Crescono i congedi per i papà. Il ritmo non è certo da centometristi, ma il fenomeno si consolida nel tempo, in base al monitoraggio realizzato da Aldai, Associazione lombarda dirigenti industriali, su dati Inps. In quattro anni si sono succeduti 124mila padri "baby sitter": nel 2012 hanno sfiorato l'11% del totale dei benificiari dell'astensione facoltativa. ...

Ingenere.it
03 12 2013

Le mamme cedono un po’ del loro, e in teoria ci guadagnano. Si parla del nuovo congedo di maternità, da poco presentato in Inghilterra e che potrebbe consentire a neo-genitori di dividere le 52 settimane di congedo di maternità. La madre sarà obbligata a rimanere a casa solo per le prime due settimane dopo la nascita, per il resto potrà organizzarsi come meglio crede, o comunque come riesce, con il partner. Certo bisognerà aspettare ancora un po’, secondo le dichiarazioni del lib-dem Nick Clegg, che ha annunciato il nuovo piano, le novità saranno attive a partire dall’aprile 2015. Poi però si potrà pianificare in due, mamma più papà, come organizzare il primo anno di cura del piccolo, o della piccola, di casa. Più flessibilità e maggiore condivisione, dunque, secondo le intenzioni. In modo da facilitare ila delicata fase del rientro al lavoro delle donne, e non lasciare che la mancata condivisione della cura continui a essere un fardello solo sulle spalle delle donne.

Secondo l’accordo raggiunto – non senza difficoltà, per colmare la contrapposizione dei diversi partiti, ma anche per assecondare le richieste delle aziende - le madri potranno decidere di gestire come credono, e a partire da qualsiasi momento, il loro anno di congedo di maternità: spezzettarlo e alternarsi con il papà, o anche prendere lo stesso periodo insieme, per un massimo di 12 mesi in totale, con lo stipendio garantito per 9 mesi. I papà avranno inoltre il diritto di partecipare anche agli appuntamenti pre-parto, potranno cioè chiedere di andare anche loro all’appuntamento per una visita o per una semplice ecografia, anche se rinunciando al giorno di paga. Le coppie, dal canto loro, dovranno facilitare l’organizzazione da parte delle aziende comunicando per tempo i loro piani. Mentre ai datori di lavoro è stata lasciata la possibilità di accettare il piano proposto.

I papà sono però ancora un po’ intrappolati in vecchi stereotipi, perché nei commenti e dichiarazioni seguite all’annuncio della riforma spesso si sottolinea come ci sia ancora molta resistenza sul posto di lavoro, e come si faccia fatica a digerire l’idea che anche gli uomini hanno il diritto di partecipare alla gestione dei loro figli. Anche se la sensibilità di molti papà sembra essere cambiata e molti reclamano come un diritto la possibilità di godersi i bambini e di partecipare nel crescerli. Sarà che la novità viene percepita come un mero costo (“adesso bisognerà organizzare anche gli uomini…” e infatti l’aspetto paritario è proprio questo!), ma nelle aziende la resistenza è ancora tanta, fa notare Jo Swinson, la giovane ministra per le pari opportunità.

D’altronde anche i papà si ritrovano in mano sempre più contratti di lavoro super flessibili (almeno sulla carta), perché non dovrebbero anche loro organizzarsi in modo da uscire un po’ prima se la baby sitter deve scappare, o se devono passare a prendere il piccolo di casa dall’asilo? O per dirlo con le parole di Jo Swinson, in fatto di conciliazione si applica sempre “un doppio standard”, per cui se una donna si organizza in modo da uscire prima è comprensibile, “ma per qualche ragione un uomo che fa la stessa scelta viene trattato diversamente”.

In questo dossier abbiamo raccolto tutti gli articoli sui congedi di parernità, in vari paesi.

Agli uomini spetteranno per legge 6 mesi di paternità (oggi solo uno), sui tre anni autorizzati per ogni coppia, con assegno garantito dallo Stato. Contrariamente al passato, il periodo che spetta all'uomo non potrà essere scambiato con l'altro genitore. ...

Congedi parentali part-time, che aspettano i sindacati?

  • Giovedì, 16 Maggio 2013 13:59 ,
  • Pubblicato in INGENERE

In genere
16 05 2013

Perché non usare il congedo parentale un po' alla volta, in base alle concrete necessità? La proposta di introdurre la possibilità per i neo-genitori di usare i congedi part-time ha ricevuto un ampio consenso, come raccontato in questo articolo, ed è poco dopo diventata legge. IL 24 dicembre 2004 la legge numero 228 ha infatti introdoppo la di fruizione su base oraria dei congedi parentali, in conformità con la direttiva europea 18/2010.

