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I consultori, l'aborto e gli obiettori di coscienza

  • Lunedì, 07 Luglio 2014 15:17 ,
  • Pubblicato in Flash news

Corriere della Sera
07 07 2014

La rivoluzione innescata per rilanciare i consultori crea un acceso dibattito tra politici, addetti ai lavori e uomini di cultura mentre sul quotidiano «Avvenire» ieri un medico obiettore lamenta la violazione del giuramento di Ippocrate e del codice deontologico dei camici bianchi. ...

Micro Mega
02 07 2014

Finalmente Alla Regione Lazio si respira un’aria fresca portata dalla Giunta Zingaretti, che con rigore sta rimettendo al centro i diritti civili che la pubblica amministrazione ha il dovere di garantire ed estendere, creando le condizioni affinché ciascuno sia il padrone della propria vita.

Una svolta che abbiamo visto all’opera nelle politiche di contrasto all’omofobia, per favorire le coppie di fatto, per il rispetto delle volontà sul fine vita. Adesso rimettendo al centro il diritto della donna ad essere madre per scelta.

A questo scopo Nicola Zingaretti ha firmato un importantissimo decreto (U00152/2014) con cui verrà posto un freno alla deriva dell’obiezione di coscienza che, auspicata e indotta dalle politiche clericali della destra di Storace prima e Polverini dopo, viene strumentalmente evocata ben al di là dell’intervento ginecologico per impedire il ricorso all’Ivg, e perfino l’accesso ai farmaci contraccettivi.

Insomma le truppe clericali si trincerano illegalmente dietro l’obiezione di coscienza per non compiere atti dovuti, come la firma sugli atti burocratici per accedere all’interruzione volontaria di gravidanza; ma finanche per negare la prescrizione della così detta pillola del giorno dopo.

Una logica di boicottaggio sistematica a cui Zingaretti ha dichiarato guerra col suo decreto, che inequivocabilmente specifica: «In merito all’esercizio dell’obiezione di coscienza fra i medici ginecologi, che dati recenti pongono al 69,3% in Italia […] si ribadisce come questa riguardi l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza, di seguito denominata Ivg. Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel Consultorio familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare Ivg. Per analogo motivo, il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all’applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi Iud (lntra Uterine Devices)».

È questo il passo centrale del testo emanato dal presidente della Regione Lazio, nonché Commissario ad acta (decreto consiglio dei ministri 21 maggio 2013) per il riordino dell’intero sistema della Sanità nella Regione.

E di riordino ce ne vuole e come! per ripristinare la legalità sulla applicazione della 194 per garantire l’assistenza alla paziente, prima durante e dopo l’intervento; nonché per ridare ai Consultori quei compiti di assistenza e prevenzione per cui sono nati, ma che in questi ultimi anni si è cercato di trasformare in agenzie dei “movimenti per la vita” stravolgendone quel ruolo fondamentale di sostegno «per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile nel rispetto delle convinzioni etiche e dell'integrità fisica degli utenti», previsto dalla legge 405/ 1975 che li ha istituiti come «servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità»; «per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile», dando «informazioni idonee a promuovere, ovvero a prevenire la gravidanza, consigliando i metodi ed i farmaci adatti a ciascun caso».

Erano i magnifici anni ’70 quando i Consultori vengono conquistati.
Cadeva, sotto la spinta del femminismo, il tabù della maternità come condanna. E i Consultori erano una conquista e un fondamentale riferimento per le donne che ai consultori si rivolgevano per avere informazioni e assistenza sanitaria su sessualità, metodi contraccettivi, cure per la sterilità. Per avere, se necessario, le certificazioni previste per l’interruzione volontaria della gravidanza.

Certamente le difficoltà non sono mancate per istituirli capillarmente e non sempre è stato possibile. Basti pensare che in alcune aree geografiche, soprattutto del meridione, queste strutture pubbliche e gratuite non sono mai veramente decollate.

