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#1oradamore

  • Mercoledì, 16 Aprile 2014 08:33 ,
  • Pubblicato in L'Appello

#1oradamore

  • Martedì, 15 Aprile 2014 11:54 ,
  • Pubblicato in L'Appello
Firma l’appello su www.change.org

Perché se una bambina picchia è un “maschiaccio”? E se un bambino piange è una “femminuccia”?
Perché le ragazze possono camminare mano nella mano e i ragazzi no?
Perché si studia Gabriele D’Annunzio e non Sibilla Aleramo?
Perché se mamma non lavora è normale ma se non lavora papà è una vergogna?
Perché #1oradamore?

Sono solo alcuni dei “perché” a cui vuole provare a rispondere la proposta di legge sull’introduzione sentimentale nelle scuole di cui sono prima firmataria.

Parlare di femminicidio non basta più se viene trattato come atto conclusivo del fenomeno. E non basta invocare la prevenzione, tanto contro la violenza sulle donne quanto sul bullismo e l’omofobia: la prevenzione bisogna costruirla, uscendo dall’ottica securitaria, insegnando un’altra educazione civica.

Quello che proponiamo è un diritto scritto nella Convenzione di Istanbul, ratificata all’unanimità in Parlamento, che propone agli Stati di introdurre l’educazione all’affettività negli ordinamenti scolastici. In Europa è una realtà, in Italia siamo ancora in ritardo. Benché esistano esempi di autonomi progetti scolastici sul tema, è importante fare una legge che miri a fare di essi un virtuoso modello nazionale.

Chiediamo che la proposta sia discussa al più presto e che diventi quanto prima legge dello Stato. La violenza maschile sulle donne, l’omofobia, il bullismo e gli stereotipi di genere si combattono con l’educazione e la formazione sin da piccoli. Prima che sia troppo tardi. Firma anche tu! >>>

Il testo della proposta di legge: http://bit.ly/educazione-sentimentale

Come parlare ai ragazzi di amore e sessualità?

Carlotta De Leo, Corriere della Sera
23 gennaio 2014

Amore, sessualità e rispetto tra donna e uomo. Non è facile parlare ai ragazzi di questi temi a scuola, evitando i "predicozzi" e le frasi tipo "tra qualche anno capirai…"

Come parlare ai ragazzi di amore e sessualità?

Corriere della Sera
23 01 2014

di Carlotta De Leo

Amore, sessualità e rispetto tra donna e uomo. Non è facile parlare ai ragazzi di questi temi a scuola, evitando i «predicozzi» e le frasi tipo «tra qualche anno capirai…».

L’adolescenza – non tutti ce lo ricordiamo quando questo capitolo della vita si è chiuso – declina solo il presente, perchè corpo e personalità sono così in subbuglio che il futuro è nebbia fitta.

Così ogni emozione è eterna, ogni amore è unico, ogni no è carico di rabbia.

Eppure è proprio sui banchi di scuola che deve nascere la voglia di amare e rispettarsi l’un l’altro cercando di sviluppare coscienza e conoscenza del rapporto amoroso.

C’è bisogno di una guida perchè, purtroppo, la parità tra i generi non è un meccanismo spontaneo, ma una conquista. Questo è perchè gli adolescenti hanno già introiettato gli squilibri della società adulta e, a modo loro, ne ripropongono i meccanismi di prevaricazione e «bullismo».

Una ricerca dell’organizzazione inglese Girlguiding portata avanti su oltre 1.200 donne tra i 7 e i 21 anni ha dipinto un quadro sconfortante: le molestie sessuali sono la «normalità», una realtà così condivisa da non fare notizia.

Di cosa stiamo parlando? Di fischi e sguardi insistenti, battute volgari, insulti, palpeggiamenti e stalking.

La maggioranza delle ragazzine di 13 anni ha già sperimentato queste molestie, una percentuale che sale all’80% tra le donne tra 19 e i 21anni.

E con internet la situazione non migliora: il 54% delle ragazze tra gli 11 e 21 anni ha già subito abusi online.

Le molestie minano lo sviluppo psicologico delle ragazze. Il 60% delle intervistate dice di essere stata trattata con «condiscenza» e di essersi «sentita stupida» a causa del loro sesso, e l’87% sostiene di essere stata giudicata per l’aspetto fisico e non per le proprie capacità.

Insomma, è a scuola che bisogna intervenire per cambiare. Solo così potremo insegnare alle generazioni future che non è nella violenza che risiede la sessualità, ma nell’accettare la differenza di ognuno di noi e la libertà di vivere le proprie storie d’amore senza ricatti, minacce o altri atti tremendi.

Però, prima di tutto, occorre trovare il linguaggio giusto per parlare di questi temi ai ragazzi. Il web offre un terreno fertile per iniziare. E’ proprio qui che si muove Safebook, il programma di educazione sessuale e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili si basa su video-lezioni di Maurizio Bini, ginecologo dell’Ospedale Niguarda di Milano e sessuologo specializzato sui giovanissimi. «Relazione vuol dire un gioco dinamico e non potere e prevaricazione» spiega Bini nei video che lo scorso anno circa 600mila ragazzi delle medie e delle superiori hanno visto sulle Lim (lavagne elttroniche). E quest’anno il progetto si arricchisce di un concorso e una serie di incontri con esperti che possono essere richiesti dalle singole scuole.

«Le preoccupazioni dei genitori una volta erano le gravidanze indesiderate e le malattie. Adesso ce n’è uno nuovo: la rete – dice Bini – E’ pieno di esempi di politici e attori le cui carriere si sono arrestate per colpa di foto e video hard. Foto che dovevano rimanere private e che invece sono finite in rete. Ci sono anche esempi ben più tristi…».

Il Sexting è qualcosa che i ragazzi incontreranno nella loro vita: «Avete una possibilità su cinque di ricevere questo materiale. La cosa che dovete fare è cancellarlo immediatamente e avvertire chi ve lo ha inviato del pericolo che ha corso».

Se viene messa in rete, quella foto o quel video saranno eterni. «I social network non sono un gioco: se usati in maniera scorretta, possono essere dannosi. E, la prima regola, la più basilare, è che se facciamo qualcosa con il pc o con il telefono è impossibile tornare indietro: è la cosiddetta eternità del dato digitale – spiega Giovanni Ziccardi, professore di Informatica giuridica alla Statale di Milano – Ragazzi, non c’è mai una seconda possibilità. Oggi il dato si diffonde, rimbalza sui social network. E la rimozione è spesso solo un modo per moltiplicare ancora l’effetto» .

"È uno strumento che permette di capire se le persone che hanno subito atti di violenza saranno sottoposti ad un'escalation oppure se si tratta di un atto che non verrà seguito da altri", racconta Cecilia Guerra. Si tratta di creare un protocollo per la valutazione del rischio valido in tutta Italia e per ogni soggetto che verrà a contatto con chi ha subito violenze, si basa su alcuni parametri della violenza fisica subita ma anche da alcune caratteristiche dell'aggressore, come la dipendenza da droghe o alcol. ...

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