La legge 228 ha modificato il “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità” (Decreto legislativo n. 151 del 26 marzo 2001) che ora così recita all’art. 32 (congedo parentale):

“La contrattazione collettiva di settore stabilisce le modalità di fruizione del congedo di cui al comma 1 (cioè del congedo parentale) su base oraria, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa” (comma 1-bis)

La fruizione oraria dei congedi parentali, come abbiamo ricordato in altre occasioni, per diventare realtà ha bisogno della disciplina di fonte sindacale: lo dice chiaramente la legge e così conferma anche l’Inps, senza alcuna possibilità di diversa interpretazione, nella sezione del sito dedicata al congedo parentale.

Non si capisce quindi il significato di quanto scritto nel “Verbale di accordo in tema di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, pari opportunità e responsabilità sociale di impresa” sottoscritto lo scorso 19 aprile dalle principali associazioni datoriali e sindacali del settore del credito.

All’art. 4, intitolato per l’appunto “Utilizzo dei congedi parentali su base oraria”, riguardo alla disciplina di tale utilizzo viene stabilito che: “Le Parti, nell’ambito dei lavori della Commissione di cui al primo punto del presente Accordo (Commissione Nazionale sulle Pari Opportunità, istituita dal ccnl 19.1.2012 ma i cui lavori – alla data di sottoscrizione del verbale - non sono ancora iniziati!, n.d.r.) convengono di incontrarsi a seguito delle necessarie istruzioni applicative da parte degli Enti competenti, e comunque non oltre il mese di luglio 2013, per esaminare congiuntamente la materia al fine di individuare opportune soluzioni” (art. 4).

Quali sono dunque gli enti competenti che devono pronunciarsi prima della contrattazione collettiva di settore, se la legge e l’Inps assegnano il compito di regolare la fruizione oraria dei congedi proprio alla contrattazione collettiva di settore? E cosa aspettano le parti sociali per rendere operativi i congedi parentali a ore?

Qualche sindacalista o un rappresentante dell'Abi ce lo può spiegare?

Maria Ilda Benvenuti (gruppo Maternità&Paternità).

Congedo parentale: i papà svedesi si raccontano

  • Martedì, 07 Maggio 2013 09:55 ,
  • Pubblicato in Flash news
D di Repubblica
07 05 2013

Un buon 80% dei padri svedesi sfruttano il congedo parentale. In questo momento il governo svedese sta discutendo se aumentare, da due a tre mesi, il tempo riservato ai padri. Abbiamo parlato del congedo paterno con due padri, un ricercatore di studi di genere e un datore di lavoro.

 "Mi ricordo che passeggiavo al parco con mio figlio Magnus e che le mamme mi guardavano con sospetto", racconta Mats Nörklit. Mats faceva parte del 2,5 % dei padri che nel 1974 sfruttava il nuovo diritto che ampliava il congedo parentale anche ai padri svedesi. Oggi invece circa l'80% dei padri svedesi rimane a casa con i figli. In totale la madre e il padre possono usufruire di 480 giorni di congedo che sono sfruttabili fino all'età di otto anni del bambino. Di questi 60 giorni spettano al padre e se non vengono sfruttati non sono trasferibili al partner, perciò andranno persi; lo chiamano "use it or loose it". C'è anche un bonus di parità per i genitori che dividono a metà il congedo parentale sotto forma di detrazione fiscale. Lo Stato rimborsa fino all'80% dello stipendio per un valore di circa 43.000 mila euro all'anno. Spesso le aziende aggiungono la differenza per coprire il salario effettivo.

"Stare a casa con i figli fa parte della vita. L'individuo, le aziende e la società guadagnano se la donna e l'uomo usufruiscono del congedo parentale" interviene Mattias Segelmark, direttore del personale di Tre Svezia, "Notiamo che i nostri dipendenti, dopo essere stati a casa, sono più competenti e spesso hanno sviluppato caratteristiche per diventare un buon leader".

Analizzando la divisione dei 480 giorni del congedo parentale è ancora la mamma svedese a rimanere a casa più al lungo. Se nel 1974 i padri sfruttavano soltanto 0,5% dei giorni, nel 2011 la percentuale era del 23,7%. Se l'aumento continuasse con la stessa crescita degli anni precedenti, serviranno trent'anni per equiparare il tempo del congedo parentale tra i genitori. È stato fatto uno studio su qual è il padre "tipo" che sfrutta maggiormente il congedo parentale: di solito è laureato, ha un salario alto e lavora nel settore pubblico o in un ambito dove la presenza femminile è alta. I fattori che sembrano incidere di più sulla scelta dell'uomo sono la carriera e il reddito del partner.

