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Infoaut
26 01 2015

All’alba del 14° giorno di occupazione dell’anagrafe centrale di via Petroselli da parte dei movimenti per il diritto all’abitare, un ingente spiegamento di forze dell’ordine ha sgomberato con decisione le famiglie presenti. 

Dopo giorni di trattative e resistenza si è optato per la rimozione forzata del presidio.

Questa scelta rappresenta la risposta più chiara alle richieste avanzate dai movimenti: nessuna disponibilità a mettere in discussione una legge odiosa che sostiene la speculazione e cancella il diritto alla casa in questo paese. Anche i tentativi di mediazione del neo assessore Danese risultano inutili di fronte a tanta protervia. Il decisionismo renziano viene adottato e sostenuto dall’amministrazione e dalla prefettura romana. Al confronto si preferiscono le divise e i manganelli.

Mentre tutti plaudono alla vittoria in Grecia di Alexis Tsipras, in Italia chi si batte contro le leggi che impongono austerity e precarietà viene aggredito piuttosto che essere ascoltato. Che questo avvenga a Roma dopo le vicende di “mafia capitale” è ancora più riprovevole. Si preferisce continuare a sguazzare nell’emergenza piuttosto che affrontare le questioni sollevate dai movimenti e mettere mano a interventi strutturali e definitivi.

La decisione di rivedere l’articolo 3 del Piano casa di Lupi sulla vendita degli alloggi popolari, con un tiepido riconoscimento dei diritti degli assegnatari regolari, rappresenta un importante risultato delle mobilitazioni diffuse ma è soltanto un piccolo tassello delle questioni sul tappeto, a cominciare dal grande numero di sfratti previsti per febbraio, compresi quelli che riguardano le finite locazioni e le cosiddette categorie protette.

foto (9)La mobilitazione indetta per il 31 gennaio, dislocata sul territorio nazionale, assume un significato superiore dopo lo sgombero degli uffici dell’Anagrafe centrale in via Petroselli.

A Roma l’emergenza abitativa e la precarietà diffusa si sommano con il degrado e con la rabbia montante nelle periferie abbandonate da tempo al loro destino.

Questa situazione non è sostenibile con le risorse e le scelte messe in campo dal sindaco Marino, anzi si presta ancora una volta alla gestione senza progetto che ha dato spazio ai Carminati e agli Odevaine di turno.

Il 31 gennaio la città di sotto che è stufa di questa governance inadempiente verso i più deboli e sempre disponibile con chi fa affari farà sentire la sua voce forte e chiara.

Le dimissioni di questa giunta sono ormai inappellabili, il mondo di sopra va tolto di mezzo!

Ci vediamo il #31G!

Movimenti per il diritto all’abitare

Niente sospensione degli sfratti, linea dura contro i poveri

  • Mercoledì, 14 Gennaio 2015 14:54 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
14 01 2015


I movi­menti per il diritto all’abitare occu­pano l’Anagrafe a Roma e pro­te­stano con­tro l’articolo 5 del piano Lupi che taglia i ser­vizi essen­ziali alle occu­pa­zioni e nega la resi­denza. Il governo nega la sospen­sione di due mesi sugli sfratti richie­sta dagli inqui­lini. La guerra di Renzi con­tro il disa­gio abi­ta­ti­tivo continua

***

Ieri a Roma offen­siva a tutto campo dei movi­menti per il diritto all’abitare e dell’unione inqui­lini su due aspetti del liber­ti­cida «Piano Lupi» sulla casa appro­vato dal governo Renzi. Un cen­ti­naio di atti­vi­sti­dei Bloc­chi Pre­cari Metro­po­li­tani (Bpm) hanno occu­pato e pes­sato la notte negli uffici dell’Anagrafe della Capi­tale in via Petro­selli come segno di pro­te­sta con­tro l’articolo 5 del Piano casa, la norma che impone il taglio degli allacci di acqua, luce e gas a chi occupa una casa «per neces­sità». Il decreto con­ver­tito in legge nel mag­gio 2014 dispone inol­tre il divieto del rila­scio della resi­denza a tutti coloro che non hanno un rego­lare con­tratto di affitto. Il primo set­tem­bre scorso il Pre­fetto di Roma Giu­seppe Peco­raro ha emesso un’ordinanza che ha impo­sto ai muni­cipi della Capi­tale di con­ge­lare le resi­denze con­cesse in pre­ce­denza, negando le richie­ste giunte successivamente.

