11 luglio, appello per una mobilitazione europea

  • Martedì, 03 Giugno 2014 12:54 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
03 06 2014

Report della partecipatissima assemblea del 31 maggio a Palazzo Nuovo a Torino, per organizzare la contestazione al vertice dei capi di Stato europei sulla disoccupazione giovanile.
Call for a european mobilization.

L'undici luglio i capi dell'Europa vogliono incontrarsi per decidere del nostro futuro. Saremo presenti anche noi, perché quel giorno sotto i riflettori dell'Europa si imponga la voce di quanti non trovano rappresentanza dentro queste istuzioni; di quanti, anzi, abitualmente ne pagano i costi, col proprio impoverimento, con la propria precarizzazione, con la perdita di autonomia e di controllo sulle proprie vite.

Di fronte a processi di impoverimento drastici di fasce crescenti della popolazione, la governance europea risponde con vertici come questo, col ricatto che lega il reddito e l'inclusione sociale alla disciplina del lavoro e di una produttività sempre maggiore.

Noi riteniamo, invece, che la ricchezza non sia sottoprodotta, ma mal distribuita; che il problema non sia lavorare di più, ma sganciare le nostre vite e il nostro diritto a vivere degnamente dalle strategie con cui governanti ed imprenditori ristrutturano il mercato del lavoro.

A chi ci vuole imporre dall'alto un discorso sulla nostra “occupazione”, contrapponiamo un discorso allargato, che ponga la questione del reddito, della precarietà, dei beni comuni, di una battaglia radicale contro lo status cui sono costretti i migranti e i profughi.

Questo vertice coinciderà anche con l'apertura di un semestre europeo governato da quel Renzi che ha messo d'accordo in Italia tutte le frazioni del padronato, il media maistream nella sua totalità, presentandosi come il miglior allievo e collaboratore della dottrina di austerity imposta dalla Trojka.
Diventa ancora più urgente, dunque, allargare ad un orizzonte europeo il fronte dell'opposizione alle politiche del nostro impoverimento. Costruendo una mobilitazione vasta e che vorremmo transnazionale.

Immaginando un'opposizione alla Trojka che si sottragga all'alternativa impotente Europa sì/Europa no. Che guardi ad un continente della conflittualità in divenire da produrre con le pratiche dei movimenti sociali perchè l'unica progettualità davvero comunitaria è quella che passa per l'abbattimento delle gerarchie che ci opprimono e la redistribuzione delle ricchezze che ci sono sottratte.

Costruire un percorso comune vuol dire gettare le basi che lo rendono possibile. Per questo l'assemblea ha chiesto, fin dai primi interventi, trovando conferma, la convocazione di uno sciopero generale per la giornata dell'11 luglio, per permettere la partecipazione di tutti i lavoratori.
Vuole anche dire sedimentare una forza che venga dai percorsi che possiamo costruire sui territori e che apra alla possibilità di una stagione da rilanciare. Non ci interessa costruire eventi quanto attivare processi, con un passato ed un futuro di possibilità.

Per questo ci impegneremo a costruire assemblee nei nostri territori, che allarghino la partecipazione e il fronte di un'inimicizia sempre più necessaria. Per questo abbiamo individuato nell'ultima settimana di Giugno lo spazio di una mobilitazione che confluisca in una giornata comune (26 giugno) su obiettivi di lotta condivisibili e concreti: banche, agenzie di riscossione dei crediti, centri impiego e media, intesi come un apparato ormai direttamente politico.

Molte altre iniziative che si svilupperanno sul territorio nazionale costituirnanno altrettanti momenti di rilancio di questo percorso comune.
Nella prospettiva di una processualità politica e sociale in continuità con un anno di movimenti, #civediamolundici Luglio perchè sia punto di partenza di processi larghi di conflittualità a venire.
Movimenti sociali e sindacati conflittuali contro la precarietà e l'austerity
Torino, 31 maggio 2014

Dinamo Press
14 05 2014

In Grecia gli ospedali hanno smesso di coprire le spese per le vaccinazioni dei bambini di famiglie non abbienti. Isole di solidarietà e resistenza, gli Ambulatori Volontari Sociali in Grecia curano migliaia di cittadini rimasti ormai senza assicurazione sanitaria [...] , formando una rete di assistenza per le cure primarie che copre le necessità dei cittadini più deboli che, a causa del "riassestamento dei conti pubblici", non sono più l’eccezione, ma la regola, e accogliendoli non come emarginati ma come ammalati, come si dovrebbe fare in qualsiasi paese civilizzato.

Proponiamo questo testo di Dina Karatziou tradotto da atenecalling, in continuità con le precedenti interviste sul tema a cura di dinamopress: Attrversando la Grecia: gli ambulatori socialie l'intervista ad un medico di AteneResistiamo in Salute.