"Questo fatto riporta la questione del congedo parentale in un contesto più ampio. Molto probabilmente il modo più efficace per far sì che i genitori dividano a metà il congedo parentale è favorire il ruolo della donna nel mondo del lavoro", dice Roger Klinth, ricercatore in studi di genere all'università di Linköping. Ma come vivono questa condizione i papà? Lo abbiamo chiesto a due di loro che appartengono a generazioni diverse. Ecco le loro storie

Mats Nörklit
Nome: Mats Nörklit
Età: 67 anni
Lavoro:  Pensionato (ex giornalista)
Famiglia: La moglie Boel 66 anni, i figli Magnus 39 e Karl-Johan 36 anni, 3 nipotini e altri 2 in arrivo
Mats, nel 1974 sei stato uno dei primi padri svedesi a sfruttare il congedo paterno. Quanto tempo sei rimasto a casa con i tuoi figli?
Con il mio primogenito, Magnus, sono stato a casa da quando aveva 7 mesi finché non ha iniziato ad andare al nido all'età di 18 mesi. Invece con il secondo figlio, Karl-Johan, qualche mese in meno perché mia moglie Boel sentiva che aveva perso molto del primo anno di Magnus e ha deciso di rimanere a casa più a lungo.

Come hanno reagito le persone intorno a te quando hai deciso di rimanere a casa con i figli?
Non mi ricordo esattamente come hanno reagito le persone intorno a me. Invece ricordo benissimo che le mamme mi guardavano con un certo sospetto in quanto ero l'unico padre che portava al parco il proprio figlio.

E il tuo datore di lavoro?
All'epoca lavoravo come giornalista freelance e le redazioni con cui collaboravo sicuramente non sentivano la mia mancanza.

Cosa ti ha fatto scegliere di sfruttare la possibilità del congedo paterno?
Ero molto grato e felice di partecipare attivamente a questa nuova vita appena iniziata. Era anche possibile economicamente perché come giornalista freelance sicuramente davo un contributo economico minore alla famiglia in confronto a quello di mia moglie.

Il congedo paterno ti ha in qualche modo arricchito?
Molto probabilmente il tempo a casa ha creato le basi di una relazione intima con i miei figli ed ora anche con i miei nipoti, che tra poco saranno cinque. Personalmente credo che il fatto di essere stato un padre presente abbia fatto sì che i miei figli a loro volta lo siano con i loro figli.

Daniel Jonsson con i figli Hannes e Molly
Nome: Daniel Jonsson
Età: 35 anni
Lavoro: Montatore televisivo
Famiglia: La moglie Anna-Lena 36 anni, i figli Hannes 6 anni e Molly 3 anni
Daniel, quanto tempo sei rimasto a casa con i tuoi figli?
Con il primogenito Hannes 9 mesi e con Molly 4 mesi.

Come hanno reagito le persone intorno a te quando hai deciso di rimanere casa con i figli?
Mi hanno incoraggiato. Per la maggior parte delle persone che frequento è una cosa ovvia che anche i padri rimangano a casa con i propri figli.

E il tuo datore di lavoro?
Hanno reagito in modo molto positivo quando ho deciso di rimanere a casa con il mio primo figlio. Mi hanno incoraggiato davvero moltissimo. Con Molly invece non mi hanno incoraggiato nello stesso modo e mi facevano capire che la mia assenza sarebbe stata problematica. In ogni caso non mi hanno creato problemi in quanto era un mio diritto.

Cosa è stato più difficile nel rimanere a casa?
La cosa più difficile in assoluto è cambiare vita in modo totale. Certe volte mi sentivo a disagio in quanto mi sentivo costretto a frequentare altri genitori che erano a casa con i propri bimbi. Magari l'unica cosa che avevamo in comune era il fatto di essere genitori di bambini più o meno della stessa età. In un certo senso sentivo la mancanza del mio lavoro perché ero meno stimolato.

Il congedo paterno ti ha in qualche modo arricchito?
Mi ha arricchito tantissimo. Quando sono stato a casa la prima volta sapevo poco o nulla su come prendermi cura di un bambino piccolo. Mi ha costretto a scoprire lati nuovi del mio carattere e mi ha fatto capire quanto sia possibile amare un'altra persona. Un'esperienza come questa regala molta sicurezza sul tuo essere padre, perché diventi capace di prenderti cura di tuo figlio da solo.

Credi che sia più facile per una donna rimanere a casa che per un uomo?
Il problema semmai è che le donne guadagnano meno degli uomini anche facendo il loro stesso lavoro. Economicamente è un vantaggio se chi ha il reddito più basso rimane a casa più a lungo, quindi di conseguenza è la donna a sfruttare la maggior parte del congedo parentale.

Sfruttare il congedo parentale  ti ha in un qualche modo ostacolato la carriera?
No, nel modo più assoluto. Credo mi ostacolerebbe di più andare a un colloquio di lavoro e raccontare che ho due figli senza essere stato a casa con loro. In quel caso sì che sarebbero guai.

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