I movi­menti della casa denun­ciano l’incostituzionalità di que­sto prov­ve­di­mento, dato che impe­di­sce l’esercizio di diritti fon­da­men­tali come la cura della salute e l’istruzione. Chi, infatti, non ha una resi­denza non può avere un medico di base. E non può nem­meno sce­gliere una scuola per i pro­pri figli. In con­creto, per gli occu­panti delle abi­ta­zioni sfitte, dei resi­dence, delle scuole abban­do­nate, dei con­do­mini costruiti e abban­do­nati, insomma migliaia di per­sone, ita­liane e stra­niere, que­sto signi­fica essere respinti fuori dal peri­me­tro esi­guo della cit­ta­di­nanza ed essere brac­cati dalle forze dell’ordine, oltre che per­se­gui­tati da con­ti­nue minacce di sgom­bero. Vibrante è la pro­te­sta dei Bpm: «È venuto il momento di rilan­ciare la lotta con­tro que­sta leg­ger discri­mi­na­to­ria, defi­nita dai più come una bar­ba­rie, e di costrin­gere il governo a can­cel­lare que­sto arti­colo cin­que». L’incontro con il diret­tore dell’Anagrafe romana ha per­messo ieri di chia­rire le impli­ca­zioni deva­stanti del piano Lupi, ma dal governo non sono ancora arri­vate rispo­ste. L’occupazione, dicono, «pro­se­guirà ad oltranza».

Sem­pre ieri l’Unione Inqui­lini ha annun­ciato che pro­se­guirà i pic­chetti anti-sfratto — solo a Roma ce ne sono sette al giorno — e lan­ciano un appello a tutti i movi­menti «a fare rete». Giorni fa gli inqui­lini del Lazio ave­vano inviato al pre­fetto Peco­raro una let­tera in cui chie­de­vano la sospen­sione degli sfratti per due mesi per per­met­tere al Par­la­mento di appro­vare un emen­da­mento di pro­roga degli sfratti per finita loca­zione per le fami­glie che ver­sano in un disa­gio abi­ta­tivo e vivono in con­di­zioni estre­ma­mente gravi. Si parla di anziani, por­ta­tori di han­di­cap gravi, minori, malati ter­mi­nali. Per­sone che hanno neces­sità di restare in una casa. A Roma ci sono tre­mila fami­glie in que­sta situa­zione, men­tre nel Lazio sono in totale circa 4 mila. Dal 2007 al 2013 solo a Roma ci sono stati 10 mila sfratti di que­sta tipo­lo­gia. Un numero desti­nato ad aumen­tare a causa di un altro pastic­cio (o dichia­rata volontà?) del governo che non ha rin­no­vato la pro­roga del blocco degli sfratti. Una deci­sione giu­sti­fi­cata con lo stan­zia­mento di 446 milioni di euro che con­ter­rebbe il fondo nazio­nale per il con­tri­buto all’affitto e quello con­tro la moro­sità incol­pe­vole. Pec­cato che que­sta cifra sia il risul­tato della somma degli stan­zia­menti pre­vi­sti fino al 2020 ed è insuf­fi­ciente per con­te­nere un’emergenza esplosiva.

La sospen­sione richie­sta per «evi­tare peri­co­lose ten­sioni sociali che met­tano ulte­rior­mente a rischio la coe­sione delle città» non è stata con­cessa al ter­mine dell’incontro che ieri mat­tina gli inqui­lini, accom­pa­gnati dal capo­gruppo di Sel in Cam­pi­do­glio Gian­luca Peciola, hanno avuto in Pre­fet­tura. Il fun­zio­na­rio che li ha rice­vuto ha detto che il pre­fetto non ha alcuna pos­si­bi­lità di sospen­dere gli sfratti. Può solo fare appello ai com­mis­sa­riati di zona di «fare atten­zione». Il governo ha deciso di muo­vere guerra al disa­gio abi­ta­tivo e alle occu­pa­zioni in tutte le città e le metro­poli italiane.

Domani in Cam­pi­do­glio dalle 16 i movi­menti per il diritto all’abitare ter­ranno un’assemblea pub­blica. E annun­ciano una mani­fe­sta­zione per sabato 31 gen­naio a Roma con­tro il piano Lupi e il Jobs Act.

Le città non sono fatte di abitazioni, ma di abitanti

Huffingtonpost
22 11 2014

"Le città non sono fatte di abitazioni, ma di abitanti", c'è scritto sul sito di DAR-casa, una delle cooperative a proprietà indivisa che hanno meglio operato nell'edilizia sociale a Milano.

Dovremmo scrivercela nel pensiero questa frase.

Le occupazioni, gli inquilini morosi, l'abbandono, gli sgomberi, le porte sprangate...non devono essere gestiti solo come un problema di spazi e vani: da liberare o da riassegnare.

