×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

Il diavolo e la tabaccaia

Amarcord, la tabaccaiaLe forme abbondanti ed estreme delle donne felliniane sferzavano i bacchettoni. Oggi vengono usate invece per denigrarle.
Ermanno Bencivenga, Domenica (Sole 24 Ore) ...

Huffingtonpost
09 11 2014

Di Barbara Tomasino

Morbide, prosperose, “in carne”: poco importa il termine usato, quello che conta è la nuova tendenza che porta a valorizzare le belle forme delle donne che evocano tanti capolavori dell’arte, da Tiziano a Klimt.

La dittatura delle taglie slim sembra agli sgoccioli e tra le collezioni affiorano sempre più creazioni pensate per corpi sinuosi, ma non necessariamente da “top model”. Ieri a Bologna, nel segno dei tempi che stanno cambiando, si è tenuto il secondo Curvy Pride a favore della bellezza senza taglia, creato dalla blogger e imprenditrice Marianna lo Preiato.

Oltre 300 persone si sono date appuntamento in piazza del Nettuno per un flash mob dedicato alla bellezza senza stereotipi sulle note di All About That Bass di Meghan Trainor. Le donne - di diverse età, misura e provenienza – hanno voluto lanciare un messaggio al mondo della moda che da anni suggerisce un unico modello vincente (la silhouette magra e senza curve) formando alla fine del balletto la scritta umana curvy pride seguita da un cuore.

Il flash mob del 2013 è stato una dichiarazione di orgoglio morbido per affermare il diritto a un'idea di bellezza che non discrimini e non crei modelli irraggiungibili e dannosi. I concetti proposti dal pride sono pochi e semplici: la bellezza non ha taglie, più moda per tutti i tipi di donna, no alla taglia zero per le modelle e la moda non può essere discriminatoria.

Quest'anno, inoltre, il Curvy Pride è stato realizzato con l'obiettivo di sostenere la Onlus Fanep, che si occupa di aiutare i bambini e gli adolescenti che soffrono di disturbi del comportamento alimentare.

Non sono mancati all’appello i tanti blogger curvy, uomini e donne, che hanno sostenuto il pride sin dalla prima edizione, da Giorgia Marino di "Morbida, la vita" ad Alessandro Carella di "Uomini di un certo peso".

Perché voglio che i miei figli vedano il mio corpo nudo

Huffingtonpost
22 09 2014

Vivo in una casa pieni di uomini: quattro, per l'esattezza. Ma sono ancora relativamente piccoli - quindi ancora niente riviste licenziose nascoste sotto il materasso, accessi a siti porno non cancellati dalla cronologia di internet, niente del genere. E per quando vorrei pensare che i miei figli non siano curiosi, sono perfettamente cosciente del fatto che non è così: si avvicina il momento e probabilmente sarà prima di quando vorrei. (Voglio dire, se fosse per me, non penserebbero al sesso fino ai 25 anni).

Ma prima che accada - prima che scoprano quei seni rotondi e solidi come meloni e quelle immagini di sederi sodi, luccicanti e senza smagliature - voglio esporli a un'immagine di corpo femminile totalmente diverso. Il mio.

La nostra non è una casa riservata. Non poltrisco in giro nuda come fanno i miei ragazzi (e passo più tempo a dire "Mettiti dei pantaloncini" che altro) - ma non mi sono mai sentita in imbarazzo a cambiarmi davanti a loro, o a lasciare la porta aperta del bagno mentre faccio una doccia, o ad allattare a seno scoperto. Perché voglio che vedano che aspetto ha un normale corpo femminile. Perché se non lo facessi - e le prime immagini di corpo nudo femminile a cui sono esposti fossero irreali e perfette come quelle che si trovano nei filmini e nelle riviste - che tipo di aspettative avrebbero poi? E quale donna reale potrebbe mai essere all'altezza delle loro aspettative?

Detto tra noi, sono totalmente insoddisfatta del mio corpo post gravidanza. Ma per il bene dei miei figli - e delle mie future nuore - mento a denti stretti. Quando mi chiedono delle mie smagliature, dico loro orgogliosamente che crescere un bambino è un duro compito, e che quelle sono le medaglie conquistate (i riferimenti ai giochi funzionano sempre con i ragazzi, non importa di cosa si tratti). E per quanto vorrei farmi piccola piccola e fuggirmene via quando toccano la mia pancia morbida, lascio che giochino con le mie manigliette con le loro manine curiose. Se lo odio? Certo che sì. Vorrei urlare "Lasciate in pace la mia ciccia!" e correre a comprarmi la prima t-shirt oversize (o alla clinica più vicina per una liposuzione).