Gli ambulatori non si limitano a fornire solo servizi medico-farmaceutici ma, attraverso azioni politiche e interventi, chiedono che lo stato si assuma le sue responsabilità nei confronti di migliaia di cittadini oggi esclusi dal sistema pubblico sanitario. Gli ambulatori sociali sono strutture volontarie del tutto indipendenti che non si trovano sotto la tutela dei partiti politici o di altri interessi economici o imprenditoriali e che sono riuscite a mantenersi indipendenti finanziandosi esclusivamente attraverso le donazioni dei cittadini.

Il giornale “Eleftherotypia” presenta un’intervista a quattro medici di quattro ambulatori sociali del paese, ponendo come argomenti centrali di riflessione il numero sempre crescente di cittadini sprovvisti di un’assicurazione sanitaria, quello dei bambini non vaccinati e il tema dell’esercizio della medicina come atto politico di resistenza nei confronti di un sistema sanitario statale da cui sono ormai esclusi tre milioni di cittadini. Per i medici volontari Eleni Ioannidou, dell’Ambulatorio Medico di Solidarietà Sociale di Retimno (Creta), Spilios Xenòpoulos, dell’Ambulatorio Medico di Corinto, Kristina Kydona, dell’Ambulatorio Medico Solidale di Salonicco e Ghiorgos Vichas, dall’Ambulatorio Metropolitano Sociale di Ellinikò, l’esercizio etico della medicina è un atto quotidiano e non solo un residuo abitudinale previsto dal giuramento di Ippocrate.

Tutti coloro che partecipano all’ambulatorio sono volontari. Prendiamo le nostre decisioni durante le assemblee generali dei volontari. Funzioniamo come una democrazia partecipata diretta, basata sull’uguaglianza tra tutti i membri. Tutte le decisioni che riguardano la nostra attività e i nostri obiettivi vengono prese dall’assemblea generale, a cui tutti possono partecipare; la salute non può essere una questione di volontariato e non può fondarsi su tentativi isolati, ma deve essere garantita dallo stato mediante le istituzioni>>, dicono.

Ambulatorio Volontario di Solidarietà Sociale di Retimno – Eleni Ioannidou, medico

“Abbiamo cominciato con i migranti, siamo sommersi dai greci”

- Come crede che si stia evolvendo oggi la situazione dei cittadini sprovvisti di un’assicurazione sanitaria, come la vive da volontaria dell’Ambulatorio Medico di Solidarietà di Retimno?

Un’importante peculiarità del nostro ambulatorio è che è stato fondato nel 2008, prima della crisi – al contrario degli altri ambulatori del paese nati a causa della crisi finanziaria – per sottolineare la totale mancanza di assistenza sanitaria nei confronti di un gruppo di persone invisibili per lo stato, in un periodo in cui a non avere l’assicurazione sanitaria erano soprattutto migranti senza documenti. Oggi, sei anni dopo, seguiamo più di 2.500 pazienti e contiamo oltre 6.000 visite ad adulti o bambini.

Dal 2010, con la crisi finanziaria e ancor di più negli anni successivi, l’ambulatorio ha cominciato a riempirsi di persone che avevano perso la loro assicurazione perché rimasti disoccupati, lavoravano in nero o non riuscivano a pagarsi l’assicurazione, con un picco nel 2013 quando, in base ai dati ufficiali, i cittadini senza un’assicurazione sanitaria sono arrivati ad 1/3 della popolazione. A parte l’aumento generale nel numero delle visite, sono sempre di più i greci che vengono all’ambulatorio. I migranti senza documenti sono molti meno di prima, quelli che vengono da noi ormai risiedono quasi tutti regolarmente nel paese e sono nella stessa situazione dei greci.

Al contempo, il sistema pubblico ha chiuso le porte in faccia a chi che ha più bisogno, cioè i più poveri, anche per casi gravi e urgenti. Sempre più persone vengono da noi disperate dopo essere state ricoverate per gravi problemi di salute in ospedale, dove vengono loro chieste somme enormi che non sono in grado di coprire. I problemi dei pazienti sono sempre più gravi e necessitano di ricoveri, di cure specializzate o di interventi chirurgici. Ci sentiamo sempre più spesso incapaci di aiutare i nostri pazienti. Così l’ambulatorio, nato come rifugio per i perseguitati, si è trovato, nel mezzo della più grande crisi umanitaria degli ultimi anni, ad alzare la voce, a porre questioni ideologiche e a trasformarsi inevitabilmente in un luogo di resistenza nei confronti di tutto ciò che sta accadendo.

- La partecipazione attiva a una struttura sanitaria volontaria è quindi anche un atto politico di resistenza a quanto sta accadendo?

E’ uno degli obiettivi. L’azione politica degli ambulatori mira mediante la lotta quotidiana a rivendicare l’accesso alle cure mediche gratuite dei pazienti senza assicurazione sanitaria presso gli ospedali pubblici e l’abolizione della prassi delle esclusioni. Chiediamo allo stato di assumersi le sue responsabilità. Promuoviamo la creazione di una rete nazionale per il coordinamento delle azioni e delle iniziative comuni per rivendicare il diritto alla salute per tutti. In tutti gli ambulatori sociali l’opposizione alle attuali politiche è chiara così come la volontà di rovesciarle. Da più di due anni facciamo parte di una rete di quasi quaranta ambulatori sociali che chiede allo stato di assumersi l’onere che gli spetta, cioè prendersi cura della sua gente. Sono state tenute due assemblee nazionali e dalla seconda è scaturito un testo che delinea i nostri obiettivi comuni.