In Italia ci sono più appartamenti che famiglie; e più vani che abitanti.

Ci sono decine di migliaia di appartamenti di Edilizia Residenziale Pubblica vuoti (e altre migliaia occupati abusivamente) e 700mila cittadini in lista di attesa; con la media attuale ci vorrebbero 1000 anni per farli entrare tutti nell'abitazione a cui hanno diritto.

In Italia ci sono decine di migliaia di persone (soprattutto giovani) che non rientrano nei parametri ERP ma non riescono ad accedere al mercato libero. E centinaia di migliaia di appartamenti e uffici privati vuoti, perché sfitti e invenduti.

Ma questi paradossi non si risolvono solo con l'efficienza di chi amministra e con la forza legittima degli sgomberi. Non basta, da solo, un piano per gestire meglio la contabilità e le procedure di assegnazione degli ex IACP (oggi Aler); e neppure -bisogna saperlo- è sufficiente una politica di ripristino della legalità che eviti, finalmente, che la fragilità di chi occupa le case ERP annulli i diritti ad abitare dei cittadini in lista di attesa, spesso ancora più fragili.

Serve per la casa lo stesso ribaltamento di paradigma che si è fatto per il lavoro, quando l'attenzione delle politiche pubbliche si è spostata: dal posto di lavoro alla vita di chi lavora.

Quello che serve oggi è una politica per la casa che sposti l'attenzione: dagli spazi da abitare - agli abitanti e alle loro vite.

Serve un intervento coordinato -città per città- che coordini i progetti di recupero e riequilibrio del patrimonio ERP, con il potenziamento dei progetti di Social Housing (che affittano al doppio dell'ERP e alle metà del mercato libero) e con le politiche per reimmettere sul mercato delle abitazioni a basso costo le migliaia di appartamenti e uffici privati vuoti.

E per far questo, servono nelle grandi città Agenzie della Casa che affrontino con una visione integrata il problema dell'abitare.

Coinvolgendo gli enti locali, le banche e il mondo dei piccoli proprietari privati. Agenzie per la Casa con una regia pubblica, che uniscano le politiche sulla casa a quelle sui servizi sociali e sulla cultura. Che orientino ogni intervento secondo una visione integrata dei problemi di quel territorio. E che si affidino per questi alle cooperative e i soggetti del privato sociale; i soli che sanno come intervenire nella vita degli inquilini delle abitazioni popolari; come sostenerli nell'accesso ai servizi di quartiere (asili, centri anziani, ma anche biblioteche di condominio...) e nella ricerca di un lavoro; come accompagnarne le scelte di mobilità; come aiutarli ad uscire dalla morosità o dall'illegalità.

Le città non sono fatte di abitazioni, ma di abitanti.

La Repubblica
28 07 2014

A uno studente italiano fuori sede affittare una stanza singola costa in media 380 euro, che scendono a 280 euro per un posto letto in una doppia. Una cifra del tutto considerevole, soprattutto se si tiene a mente il fatto che molto raramente un universitario riesce ad avere un reddito diretto di una qualche consistenza e che quindi molto spesso il costo si ribalta sulle famiglie d'origine.

Sono i dati raccolti dall'Ufficio studi del portale Immobiliare.it a gettare luce su un problema che molti ragazzi e ragazze si trovano ad affrontare tra agosto e settembre, prima dell'inizio degli anni accademici. Secondo il portale, la crisi economica non ha fatto ridurre di molto i prezzi degli affitti per gli studenti fuori sede: l'indagine, realizzata prendendo in considerazione l'offerta di stanze nelle 15 città italiane con la maggior presenza di studenti fuori sede, ha rivelato il livello dei veri e propri dazi che chi non è vincitore di alloggio deve pagare pur di studiare nella città scelta.

"Nel dettaglio, è Milano a detenere lo scettro di città universitaria più cara d'Italia: la richiesta media per una stanza singola qui è pari a 480 euro, praticamente il 26% in più della media nazionale, mentre per la doppia si spendono 320 euro. Numeri molto elevati, questi, che crescono ancora se si sceglie di alloggiare nelle zone più centrali o comunque comode per raggiungere le principali università milanesi: in zona Centro Storico, ad


esempio, la richiesta media supera i 590 euro al mese", spiega Immobiliare.it. Al secondo posto si classifica la capitale: a Roma la maggiore estensione territoriale contribuisce a far abbassare la somma media richiesta (410 euro al mese per una singola e 300 per una doppia). "Ma, anche in questo caso, la prossimità al centro storico della Capitale fa lievitare i prezzi a oltre 500 euro".

