×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Negli Stati Uniti c'è il fenomeno del Tea party, in Italia il movimento di Beppe Grillo, e ora anche nel Regno Unito è nato qualcosa di simile. E a vincere le elezioni europee potrebbe non essere nessuno dei partiti tradizionali. ...

Corriere della Sera
16 05 2014

Concluse le indagini in diverse province lombarde a carico di militanti del Movimento Nazionalsocialista dei Lavoratori accusati di propaganda antisemita

La Digos ha concluso un’indagine ed eseguito, nelle province di Milano, Pavia e Sondrio, quattro decreti di perquisizione locale e personale delegate dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Milano, nei confronti di: R. D., 26 anni di Sondrio; V. E. e P.A. entrambi 24enni e milanesi; C. M., 25enne di Milano, ma residente a Pavia, tutti militanti del «Movimento Nazionalsocialista dei Lavoratori MLNS - NSAB», movimento politico di estrema destra, indagati per i reati commessi in violazione della legge 654/75 (c.d. Legge sugli atti discriminatori).

I 4 giovani indagati, spiega la polizia, sono considerati responsabili di attività di propaganda politica a sfondo razzista/antisemita, svolta a Milano e provincia, all’interno di liste proprie del Movimento, in occasione delle prossime elezioni. Nel corso delle perquisizioni, è stato rinvenuto e sequestrato numeroso materiale ideologico riconducibile al movimento di chiara matrice razzista e antisemita, costituito da volantini, documenti e manifesti, nonché libri e manuali d’area riconducibili a principi di natura xenofoba e razzista. Nelle abitazioni di due degli indagati sono state rinvenute e sequestrate 4 pistole giocattolo prive del «tappo rosso di sicurezza», oltre ad alcuni coltelli a serramanico e a molla, nonché oggetti atti ad offendere.




DinamoPress
24 04 2014

Considerazioni sul meeting europeo antifascista tenutosi ad Atene dall'11 al 13 aprile 2014. Uno spazio di incontro per condividere analisi, costruire connessioni con esperienze di lotta e movimenti dell'est europeo e dei balcani, immaginare nuovi percorsi comuni di lotta nella crisi. [Leggi l'appello - il documento conclusivo]

Qui l'approfondimento multimediale: le VIDEOINTERVISTE ad attivisti e militanti da Bosnia, Grecia, Ucraina, Croazia, Germania e Bulgaria

Per tre giorni l’accademia di Belle Arti di Corso Pireos ad Atene si è trasformata in uno spazio di discussione e connessione politica tra esperienze di lotta antifascista provenienti da tutta Europa. “There is no alternative”, recita uno striscione all’ingresso dell’accademia, e continua “bisogna contrastare le risposte da destra alla crisi”. Il messaggio è chiaro: assieme alla violenza delle politiche di austerità della troika bisogna costruire un’a ferma opposizione nei confronti dell’autoritarismo nazionalista reazionario, che emerge tanto nelle istanze della destra radicale francese quanto all'interno dei governi e partiti neonazisti dell’est, in crescita anche a livello elettorale. Non a caso accanto alla scritta “Anti Nazi Zone” compare sui muri lo slogan “Stop austerity”, in un’Atene militarizzata per la visita della Merkel, che proprio poche ore prima del meeting aveva attraversato il centro della città, trasformandola in un’enorme zona rossa.

Oltre quattrocento attivisti e attiviste, studenti e migranti, militanti di esperienze autorganizzate, di lotte territoriali e di alcuni partiti della sinistra, hanno condiviso per tre giorni uno spazio in cui costruire nuove relazioni tra le lotte su un livello transnazionale e condividere analisi sulla nuova fase espansiva dei nazionalismi, della violenza neonazista e del razzismo. Per contrastare la codificazione reazionaria delle spinte anti-troika in Europa che rappresentano oggi un’opzione preoccupante, la tre giorni ateniese è stato sicuramente un punto di partenza molto interessante. Innanzitutto, perché ha saputo collocare la discussione all’altezza della fase della crisi, individuando battaglie comuni contro le misure neoliberiste, contro il razzismo, la criminalizzazione della protesta e le diverse forme di neofascismo. Ma anche perché, interrogandosi sull’estensione dello spazio europeo verso est, ha cominciato a costruire connessioni transnazionali che, effettivamente, ad oggi risultano ancora insufficienti.

