Il Manifesto
17 06 2014

Istruzione. Torna in discussione nel Consiglio Comunale di Roma Capitale una delibera che istituisce una cabina di regia affidata alle associazioni cattoliche

Oggi pome­rig­gio torna in discus­sione nel Con­si­glio Comu­nale di Roma Capi­tale una pro­po­sta pre­sen­tata dal Con­si­gliere comu­nale G. de Palo lo scorso 12 giu­gno, dal titolo: “Nuove forme di col­la­bo­ra­zione scuola– fami­glia per pro­getti edu­ca­tivi da svol­gersi nell’ambito degli asili nido, delle scuole per l’infanzia” e oggi nuo­va­mente in esame.

Con que­sta deli­bera si vuole  isti­tuire – si legge nel testo —  una “cabina di regia che coin­volga il  Forum Nazio­nale delle Asso­cia­zioni dei Geni­tori nella Scuola (FORAGS) laziale e l’associazionismo fami­liare e geni­to­riale” per l’approvazione pre­ven­tiva dei “pro­getti didat­tici ed edu­ca­tivi ine­renti l’educazione sen­ti­men­tale /sessuale” negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia di Roma Capi­tale. Que­sta pro­po­sta, a nostro  giu­di­zio, ha l’obiettivo di pena­liz­zare l’autonomia e le com­pe­tenze degli organi col­le­giali degli isti­tuti sco­la­stici, isti­tuendo vere e pro­prie forme di “controllo”.

Per i no addetti ai lavoro:  il FORAGS, isti­tuito per favo­rire la con­sul­ta­zione dei geni­tori e miglio­rare la coo­pe­ra­zione tra Scuola e geni­tori, attual­mente nel Lazio conta su una rap­pre­sen­tanza di parte, essendo for­mato da 4 asso­cia­zioni di cui tre fanno rife­ri­mento espli­cito all’etica cat­to­lica: Asso­cia­zione Ita­liana Geni­tori, Asso­cia­zione Geni­tori Scuole Cat­to­li­che, Movi­mento Ita­liano Geni­tori, Coor­di­na­mento Geni­tori Democratici.

In Con­si­glio, la scorsa set­ti­mana la mag­gio­ranza si è spac­cata sulla deli­bera prima messa in discus­sione e poi  “momen­ta­nea­mente” accan­to­nata prima del voto per tro­vare un accordo tra le parti in Aula ed essere poi votata al ter­mine della seduta. Ma il prov­ve­di­mento in serata non e’ stato più licen­ziato e tor­nerà in discus­sione oggi pomeriggio.

Sel è com­patta nella valu­tare nega­ti­va­mente la pro­po­sta, men­tre il Pd si divi­derà tra chi voterà a favore e chi con­tro. Ad esem­pio, sul quo­ti­diano La Repub­blica del 13/06, un’esponente del Pd ha dichia­rato voto favo­re­vole alla deli­bera moti­vando la scelta facendo rife­ri­mento ai pro­pri figli e al desi­de­rio che essi ven­gano “edu­cati con prin­cipi di  una fami­glia nor­male”, legit­ti­mando un cri­te­rio di “nor­ma­lità” che spesso è alla radice di atteg­gia­menti discri­mi­na­tori, stig­ma­tiz­zanti ed esclu­denti verso le fami­glie “non stan­dard” ampia­mente pre­senti nella società odierna e quindi anche nelle scuole (mono­ge­ni­to­riali, divor­ziate, ricom­po­ste, allar­gate o omosessuali).

Alcune asso­cia­zioni romane (Archi­via, Scosse, La Casa inter­na­zio­nale delle donne) sta­mat­tina hanno inviato una let­tera al gruppo Pd del Comune, scri­vendo le nume­rose cri­ti­cità del testo in discussione,dalle pre­messe al deli­be­rato, e invi­tando a non soste­nere la delibera.

