Molestie sessuali sul lavoro, 1 milione 224mila più una

Il Fatto Quotidiano
06 02 2013

Molestie sessuali sul lavoro: si fa presto a dire “denuncialo”. I motivi per non farlo possono essere tanti. Probabilmente tutti riconducibili alla paura. Quella di restare sola col capo in ufficio quando tutti i colleghi sono andati via, di lavorare nel weekend, non solo perché vorresti goderti il meritato riposo, ma per non ritrovarti a stretto contatto con lui che dalle parole è passato a toccarti il collo.

Secondo l’Istat sono un milione 224mila le donne tra i 15 e i 65 anni che hanno subito molestie o ricatti sessuali nell’arco della loro vita lavorativa. Un dato pari all’8,5 per cento delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione. Le molestie rappresentano il 31,2 per cento, i ricatti e le richieste di disponibilità il restante 68,8 per cento. Le richieste arrivano sia al momento dell’assunzione che per un avanzamento di carriera. Minimo comune denominatore delle vittime è un titolo di studio elevato.

Il ministero dell’Interno definisce molestia sessuale sul lavoro “ogni comportamento indesiderato a connotazione sessuale o qualsiasi altro comportamento basato sul sesso che offenda la dignità delle donne e degli uomini nel mondo del lavoro ivi inclusi atteggiamenti male accetti di tipo fisico, verbale o non verbale”.

Una definizione che nasconde un mondo fatto di ricatti, battutine e mobbing vissuti spesso nel silenzio. Quando una donna subisce un ricatto sessuale, nell’81,7 per cento dei casi non ne parla con nessuno sul posto di lavoro. Solo il 18,3 per cento racconta la propria esperienza ai colleghi.

Fuori da quel dato statistico ci sono anch’io. Un milione 224mila più una. Anni fa ho scelto di lasciare impunito il mio capo e dimettermi. Una scelta dettata principalmente dalla paura che all’inizio della carriera una denuncia per molestie sessuali non giocasse a mio favore. Difficile fare i conti con il timore, tutto femminile, di passare per “quella che se l’è cercata”. Poi c’era la mia famiglia e la preoccupazione che avrei innescato nei miei genitori, così forte da tenerli svegli di notte. Ho rinunciato al mio stipendio, cercando un modo alternativo per mantenermi.

Come me, quante altre donne avranno scelto di non denunciare molestie subite, restando fuori da un già preoccupante dato statistico?

 


La riduzione della donna a corpo, sessualità, e la sua trasfigurazione in sostanza angelica sono le due facce dello stesso sogno di assolutezza e di perfezione morale che l'uomo ha proiettato sull'altro sesso. Paradossalmente, il denigratore e l'adoratore del femminile parlano la stessa lingua (...) 
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QUANDO IL CORPO E' DELLE ALTRE

  • Lunedì, 16 Gennaio 2012 13:39 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
di Anna Simone
17 gennaio 2012

Non è strano registrare quanto, di fatto, la “libertà femminile”, evocata o reale che sia, costituisca oggi uno dei laboratori privilegiati attraverso cui sperimentare gli ultimi dispositivi del “governo dei corpi”. La dicotomia che contrappone il bene al male passa sempre attraverso la costruzione di ordini del discorso che tendono ad “oggettivare” il corpo femminile per finalità puramente strumentali. Lo abbiamo visto chiaramente durante il periodo degli “scandali” sessuali che hanno coinvolto l’ex presidente del consiglio.

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