L’Europa è identificata da tutti come uno spazio che non coincide più solamente con la sua dimensione istituzionale, né tantomeno solo con la sua parte occidentale: diventa semmai, uno spazio che le lotte anti austerità tentano di risignificare e ridefinire, dalla sponda atlantica fino ai paesi ex sovietici (dove molto spesso i discorsi nazionalisti sono parte integrante anche dei linguaggi della sinistra) fino ai Balcani e allo spazio mediterraneo.

Molto interessante è stato, a nostro avviso, l’incontro con i compagni e le compagne dell’est europeo e in particolare con attivisti antifascisti ucraini ed ungheresi piuttosto che alcuni attivisti dei “Plenum”, assemblee popolari del movimento anticapitalista e di massa che ha attraversato la Bosnia in questi mesi. Analizzare assieme, per denunciarla e combatterla, la violenza autoritaria dei governi e l’emergere delle destre neonaziste, i pogrom contro i rom, le relazioni tra razzismo e austerità, serve a tutti per comprendere su quali percorsi comuni costruire un’Europa delle lotte non-eurocentrica, capace di guardare a sud e a est, immaginando e costruendo linguaggi e pratiche conflittuali comuni.

Proprio per contrastare la deriva nazionalista e autoritaria che in molti paesi sta già diventando un’opzione concreta, risulta oggi determinante costruire un’Europa dei movimenti: questo emerge da più parti all’interno del dibattito del meeting. Se analizziamo quanto avviene oggi, dalla Francia all’Ungheria, dall’Ucraina alla Grecia, fino alla Turchia, fermare l’autoritarismo e affrontare i nuovi fascismi, è uno degli obiettivi politicamente urgenti in questa fase della crisi. Ma vediamo anche come sempre più spesso le posizioni reazionarie e le spinte antidemocratiche ed euroscettiche vanno perfettamente a braccetto nell'Europa dell'austerity con il liberismo economico e gli ordini di Bruxelles. Molti interventi durante la tre giorni insistono proprio sull’importanza dello spazio europeo come luogo di costruzione di una democrazia radicale intesa come spazio comune dei conflitti per i diritti sociali e sul lavoro, radicalmente anti-liberista, europeista ed anticapitalista.

Una democrazia radicale dentro, oltre e contro l’Europa neoliberista, per abbattere i confini della “fortezza Europa”, combattere il razzismo di stato e non, smascherare e fermare le retoriche delle piccole patrie, i populismi delle destre radicali, le violenze dei neo-nazisti. Va cercata a partire dai movimenti nello spazio transnazionale una risposta altra, un’alternativa radicale, che coinvolge le contraddizioni della piazza Maidan di Kiev fino alle rivolte di Atene e i conflitti nel cuore dell’Europa continentale.

Non a caso è proprio Atene a ospitare il primo meeting antifascista europeo: l’Atene militarizzata dai MAT, in cui sono estremamente forti e lampanti le connivenze tra polizia e neonazisti - come denunciato da anni dai movimenti e testimoniato anche dall’ultimo rapporto di Amnesty International e dove austerità, nazionalismo e neofascismo assieme alle retoriche degli opposti estremismi hanno cominciato da tempo a collaborare, e a colpire, assieme. Se Alba Dorata oggi affronta una fase difficile, dopo la forte resistenza della società civile e dei movimenti, la crescita delle pratiche di antifascismo militante nei movimenti sociali, gli arresti di alcuni dirigenti albadorati seguiti all’omicidio di Pavlos Fissas, la Grecia continua ad essere segnata quotidianamente ancora dalle aggressioni, dalla povertà, dal razzismo di stato, dai casi di tortura della polizia e dagli omicidi razziali (pochi giorni dopo il meeting è arrivata la condanna per due militanti di Alba Dorata per l’omicidio un giovane migrante).

La plenaria di apertura ha visto l’intervento di una ventina di realtà diverse provenienti da altrettanti paesi, molte della quali si sono incontrare qui ad Atene per la prima volta. La possibilità di entrare in contatto con così tante esperienze di lotta, soprattutto dell’est europeo, è stato di certo un primo elemento utile e importante.

C’è grande attenzione, tanti incontri informali, curiosità, scambi di contatti, interviste, chiacchierate, materiale distribuito in varie lingue. Le mense autogestite garantiscono pranzi e cene a prezzi popolari, gli operai della VioMe – fabbrica occupata di Salonicco – vendono i prodotti di pulizia biodegradabili della cooperativa senza padroni, ci sono riviste e produzioni culturali delle varie realtà che animano la scena politica di movimento in Grecia.