A seguire, le città con i prezzi degli affitti più elevati sono tradizionali destinazioni degli universitari italiani, ma anche di tanti stranieri: Firenze (360 euro per la singola, 260 per il posto in doppia), Bologna (330 per una stanza singola, 240 per la doppia) e Torino (320 euro per la singola, 220 per il posto in una stanza condivisa). Si risparmia al Sud, con prezzi medi per la singola sotto i 200 euro a Catania e Palermo.

Dall'indagine emerge che sempre più spesso sono i giovani lavoratori a inserirsi nel circuito degli affitti per gli studenti: segno del fatto che le paghe iniziali, anche per chi è ormai fuori dal 'periodo dell'istruzione' e si dedica interamente all'attività professionale, non sono sufficienti per cercare una indipendenza anche nella sistemazione. Altro fattore interessante che emerge dall'indagine riguarda il proprietario dell'immobile: il 14% dell'offerta vede tra gli inquilini anche il padrone di casa. Fenomeno recente, quello degli affitti parziali sembra ormai una realtà consolidata nel mercato immobiliare italiano.

L'indagine ha poi analizzato le richieste dell'inserzionista alla ricerca dell'inquilino. Ebbene, l'affittuario perfetto ha al massimo 35 anni, non possiede animali (non graditi nel 68% dei casi) ed è una donna (il 41% degli annunci richiede esplicitamente una persona di sesso femminile). Il 44% degli inserzionisti si dichiara gayfriendly. "Più che l'effettivo stato dell'immobile", spiega l'ad di Immobiliare.it, Carlo Giordano, "è la vicinanza all'Università o alle zone della movida serale la variabile che rende più appetibile una casa".

Maxi operazione a Torino, ancora sgomberi a Roma

  • Mercoledì, 04 Giugno 2014 10:24 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
04 06 2014

111 indagati, perquisizioni e arresti questa mattina a Torino, mentre a Roma centinaia di agenti si impegnano per sgomberare un palazzo occupato da centinaia di famiglie a Torre Spaccata.

Torino il prossimo 11 luglio si prepara ad ospitare il vertice europeo sulla disoccupazione giovanile, che i movimenti e il sindacalismo di base si preparano a contestare come deciso nell’assemblea dello scorso sabato proprio nel capoluogo piemontese.

Ma anche la procura di Torino si prepara al vertice provando a normalizzare quanto più possibile la città. Così stamattina all’alba è partita una maxi operazione che vede coinvolte 111 persone a vario titolo, che ha portato alla perquisizione di squat (l’Asilo storica occupazione torinese) e case occupate e abitazioni private, terminata con nove misure di custodia cautelare in carcere e quattro agli arresti domiciliari. Coinvolto nell’indagine anche Niccolò, Claudio e Chiara già detenuti in regime carcerario durissimo perché accusati di terrorismo in relazione ad un’azione di sabotaggio contro l’alta velocità in Val Susa. L’inchiesta, preparata a lungo dai pm Padalino e Rinaudo (quest’ultimo noto ai movimenti per l’accanimento contro gli attivisti no tav), contesta agli imputati la resistenza gli sfratti, invasione di terreni ed edifici (occupazione), violenza privata e contro pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e furto. Tutto l’impianto accusatorio appare pernicioso, drammatizzando e enfatizzando gli eventi (“violenza inaudita”), volto a punire alcuni ambienti di movimento a Torino, un bel repulisti in previsione di luglio che potrebbe non finire qua e allargarsi ad altre città. Una sorta di repressione preventiva che punisce duramente e in maniera spropositata azioni legate al conflitto sociale.

Intanto a Roma in scena l’ennesimo sgombero di un palazzo occupato dai movimenti per il diritto all’abitare. A Torrespaccata un’ingente schieramento di agenti in tenuta antisommossa ha fatto irruzione in un palazzo occupato lo scorso 7 aprile. Centinaia di occupanti sono saliti sul tetto dando vita ad una strenua resistenza mentre all’esterno prendeva vita un presidio. Solo dopo ore e con l’ausilio dei vigili del fuoco (sigh!), gli agenti hanno raggiunto il tetto dell’edificio procedendo con la liberazione dell’edificio che tornerà ad essere vuoto di abitanti e al servizio della rendita immobiliare. Ancora una volta a Roma decidono Ministero degli Interni e Prefettura mentre il sindaco Marino e la sua maggioranza balbettano. Mentre in corso lo sgombero arriva la notizia che è stata rigettata l’istanza di scarcerazione per Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani detenuto agli arresti domiciliari. Dall’approvazione dell’articolo 5 e del piano casa il governo Renzi sembra coerente: lotta senza tregua a chi occupa e lotta per il diritto alla casa.

 

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