propulsiva che domandava una complessiva riforma sociale, diedero voce a campagne già radicate territorialmente e più avanzate politicamente che scontavano peró una eco medatica debole: medici, insegnanti e lavoratori di cooperative entrarono in stato di agitazione per pretendere un cambio di rotta rispetto alle vaghe promesse dell’amministrazione e furono portate alla ribalta dalla collera giovanile contro i simboli della finanza e delle competizioni sportive di ultima concezione. Una spontanea e a volte disarticolata opposizione sociale ha fatto da volano per altre vertenze di carattere locale e nazionale e motore di un presa di coscienza foriera di nuove istanze di partecipazione. A distanza di alcuni mesi, è ancora attiva l’organizzazione “Passe livre” soprattutto nello stato di Sao Paulo che reclama una mobilità gratuita per tutti, ma la repressione delle proteste con il ritorno a leggi speciali di stampo dittoriale, attraverso la possibilità di arresto preventivo per organizzazione criminale, ha frenato lo slancio ribellista e l’orizzonte propositivo dei movimenti ed è riuscita a ridurre ampiamente il ventaglio di conflitto. E’ probabile che ci si trovi ad una fase di quiescenza che prelude ad una nuova percussione quando i riflettori mondiali saranno puntati nuovamente sugli stadi, innervatura folcloristica del panem et circenses, a condizione che si riesca ad uscire dal guado della scomposizione tra i movimenti e le parti sociali, dall’incomunicabilità generazionale e dalla diatriba fra attivismo urbano e militanti per la riforma agraria, e si riesca a generalizzare un conflitto che sembra avere ancora due differenti e inconcibili anime, progressista e riformista una e decisamente più scettica e nichilista l’altra. Trovare una consonanza che esca dal mero duello di piazza e stabilisca una dialettica organizzativa, superando l’insorgenza autoreferenziale per aprire una prospettiva di contrattazione con il (quasi certo) prossimo governo Dilma sembra l’unica opzione percorribile per non dissipare tutto quel che è stato raggiunto.

facebook