Ma non lo faccio. Perché per il momento, in questi anni formativi, la mia ciccia è la loro unica percezione di un corpo femminile. E voglio che sappiano che è bello, anche con le sue imperfezioni.

Dico loro quanto è forte il mio corpo. Mi vedono fare esercizio. Mi vedono seguire un'alimentazione sana, e allo stesso tempo mantenere un amore per le sfiziosità. E anche se come la maggior parte delle donne talvolta mi sento in colpa a vedere che i jeans risultano sempre più stretti, o frustrata a leggere il numero sulla bilancia, davanti a loro mi mostro sempre e solo orgogliosa del mio corpo. Anche quando dentro mi sento completamente all'opposto. Instillare un'immagine positiva del corpo femminile non è una questione che riguarda solo le persone che hanno delle figlie, non significa soltanto farli sentire a loro agio con se stessi, ma anche fare sapere loro che quando si tratta del sesso opposto ciò che è reale è bello.

Non voglio rendere loro, o a qualsiasi donna che un giorno potrebbero vedere nuda, il disservizio di dire che un seno cascante non è bello o che un pochino di ciccia è qualcosa di cui vergognarsi. Voglio che sappiano che la normalità è questa, non quella trasmessa dalle immagini di seni rifatti e modificati su Photoshop con le quali saranno bombardati. Certo, si imbamboleranno davanti a quei seni tondi e a quelle pance piatte e a quei sederi in movimento... ma ho la speranza che dentro di loro sapranno che non è la norma alla quale le donne dovrebbero attenersi.

Ci sarà un momento in cui mi coprirò davanti a loro. E sono certa che a quel punto li sentirò dire "Ehi mamma, mettiti qualcosa addosso!" e che impareranno a bussare prima di entrare in bagno (il che sarebbe fantastico - a dire la verità). Ma fino ad allora, lascerò che tocchino le mie smagliature e sopporterò pazientemente quando sghignazzano nel vedere il mio sedere che ballonzola quando mi alzo per andare a prendere un asciugamano in bagno. Perché voglio che imparino finché sono piccoli - così che quando saranno grandi, e le loro mogli diranno "Vorrei avere delle gambe più sottili", i miei figli risponderanno "Sono perfette così come sono". E lo intenderanno per davvero.

Avremmo potuto presentare una denuncia anonima ma abbiamo deciso di non farlo; ci carichiamo il peso dello stigma della violenza sessuale, del fatto che la nostra sessualità sia stata esibita pubblicamente, ma pensiamo che mostrare il nostro volto dia più forza alla nostra lotta. ...

Anoressia senza magrezza, un nuovo allarme

Il Fatto Quotidiano
02 09 2014

L’anoressia cambia forma. In Italia soffrono di disturbi alimentari circa tre milioni di persone. Il nuovo allarme, lanciato da Melissa Whitelaw studiosa del Royal Children’s Hospital di Melbourne, prende di mira quella forma di anoressia che non da segni evidenti di magrezza.

Nolita campagna anti-anoressia di Oliviero Toscani“Ci ha sorpreso – ha spiegato la studiosa al quotidiano francese Le Figaro – vedere un numero così elevato di adolescenti anoressiche (9 volte su 10 si tratta di ragazze) con questo nuovo profilo, in un periodo di tempo così limitato”. Nel centro australiano le persone ‘normopeso’ rappresentavano l’8% del totale ma, ora, sono quasi il 50%. Spesso, prima dell’anoressia, questi ragazzi e ragazze hanno qualche chilo di più. I ricercatori invitano i genitori ad analizzare i comportamenti degli adolescenti in caso di dimagrimento veloce o di comportamento anomalo nei confronti del cibo. Ad essere prese di mira, in particolar modo sono le “diete fai da te” spesso pericolosissime. Nessuno dei ragazzi ricoverati nel centro australiano dove è stato eseguito lo studio,infatti, era stato seguito da un medico o da un nutrizionista durante la fase di dimagrimento. La percezione corporea e i comportamenti irrealistici verso il cibo sono i due fattori presi in considerazione da Melissa Whitelaw come cause principali di questa nuova forma di anoressia e invita pediatri e medici ad analizzare e informarsi su questa evoluzione della malattia.

La percezione corporea è un altro dei temi molto delicati che riguarda le adolescenti: le recenti statistiche dicono che 8 su 10 hanno una visione di sé distorta. Il mito della magrezza eccessiva le spinge in tunnel in cui alle volte è difficile venirne fuori. Ecco perché è fondamentale la prevenzione nelle scuole e la possibilità, fin da giovani, di avere all’interno del sistema scolastico uno psicologo a cui rivolgere le loro domande.

facebook