In primo luogo – scri­vono le asso­cia­zioni da anni impe­gnate nell’educazione sen­ti­men­tale e nelle pari oppor­tu­nità — è pro­fon­da­mente erro­neo affer­mare che “è dif­fusa nelle scuole la ten­denza a svi­lup­pare, orga­niz­zare e pro­porre pro­grammi didat­tici con­nessi al tema dell’educazione affettiva/sessuale senza una ade­guata comu­ni­ca­zione alle fami­glie”. Infatti in base alle nor­ma­tive esi­stente, sono gli organi col­le­giali pre­senti in ogni isti­tuto che appro­vano i piani for­ma­tivi; organi col­le­giali in cui, teniamo a ricor­dalo, sono pre­senti anche i rap­pre­sen­tanti dei genitori.

In secondo luogo, il rife­ri­mento all’articolo 18 della Dichia­ra­zione uni­ver­sale dei diritti dell’Uomo, all’articolo 14 della Carta euro­pea e a vari arti­coli della Costi­tu­zione ita­liana inse­riti dal con­si­gliere De Palo nella deli­bera risul­tano essere privi di signi­fi­cato in quanto non rispon­denti al con­te­sto di cui si parla, dal momento che nel nostro paese la libertà di scelta delle fami­glie in base a con­vin­zioni reli­giose e peda­go­gi­che è ampia­mente garan­tito. Esi­ste un’ampia offerta di istru­zione di ispi­ra­zione religiosa.

Si aggiunge poi un ulte­riore ele­mento assai pro­ble­ma­tico. Il con­te­sto sociale di rife­ri­mento per i bam­bini e le bam­bine così come per le ragazze e i ragazzi non deve essere limi­tato, come pro­pone invece il deli­be­rato, al cer­chio fami­liare. Il ruolo della scuola pub­blica affi­dato a edu­ca­trici, mae­stre e inse­gnanti – per­so­nale com­pe­tente e for­mato — è anche quello di pro­muo­vere una società plu­rale, tol­le­rante e aperta, con valori con­di­visi in cui ognuno possa rico­no­scersi. Que­sto ha per­messo di pro­muo­vere nel corso degli anni, tra le altre, anche atti­vità con­si­de­rate alta­mente inno­va­tive, come quelle ine­renti l’integrazione della disa­bi­lità e l’intercultura.

Inol­tre occorre ricor­dare che oggi il FORAGS ha una fun­zione sem­pli­ce­mente con­sul­tiva su richie­sta della Dire­zione Gene­rale, all’interno dell’Ufficio Sco­la­stico Regio­nale del Lazio, e non rien­tra in alcun modo nelle sue com­pe­tenze il potere deci­sio­nale in mate­ria corsi di for­ma­zione degli inse­gnanti. Una simile attri­bu­zione lede­rebbe, quindi, l’autonomia sco­la­stica e la libertà dei docenti minan­done l’autorevolezza.

La let­tera delle asso­cia­zioni si con­clude con un acco­rato appello a lasciare alle scuole la libertà di sce­gliere i pro­pri per­corsi for­ma­tivi in base alle neces­sità del con­te­sto spe­ci­fico e a boc­ciare la deli­bera, per  difen­dere la scuola laica e per valo­riz­zare le dif­fe­renze e le plu­ra­lità che arric­chi­scono la nostra società.

Monica Pasquino, Pre­si­dente dell’associazione Scosse

Il web, insomma, come canale preferenziale per raggiungere i giovanissimi, per i quali, oltre alla contraccezione bisogna considerare il problema delle malattie sessualmente trasmesse, in aumento, come in crescita sono i casi di infezione da Hiv. Non è un caso che una delle sessioni del congresso di Lisbona sia stata dedicata proprio alla protezione dal virus Hiv con nuovi metodi chimici di barriera, tipo gel o creme vaginali. ...

Purity Ring, il voto di castità dal sapore pop

  • Mercoledì, 04 Giugno 2014 08:53 ,
  • Pubblicato in Flash news

UAGDC
04 06 2014

Il purity ring è un anello che simboleggia la promessa a Dio di rimanere vergine fino al matrimonio.
Roba da setta medievale? Tutt’altro: un oggetto in rapida diffusione tra pop star e ragazzine del 2014.


