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Tangentopoli 2.0 la corruzione si fa legge

  • Lunedì, 01 Settembre 2014 13:09 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina 99
31 08 2014

DOMENICO LUSI

RazziaLa riforma del Titolo V della Costituzione, nel 2001, ha creato un sistema in cui nessuno deve rendere conto. Un’anomalia italiana che vede gli enti centrali spendere come prima nonostante i nuovi poteri alle autonomie regionali. Ma l’eliminazione delle vecchie forme di controllo ha contribuito al moltiplicarsi di comitati d’affari che hanno prosperato sulle macerie dei partiti. È nata così una tangentopoli 2.0, figlia di una devolution all’italiana. Anche di questo scriviamo su pagina99we in edicola dal 30 agosto che parte da un'ampia inchiesta proprio sugli effetti dalla devolution. Ne diamo qui un estratto
Il 28 febbraio scorso, in un’indagine della procura di Venezia su un giro di false fatturazioni, finiva in manette Piergiorgio Baita (già coinvolto, e poi prosciolto, in Mani Pulite) ex presidente della Mantovani, l’azienda che si è aggiudicata il principale appalto di Expo 2015 e che detiene la maggioranza nel Consorzio Venezia Nuova (Cvn), concessionario unico dei lavori per il Mose, il sistema di dighe mobili per salvare Venezia dall’acqua alta. L’arresto di Baita può essere considerato il primo atto di quella che è stata definita la nuova Tangentopoli. Un sistema di corruzione che per capillarità, dimensioni e protagonisti è assimilabile a quello dei primi anni ’90 ma che se ne differenzia per premesse, modalità, rapporti di potere. Tra Mani Pulite e gli scandali Expo e Mose sono infatti intervenute almeno due trasformazioni fondamentali: l’indebolimento dei partiti e la modifica, nel 2001, del Titolo V della Costituzione che ha dato maggiori poteri e competenze agli enti locali, moltiplicando così i centri decisionali e, in assenza di efficaci sistemi di controllo della spesa, le occasioni di corruzione.

Ma andiamo con ordine. Come si è arrivati a questa situazione? Nel 1992 Mani Pulite spazzò via l’intera classe politica della Prima Repubblica, eccezion fatta per gli ex comunisti del Pds. Per quasi un decennio la spesa statale in opere infrastrutturali subì una brusca frenata. All’inizio del 1999 gli investimenti complessivi dello Stato erano appena il 6% in più di nove anni prima. Nel frattempo i costi per la realizzazione delle opere pubbliche scesero sensibilmente. Transparency International, nello stesso anno, calcolò che negli appalti pubblici banditi dopo Mani Pulite il conto per lo Stato era diminuito in media del 40-50%. A far ripartire gli investimenti in infrastrutture ci pensò Silvio Berlusconi con il celebre contratto con gli italiani firmato l’8 maggio 2001 a Porta a Porta in cui promise un programma decennale di grandi opere - da realizzare con finanziamenti in maggioranza a carico dello Stato centrale - per rilanciare l’economia, confluito nella legge obiettivo dello stesso anno.

A oggi solo il 13% delle opere programmate in quella legge è stato realizzato a fronte di costi saliti a 375 miliardi di euro (+61% sul 2004, quando i miliardi erano 233,6 e le opere finanziate 238 contro le attuali 403), mentre il progetto simbolo di quella stagione politica, il Ponte sullo Stretto, è stato abbandonato. Tra le opere della legge obiettivo c’era anche il Mose, finito, insieme all’Expo 2015, al centro di una serie di inchieste delle procure di Milano, Venezia e Padova che tra febbraio e giugno hanno portato all’arresto di oltre 50 politici (tra loro l’ex ministro ed ex governatore del Veneto Giancarlo Galan), imprenditori, magistrati e alti funzionari dello Stato. Un nuova Tangentopoli, insomma. Non a caso, tra gli arrestati, oltre a Baita, figurano altre vecchie conoscenze di Mani Pulite: il costruttore Enrico Maltauro, il “compagno G” Primo Greganti e l’ex segretario amministrativo della Dc milanese Gianstefano Frigerio.

«L’impressione», spiega a pagina99 il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, «è che la differenza rispetto al 1992 sia soprattutto nella destinazione finale dei proventi dell’attività corruttiva. Durante Tangentopoli la corruzione era sempre legata all’attività politica. In vicende come il Mose o l’Expo la politica resta invece sullo sfondo, la corruzione è orientata soprattutto a finalità di arricchimento personale. Una trasformazione legata alla crisi dei partiti politici, che hanno fatto spazio a lobby, associazioni, gruppi di potere autonomi dalla politica che utilizzano e influenzano l’attività politica per raggiungere i propri fini».

