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Tre giorni prima dell'assassinio di un giovane eritreo a Dresda sulla porta del suo appartamento è stata dipinta una svastica. La sera in cui è stato accoltellato, lunedì scorso, nella ridente cittadina sul fiume Elba si era tenuta la più grande manifestazione finora organizzata dal movimento xenofobo ormai noto in tutto il mondo con la sigla Pegida
Timothy Garton Ash, la Repubblica ...

Svolta storica a Londra: eletto il primo deputato dell'Ukip

  • Venerdì, 10 Ottobre 2014 11:08 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina 99
10 10 2014

La rivolta populista, anti immigrati ed anti-europea di Nigel Farage non si ferma. Anzi: a un anno dalle elezioni generali lo UK indipendence party riesce nel risultato storico di portare un parlamentare alla Camera dei Comuni e incalza da vicino conservatori e laburisti nei loro bastioni.

“La gente vuole cambiare e si interessa all'Ukip e al primo ministro capita di usare spesso un linguaggio da Ukip”. A parlare è Douglas Carwell, già parlamentare conservatore che ha scelto di lasciare il partito, dimettersi e farsi rieleggere con la formazione di Nigel Farage. La scelta ha determinato la necessità di tornare al voto nel suo collegio (nel Regno Unito funziona così) producendo la enorme novità di un parlamentare eletto in Inghilterra che non appartiene a nessuna delle due grandi famiglie e mezzo (Conservatori, laburisti e Liberal-democratici) che occupano i banchi di Westminster.

A oggi ai Comuni siedono indipendentisti scozzesi e gallesi, rappresentanti del Nord Irlanda, ma nessun inglese che venga da un partito diverso. Si tratta di una notizia dirompente? Probabilmente si: da oggi l'Ukip avrà uno stage nazionale e potrà intervenire nel dibattito politico da dentro le istituzioni. E siccome ha dimostrato di avere una notevole forze elettorale potenziale alle europee, che si svolgono con un sistema elettorale diverso, si aprono scenari complicati.

I conservatori si troveranno incalzati a destra, costringendo il premier Cameron ad adottare un tono del discorso più radicale specie su Europa e immigrazione. La defezione del deputato Carwell segnala un vero smottamento: il rieletto parlamentare del distretto di Clacton non è un estremista anti-immigrati, ma piuttosto uno che spiega la propria scelta con l'idea che l'Ukip rappresenti il partito del cambiamento: "E' come Uber che mette in discussione il monopolio dei taxi troppo cari, noi lavoriamo per i cittadini per fare avere loro un'offerta migliore e gli interessi costituiti criticano l'Ukip rappresentandolo per come non è". Niente toni eccessivi nella campagna elettorale condotta in Essex, anzi, la necessità di spiegare agli elettori che la rivolta guidata da Farage è tutto sommato moderata ed è, soprattutto, anti-establishement. Farage, che siede nello stesso gruppo dell'M5s di Grillo all'europarlamento, è bonario e ridanciano, non truce e cupo come altri leader anti-immigrati.

La verità non è proprio questa, il partito di Farage e molti dei suoi esponenti si sono spesso lasciati andare a toni eccessivi e irrispettosi parlando di immigrati, omosessuali e dell'Europa in generale. Ma tant'è, la loro capacità di non essere visti come estremisti di destra li rende appetibili per un elettorato conservatore in fuga.

Cosa cambia per lo scenario politico nazionale? Molto. Ieri l'Ukip non ha solo vinto a Clacton ma è arrivato secondo per poche centinaia di voti in un altra elezione suppletiva a Manchester, nel nord inglese che è uno dei bastioni del Labour. Alle ultime elezioni avevano vinto per seimila voti. I laburisti hanno perso anche loro una percentuale piuttosto alta a destra. E i Liberaldemocratici di Clegg, che hanno compiuto la scelta suicida di entrare in coalizione con Cameron sembrano scomparsi dalla mappa elettorale - ma mantengono probabilmente dei bastioni nei quali continueranno ad eleggere qualche parlamentare o, comunque a condizionare il risultato del voto con le loro percentuali.

Datablog, il blog di dati di The Guardian riporta i calcoli fatti dalla Fabian Society segnalando come l'aumento percentuale dell'Ukip sia tale da renderlo competitivo in un numero che oscilla tra i 13 e i 35 seggi e possa rimettere in ballo o condizionare potenzialmente il risultato nei 200 seggi marginali di Westminster (i seggi dove lo scarto tra il vincitore e il secondo è inferiore ai 20 punti). La tabella qui sotto mostra i numeri: nella prima colonna i seggi a rischio per i Tories, nella seconda quelli a rischio per il Labour e nella terza quella dove l'UKip non dovrebbe recare danno a nessuno.

Il 2015 si presenta quindi potenzialmente come la prima campagna multipartitica britannica: non solo corrono con buone potenzialità i tre partiti principali, ma l'Ukip (e anche lo Scottish National Party in Scozia) possono scombinare le carte non poco. Persino i Verdi viaggiano su intenzioni di voto intorno al 5-6%, che significa la quasi impossibilità di entrare in parlamento ma un peso tale da poter far perdere seggi ai Laburisti e ai Lib-dem. Già la formazione del governo cameron in coalizione con Clegg rappresentava una piccola rivoluzione nella ingessata politica britannica. Il prossimo anno scopriremo se la Old England demolita prima da Thatcher e poi da Blair è finita anche in politica. L'aula di Westminster è divisa in due perché prevede una maggioranza e una opposizione che si confrontano una di fronte all'altra. Dal 2015 i britannici potrebbero avere bisogno di un aula circolare.