L’assemblea plenaria è ancora in corso quando viene presentato Fascism INC. il documentario autoprodotto dagli autori di Debtocracy e Catastroika, mentre poco dopo salgono sul palco rapper dei quartieri popolari per ricordare Pavlos Fissas, in arte Killah P., e continuare il suo impegno artistico e militante.

Un fitto programma di workshops ha caratterizzato la seconda giornata del meeting. Coinvolgendo il mondo del cinema e dell’arte, giornalisti e intellettuali, attivisti e militanti di tutta Europa, si sono intrecciati workshops e discussioni fino a sera. Dal workshop sulle migrazioni, in cui è centrale oggi la battaglia contro la fortezza Europa e contro i CIE ( in Grecia proprio in questi giorni la detenzione amministrativa è stata estesa fino ai 18 mesi) alle discussioni attorno alle azioni del may of solidarity, la settimana di azioni lanciata da Blockupy, che ha coinvolto lo spazio di Beyond Europe. Quest’ultimo è un network antiautoritario transnazionale, che ha co-promosso un incontro attorno alle giornate di azioni e alle prospettive dell’Europa delle lotte, sperimentando la condivisione con molte realtà dell’Europa dell’est dei percorsi di Blockupy e di Agorà99.

La domenica è la giornata della plenaria finale, dove vengono riportate le discussioni dei vari workshops e si stilano le conclusioni relative alle date di mobilitazione antifascista a livello europeo. Ma quello che è importante di Atene è il processo di costruzione di relazioni, è ciò cui darà vita più che ciò che è stato deciso, è un tassello in più per un percorso comune dei movimenti europei contro il neoliberismo e il neofascismo.

In questo contesto segnato dalla ridefinizione delle politiche di gestione della crisi, in continuità con i diktat neoliberisti rispetto ai tagli alla spesa pubblica, al rafforzamento delle frontiere, alla costruzione di nuove esclusioni interne alla composizione del lavoro e lungo la linea del colore, l’antifascismo per i movimenti sociali incontratisi ad Atene è parte integrante di un processo volto costruire una risposta alle politiche della troika, capace di sviluppare alternative concrete ai paradigmi dominanti per continuare a immaginare e praticare una rottura anticapitalista. Ovvero, della sfida comune dei movimenti radicali oggi in Europa.

Alioscia Castronovo e Natascia Grbic

Hashtag: #AntifaMeetingAthens2014 Profilo twitter: @AntifaAthens_EU

Dinamo Press
12 02 2014

"Di nuovo, in Europa la xenofobia è alimentata da questioni di natura sociale ed economica e di nuovo il nemico da colpire è colui che è chiamato a rappresentare, a costo della propria sussistenza e della propria dignità, il fallimento delle politiche economiche liberiste degli ultimi decenni"

«La Svizzera dice di no all’immigrazione di massa, bravi!»: lo scrive su twitter la leader del Front National francese, Marine Le Pen. «Bene. Presto un referendum anche in Italia promosso dalla Lega». Così il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, commenta l’esito del referendum. (Il secoloXIX, 9 febbraio 2014)
Gli svizzeri hanno approvato il referendum "contro l’immigrazione di massa" promosso dal partito di destra antieuropeista dell’Unione democratica di centro (Udc/Svp) e dalla Lega Ticinese: i sì hanno raggiunto il 50,3%. L’iniziativa referendaria chiede la reintroduzione di tetti massimi e contingenti per l’immigrazione di stranieri in territorio svizzero, compresi i transfrontalieri (60 mila in tutto, soprattutto italiani). A fondamento del referendum l’insofferenza dilagata negli ultimi anni, nei confronti degli “effetti collaterali” dell'afflusso di manodopera europea – accentuata dalla crisi economica – come il dumping salariale [cioè la tendenza a comprimere i salari e a peggiorare le condizioni lavorative], la pressione sugli impieghi, l’aumento degli affitti, i trasporti sovraffollati, la carenza di strutture.

Di nuovo, in Europa la xenofobia è alimentata da questioni di natura sociale ed economica e di nuovo il nemico da colpire è colui che è chiamato a rappresentare, a costo della propria sussistenza e della propria dignità, il fallimento delle politiche economiche liberiste degli ultimi decenni. Di nuovo, il confine, la frontiera, il divieto di circolazione vengono utilizzati come dispositivi assoluti di inclusione ed esclusione.