- Ci descriva cosa accade esattamente con le vaccinazioni dei bambini senza un’assicurazione sanitaria.

Quasi un anno e mezzo fa il ministero della Sanità ha lanciato un’enorme campagna dichiarando fermamente che si sarebbe assunto la responsabilità di vaccinare tutti i bambini senza assicurazione sanitaria per le famiglie non abbienti. A tutte le province è stata inviata una circolare in base alla quale il ministero della Sanità avrebbe fornito le vaccinazioni a tutti coloro che erano sprovvisti di un’assicurazione sanitaria e ai non abbienti. Qui bisogna chiarire che i non abbienti sono coloro che hanno un libretto sanitario, cioè cittadini con un reddito basso che ricevono i farmaci e le vaccinazioni dall’ospedale. D’ora in poi in base alla nuova circolare tutte queste persone e quanti erano sprovvisti di un’assicurazione sanitaria sarebbero stati vaccinati dalle direzioni sanitarie delle province.

In realtà lo stato non ha fornito le vaccinazioni necessarie e anche in seguito alle richieste del personale sanitario per specifiche quantità di vaccini, questi non vengono inviati; i nomi dei cittadini senza assicurazione sanitaria vengono registrati, con la rassicurante promessa che verranno avvertiti appena arriveranno i vaccini. Inoltre l’ospedale, basandosi su una circolare, ha smesso di coprire le vaccinazioni dei bambini con libretto sanitario. Il risultato è stato che molti sono venuti all’ambulatorio sociale per poter essere vaccinati! Così, dopo due mesi, ci siamo resi conto di quanto stava accadendo e grazie all’intervento dell’ambulatorio l’ospedale è stato costretto a ritornare alla situazione precedente. Da sottolineare che, anche dopo la promessa di un finanziamento di 1.500.000 euro per un concorso pubblico per la fornitura delle vaccinazioni per i non abbienti e quelli senza assicurazione sanitaria, a distanza di dieci mesi, ancora non è successo nulla e non crediamo che succederà qualcosa.

L’assistenza sanitaria è un dovere dello stato, nbon deve essere abbandonata a strutture volontarie

Spilios Xenòpoulos, oculista, medico volontario presso l’Ambulatorio Sociale di Corinto.

“Il 70% dei pazienti sono greci”

- Che idea che si è fatto, come medico volontario presso l’Ambulatorio Sociale di Corinto, sul problema dei pazienti senza assicurazione sanitaria?

I cittadini senza assicurazione sanitaria diventano sempre di più a causa della disoccupazione e dell’incapacità delle piccole imprese di pagare l’assicurazione. Così la maggior parte dei cittadini sprovvisti di un’assicurazione sanitaria sono i disoccupati da molti anni o i liberi professionisti che devono soldi alle loro assicurazioni e perdono la loro copertura sanitaria. Poi ci sono i migranti e chi ha un lavoro in nero.

Inoltre, dopo un enorme aumento della partecipazione dell’assicurato per le spese dei farmaci, anche i cittadini con un’assicurazione sanitaria si rivolgono agli ambulatori sociali. Costoro, per colpa dell’alto costo della partecipazione alle spese dei farmaci e a causa del basso reddito, non sono in grado di comprare farmaci. Infine, vale la pena dire che in queste strutture di solidarietà il 70% dei pazienti sono greci. Queste strutture corrono il rischio di diventare delle valvole di sfogo del sistema, se non accompagnate da informazioni date ai pazienti e da forme di rivendicazione. I veri ambulatori sociali e solidali, oltre ai servizi che offrono, attirano l’attenzione anche sui motivi per i quali i cittadini si rivolgono a questi e ovviamente rivendicano il funzionamento di un sistema sanitario nazionale, semplicemente perché sanno di non poterlo sostituire>>.

- La partecipazione a una struttura sanitaria volontaria è al contempo anche un atto politico di resistenza?

La solidarietà è il primo passo della resistenza. Ti sostengo, ti aiuto a stare in piedi per poter resistere tutti insieme alla barbarie che stiamo vivendo. Abbiamo stampato del materiale informativo per i pazienti che vengono per la prima volta, organizziamo eventi, informiamo la gente che si rivolge a noi. Purtroppo però ci vogliono ancora molto lavoro e molto tempo perché la gente abituata a cercare soluzioni individuali impari che solo attraverso un’azione collettiva si eviterà quello che stanno preparando, che sarà ancor peggio di quanto finora vissuto.

- Ci parli del problema dei bambini non vaccinati e ci dica in che modo state affrontando questa situazione.

