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L'"infermiere delle Vele"

30 01 2013

L'uomo che aiuta i tossici di Scampia a bucarsi - Amalia De Simone

SCAMPIA (Napoli) - Venticinque anni di buchi alla fine diventano un callo. Un segno che ti porterai dietro per sempre, anche quando quel «sempre» fai di tutto per accorciarlo. Quel tatuaggio provocato dalle iniezioni di eroina e cocaina racconta buona parte della vita di Ciro (il nome è di fantasia), l'infermiere delle vele. Lui, in cambio di mezza dose, aiuta gli altri a drogarsi. Arriva nella vela gialla a metà mattinata e va via di sera. Come se fosse un turno di lavoro. «Si, per me è un lavoro, un lavoro per “farmi”; sono una sorta di infermiere che aiuta i tossici a trovare il “buco” giusto, perché dopo tanti anni che ti fai il corpo non ti da più spazio». Lo incontriamo nella Vela gialla. In giro ci sono anche poliziotti, carabinieri e militari della guardia di finanza guidati dai comandanti Nicola Altiero e Roberto Prosperi, quelli che recentemente hanno assicurato alla giustizia Antonio Leonardi, l'anello di congiunzione tra l'inferno delle piazze di spaccio, la macelleria dei nuovi e vecchi clan, il fiume di denaro (almeno 15 milioni di euro al mese) del commercio della droga e il mondo dell'impresa e dell'alta finanza internazionale.

VIA VAI - Nonostante il presidio costante c'è un via vai continuo. «Qua vengono a drogarsi almeno mille persone al giorno – racconta Ciro – si spaccia nelle case e mentre la polizia controlla i tossici, li identifica, gli spacciatori lavorano indisturbati in un'altra area delle vele». «Io mi faccio da 25 anni per 5 volte al giorno. Prendo eroina e cocaina. Ormai sono un esperto, ecco perché riesco a bucare anche gli altri. Quando non c'è più spazio bisogna provare nell'inguine o nel collo. Guarda qua...». Mi indica il collo e i suoi due buchi permanenti: una bolla callosa con due punti in corrispondenza di vena e arteria. Si è drogato da poco ed ha ancora un rivolo di sangue secco sulla carne. Riprende il suo racconto agghiacciante: “Quando si prende l'arteria la dose scende 5000 volte più pesante. E quindi si può morire. Ne ho visti tanti... Si muore prevalentemente con la cocaina. Quando è eroina vai in overdose... Nell'ottanta per cento dei casi ti salvi e nel venti per cento puoi morire. Perciò stiamo ancora nella merda, perché c'è ancora quel 20% che ci possiamo salvare...».
CAMBIAMENTI - Resto senza fiato: «Hai detto una cosa terribile, preferiresti fare una brutta fine?”». «Si... - dice con distacco - Che vivo a fare così? Devo aspettare che viene la gente a farsi per farmi un po' di roba... E' insensato... ho 42 anni, non ho un lavoro... Il Sert non mi manda in comunità. Sto cercando di andare in una comunità da 3 anni, ma il sert di Giugliano non mi manda perché dice che non ci stanno fondi». Con il presidio delle forze dell'ordine le dinamiche delle piazze di spaccio sono cambiate. Il commercio intensivo si è spostato in altri comuni della provincia come il giuglianese mentre nelle Vele, soprattutto dopo gli arresti dei principali protagonisti dell'ultima faida, si cede la vendita a volte anche agli stessi tossici e i prezzi si sono livellati. «Posso chiedere anch'io di vendere, ogni dose di eroina, cocaina o crack costa 13 euro. Puoi vendere 10 dosi in un attimo ma il guadagno per noi è basso...». Anche i mestieri dello spaccio stanno cambiando. Resistono gli urlatori (quasi sempre donne) che avvisano dell'arrivo delle forze di polizia, mentre i controlli frequentissimi e i presidi di polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno fatto sparire le figure tipiche dell'organigramma dello spaccio: gestore e turnisti/pusher. Si vende direttamente nelle case.

CAVIE UMANE - Resistono anche gli assaggiatori, gli zombie e cioè quelli che in cambio di una dose sono disposti a provarne il taglio, facendo di fatto le cavie. Loro hanno il compito di diffondere la voce tra i tossici sulla qualità della droga in circolazione e spesso vivono ammucchiati in stanze ricavate nelle pareti sfondate dei rimi due livelli della Vela gialla. Non hanno servizi igienici e sono circondati da rifiuti, topi, siringhe e capsule vuote. Intorno a questo inferno Scampia reagisce con le tantissime associazioni che lavorano sul territorio, lo sportello antiracket di Ciro Corona, il Mammut, la musica e la cultura di Daniele Sansone e gli A67, le scuole con insegnanti preparati, generosi e coraggiosi, Gianni Maddaloni con la sua palestra di judo e di vita.
Amalia De Simone
di Francesco Sanò
13 marzo 2012

Su tutto lo scibile nosografico, così come viene codificato nella letteratura specialistica, la diagnosi di tossicodipendenza vanta un discutibile primato: quello di rappresentare l’unica malattia che di per sé costituisce un reato.
A differenza di altri quadri diagnostici, dove il rapporto tra malattia e reato si configura in termini di correlazione, la cui verifica è soggetta a procedure empiriche a posteriori (alla diagnosi di disturbo antisociale di personalità, per esempio, di fatto si può riconoscere una elevata correlazione con episodi criminosi) nella tossicodipendenza tra malattia e reato esiste un rapporto di identità diretta stabilita a priori dalle norme giuridiche:

DROGHE: L’INUTILITA’ DI UNA LEGGE REPRESSIVA

  • Martedì, 13 Marzo 2012 07:20 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
di Luigi Manconi, Zeroviolenzadonne
13 marzo 2012

L’attuale disciplina del consumo, della produzione e del traffico di sostanze stupefacenti è contenuta essenzialmente nel decreto del Presidente della repubblica n. 309 del 1990.
Il testo originario del D.P.R. si fondava, in sostanza, sulla configurazione come illecito amministrativo della detenzione di sostanze stupefacenti in quantità non superiore alla ‘dose media giornaliera’: parametro che aveva sostituito quello della “modica quantità” previsto dalla precedente (legge 685/1975).

IO SONO LA MIA DIPENDENZA

  • Martedì, 13 Marzo 2012 07:58 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
di Ambrogio Cozzi, Zeroviolenzadonne
13 marzo 2012

Si è assistito negli ultimi tempi ad un cambiamento nella rappresentazione clinica e sociale delle tossicodipendenze. Il tentativo più recente tende a riconsiderarla come uno dei nuovi sintomi,  ad includerla quindi nelle forme contemporanee del sintomo. Questo corrisponde ad un tentativo di comprensione del legame delle manifestazioni sintomatiche con l'epoca in cui si manifestano, quasi a cercare di rendere conto dell'intreccio stretto tra mondo sociale e declinazioni psicologiche individuali,

IO SONO LA MIA DIPENDENZA

  • Martedì, 13 Marzo 2012 07:58 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
di Ambrogio Cozzi, Zeroviolenzadonne
13 marzo 2012

Si è assistito negli ultimi tempi ad un cambiamento nella rappresentazione clinica e sociale delle tossicodipendenze. Il tentativo più recente tende a riconsiderarla come uno dei nuovi sintomi,  ad includerla quindi nelle forme contemporanee del sintomo. Questo corrisponde ad un tentativo di comprensione del legame delle manifestazioni sintomatiche con l'epoca in cui si manifestano, quasi a cercare di rendere conto dell'intreccio stretto tra mondo sociale e declinazioni psicologiche individuali,

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