×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

Ma perché continuare a parlare solo delle mamme? Ancora una volta sulla donna viene gettato il peso della croce; ancora una volta assurge a cirenea incompresa della famiglia, della società. La responsabilità dell'educazione ricade su entrambi i genitori. ...

Pil: da quest'anno nei calcoli anche droga e prostituzione

  • Giovedì, 22 Maggio 2014 13:32 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
22 05 2014

Lo rileva l'Istat. L'aggiornamento potrebbe portare per l'Italia, si stimava a gennaio a Bruxelles, a una revisione al rialzo del livello del Pil tra l'1% e il 2%.

Il 2014 segna il passaggio "ad una nuova versione delle regole di contabilità", tanto in Italia come in gran parte dei paesi dell'Unione Europea, che inseriranno "una stima nei conti (e quindi nel Pil)" delle attività illegali, come "traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)". La novità sarà inserita in coerenza con le linee Eurostat. Lo rileva l'Istat.

Le spese per ricerca e sviluppo saranno considerate investimenti e non più costi, un cambiamento che "determina un impatto positivo" anche "sul Pil". L'aggiornamento potrebbe portare per l'Italia, si stimava a gennaio a Bruxelles, a una revisione al rialzo del livello del Pil tra l'1% e il 2%.

Nello specifico, tra le riserve trasversali avanzate ce ne è una, sottolinea l'Istituto, che "ha una rilevanza maggiore", in quanto, appunto, riguarda l'inserimento nei conti delle attività illegali, che già il precedente sistema dei conti nazionali, datato 1995, aveva previsto, "in ottemperanza al principio secondo il quale le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico".

L'Istat riconosce come la misurazione delle attività illegali sia "molto difficile, per l'ovvia ragione - spiega - che esse si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni". Ecco che, aggiunge, "allo scopo di garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite. Le attività illegali di cui tutti i paesi inseriranno una stima nei conti (e quindi nel Pil) sono: traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)". Quindi viene almeno circoscritto il range per mettere a punto una stima del peso di quest'area.

A riguardo può essere utile ricordare come l'Istat già inserisca nel Pil il sommerso economico, che deriva dall'attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all'osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. Le ultime stime dedicate risalgono al 2008, e indicano come il valore aggiunto prodotto nell'area del sommerso sia compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Il peso dell'economia sommersa è quindi stimato tra il 16,3% e il 17,5% del Pil.

la Repubblica
16 05 2014

La nuova frontiera della schiavitù invisibile, a due passi da Roma. A denunciare lo sfruttamento è un dossier della onlus In Migrazione, che ha intervistato i braccianti indiani della zona agricola in provincia di Latina

Un esercito di braccianti costretto a doparsi per lavorare. Centinaia di indiani sikh che ingoiano capsule d'oppio, per poter resistere 12 ore sui campi. "Per la raccolta delle zucchine stiamo piegati tutto il giorno in ginocchio - racconta K. Singh - troppo lavoro, troppo dolore alle mani. Prendiamo una piccola sostanza per non sentire dolore". È la nuova frontiera della schiavitù invisibile, a due passi da Roma, nell'Agro pontino.

Gli indiani di Latina. A denunciare lo sfruttamento è un dossier della onlus InMigrazione, che ha intervistato i braccianti indiani della zona agricola in provincia di Latina. Quella dell'Agro pontino è infatti la seconda comunità sikh d'Italia. La richiesta di forza-lavoro non qualificata da impiegare come braccianti nella coltivazione delle campagne ha incentivato la migrazione e convinto molti sikh a stabilizzarsi nelle provincia di Latina. Secondo le stime della Cgil, la comunità arriva a contare ufficialmente circa 12mila persone, anche se è immaginabile un numero complessivo di 30mila presenze.

Schiavi e padroni. "Un esercito silenzioso di uomini piegati nei campi a lavorare a volte tutti i giorni senza pause. Raccolta manuale di ortaggi, semina e piantumazione per 12 ore al giorno filate sotto il sole, chiamano "padrone" il datore di lavoro, subiscono vessazioni e violenze di ogni tipo. Quattro euro l'ora nel migliore dei casi, con pagamenti che ritardano mesi, e a volte mai erogati, violenze e percosse, incidenti sul lavoro mai denunciati e "allontanamenti" facili per chi tenta di reagire", denuncia il dossier In Migrazione.

Droghe e antidolorifici. "Queste persone, per sopravvivere ai ritmi massacranti e aumentare la produzione dei "padroni" italiani, sono costrette a doparsi con sostanze stupefacenti e antidolorifici che inibiscono la sensazione di fatica e stanchezza. Una forma di doping vissuto con vergogna e praticato di nascosto perché contrario alla loro religione e cultura, oltre a essere severamente contrastato dalla propria comunità. Eppure per alcuni lavoratori sikh si tratta dell'unico modo per sopravvivere ai ritmi di lavoro imposti, insostenibili senza quelle sostanze".