Anche se il ministero è obbligato a vaccinare tutti i bambini indipendentemente dal loro stato assicurativo, non dispone dei fondi necessari per acquistare i vaccini; molti bambini non vengono vaccinati e c’è il rischio che ricompaiano malattie dimenticate. Noi, come Ambulatorio Medico di Solidarietà di Corinto, troviamo i vaccini con l’aiuto della gente comune o delle scuole e dei comitati che ce li forniscono. In più voglio citare i medici venuti dalla Normandia che ci hanno aiutato abbastanza in questo tentativo e li ringraziamo per questo.

Gli ambulatori medici credono che la salute, individuale e pubblica, sia una questione statale e non debba essere gestita da strutture del movimento o volontarie. L’investimento più grande di uno stato è la sua gente. Questa è il suo capitale. Gli interessi e l’indice dei titoli sono la loro buona salute. La tutela della loro dignità, della loro salute e della loro educazione sarà il fondamento per lo sviluppo, l’autosufficienza, l’indipendenza e al contempo distruggerà le condizioni che fanno nascere la corruzione.

Cristina Kydona, volontaria presso l’ambulatorio medico di Salonicco

“La solidarietà, atto di resistenza politica”

Oggi i cittadini senza assicurazione sanitaria sono 1/3 della popolazione attiva e il 50% dei giovani che lavorano in nero e sottopagati. Con l’implementazione della feroce politica fiscale e della commercializzazione della salute le spese dello stato nel fondamentale settore della salute e del Welfare sono state ridotte drammaticamente e lo stato non si assume la responsabilità di coprire anche i bisogni sanitari più basilari di gran parte degli abitanti del paese. Nel novembre 2011 si rivolgevano a noi soprattutto migranti e persone provenienti da gruppi vulnerabili ed emarginati (tossicodipendenti, rom).

Poco a poco le cose sono cambiate e la grande maggioranza delle persone che si rivolgevano a noi erano greci di mezza età e migranti diventati cittadini greci, integrati cioè nella società greca da un ventennio, che sono stati violentemente esclusi dal sistema sanitario con la riforma del 2011. Da allora le spese della Cassa Assicurativa o di un cittadino sprovvisto di assicurazione sanitaria sono aumentate in media di sette volte. Da questo autunno si rivolgono a noi sempre più persone che appartengono alla vecchia classe media.

Sempre più cittadini vengono esclusi dalle cure medico-sanitarie. Questo non è altro che un crimine commesso dallo stato. Tra poco ci saranno più morti che in guerra. Quando un giovane dipendente dall’insulina senza assicurazione sanitaria viene ricoverato in ospedale in coma e muore perché non può pagare per il suo farmaco, la sua morte viene registrata come incidente patologico e non come un crimine del ministero della Sanità>>.

- Affrontate molti casi estremi?

>. - Ci parli del problema dei bambini non vaccinati.
A un certo punto ci siamo trovati di fronte a un dilemma e abbiamo pensato di smettere di effettuare vaccinazioni per convincere lo stato ad assumersi le sue responsabilità. Molte volte il ministero competente ha annunciato che avrebbe procurato i vaccini, ma fino a oggi non ha fatto nulla. Lo stato si è adagiato sul funzionamento degli Ambulatori Sociali perché effettivamente siamo una valvola di sfogo nella crisi sociale-umanitaria in cui ci troviamo, ma non ha alcun diritto di utilizzare la nostra attività a scapito dei cittadini. Per noi la solidarietà è un atto politico di resistenza e oltre all’assistenza sanitaria siamo attivi nel movimento per fermare l’esclusione dei cittadini dal servizio sanitario pubblico. Abbiamo già realizzato quattro incontri pubblici e ci prepariamo con un gruppo di avvocati solidali a procedere mediante denunce e ogni altro tipo di azione legale contro tutti coloro che lasciano morire le persone in difficoltà. Dobbiamo far sì che questa barbarie politica sia analizzata, vedere chi sottoscrive cosa e quali sanzioni possono esserci.

Ghiorgos Vichas, cardiologo, medico volontario dell’Ambulatorio Sociale Metropolitano di Ellinikò

“Ho sentito il respiro di Dio”

- Se la percentuale di bambini non vaccinati raggiunge il 30%, il ritorno di alcune malattie come la poliomelite è cosa certa. E’ vero che l’ufficio del ministro della Salute rimanda pazienti non assicurati all’ambulatorio sociale di Ellinikò?