È quella che Giorgio Barbieri e Francesco Giavazzi, nel libro Corruzione a norma di legge (Rizzoli), definiscono «corruzione delle leggi»: durante Tangentopoli i corruttori si limitavano a violare la legge; oggi agiscono per far sì che le leggi vengano adottate o modificate a misura dei propri interessi. La corruzione è, in altre parole, legalizzata, e quindi più insidiosa, perché contrastarla è quasi impossibile. Gli scandali Expo e Mose (ma si potrebbero aggiungere il G8 e le altre grandi opere affidate alla Protezione civile), rilevano Barbieri e Giavazzi, sono l’emblema di questo sistema: in entrambi i casi la legislazione è stata modificata per favorire comitati ristretti tra privati per la gestione di appalti pubblici – nel caso del Mose il sistema è stato addirittura istituzionalizzato, con il monopolio del Cvn – in grado di decidere in totale autonomia come e con chi spartirsi la ricca torta dei finanziamenti statali (oltre 3,2 miliardi per l’Expo, 6,2 per il Mose).

«Ci sono norme», conferma Cantone, «che finiscono per creare meccanismi di distrazione del pubblico denaro conformi alle regole ma di tipo illegale. Andrei addirittura oltre, affermando che alcune regole finiscono per favorire la corruzione. La vicenda del Mose è emblematica». Quasi un vademecum di come funzionano gli appalti per le grandi opere pubbliche in Italia. Secondo i magistrati, il Mose, a partire dal progetto del 1984, ha innescato un meccanismo di corruzione, di dilatazione infinita dei tempi di realizzazione, di mancanza di controlli e di costi in perenne crescita. A tutto vantaggio di imprese, politica e funzionari corrotti.

Ma nella casistica delle regole generatrici di corruzione, secondo Cantone, «rientrano anche alcune procedure che discendono dalla riforma del titolo V della Costituzione del 2001. Penso, a livello locale, ai meccanismi di esternalizzazione dei servizi pubblici che di frequente si traducono in uno sfruttamento più o meno regolare di attività pubbliche a fini privati. La riforma ha poi trasferito competenze senza eliminare i centri di spesa originari. Si è così determinata, in molti settori, una duplicazione dei centri di spesa, a quelli nazionali si sono aggiunti quelli regionali. Le Regioni hanno inoltre invaso settori al di fuori della loro competenza. Si pensi alle sedi diplomatiche all’estero o a quelle di rappresentanza a Roma. La riforma ha infine eliminato quasi del tutto le vecchie forme di controllo sulle spese di Regioni e Comuni senza prevederne nuove». È il caso delle norme della Costituzione che prevedevano un controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti sugli atti di Regioni e enti locali.

Ma per comprendere appieno il fenomeno manca un ultimo tassello: l’enorme potere assunto da tecnici e dirigenti pubblici. Un potere rafforzato, per alcuni, dalla legge Bassanini del 1997 che ha scisso nettamente il potere di coordinamento e indirizzo, che spetta alla parte politica, dal potere di gestione, affidato ai dirigenti. «Alcune leggi», scrivono Barbieri e Giavazzi, «sono scritte semplicemente per rendere inespugnabile la burocrazia: si aggiungono norme su norme ben sapendo [...] che attraverso quelle norme i funzionari pubblici diventano domini dei procedimenti».

Il risultato di tutto ciò è stato un vertiginoso aumento dei costi degli appalti. Per il procuratore generale della Corte dei conti Salvatore Nottola, anche a causa della corruzione, si è assistito negli anni a una «lievitazione straordinaria dei costi delle grandi opere, calcolata intorno al 40%». Qualche esempio. Nel 1998 per il Mose era stato preventivato un costo di 2,7 miliardi (in euro del 2014), lievitato a 6,2 miliardi nel 2011 (+129,6%). Spostandoci a Sud, un’altra incompiuta, la metro C di Roma, per la quale era stato previsto nel 1990 un costo di 1,9 miliardi di euro, ha visto aumentare la spesa, secondo la Corte dei conti, a circa 6 miliardi (+215,7%). I costi della Salerno-Reggio, altra opera inclusa nella legge obiettivo, dal 2000 al 2011 sono saliti da 5,8 a 10,2 miliardi (+75,8%). Non va meglio con la Tav. In Italia, ha sottolineato la Commissione Ue in un recente rapporto sulla corruzione, l’alta velocità è costata in media 61 milioni di euro a chilometro contro i 10,2 della Parigi-Lione, i 9,8 della Madrid-Siviglia, i 9,3 della Tokyo-Osaka.
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Il Fatto Quotidiano
20 07 2014

1,2 miliardi di irregolarità nelle gare d'appalto, 38mila operazioni finanziarie sospette e 2,7 miliardi di beni sequestrati e confiscati. Lo dice il comandante generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo.

di Redazione Il Fatto Quotidiano 

La Guardia di Finanza rilancia l’allarme corruzione mettendo in fila le cifre: 1.435 persone denunciate per concussione, corruzione, peculato o abuso d’ufficio, 126 delle quali sono state arrestate. Solo nel settore degli appalti, le indagini hanno portato al coinvolgimento di 400 persone che hanno commesso irregolarità nelle gare per un valore di 1,2 miliardi. I risultati delle attività di contrasto, svolte dalle Fiamme Gialle nei primi cinque mesi del 2014, sono stati riferiti dal comandante generale della Guardia di finanza, Saverio Capolupo. Intervistato dal giornalista Gianluigi Nuzzi, il comandante ha riferito che dall’inizio dell’anno la Gdf ha già ricevuto 38 mila segnalazioni di operazioni finanziarie sospette.