La vergogna di Singh. "Io mi vergogno troppo perché la mia religione dice di no a questo - racconta L. Singh - No buono per sikh. È vietato da nostra bibbia. Ma padrone dice sempre lavora e io senza sostanze non posso lavorare da 6 di mattino alle 18 con una pausa sola. Io so che no giusto ma io ho bisogno di soldi. Senza soldi io no vivo in Italia. Tu riusciresti? Padrone dice lavora e io prendo poco per lavorare, meglio non sentire dolore e fatica perché io devo lavorare. Tu mai lavorato in campagna per 15 ore al giorno?".

Lo spaccio parla italiano. Le sostanze dopanti sono vendute al dettaglio anche dagli indiani e alcuni di loro sono stati recentemente arrestati dalle forze dell'ordine. Dalle storie che In Migrazione ha raccolto emerge, però, come il traffico sia saldamente in mano a italiani variamente organizzati con collegamenti anche con l'estero. "Viene un italiano che porta tanta droga a gruppo di indiani che prendono per lavoro - conferma Singh - No buono così. Italiano prende soldi e indiano sta male. Già indiano non viene pagato dal padrone, poi dà anche soldi a italiano per droga".

Vladimiro Polchi


Il Fatto Quotidiano
17 03 2014

Sedicimila studenti italiani, quasi l’1%, hanno consumato eroina o cocaina almeno dieci volte nell’ultimo mese, diventandone praticamente schiavi. E’ quanto emerge dallo studio Espad-Italia (European school survey on alcohol and other drugs), realizzato dal Reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa.

Dall’indagine – che ha coinvolto 45mila studenti delle scuole superiori e 516 istituti scolastici di tutta la Penisola – si evince che sono circa 36mila gli studenti italiani che hanno provato eroina e/o altri oppiacei almeno una volta nella vita (l’1,5%) e di poco inferiore è il numero di chi l’ha utilizzata nell’ultimo anno (28mila), cioè l’1,2% degli studenti.

Analizzando le tabelle dell’indagine a livello regionale si nota che, relativamente all’eroina, l’Italia si spacca in due: le regioni del Nord con prevalenze intorno a 1,1-1,2%, e quelle del Sud, dove risulta che sono di più i ragazzi che l’hanno utilizzata, intorno al 1,5-1,7 per cento. In crescita anche il consumo di cocaina: nelle regioni del Nord si è passati da valori intorno al 2,2-2,3% rilevati nel 2012 al 2,5-2,6% del 2013. Ma anche in Umbria si osserva un incremento dei consumi, che dal 2,8% del 2012 passa al 3,7%, così come in Toscana: dal 2,5% al 2,9 per cento.

Lo studio Espad-Italia fornisce anche dati sul consumo di marijuana tra ragazzi: un vizio quotidiano per circa 75mila studenti italiani. D’altronde i numeri parlano chiaro: si stima che nel 2013 gli studenti che hanno utilizzato cannabis almeno una volta sono 580mila. Un significativo balzo in avanti, se si considera che nel 2012 – su 2,5 milioni di studenti – erano circa 500mila i ragazzi delle scuole medie superiori che (almeno una volta) avevano fatto uso di cannabis.

“Il consumo di cannabis tra i giovani – spiega la responsabile della ricerca, Sabrina Molinaro dell’Ifc-Cnr – riprende a crescere. Questa tendenza – aggiunge – si conferma anche nei primi risultati preliminari del nostro studio Ipsad sulla popolazione generale (15-74 anni) che rileva un leggero incremento della prevalenza di consumatori occasionali (una o più volte l’anno) di cannabis a fronte di un sensibile aumento dei consumatori frequenti (20 o più volte al mese)”.

Un capitolo a parte riguarda l’utilizzo di droghe sintetiche. E le cifre sono preoccupanti: nel 2013 sono circa 66mila i ragazzi che hanno fatto uso di stimolanti e 60mila quelli che hanno assunto allucinogeni, che corrispondono rispettivamente al 2,8% e 2,5% degli studenti italiani. Numeri in crescita rispetto a quanto rilevato negli anni scorsi. Ad esempio, per l’assunzione di stimolanti si è passati dal 2,4% del 2011 al 2,8% dell’ultima rilevazione, mentre per il consumo frequente di allucinogeni (dieci o più volte in un mese) il passaggio è stato dallo 0,6% del 2011 allo 0,8% del 2013.