Sì, è successo davvero. Ma vorrei dire cosa è successo dopo. Non so se potrò comunicare cosa ho vissuto poco fa all’ambulatorio, non so come comunicare la tensione e la solennità di un momento, un momento capace di fermare il tempo, di farti sentire il respiro di Dio! L’altro ieri mattina mi hanno effettivamente chiamato al telefono dall’ufficio di Gheorghiadis e mi hanno detto di aver dato il mio numero di telefono ai genitori di un giovane di 31 anni con una grave malattia al sistema gastroenterico che aveva urgente bisogno di un farmaco del valore di 2.000 euro. Sì, avete capito bene, il mio numero di telefono gli è stato dato dall’ufficio di Gheorghiadis che, non dimentichiamocelo, è il ministro della Salute (?!) nel nostro paese. È il secondo caso oggi in cui l’ufficio del ministro fornisce il mio numero di telefono a un malato senza assicurazione. I genitori del ragazzo mi hanno telefonato e poco fa li ho incontrati all’ambulatorio. Loro figlio è in una situazione di salute e psicologica molto grave e inoltre la loro dignità è stata calpestata dallo stato che ha chiuso loro le porte in faccia. Ho iniziato subito a cercare di trovare il farmaco, ma sfortunatamente noi non lo abbiamo e ho capito sin dal primo momento che è molto difficile trovarlo.

Mentre i genitori erano di fronte a me pendevano letteralmente dalle mie labbra, io mi sentivo incapace di aiutarli, ma ho provato a consolarli e a sostenerli se non altro con la speranza che il farmaco sarebbe stato trovato, che ci sono persone che sono accanto a loro in questa affannosa e tragica impresa. Non siete soli provavo a dir loro e a convincerli in molti modi. E allora è successo…Mi hanno chiamato dalla segreteria dicendomi che una signora voleva parlarmi urgentemente al telefono. Sono andato subito, ho chiesto cosa volesse e mi sono sentito rispondere: "Appartengo a questa organizzazione di volontariato e ci ha appena chiamato un signore, che non ci ha detto il suo nome, che vuole dare una mano al vostro ambulatorio; è disposto a soddisfare qualsiasi esigenza abbia adesso il suo ambulatorio e mi ha detto di chiamarvi. Di cosa avete bisogno?". La sua domanda è rimasta sospesa per qualche secondo mentre aspettava la mia risposta.

Appena ho potuto ho urlato Sì! e le ho spiegato il caso del ragazzo. Il farmaco è stato ordinato quasi immediatamente dal signore sconosciuto. I genitori del ragazzo sono andati via poco fa dall’ambulatorio con le lacrime agli occhi, ma quelle erano lacrime di commozione, gioia, ottimismo, lacrime che possono essere provocate solo dalla grandiosità e dalla nobiltà della solidarietà. Questa è stata l’ultima frase della madre andando via: "Oggi non è stata salvata la vita di mio figlio, oggi ho capito che esiste la Grecia, ho capito perché non ci piegheremo, oggi è nata di nuovo la speranza dentro di me. Vi ringrazio!".

- Qual è oggi il suo parere sulla questione dei cittadini senza assicurazione sanitaria nel nostro paese?

Il numero dei pazienti senza assicurazione sanitaria che si rivolgono all’ambulatorio è in forte aumento negli ultimi mesi; si tratta di pazienti con malattie croniche che hanno bisogno, oltre che del medico, di farmaci ed esami. Ciò che tutti i medici dell’ambulatorio MKIE osservano durante la prima visita ai pazienti giovani è la mancanza di terapie o sfortunatamente in molti casi l’interruzione delle terapie per molti mesi a causa della loro esclusione dall’assistenza sanitaria pubblica di base. Così abbiamo pazienti con pressione alta, glicemia alta, ecc. Parallelamente aumenta il numero di pazienti che hanno bisogno di ricovero o di un intervento chirurgico o altro e tutti questi pazienti finiscono tragicamente di fronte a una strada senza uscita: essere ricoverati e avere debiti nei confronti dello stato, visto che nel caso in cui non paghino la spesa viene trasferita all’IRS, o non essere ricoverati con tragiche conseguenze per la loro salute o addirittura per la loro vita.

La maggior parte dei pazienti sfortunatamente sceglie di non farsi ricoverare, scelta che determina un vertiginoso aumento nel numero delle gravi invalidità e delle morti. A questo punto dobbiamo dire che anche gli ospedali che ci aiutavano per l’assistenza sanitaria pubblica dei pazienti non assicurati, come il “Sismanogleio”, negli ultimi due tre mesi non accettano più di ricoverare gratuitamente i pazienti non assicurati indipendentemente dalla gravità dei casi>>.

- Che idea si è fatto sulla questione dei bambini non vaccinati?

E’ un problema importantissimo che lo stato deve risolvere immediatamente perché sappiamo che se la percentuale di bambini non vaccinati arriva al 30% il ritorno di malattie come la poliomelite è certo. Una bomba atomica che mina le fondamenta di una società in un paese europeo nel 2014.


Guarda qui l'elenco degli Ambulatori Sociali presenti in Grecia


articolo di Dina Karatziou - Fonte: enet.gr, traduzione di ateneCalling.org

Attacco al salario

  • Mercoledì, 07 Maggio 2014 08:28 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Manifesto
07 05 2014

Ci siamo. Le prime con­se­guenze del com­mis­sa­ria­mento di Roma comin­ciano a sca­ri­care i loro acidi effetti.