Del resto il nostro è stato il paese dove fino a non molti decenni fa è persistita una mentalità diffusa per cui la visita ostetrico-ginecologica era considerata normale solo per partorire. E la normalità per la donna era esclusivamente quella di fare figli.

Una “normalità” con cui i reazionari cercano di inchiodare le donne a quella sacralizzata invenzione di vita ipotetica che è il concepito, che anche il simpatico papa Bergoglio continua ad equiparare ad una persona.

Un non senso prima biologico che giuridico, che nell’era di berluscolandia si è cercato di imporre addirittura tentando di modificare l’articolo 1 del codice civile (proposta n° 1915 del 1 dicembre 2009 dei senatori Gasparri, Quagliarello e Bianconi) per cui la soggettività giuridica non sarebbe stata più del nato ma del concepito, ovvero dell'ovulo fecondato.

Ed era quanto la giunta Polverini cercava di realizzare con il progetto della consigliera Tarzia che impegnava a trasformare i Consultori in «istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia ed i valori etici di cui essa è portatrice», perché «la Regione tutela la vita nascente ed il figlio concepito come membro della famiglia».

È stato necessario ricordare tutto questo, almeno nell’essenzialità, proprio per sottolineare la portata rivoluzionaria del decreto di Nicola Zingaretti, che nero su bianco ha statuito che il diritto delle donne a diventare madri dipende dalla loro volontà di diventarlo.

Insomma Nicola Zingaretti sta riordinando davvero le garanzie della 194 dalla parte delle donne, il cui diritto non può essere ostaggio dei medici e del personale paramedico antiabortista magari più per spirito di carriera che religioso, e che magari, come rimbalza talvolta sulle pagine di cronaca, gli aborti li praticano, ma clandestinamente e dietro lauti compensi.

Questo decreto è una speranza di libertà e giustizia, in un paese dove i medici obiettori sono 7 su 10 e la violazione del diritto alla legale Ivg può essere bellamente vanificato, non solo perché in quell’ospedale nessuno pratica aborti, ma anche perché la disponibilità di un ginecologo può non combaciare con i turni del personale paramedico, tanto che, di rimando in rimando, può capitare che il temine delle 12 settimane previsto scada prima di poter effettuare l’intervento.

Zingaretti ridà fiducia ad un paese dove il boicottaggio della 194 avviene anche per insipienza, ignavia e connivenza di chi lascia che i pro-life spargano nei Consultori pubblici volantini di vero e proprio terrorismo psicologico o arrivino addirittura a recitare il rosario davanti agli ospedali dove l’aborto viene praticato regolarmente, o a mettere in scena patetici funerali per il materiale fetale abortito, come ad esempio è capitato a Cremona qualche tempo fa in virtù di un’intesa sottoscritta tra l'Azienda Ospedale Riuniti della città e l'associazione cattolica “Difendere la vita con Maria”.

In occasione di questi macabri funerali, celebrati ogni venerdì mattina, davanti al cimitero cittadino zelanti pro-life distribuivano anche il testo della nenia da recitare: «Siamo consapevoli che la vita è costantemente al centro di una grande lotta. Il maligno, omicida fin dall’inizio, attenta continuamente alla vita dell’uomo e della umanità. A Te è affidato il compito di difenderci dal dragone infernale fino al giorno in cui il frutto benedetto del tuo seno riporterà vittoria definitiva. Accogli, dunque, o Maria, la nostra consacrazione, il nostro amore e il nostro impegno perché con Te possiamo efficacemente lavorare nella promozione e nella difesa della vita».

Contro tutto questo clericalismo d’assalto la svolta di Zingaretti è palese ed auspichiamo che la sua svolta di civiltà perché il fanatismo non prevalga, sia molto contagiosa per politici e cittadini.

Chiara Lalli, Pagina99
24 giugno 2014

Nel decreto sul riordino dei consultori familiari della Regione Lazio c'è un allegato sorprendente: le Linee di indirizzo regionali per le attività dei Consultori Familiari. Le funzioni dei Consultori riguardano due aree: “prevenzione e promozione, sostegno e cura”.