In principio fu Britney.

Almeno in Italia abbiamo conosciuto così il volto pop del voto di castità per teenager.
Con una lolita in divisa scolastica protopornografica che si ergeva portavoce di un’adolescenza vissuta vergine. Poi Britney è cresciuta troppo sexy per essere un’ icona della cristianità e i repubblicani americani ci hanno propinato Jessica Simpson, che ha mostrato al mondo il suo anello della purezza giurandoci che astenersi è bello.
Oggi lo indossano anche Miley Cyrus e Selena Gomez.

In comune hanno tutte di essere state vendute per anni come bambine prodigio, ragazzine con la moda dell’imene intatto, che poi però sono passate a leccare martelli nei video, fare scandalucci hot in rete, andare fuori di testa.
L’anello della purezza sembra quindi avere una data di scadenza ben precisa, che coincide con il momento in cui l’immagine da orsolina non vende più e serve confezionare una svolta sexy.

Eppure sono in tante le adolescenti, anche italiane, che invece il purity ring lo vorrebbero al dito.



In rete si trovano molti forum pieni di domande sul tema: dove posso trovare l’anello della purezza come quello di Selena? Devo farlo benedire dal prete? Posso mettere l’assorbente interno se faccio voto di castità?
A 12, 13 anni, in cerca dell’ anello che solo per alcune è legato a credo religiosi, per molte è una scelta di vita, al di là della confessione.
Ragazze giovanissimeche, anche fuori da ogni convinzione religiosa, si votano alla castità sembrano il sintomo della totale mancanza di educazione al sesso e ai sentimenti, al pari forse delle loro coetanee che invece credono di doversi prostituire per avere successo sociale.


Come se non esistesse più il bello del sesso, il divertimento della scoperta della sessualità.
Il corpo è uno strumento di guadagno o di intervento divino, mai un alleato pieno di desideri.

Impossibile pensare a scoprire cosa piace e cosa no del mondo dell’eros. Impensabile insegnare a chi si affaccia al mondo del sesso che può essere una delle sfere più creative e libere della vita.

Crescono, cresciamo insomma, senza mai sentirci dire che il sesso ha a che fare con il piacere e con l’intimità, prima che con la condanna divina o la scalata sociale.

Siamo costantemente sottoposti a stimoli erotici, dalla pubblicità al porno online. Siamo assuefatti al valore erotico del mondo, così da una parte sembra che nulla possa essere vissuto fuori dalla sfera sessuale, ma in realtà le persone non hanno mai fatto così poco sesso come oggi.

In Italia, siamo al vertice delle classifiche per click porno, ma il 40% delle coppie non fa sesso.
Meglio il porno virtuale del kamasutra dal vivo.

Così anche le giovani donne crescono divise tra la pressione di “farsi sverginare” il prima possibile per non essere emarginate, la necessità di sembrare subito delle pornodive e la voglia di tirarsi fuori da un gioco troppo complesso, in cerca dell’anello della purezza che le salverà dall’obbligo del sesso.

Negli USA aumentano intanto le affiliate al Movimento della Purezza, nato negli anni ’80 come risposta al diffondersi dell’AIDS e oggi emanazione di comunità Cristiane e della Chiesa Evangelica.

Il momento più significativo vissuto dagli adepti è il Ballo della Purezza, quando le giovani ragazze in abiti da gala sposano Dio e fanno dono al proprio padre della loro verginità perché la custodisca fino al matrimonio.
Quel giorno i padri firmano un Patto di purezza e regalano alla figlia l’Anello tanto ambito.


Inquietano un po’ questi uomini che stringono orgogliosi le figlie agghindate, giurando che saranno custodi della loro integrità.

David Magnusson, fotografo svedese, ha ritratto alcune coppie padre-figlia il giorno del Ballo.
Cappelli da cowboy, papillon, sorrisi autorevoli, bambine vestite da piccole spose, coroncine di fiori.
Inizialmente turbato dall’idea che un padre si facesse guardiano della verginità della figlia, anche molto piccola, le convinzioni tanto forti di questi personaggi lo hanno poi stregato, trasformando l’inquietudine quasi in fascinazione. Certo è che i ritratti trasudano la classica spettacolarizzazione made in USA di un evento molto privato, come può essere decidere di fare o meno sesso.