Corriere della Sera
24 02 2014

La storia del clan di Gianni Maddaloni, maestro di sport e di vita che dà speranza a Scampia. Tra l’indifferenza delle istituzioni - Amalia De Simone

«O maè... sta arrivando ‘o maè». E tutti a sistemarsi il judogi e a sudare sul tatami.
Gianni Maddaloni arriva con un avvocato per un colloquio con un ex detenuto che vorrebbe essere affidato a lui. «Gli dirà: ti piglio ma da ora in poi non devi sbagliare – commenta Ciro - (il nome è di fantasia per non rendere riconoscibile il ragazzo ndr) – lo disse anche a me, ho lasciato il carcere e ora sono qui. O’ maè mi ha cambiato la vita: mi dà consigli, mi rimprovera, mi dà forza. E’ quella figura paterna che mi è mancata. Ho avuto un’infanzia molto brutta. Ora però ho capito che ci si rovina la vita, si buttano via gli anni migliori. Ho imparato anche che sentirsi utili rende felici... io non lo sapevo ma aiutare un disabile o stare con i bambini ti fa sentire bene. Ora capisco perché nonostante tutte le difficoltà il maestro Maddaloni si sente felice; quando guarda i bambini che si allenano sul tappeto vedo che ha gli occhi lucidi di gioia. Questa è la sua vera vittoria».
Ciro è uno dei tanti ex detenuti che sono passati in affidamento nella palestra Star Judo del clan Maddaloni, una struttura piccola e viva nella spettrale Scampia, Napoli, dove sono cresciuti grandi campioni e la medaglia d’oro alle olimpiadi di Sidney Pino Maddaloni, uno dei figli di Gianni. ‘O maè è un maestro di sport e di vita per tanti.

«La vedi questa cartellina? - mi dice Maddaloni – ci sono le schede di tutti i ragazzi arrivati qui con l’affidamento in prova. Qualcuno lavora, qualcuno è tornato a delinquere. Sono stati anni di vittorie e sconfitte, un percorso fatto con ragazzi molto giovani che vanno accompagnati, a cui bisogna mostrare un’alternativa. Ora con il decreto svuotacarceri stanno arrivando ex detenuti adulti: bisogna dargli almeno due possibilità, infondere fiducia e ricevere fiducia.. al terzo sbaglio però si è fuori dal codice comportamentale del clan Maddaloni. Lo Stato risparmia ma non ci aiuta. Noi ci occupiamo di chi lascia il carcere senza nulla in cambio».

Maddaloni non rivendica profitti da questa operazione ma vorrebbe avere la possibilità di sostenere le attività di questi ex detenuti, perché non vadano a cercare altre cose fuori, soprattutto in un momento così delicato e di crisi per cui trovare un lavoro è quasi come vincere la lotteria. «Questa palestra è la mia espressione: siamo un avamposto di legalità. Noi qui siamo lo Stato». E nello “Stato” del clan Maddaloni tutti hanno la possibilità di frequentare la palestra: «Lo sanno tutti che qui paga meno del 30% degli iscritti», commenta Ciro. E Gianni conferma: «Chi non se lo può permettere non paga così come i ragazzi che provengono dall’area penale, i disabili e gli immigrati venuti da Lampedusa. Se poi arrivano due genitori con cinque figli è ovvio che paghino solo i due adulti. Ci siamo autoeletti assessori allo sport. Bisogna andare incontro al territorio».

Ci sono ragazzi che entrano in palestra dopo la scuola e escono in serata: sono quelli che Maddaloni non vuole esporre al “sistema” che li avvicinerebbe fagocitandoli. A Scampia infatti il supermarket della droga cerca sempre giovanissimi da arruolare come killer, vedette, custodi di armi e soldi. Ma quel quartiere non è solo quel buco nero e marcio e il clan Maddaloni punta tutto su questo. «Il vero criminale non lo recuperi invece chi sbaglia perché non ha modelli, alternative, lavoro o perché è debole o gli fa comodo va ripreso per i capelli». Il film della Rai L’oro di Scampia (che racconta con il linguaggio della fiction la storia dei Maddaloni, ndr) ha ridato sorriso e dignità al quartiere. «Molti pensano che io mi sia arricchito e mi chiedono lavoro ma non è così: la produzione è stata selvaggia con me e mi ha dato solo 13 mila euro che sono già finiti. Dopo il film nessuno si è fatto avanti per darci una mano. Ma alcuni italiani all’estero ci hanno contattato perché vogliono dare il loro contributo. Questo è uno schiaffo morale alle istituzioni che al di là delle pacche sulla spalla restano indifferenti». Gianni ha due sogni: il primo è di realizzare un centro sportivo nella ex caserma Boscariello a Miano, quartiere confinante con Scampia, con tanto di ambulatori gratuiti e di vincere alle olimpiadi di Rio con suo figlio Marco e altri suoi allievi. Ma l’arte del sogno è quella di saper guardare sempre più lontano e così ‘o maè pensa a Tokio 2020 dove vorrebbe portare una squadra di ragazzini nati all’ombra delle vele che già sta allenando nel judo e nella vita.

facebook