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Massa, potere e tifoseria

  • Giovedì, 10 Gennaio 2013 09:44 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
10 01 2013

“È proprio questa volatilità dei comportamenti e delle opinioni, questa dispercezione delle contraddizioni che fa paura quando ci si affaccia sul Web 2.0. Il bullismo adolescenziale è feroce, e come ben sanno gli insegnanti quello femminile che ha aggredito Flora lo è anche più di quello maschile (i maschi picchiano con le mani, le femmine con le parole). Ma nelle dimensioni della chat universale, spersonalizzata, coperta dalla maschera vigliacchetta degli pseudonimi, il bullismo diventa un’altra faccenda, un fenomeno di massa, anzi una nuova versione del comportamento della Massa, come la descrisse Elias Canetti: un superindividuo dotato di volontà propria che s’impone su quelle dei singoli.

Andiamoci piano prima di considerare piccoli Torquemada questi ragazzini che digitano cose disgustose su una persona che neanche conoscono. Non serve neppure chiamarli “bimbiminkia” come fanno i solidali con Flora per rintuzzare gli aggressori nel loro stesso gergo. Sono piuttosto tutti, qualsiasi parte abbiano preso, le vittime di un meccanismo di formazione ed eterodirezione delle opinioni di massa che noi adulti ancora conosciamo poco, comprendiamo ancora meno e forse neppure sappiamo che esiste”.

Così Michele Smargiassi sulla vicenda di Flora, di cui molto la rete, e non solo quella, si è occupata ieri. A margine, solo una riflessione: non che gli adulti si comportino meglio dei ragazzini e delle ragazzine. Basta dare un’occhiata agli infiniti commenti di queste ore su questa o quella candidatura, e si constata che spesso i toni sono identici. Non si augura al candidato o alla candidata una spruzzata d’acido in gola, ma il “devi morire” spunta volentieri.

Nè è solo una questione di rete: la rete amplifica, la rete può incoraggiare. Ma c’è qualcosa che preesiste. Un solo esempio, se ne avete il fegato, e che si deve agli ammirevoli redattori di cronachediordinariorazzismo. Questo. Auguri.

Che bellezza vedere la stampa che strumentalizza la morte di Carolina. Ma non lo avete capito che il bullismo è solo una conseguenza?

Non avete capito che così non date senso alla sua morte? Ma in fin dei conti che senso ha ammazzarsi a quattordici anni a causa dei pregiudizi?

Dalla stampa apprendo che la piccola Carolina veniva presa in giro e perseguitata a scuola e su Facebook. Veniva insultata, stalkerizzata, perseguitata da pregiudizi, come intitola l’articolo di oggi su La Stampa. Il suicidio di una ragazzina è il ritratto di un paese che disprezza una ragazza che non si uniforma ai modelli sociali che le vengono imposti, ma anche ritratto di una società in cui le ragazze danno peso agli insulti ricevuti perchè percepiti come macigni e hanno ragione, perché in una società sessista sentirsi considerate delle puttane solo per “esserci lasciate andare un pò” è veramente riprovevole, anche peggio del bullismo in sé.

Carolina considerata una ragazza di facili costumi perché «era una ragazza semplice, ma le piaceva mettersi al centro dell’attenzione» , racconta un amico. Carolina considerata una ragazza di facili costumi perché da quando si è lasciata con il fidanzato hanno iniziato a girare cattive voci su di lei. Lasciarsi con un fidanzato significa essere considerata una ragazza di facili costumi, in Italia nel 2013. E ora capisco ancora di più chi arma le mani al femminicida e come mai l’Italia è uno dei paesi con il più ampio gap di genere. Carolina considerata una ragazza di facili costumi perché non aveva alcun diritto di “lasciarsi andare” ad una festa a casa di amici, perché aveva scelto di “lasciarsi andare” con chi voleva lei. Carolina considerata di facili costumi perché ad una festa ha respinto alcuni suoi corteggiatori che avrebbero anche tentato di abusare di lei. Scegliere di non essere sessualmente disponibile ad un uomo significa in Italia essere “di facili costumi”. Perché è proprio qui in Italia che viene coltivato il culto della “donna oggetto” che non può scegliere, che dev’essere scelta, cacciata e posseduta su volere del maschio e che ha compito di soddisfare il maschio. Un abuso sessuale scambiato per rapporto consensuale. Una ragazza considerata colpevole di un abuso sessuale, nel 2013 in un paese che si ritiene più evoluto dell’India. Ma che razza di idea hanno del sesso i giovanissimi italiani?

Poi dalla stampa emergono altre fonti che accreditano la fattispecie femminicida del reato. Era l’ex-fidanzato ad aver diffuso le voci. Siamo alle solite. Ragazzi maschi che fin da giovanissimi non accettano che una donna abbia l’autonomia di mettere fine ad una relazione. Perchè la donna autonoma ancora oggi viene considerata una puttana che lede l’onore maschile. Per questo motivo il femminicidio in Italia ha numeri così alti.