Ciò che queste comunità propagandano, al pari delle pop star con l’anello al dito, è che la verginità è il valore principale di una donna, ciò che la rende speciale.
L’altra faccia della medaglia dell’inculcare alle donne che è solo la loro disponibilità sessuale che le renderà appetibili, di successo, accettate.

Siamo sempre lì, crescete oggetti sessuali o crescete sante vergini, ma per favore non crescete libere.

Il Corriere delle Sera
16 04 2014

«Perché se una bambina picchia è un “maschiaccio”? E se un bambino piange è una “femminuccia”? Perché le ragazze possono camminare mano nella mano e i ragazzi no? Perché si studia Gabriele D’Annunzio e non Sibilla Aleramo? Perché se mamma non lavora è normale ma se non lavora papà è una vergogna? Sono solo alcuni dei perché a cui cerca di rispondere la proposta di legge sull’introduzione dell’“educazione sentimentale” nelle scuole di cui sono prima firmataria», spiega Celeste Costantino, 34 anni, deputata per Sinistra ecologia e libertà. In tutt’Italia ormai esistono progetti scolastici autonomi di formazione che forniscono a ragazzi e ragazze gli strumenti necessari per sradicare pregiudizi e svelare stereotipi maschili e femminili. E’ arrivato il momento di trasformarli in un virtuoso modello nazionale, attuando così un diritto scritto nella Convenzione di Istanbul, approvata all’umanità dal Parlamento, e colmando il ritardo dell’Italia rispetto all’Europa. E da oggi, sui social network, compare uno spot (diretto da Gustav Hofer e Luca Ragazzi) con l’invito a firmare affinché la proposta di legge fortemente voluta da Celeste Costantino e Titti Di Salvo venga discussa al più presto alla Camera.

Troppo lungo e doloroso è l’elenco delle ragazze e dei ragazzi suicidi perché insultati, derisi, tormentati, emarginati per la loro diversità, il loro aspetto fisico, la presunta omosessualità. L’ultima, proprio ieri, a Venaria (Torino) una ragazzina di 14 anni che si è gettata dal balcone. Pare che fosse perseguitata dai cyberbulli di Ask.fm, temeva di essere brutta. Sempre nella rete aveva trovato i suoi aguzzini Nadia, la 14enne di Fontaniva, nel Padovano, insultata ferocemente dopo essere stata lasciata dal fidanzatino. E prima di lei Carolina di Novara, umiliata dai suoi coetanei, si era lanciata dal balcone. E poi i ragazzi: solo a Roma, negli ultimi anni, quattro casi drammatici di studenti suicidi per colpa dell’omofobia dilagante.

Dice Celeste Costantino:

Non basta invocare la prevenzione, tanto contro la violenza sulle donne quanto contro il bullismo e l’omofobia: la prevenzione bisogna costruirla, insegnando a ragazze e ragazzi un’altra educazione civica, aiutandoli a conoscere, comprendere e affrontare le proprie emozioni. Saper parlare dei propri sentimenti migliora anche le capacità di comunicare e l’apprendimento cognitivo

“#1ora d’amore” è la sintesi un po’ scherzosa di una proposta di legge in 5 articoli che prevede un’ora dedicata all’educazione sentimentale nelle medie inferiori e superiori, a partire dall’anno scolastico 2014/2015, ridefinendo anche gli organici del personale docente e prevedendo la copertura dei costi, quantificati in 200 milioni di euro.