Voleva rifarsi il look, eppure lo schieramento è ancora ritenuto razzista, populista e chiaramente antislamico. Lo Sverigedemokraterna è uno dei sei alleati di Beppe Grillo nel gruppo Efd. ...
Il leader dell'Ukip sulle lavoratrici: "Giusto che guadagnino meno". E per i suoi gli omosessuali sono tutti "sodomiti e comunisti". Nigel Farage è uno specialista del "non sono razzista, però...". ...

Luci e ombre dopo il voto

  • Martedì, 27 Maggio 2014 09:08 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache di ordinario razzismo
27 05 2014

Sono 1.686.556 i cittadini italiani che si sono riconosciuti nelle parole d’ordine della Lega Nord, il 6,16% degli elettori. I 5 europarlamentari leghisti eletti si troveranno in buona campagnia di euroscettici di varia natura. Secondo le stime, i partiti nazionalisti e anti-europei avranno 140 seggi su 751, 60 in più rispetto alle elezioni europee del 2009.

Tra gli altri:

24 i seggi conquistati dal Front National di Marie Le Pen diventato primo partito in Francia con il 25% dei voti;

3 dallo Jobbik ungherese con il 14,7%;

2 dalla greca Alba dorata al 9,4%;

2 dai Veri Finlandesi al 12,9%;

4 dai polacchi della Nuova destra al 7,1%;

7 dai tedeschi dell’Alleanza per la nuova Germania al 7%;

1 dai danesi del Movimento popolare contro l’UE con l’8%;

4 dai polacchi della Nuova destra con il 7,1%;

4 dell’FPO austriaca al 19,7%;

4 dal Partito olandese delle Libertà al 13,4%.

Come è stato notato da qualcuno, non è scontato il peso politico che questi eurodeputati potranno effettivamente avere in Europa: per l’aggregazione in un gruppo parlamentare servono almeno 25 deputati eletti in 7 diversi paesi europei e per vari motivi un accordo politico tra le diverse destre nazionali non è semplice.

Il dato politico però c’è tutto ed è preoccupante. Vi sono milioni di cittadini europei che condividono lo scetticismo nei confronti dell’Europa, il rafforzamento dei suoi confini, politiche migratorie sicuritarie e in alcuni casi rancore e odio espliciti nei confronti di chi viene da altrove. Probabilmente e per fortuna non potranno condizionare più di tanto direttamente le scelte del futuro Parlamento e della nuova Commissione, ma è probabile che la loro significativa affermazione giocherà un ruolo indirettamente, spingendo le altre forze politiche europee ad evitare di fare passi in avanti nella direzione dell’accoglienza e dell’inclusione di profughi, richiedenti asilo e rifugiati, dell’ampliamento della garanzia dei diritti di cittadinanza dei migranti e delle minoranze, del rafforzamento degli strumenti e degli interventi di prevenzione e di lotta contro le discriminazioni.

E’ legittimo infatti aspettarsi che non cambi la strategia politica seguita in campagna elettorale da quelle forze politiche che, pur non condividendo il razzismo e la xenofobia che caratterizzano i partiti e i movimenti nazionalisti e di destra, ritengono eccessivamente rischioso contrapporvisi frontalmente.

Il caso italiano ne è testimone. I partiti maggiori, compreso quello che risulta oggi il primo partito italiano, hanno accuratamente evitato di “esporsi” nelle settimane che hanno preceduto il voto in dichiarazioni riguardanti le politiche migratorie. Nè è sufficiente a cambiare il quadro il reiterato annuncio di una riforma della legge italiana sulla cittadinanza effettuato da parte del Presidente del Consiglio.

Ciò nonostante la Lega Nord abbia centrato la sua campagna elettorale sulla miscela ossessiva di messaggi anti-euro, “allarmi” invasione, informazioni distorte sull’insostenibilità sociale ed economica dell’immigrazione e sulla spesa pubblica per l’accoglienza e per l’inclusione dei migranti, presunti pericoli sanitari, antiziganismo e islamofobia. Una miscela vincente che è riuscita a far dimenticare a più di un milione e mezzo di elettori le indagini e gli scandali che hanno coinvolto diversi suoi esponenti, provocandone un crollo a poco più del 4% nelle elezioni politiche di un anno fa.

C’è però anche un segnale positivo: il successo di Siryza in Grecia e il raggiungimento del quorum da parte della neonata Lista Tsipras in Italia. Quest’ultima ha preso circa 583mila voti in meno della Lega Nord, ma a differenza di questa e del suo segretario è stata oscurata scientemente dai media main-stream. Vi è una parte di elettorato che ha voluto esprimere un voto senza se e senza ma a favore dell’uguaglianza e dei diritti per chiunque si trovi (per caso, per scelta o per costrizione) a vivere in Europa. Ad oggi gli italiani che l’hanno fatto esplicitamente sono circa 1 milione e 103mila, ma non è detto che nella società siano molti di più.

 

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