Ma qui si tratta di un ragazzo che si è servito della solidarietà di altri maschi per distruggere l’esistenza di una ragazzina fino ad indurla al suicidio. L’ex-ragazzo ha diffuso le foto di Carolina mentre baciava un altro. Una ragazza single che bacia un altro ragazzo è immorale?

E ora capisco ancora di più chi arma le mani al femminicida che considera la propria donna come una proprietà nonostante fosse un ex-partner. Ora capisco perché l’Italia ha anche il primato in Europa per femminicidio.

Ma i giornali che strumentalizzano l’accaduto non si rendono conto di quanto è agghiacciante che una ragazza giovane in Italia non abbia diritto a costruirsi una nuova vita o il solo fatto di scambiarsi un bacio con uno sconosciuto sia motivo di disprezzo e di stigma? Che cosa è un bacio di fronte ad una società ipersessuata che ti schiaffa le natiche di pinco-pallina per vendere anche il dentifricio? Non ci vedono una forma di oppressione sessuale verso le donne? Perché non parlano di violenza contro le donne? Perché continuate a far finta che i rapporti di potere tra uomo e donna non esistano?

Sappiamo benissimo la condizione femminile nei piccoli paesi italiani, ancora peggio di quella nazionale. Nascere donna, qui, sembra quasi una sentenza di morte. Donne che subiscono non solo maltrattamenti, stupri, violenze domestiche, femminicidi, ma anche l’umiliazione di non poter decidere della propria vita e di autodeterminare il proprio sesso perché controllato da un uomo che si crede il suo proprietario, sostenuto da un intero gruppo di maschi che non tollerano che le donne possano disporre autonomamente del proprio corpo. Ragazzi che imparano già presto a discriminare le donne, forti di quella cultura che li sostiene perpetuando modelli sessisti. Quanto è responsabile il nostro sistema scolastico e più in particolare quello politico, dove la scuola è l’ultimo dei problemi, anzi vogliono anche tagliare i fondi all’istruzione, in un Paese dove la violenza e il pregiudizio si rafforza in quegli ambienti, come conseguenza della mancanza di un’educazione sessuale e relazionale. Così i ragazzi si fanno autodidatti scontrandosi con modelli di genere diseducativi che la nostra società, perfino il sistema politico, promuove.

Questo è femminicidio, il primo femminicidio dell’anno, ma lui non si è voluto sporcare le mani, ha preferito esercitare una forte pressione psicologica e lasciare a lei la “scelta” di morire; molti violenti lo sanno fare benissimo, semplicemente servendosi delle “norme sociali” che hanno svantaggiato le donne e applicandole per opprimerle. Sarebbe stato femminicidio comunque, anche se fosse viva, perché privare donne della propria libertà è una forma di femmincidio

 



Quattordici anni e un tuffo dal balcone per sfuggire alla persecuzione di un video o di una foto pubblicati sul web e sui social network, in cui lei è protagonista.
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Corriere della Sera
29 11 2012

Secondo un’indagine su 500 contatti solo il 10% sono riconducibili a persone note    

di Margherita De Bac
 
Uno studente su quattro, secondo una ricerca del ministero dell’Istruzione commissionata all’osservatorio Open Eyes, pratica il cyber bullismo. Un fenomeno in rapida espansione. Una forma più vigliacca del bullismo dove almeno ti confronti vis a vis con la vittima. Nella rete invece prevaricazioni e bravate sono protette dall’anonimato. Chi agisce si nasconde nelle rete, spesso senza immaginarne le conseguenze. Per non arrivare a gesti estremi (il suicidio del ragazzino del liceo romano Cavour deriso come gay il caso più recente), le vittime rischiano panico, incubi, insonnia, disaffezione verso la scuola e isolamento.

Secondo la psicologa Anna Baldry, dipartimento psicologia seconda università di Napoli è «il senso dell’impunità, l’assenza di filtro a rendere devastanti questi attacchi del gruppo cibernetico che attraverso i social network attua un vero e proprio stillicidio a spese di ragazzi generalmente introversi che dietro lo schermo dello screen denigrano e ridicolizzano senza pietà».

Il ministero ha avviato un progetto di prevenzione che rientra in un piano europeo. Tra l’altro verranno avviati corsi di formazione per i docenti non sempre capaci di utilizzare un linguaggio appropriato su questi temi. Ci sarà anche un test con 56 domande che aiuterà i ragazzi a fare autodiagnosi e capire per tempo se sono potenziali bersagli. Ai giovani la psicologa Baldry consiglia di non accettare contatti con gli sconosciuti. Secondo un’indagine su 500 contatti solo il 10% sono riconducibili a persone note.
   
Ho una figlia di 15 anni, le informazioni raccolte al convegno mi hanno molto scossa. Come tutti i coetanei passa ore al computer. I genitori come devono comportarsi per intervenire?
Vi è mai capitato? Forse scambiarsi le esperienze è un buon sistema.

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