In Italia siamo avvezzi alle esternazioni della Lega e al trionfo delle dicerie populiste “i migranti ci rubano il lavoro” e, purtroppo, siamo anche testimoni della capacità di una definizione allarmistica di diventare oggettiva, e quindi dominante. Proprio per questo dovremmo guardare questi risultati elettorali “di confine” che coinvolgono molti lavoratori italiani in terra straniera con particolare interesse.

Nel nostro paese la politica della competitività sulla contrazione dei costi (e dei diritti), inscindibile dalla precarizzazione della nuova forza lavoro giovane e immigrata, non solo non produce crescita economica, ma ha provocato un evidente espansione del bacino di lavoro precario quando non irregolare o fortemente sfruttato in cui sono incappati, ovviamente, i lavoratori immigrati. La possibilità di accedere a forza lavoro a basso costo e “sommersa” ha infatti enfatizzato e accresciuto la concorrenza sleale tra le imprese, l’evasione fiscale e contributiva, ma ha anche raggiunto un risultato più drammaticamente rilevante: ha inasprito la cosiddetta “guerra tra poveri”, confondendo i responsabili delle condizioni materiali soggettive e generando fenomeni allarmanti. Tra tutti basta citare il “movimento dei forconi” e la sua pericolosa deriva populista e reazionaria.

Le politiche migratorie italiane dell’ultimo ventennio, dalla Turco Napolitano alla legge Bossi Fini, hanno determinato all’interno di un mercato del lavoro permantemente in crisi, condizioni di lavoro peggiori, segregazione occupazionale, forti differenziali retributivi e dunque anche in Italia un pericoloso effetto dumping salariale e sociale. Tali politiche, completamente dipendenti dalle direttive europee (e/o dalle carenze in materia di asilo e accoglienza), sono l’evidenza del fallimento del “divieto di entrata”. Questo ha prodotto soltanto un complesso di meccanismi che selezionano e distinguono lo status giuridico dei migranti che comunque continuano a entrare nello spazio Schengen, alla faccia di proibizioni e divieti. Migranti che attraverso questo sistema sono diventati merce di scambio nei rapporti di politica internazionale e di negoziazione economica. Come più volte è stato affermato in passato, in barba ai confini e alle ipocrisie istituzionali, i migranti hanno costituito “le cavie” da laboratorio per la messa a punto di dispositivi che non guardano più al colore della pelle nel momento in cui è in gioco l’espulsione dal mercato del lavoro o l’accesso a diritti e servizi.

L’esito della consultazione svizzera rischia sì di mettere in pericolo gli accordi di libera circolazione con l’Unione Europea, la maggior parte dei quali dovranno verosimilmente essere rinegoziati, ma in gioco c’è molto di più. Basta guardare al quadro alquanto eterogeneo descritto dagli ultimi dati Eurostat sull’Immigrazione Europea: un quadro che afferma la coesistenza di nuovi scenari accanto alla persistenza di quelli vecchi attraverso la contrapposizione tra le crescenti migrazioni interne (giovani e meno giovani) e il consolidamento di quelle più tradizionali dai paesi terzi.

Come sempre, tocca ai migranti, ai movimenti, ai lavoratori precari che pagano quotidianamente le conseguenze della crisi economica, affermare un diritto di circolazione e di movimento che non sia risultato di “due pesi e due misure”, di confini interni o esterni, di selezione all’origine della forza lavoro, quanto piuttosto del diritto universale di tutti e tutte a transitare e risiedere nello spazio europeo con uguali diritti.

In Italia, diventa sempre più urgente la chiusura di tutti i Centri di Identificazione ed Espulsione e l’abolizione della Legge Bossi Fini e del “pacchetto sicurezza”, voluto da un precedente ministro degli Interni che, non a caso, anima il partito che guarda la Svizzera di oggi ipotizzando un referendum analogo in Italia.

Mentre un nuovo sondaggio rileva che il Fronte nazionale potrebbe essere il primo partito di Francia alle prossime elezioni europee (con il 23%), l'estrema destra più radicale è all'origine di varie iniziative. La più incredibile è un rumor che sta girando tra i genitori di bambini dell'asilo e delle elementari. ...

facebook