Il taglio agli sti­pendi dei dipen­denti comu­nali romani è una di quelle deci­sioni che potrebbe ter­re­mo­tare i già pre­cari equi­li­bri dell’amministrazione Marino, che, di suo, certo non gode di buona salute. Le mani­fe­sta­zioni, i cor­tei spon­ta­nei, l’occupazione di piazza del Cam­pi­do­glio, i bloc­chi stra­dali e per­fino il dirot­ta­mento di un auto­bus che ieri si sono visti in città stanno lì a segna­lare non solo l’entità delle poli­ti­che restrit­tive che il Comune è obbli­gato a pra­ti­care, ma anche l’individuazione del ber­sa­glio che tali poli­ti­che hanno scelto di col­pire. Pren­der­sela con impie­gati, mae­stre, assi­stenti sociali, vigili urbani, tec­nici, custodi, ecc. signi­fica col­pire que­gli strati di occu­pati che vivono con red­diti bassi, eco­no­mie fami­liari già stre­mate e al limite della soprav­vi­venza. E certo non saranno le indi­ca­zioni della Corte dei conti a giu­sti­fi­care que­sta deci­sione, né pos­sono rap­pre­sen­tare una coper­tura poli­tica per un’amministrazione che nei fatti non sa come andare avanti, stran­go­lata dal debito e sotto stretta sor­ve­glianza governativa.

Il sala­rio acces­so­rio che il sin­daco vuole eli­mi­nare dalle buste paga dei dipen­denti comu­nali altro non è se non quello stretto mar­gine inte­gra­tivo di sti­pendi bloc­cati da quasi un decennio.

L’unica pos­si­bi­lità lasciata alla con­trat­ta­zione sin­da­cale, l’unica pos­si­bi­lità di ade­guare (ma solo in parte) retri­bu­zioni basse e bassissime.

Ed è per que­sta ragione che la rea­zione dei lavo­ra­tori comu­nali ieri è stata così intensa: dif­fi­cile ricor­dare epi­sodi ana­lo­ghi nella sto­ria recente della città. Una rea­zione che di sicuro si svi­lup­perà ulte­rior­mente, con scio­peri e chissà cos’altro. Assi­ste­remo al primo con­flitto sociale deri­vante dalle poli­ti­che assas­sine del patto di stabilità.

Si pas­serà poi a nuovi e ulte­riori ridu­zioni delle dispo­ni­bi­lità di stato sociale, ser­vizi ridi­men­sio­nati o del tutto eli­mi­nati. Toc­cherà poi all’alienazione del patri­mo­nio pub­blico, alla ven­dita ai pri­vati di quote socie­ta­rie delle aziende comu­nali, alla pri­va­tiz­za­zione di seg­menti di wel­fare. E tutto ciò in paral­lelo ai morsi che la crisi eco­no­mica con­ti­nuerà a distri­buire sulle fasce sociali più espo­ste. Lad­dove cre­scerà la domanda di soste­gno, ser­vizi, tutele di vario genere, cor­ri­spon­derà una ridu­zione dell’offerta comunale.

Marino ha scelto l’obbedienza. Non si disco­sterà dalle impo­si­zioni finan­zia­rie che gli hanno rita­gliato addosso, come con­tro­par­tita per il tra­sfe­ri­mento finan­zia­rio di cui ha goduto. E si ritro­verà nel pieno del con­flitto sociale, di cui la gior­nata di ieri è solo la prima avvi­sa­glia. Intanto, Roma con­ti­nuerà a depe­rire e sfio­rire, senza pro­grammi né pro­spet­tive, sem­pre più impo­ve­rita e depressa.

Il Fatto Quotidiano
16 04 2014

Gli effetti collaterali della crisi per chi ha una patologia cronica o rara sono diventati una lotta per la sopravvivenza. In pratica, il diritto all’assistenza sanitaria è un miracolo: la maggior parte dei pazienti è costretta a rinunciare alla riabilitazione (63 per cento) e un’altra fetta al servizio domiciliare (33 per cento). Ci sono quelli che sacrificano la spesa per i farmaci non dispensati dal Ssn (37 per cento) e altrettanti che saltano gli esami di controllo. Complice la precarietà sul lavoro: godere di un permesso retribuito è un lusso per il 60 per cento di loro. Per paura di perdere il posto la metà evita addirittura di chiedere un giorno libero per motivi di salute, molti pensano che sia meglio nascondere la patologia al capo (43 per cento) o accontentarsi di una mansione che però aggrava le loro condizioni psicofisiche. A fornire il quadro della situazione è il movimento Cittadinanza attiva che ha raccolto i dati nel XII Rapporto nazionale sulle politiche della cronicità.