Non è una rivoluzione, ma un segnale importante d'inversione di tendenza. Una tendenza sciagurata e strisciante - l'impennata dei medici che praticano l'obiezione di coscienza - che in questi anni ha svuotato progressivamente la legge, rendendo sempre più impervio il diritto all'interruzione di gravidanza. Oggi, su base nazionale, gli obiettori sono il 69,3%, ma in alcune regioni, come il Lazio, raggiungono percentuali altissime, tali da non poter garantire l'interruzione di gravidanza. ...

Pagina99
25 06 2014

Nel decreto sul riordino dei consultori familiari della Regione Lazio c’è un allegato sorprendente: le Linee di indirizzo regionali per le attività dei Consultori Familiari. Le funzioni dei Consultori riguardano due aree: “prevenzione e promozione, sostegno e cura”. Tra le attività previste c’è anche l’assistenza alle donne che chiedono di interrompere volontariamente una gravidanza.

Sappiamo dall’ultima relazione annuale attuativa della legge 194 che la media nazionale di ginecologi obiettori è del 69,3%, anche se la realtà nelle singole regioni è ancora più sbilanciata, con percentuali che arrivano quasi al 90% di obiettori, strutture che non garantiscono mai il servizio di IVG, ancor meno sono gli ospedali che garantiscono gli aborti tardivi (cioè quelli dopo il primo trimestre), lunghe liste di attesa.

A questo si aggiunge uno scenario spesso nebuloso: alcuni medici si rifiutano di prescrivere la contraccezione d’emergenza, pur non esistendo alcuna legge specifica che permetta loro di farlo. Altri rifiutano la certificazione, non vogliono eseguire la visita di controllo o altre pratiche mediche giudicate contrarie alla loro morale, alla loro personale visione del mondo.

Le Linee di indirizzo regionali ribadiscono l’ovvio sulla contraccezione: non si può invocare l’obiezione di coscienza come pretesto per negare la prescrizione, sia ordinaria sia d’emergenza (che, ricordiamo, ha effetti contraccettivi e non abortivi). D’altra parte non c’è – come nel caso dell’IVG – una legge che permetta agli operatori sanitari di invocare la propria coscienza. “Il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all’applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi I.U.D. (Intra Uterine Devices)”.

Le Linee poi fanno qualcosa di meno ovvio rispetto all’obiezione di coscienza in materia di IVG: “si ribadisce come questa riguardi l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza, di seguito denominata IVG. Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel Consultorio Familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare IVG”.
Meno ovvio perché l’interpretazione di quanto possa rientrare nell’obiezione di coscienza si presta a discussioni potenzialmente infinite.

L’articolo 9 della 194 stabilisce che “l’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento”. Tuttavia il rimando iniziale agli articoli 5 e 7 (“Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7”) lascia intendere che le “procedure e [le] attività” comprendano anche la visita, gli accertamenti e la conseguente certificazione.
Le domande sulla 194 sono insomma due. La prima è: fin dove si spinge il confine delle “procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza”? L’anestesia, per esempio, rientra tra queste? La seconda è: quali sono le operazioni “non specifiche e non dirette” cui ci si può sottrarre, esclusa l’assistenza o in caso di assenza di altri operatori?

Le Linee di indirizzo regionale prendono una posizione netta in un terreno segnato dalle ambiguità e da interminabili litigi: gli operatori nei Consultori non possono esimersi dalla visita e dalla certificazione. La catena di complicità morale di partecipazione all’IVG potrebbe essere indefinita e allargare così a tutti la possibilità di fare obiezione. Basterebbe conoscere le intenzioni della donna di abortire (o basterebbe anche il dubbio?) per sottrarsi a qualsiasi partecipazione anche se indiretta: visita, certificazione. Ma allora anche gli operatori all’accettazione o chi risponde al telefono?
Quella delle Linee regionali sembra essere una buona risposta. - See more at: http://www.pagina99.it/news/scienza/6168/Obiezione-di-coscienza-e-aborto-.html#sthash.laX4asvm.dpuf

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