Ma perché non introdurre l’insegnamento dalle scuole elementari, quando iniziano a prendere forma il carattere e i comportamenti sociali di bambini e bambine? «Ho ricevuto molte sollecitazioni in questo senso. Monica Pasquino, presidente di “Scosse”, l’associazione romana che proprio alle elementari ha fatto un’esperienza straordinaria, è tra le prime firmatarie della legge. Il target per ora sono fasce di età un po’ più alte, quando si incominciano a formare relazioni importanti, ma lascio l’elemento in sospeso. La mia idea è attivare un movimento pubblico che diventi un momento di pressione. Non è un testo definitivo, verrà arricchito dai suggerimenti», risponde Celeste Costantino, che in questi anni ha approfondito la realtà drammatica del femminicidio attraverso saggi, eventi e workshop.

«Chiedo che di tutto questo si parli in Parlamento ma prima ancora nel Paese perché sento che c’è un’esigenza reale, fortissima – prosegue -. Durante il mio recente giro nei centri anti-violenza molte operatrici hanno espresso questo bisogno. Le famiglie vanno coinvolte ma da sole non sono in grado di fornire l’educazione all’affettività di cui parla la Convenzione di Istanbul. Il punto è creare un nuovo modello di cittadinanza. Alcune insegnanti sono spaventate, impaurite da questo ulteriore elemento di responsabilità, ma dalla maggior parte sono arrivate risposte entusiastiche. E in tante scuole già accade…

Di recente sono stata al liceo Kant di Tor Pignattara dove un anno fa si è suicidato un ragazzo, Simone, perché veniva preso in giro per la sua presunta omosessualità. Questo evento drammatico ha innescato un sistema virtuoso. Non aspettiamo che si consumino queste tragedie!

Ma chi insegnerà una materia così delicata? Occorrerà intensificare nelle università i gender studies, corsi di laurea a pieno titolo, che in passato spesso sono stati i primi a “saltare”, ad esempio a Torino e a Cosenza, dove tuttavia il ricorso, presentato proprio da Celeste Costantino, ha consentito di reintegrare la docente. Per chi già insegna saranno previsti corsi di formazione che partano da una base in scienze umanistiche (dall’antropologia alla psicologia) e tengano conto della specificità degli studi di genere. «Io stessa – aggiunge la deputata – ho fatto un master in Mediazione culturale all’Università Roma Tre dove c’era questo tipo di impostazione. E poi ci sono i laureati in Scienza della formazione… Insomma, le competenze esistono, ma sono rimaste nel cassetto!».

L’educazione sentimentale è qualcosa di più complesso dell’educazione sessuale perché l’obiettivo è smontare quella visione inflessibile dei ruoli sessuali che spesso sfocia in forme di bullismo nei confronti di chi non rientra in questo schema. La formazione, misurandosi criticamente con la sfera dei sentimenti e stimolando la capacità di riflettere sull’emotività, può indicare alle nuove generazioni le modalità per imparare a gestire i conflitti di domani, i fallimenti, i rifiuti.

Educazione sentimentale che non può prescindere da una valorizzazione del contributo delle donne nella storia e nella letteratura, mettendo in risalto le figure femminili, con testi che seguano il codice di autoregolamentazione Polite (Pari Opportunità nei libri di testo).

«Ma non basta parlare di parità – conclude Celeste Costantino -. Rompere gli stereotipi è possibile solo se si alimentano sentimenti di affetto, riconoscenza, condivisione».

Il Fatto Quotidiano
16 04 2014

Rispetto delle differenze sessuali. Parità tra i sessi. Lotta all’omofobia e al bullismo. Sono queste le sfide che il governo Renzi deve portare avanti contro le ingerenze di Chiesa e partiti. Partendo dai bambini e dalle scuole. Se da un lato tenta di prendere il via il progetto “Educare alla diversità” (tre volumi destinati alle primarie e secondarie di secondo grado con l’obiettivo di combattere il bullismo omofobo tra i più piccoli) osteggiato dal presidente della Cei, l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco perché portatore di “indottrinamento a danno della famiglia tradizionale”, dall’altro c’è la proposta di legge targata Sinistra ecologia e libertà - presentata ad agosto dello scorso anno e inserita nella legge sul femminicidio, ma ancora non arrivata in discussione in Aula – che mira a ratificare nell’ordinamento scolastico nazionale, fin dalle scuole medie, l’educazione di genere (come già accade in Svezia, Inghilterra e Francia con l’”Abcd de l’egalitè“).