“Siamo arrivati al colmo: o ti curi o mantieni il posto di lavoro”: è lapidario Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato, organo del movimento. In effetti, chi ha provato a conciliare il lavoro con l’esigenza delle terapie ha subìto minacce di licenziamenti o non ha avuto il contratto rinnovato. La stessa cosa vale anche per i familiari che si prendono cura del parente malato in mancanza di alternative. “Il governo – prosegue Aceti – riduce l’assistenza ospedaliera senza però potenziare quella sul territorio. E così le famiglie ricorrono al ‘fai da te’ anche se non hanno le competenze adeguate”. Secondo l’Istat, il 38 per cento della popolazione italiana soffre almeno di una patologia cronica (il 20 invece dichiara di averne almeno due), soprattutto ipertensione, artrite, osteoporosi, asma bronchiale e diabete. E i costi per le cure (quelle non coperte dal Sistema sanitario nazionale) sono proibitivi per oltre la metà. Tanto per avere un’idea, in media la spesa annuale per una badante è di nove mila euro.

“Ma un malato di Sla, – precisa Aceti – spende tra i 15 e i 20 mila per avere un’assistenza specializzata”. Il ricovero in una struttura residenziale invece costa oltre sette mila euro. Se ne spendono più di mille per esami e visite a domicilio, 1580 per la prevenzione terziaria (quindi diete particolari, attività fisica, dispositivi vari), 3700 per adattare l’abitazione alle esigenze del disabile, 900 per i parafarmaci (creme e integratori alimentari), 1200 per le sedute dello psicologo, 700 tra siringhe, assorbenti, cateteri e sacche, 650 per i farmaci non rimborsati, 500 per protesi e ausili non passati dal Ssn. Risultato, commenta Aceti, “un salasso sulle spalle del malato o della sua famiglia quando c’è”.

Dei disagi che devono sopportare i malati cronici parlerà Cittadinanza attiva nel convegno in programma il 23 maggio all’interno di Exposanità, la fiera internazionale dedicata ai temi dell’assistenza e della sanità che ogni due anni si tiene a Bologna. “Le ditte hanno comparto stand più piccoli, la crisi si tocca con le mani – dichiara Marilena Pavarelli, project manager dell’evento -. Sia chiaro, non si parlerà soltanto di quello che non funziona. Verranno presentate anche realtà virtuose”. E fa subito un esempio: “La Fondazione Santa Clelia Barbieri di Bologna, che gestisce una casa di riposo, due volte alla settimana organizza corsi di formazione per i familiari che devono assistere il parente malato, insegnandogli per esempio come curare le piaghe di decubito o il piede diabetico”.

La Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) ha curato un Libro bianco in cui ha catalogato tutti i casi di successo di assistenza sul territorio nati negli ultimi anni nel nostro Paese. Ma a quanto pare gli sforzi fatti sono solo gocce in mezzo al mare. “Per la prima volta il numero più alto di segnalazioni fatte al Tribunale riguarda la difficoltà di accedere alle prestazioni pubbliche – sottolinea Aceti -. Mentre fino all’anno scorso in cima alla lista ci sono sempre state le denunce sui presunti errori dei medici”. Per quale motivo? “I ticket per alcuni esami diagnostici costano dai 50 ai 60 euro. Quindi la gente o posticipa la visita o non la fa proprio. Per non parlare delle liste di attesa, infinte, anche per chi ha il cancro e per un ritardo potrebbe lasciarci la pelle: in Campania per un ciclo di chemioterapia si possono aspettare 77 giorni, assurdo”.

Un’altra piaga da sanare sono i Lea, cioè i Livelli essenziali di assistenza, “garantiti a macchia di leopardo nelle varie regioni e quasi assenti al sud”. Aceti, infine, chiede che venga eliminata al più presto “la misura prevista dalla legge 214/2011 e dal nuovo regolamento Isee, secondo cui i trattamenti assistenziali come indennità di invalidità civile e di accompagnamento sono considerati ‘fonti di reddito’ ” e perciò vanno calcolati nei redditi familiari. Nel 2013 il Tribunale per i diritti del malato ha ricevuto 27.500 segnalazioni in totale, cioè oltre mille in più rispetto al 2012.

Corpo in crisi – parte due

  • Mercoledì, 13 Febbraio 2013 09:31 ,
  • Pubblicato in Flash news

Femminile Plurale
13 02 2013

Sottotitolo: il corpo non mente

Il corpo rappresenta indubbiamente il grande rimosso dell’epoca moderna. Il corpo è qualcosa che c’è, ma che non si vede. Meglio, si vede, ma lo ignoriamo se non in certi contesti definiti e ritualizzati. A partire dall’età moderna si assiste all’affermazione di un nuovo paradigma antropologico-filosofico, consacrato poi dalla filosofia cartesiana e dalla medicina di Vesalio, in cui la distinzione mente/corpo si fa radicale, irriducibile (1). Negli ultimi secoli si è assistito da più parti alla costante ricerca di un collegamento efficace tra le due entità così separate tra loro, cercando argomentazioni valide per “rivalutare” il corpo, senza ricordare i motivi che l’avevano reso inferiore. Totalmente perduta nella società occidentale, una prospettiva diversa di unione di mente e corpo si ritrova solamente nelle culture/religioni/filosofie non occidentali o in quelle pratiche considerate “tradizionali”, frutto di saperi tramandati oralmente nel corso dei secoli. Alla base, la concezione dell’essere umano come un tutto, come una sorta di microcosmo.