‘La repressione è importante, ma occorre intervenire anche sul versante della prevenzione, incidendo sull’organizzazione delle pubbliche amministrazioni e sulla trasparenza dei processi decisionali’, ha dichiarato il generale aggiungendo che un contributo significativo potrà venire dall’Autorità nazionale anticorruzione, affidata recentemente a Raffaele Cantone. ‘Un’Autorità cui il Governo sta dando nuovi poteri riguardo al settore degli appalti pubblici che, senz’altro, è tra i più vulnerabili alla corruzione’ Alla Guardia di finanza è richiesto di colaborare con l’Autorità, sia per la vigilanza sull’applicazione delle misure anticorruzione, sia per i controlli sulle procedure di appalto per l’Expo 2015.

Il generale Capolupo è poi tornato sul tema delle 38mila operazioni finanziarie sospette, rese note anche dall’unità di informazione della Banca d’Italia. La maggior parte delle segnalazioni sono state fatte da banche e poste, sintomo di un tipo di criminalità economica agguerrita e spesso legata alla criminalità organizzata, che tuttavia accusa i colpi inferti dalle misure di prevenzione patrimoniale. Le proposte di applicazione di misure patrimoniali nel 2014 riguardano 4 miliardi, e 2,7 miliardi di euro di beni sono stati sequestrati e confiscati, metà dei quali riconducibili ad aziende.

La lotta al riciclaggio di capitali sporchi, ha detto il Comandante generale della Gdf, è stata sviluppata attraverso l’approfondimento investigativo di 18.000 segnalazioni di operazioni sospette, per intercettare i flussi finanziari di provenienza illecita. Con 400 indagini di polizia giudiziaria sono stati individuati 1,4 miliardi di euro oggetto di riciclaggio, e oltre 41 milioni di euro di denaro contante trasferito illecitamente da e verso l’estero. In questo contesto- ha sottolineato Capolupo -sarebbe auspicabile l’introduzione nel codice penale della norma sul cosiddetto autoriciclaggio, analogamente a quanto previsto in altri Paesi.

Quanto all’evasione fiscale, nel 2014 sono stati già individuati 3.000 evasori totali. “Nonostante la caduta dei consumi e la crisi economica, l’attività di recupero procede con risultati sempre crescenti. Questo grazie a un cambio di strategia che ci ha fatto mettere in primo piano la qualità dei controlli rispetto alla quantità”. Nel 2013 la Guardia di Finanza ha scoperto oltre 15 miliardi di imponibili sottratti a tassazione nel campo dell’evasione internazionale, 16 miliardi di ricavi non dichiarati e più di 2 miliardi di Iva evasa. Nello stesso periodo, sono stati denunciati oltre 12.000 responsabili di frodi e reati fiscali, di cui circa 200 arrestati. L’evasione di necessità, ha detto infine il comandante, è un fenomeno che riguarda i contribuenti che non ottemperano agli obblighi tributari in ragione di difficoltà economico-finanziarie, e per i quali si potrebbe ipotizzare una depenalizzazione. Deve essere chiaro, però che il nero, l’evasione e le frodi fiscali alterano sempre le regole del mercato e quindi producono ulteriori danni agli imprenditori onesti e coraggiosi, che hanno affrontato le difficoltà restando nell’alveo della legalità.

Il quadro che emerge è quello di una società che sembra aver progressivamente perso il senso di un orizzonte comune, dove ciascuno agisce per sé e dove la vocazione solidale pare dissolversi un individualismo ipertrofico che tiene sempre meno conto del prossimo. ...

Lotta ai corrotti, il vero obiettivo è la prevenzione

  • Lunedì, 30 Giugno 2014 10:34 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Sole 24 Ore
30 06 2014

di Lionello Mancini

Riflessioni da "bicchiere mezzo pieno" diciamolo subito - che intendono sottolineare l'importanza di quella perseguire il decreto in vigore dal 25 giugno, che però risulta incentrato sulla (giusta) necessità di non bloccare le opere pubbliche, quand'anche emergano "fatti gravi e accertati" di corruzione e simili, in un'impostazione ancora troppo legata alla capacità di controllo della rete di prefetti, procure e forze dell'ordine. ...

Huffington Post
20 06 2014

Sono in corso da questa mattina, su disposizione della Procura di Roma, perquisizioni presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap). L'ipotesi di reato è quella di corruzione legata ad appalti per lavori di ristrutturazione in alcuni carceri. L'indagine è coordinata dal pm Paolo Ielo e Mario Palazzi.

Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza stanno inoltre svolgendo perquisizioni presso gli uffici del commissario straordinario al piano carceri. In questa seconda tranche dell'inchiesta, che procede parallela alla prima, si ipotizzano i reati di falso e abuso di ufficio.

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