La prima firmataria, Celeste Costantino, ha lanciato oggi una campagna dal titolo #1oradamore, che ruota attorno a una petizione su Change.org che in poche ore ha già raggiunto quasi 8mila firme. Tra i primi a sostenere il progetto, le attrici Lunetta Savino e Paola Minaccioni, i giornalisti Riccardo Iacona, Flavia Fratello e Loredana Lipperini, e tanti altri artisti, psicologi, ricercatori e sociologi. ”Solo con l’educazione sentimentale – afferma Celeste Costantino – è possibile realizzare la crescita educativa e culturale degli studenti in materia di parità e solidarietà tra uomini e donne. Un insegnamento che promuove percorsi di formazione per stimolare negli studenti la capacità di riflettere sull’affettività, e che fornisce strumenti per sradicare pregiudizi e stereotipi di genere, ragionando su un nuovo concetto di cittadinanza. Prevediamo”, conclude, “che siano adottati unicamente di libri di testo che rispettano delle indicazioni contenute nel codice di autoregolamentazione Polite (pari opportunità nei libri di testo, ndr)”

Ribattezzata da alcuni, parafrasando Flaubert, “l’ora di educazione sentimentale”, il percorso partecipato e di formazione culturale per ragazzi e ragazze vuole valorizzare il ruolo delle donne che hanno dato un contributo fondamentale alla civilizzazione delle società, all’avanzamento del diritto e dei diritti e al miglioramento delle condizioni di vita della società stessa. Anche perché “fornire ai ragazzi un altro modo di guardare alle donne è il primo passo per rompere gli stereotipi negativi“, dichiara Ileana Piazzoni, deputata di Sel e firmataria, insieme alla Costantino e a Titti Di Salvo, della proposta di legge. “La ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Istanbul ha riaperto anche e soprattutto nelle sedi istituzionali il dibattito sulla violenza sulle donne – si legge – C’è stato un grosso passo avanti, sia sul piano simbolico che dal punto di vista formale ma nonostante ciò non c’è stata una alcuna diminuzione degli episodi di violenza nei confronti delle donne che molto spesso non riescono a sottrarsi ai soprusi a causa di condizionamenti psicologici ed economici”.

Il problema, dunque, va affrontato soprattutto sotto il profilo culturale ed educativo. In pratica: meglio prevenire che curare, anche perché i danni molto spesso sono incurabili. La proposta di Sel infatti vuole “prevenire”: inserendo nell’orario scolastico dei più giovani un’ora da dedicare alla cosiddetta “educazione sentimentale”, i bambini, una volta diventati adulti, saranno già dotati di un background e di una forma mentis corretta. “Ma niente lezioni noiose – ci tiene a precisare Piazzoni – gli studenti dovranno essere coinvolti, magari mediante giochi di ruolo o lezioni con un approccio divertente, in grado di insegnar loro le basi della convivenza e delle relazioni tra i sessi”.

Si tratta di un progetto di legge che, per ora, non ha ancora incontrato particolare opposizione politica: “Forse non se ne sono ancora accorti”, scherza la deputata vendoliana, perché proposta ad agosto, mese ‘sacro’ per le vacanze . Tuttavia, sia il quotidiano Libero che alcuni giornali di area cattolica hanno già cominciato a fare muro: Franco Bechis per esempio, non ha esitato a bollare la proposta “un lavaggio del cervello per compiacere le comunità femministe e gay” e “una fissa della Boldrini” che essendo “molto innamorata, vuole regalare quell’ora di amore a tutti i ragazzi”.

“Per Sel resta una priorità – conclude Piazzoni – Se anche per ora non ci sono state reazioni violente da parte dell’opposizione si tratta solo di aspettare perché l’idea è stata presa sotto gamba, accantonata e considerata utopica”. E pazienza se per insegnare l’amore e il rispetto per le donne bisognerà sacrificare qualche ora a Pascoli o Ungaretti. Loro, con ogni probabilità, avrebbero approvato.

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