Pruderie agostiniana, dualismo platonico o eccessivo intellettualismo…sono molti i fattori che hanno contribuito all’exploit cartesiano (2). L’elemento fondamentale di questa concezione è connesso alla definizione ontologica del corpo che viene inteso come una macchina. Per ovviare all’imperfezione strutturale del corpo, che invecchia, che si modifica, che peggiora, e affinché il divario con la mente (più nobile e perfetta in quanto spirituale) non sia troppo profondo, è emersa l’idea del corpo come macchina perfetta, marchingegno misterioso ma autonomo. La separazione era compiuta. Il corpo diviene il supporto senza il quale non si dà una mente e in senso più ampio non si dà l’essere umano, ma allo stesso tempo esso viene contemporaneamente relegato al ruolo di macchina misteriosa la cui “meccanica” è ignorata dai più.

L’attenzione morbosa per il corpo tipica della nostra società sembra conferire a questo paradigma all’interno del quale siamo ancora profondamente immerse, un’inaspettata sfumatura paradossale. In realtà è forse la rimozione e l’assenza del corpo che produce l’ossessione contemporanea per esso. Tale ossessione prende le mosse dalla concezione del corpo come macchina, perfetta anche perché costantemente modificabile, migliorabile e plasmabile secondo le esigenze, fisiche, estetiche, sociali di chi lo porta. A livello economico, il corpo perfetto, idealizzato, preferibilmente femminile serve per vendere, ma al tempo stesso viene venduto, poiché è possibile per chiunque ottenerne uno uguale.


Tavola proveniente da un’edizione del De umani corporis fabrica di Vesalio (1543)

Una parte molto consistente della nostra economia (cosmesi, i prodotti dietetici e sportivi, la chirurgia) è nutrita da questa illusione. A livello simbolico il corpo, in qualche modo separato da chi lo porta, non fa parte a tutti gli effetti del Sè, è qualcosa di posseduto dall’essere umano, ma non è l’essere umano. Il potere dell’immagine meccanica del corpo e della sua estraneità dal nucleo essenziale dell’essere umano accredita l’idea che esso o parti di esso possano diventare merci. Non sei tu, è il tuo corpo.

Qualche giorno fa, Michela Marzano ha accennato alla separazione mente-corpo, affrontando il tema del post-porno. La filosofa, criticando il post-porno come linguaggio a suo dire ancora maschile, afferma che alla liberazione dei propri corpi le donne dovrebbero sostituire l’assunzione di una prospettiva maschile, concentrata sulla mente e non sul corpo. Si propone di assumere un atteggiamento maschile (?) per sottrarci a quello che siamo state considerate da sempre, ovvero corpi. Magari piuttosto sarebbe auspicabile cercare sia con la teoria che con le pratiche di includere il corpo nella soggettività al fine di superare la separazione mente-corpo che il patriarcato ha assunto come discriminante tra i generi.

In realtà a differenza di quanto dice Michela Marzano c’è bisogno eccome di una liberazione dei corpi, ma, a mio avviso, sociale prima che sessuale (3). Anzi più che una liberazione sessuale dei corpi auspicherei ad una de-sessualizzazione nella rappresentazione dei corpi, in particolare dei corpi femminili, che vengono percepiti in ogni contesto solo ed esclusivamente come oggetti sessuali. Più in generale poi è necessaria una liberazione sociale dei corpi: i corpi delle persone malate, degli anziani, corpi esteticamente non rispondenti ai modelli proposti, corpi che presentano disabilità (assieme all’ossessione del corpo la nostra epoca è ossessionata dall’utilizzo del corpo che si esprime semanticamente nei concetti di prestazione, di performance ecc). Questi corpi, paradossalmente avvertiti come anomali rispetto alla rappresentazione mediatica, sono sistematicamente cancellati dal discorso, emarginalizzati perché non più utili al capitalismo e al suo profitto. E con liberazione intendo visibilità, rappresentazione, narrazione.

Note

(1) Su questo aspetto il bellissimo libro di David Le Breton, Antropologia del corpo e modernità, Giuffrè Editore, Milano 2007, che nota come l’opposizione mente-corpo si sia specificata come opposizione tra essere umano e corpo, il quale entra nel registro simbolico dell’avere e non dell’essere (libro bellissimo, ma, ahimè, la cui lettura è rovinata da un’edizione scadente, mal revisionata e un testo zeppo di grossolani errori ortografici, banali sviste sintattiche e opinabili scelte di traduzione).

(2) Sarebbe molto divertente oltre che interessante se la storia della filosofia in collaborazione con le discipline psicologiche si dedicasse a tracciare dei profili psicologici dei filosofi. Sicuramente, i risultati comporterebbero un serio ridimensionamento del loro contributo teorico.

(3) Come ho già detto in precedenza, non c’è alcuna liberazione nel momento in cui si impiegano e ci si pone all’interno delle strutture patriarcali invece di decostruirle in maniera radicale dal di fuori.

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