Omofobia in EgittoViviana Mazza, La 27esima ora
5 giugno 2015

Due mesi fa, una corte del Cairo ha stabilito che gli stranieri, se omosessuali, possono essere espulsi dal Paese. Lo scorso dicembre, trentatré uomini sono stati arrestati per "depravazione" in un bagno turco dopo la denuncia di una giornalista televisiva, Mona Iraqi, che ha mandato in onda il blitz e li aveva accusati anche di diffondere l'Aids.

Il Manifesto
03 06 2015

La cit­ta­di­nanza egi­ziana in cam­bio della vita: è que­sta la sorte incre­di­bile che è toc­cata all’attivista 26enne, Moham­med Sul­tan. Ormai dato per spac­ciato dopo una mara­tona senza pre­ce­denti (il gio­vane è soprav­vis­suto ad oltre quat­tro­cento giorni di scio­pero della fame in car­cere), Sul­tan ha scelto di con­ti­nuare a vivere.

Il gio­vane è stato rila­sciato lo scorso sabato ed imme­dia­ta­mente espulso dall’Egitto. Sul­tan avrebbe rinun­ciato al pas­sa­porto egi­ziano in cam­bio dell’espulsione negli Stati uniti, paese di cui detiene la cit­ta­di­nanza, dove è arri­vato ieri. Qui verrà sot­to­po­sto ad una serie di cure mediche.

Sul­tan era stato arre­stato nella retata con­tro la Fra­tel­lanza musul­mana seguente al mas­sa­cro di Rabaa al-Adaweya dell’agosto 2013 ma si era sem­pre rifiu­tato di ammet­tere la sua affi­lia­zione al movi­mento. Quando le sue con­di­zioni di salute si sono dete­rio­rate ha lan­ciato un appello al pre­si­dente degli Stati uniti Barack Obama affin­ché facesse pres­sioni per la sua libe­ra­zione. Le sue imma­gini in barella e privo di cono­scenza ave­vano fatto il giro del mondo. Una sorte simile era toc­cata al gior­na­li­sta di al-Jazeera Peter Gre­ste, libe­rato e imme­dia­ta­mente espulso in Austra­lia, dopo mesi di carcere.

Resta in pri­gione invece l’attivista comu­ni­sta Mahien­nour el-Massry, con­dan­nata a quin­dici mesi di reclu­sione insieme ai com­pa­gni Yous­sef Sha­ban e Loay Moham­med per aver attac­cato una sta­zione di poli­zia ad Ales­san­dria d’Egitto durante la pre­si­denza di Moham­med Morsi (2012–2013). L’avvocato ed espo­nente dei Socia­li­sti rivo­lu­zio­nari è stata tra­sfe­rita nel car­cere di Daman­shour dopo il suo arre­sto. Pic­coli assem­bra­menti e flash-mob con­tro la sen­tenza defi­ni­tiva (la Cas­sa­zione potrebbe espri­mersi a con­danna già scon­tata) si sono svolti al Cairo ed Ales­san­dria. Mahien­nour, insi­gnita in Ita­lia di un pre­sti­gioso pre­mio per il suo impe­gno nella difesa dei diritti umani, aveva scon­tato già una pena di sei mesi per aver vio­lato la legge anti-proteste lo scorso anno.

Infine, è atteso per oggi in Ger­ma­nia il pre­si­dente Abdel Fat­tah al-Sisi per una visita uffi­ciale dopo mesi in cui le auto­rità tede­sche, a dif­fe­renza di Ita­lia e Fran­cia, non hanno avuto con­tatti con il regime gol­pi­sta egiziano.

Prima della sua par­tenza, nel qua­dro del ten­ta­tivo di rimet­tere a nuovo il cen­tro sto­rico del Cairo, è stato demo­lito il sim­bolo del Par­tito nazio­nale demo­cra­tico, la sede che si affac­ciava su piazza Tah­rir. L’edificio era stato dato alle fiamme negli scon­tri di piazza delle rivolte del 2011.

In piedi, dietro una gabbia di metallo con indosso la divisa carceraria blu, Mohammed Morsi leva i pugni in aria e sorride in segno di sfida mentre, nell'auditorium di questa scuola di polizia trasformata in tribunale, il giudice Shaban elShami legge la sentenza che lo condanna a morte per la fuga dal carcere e l'uccisione di alcuni agenti penitenziari durante una delle prime notti della rivoluzione del 2011. Ma la sfida di Morsi, il primo presidente eletto democraticamente in Egitto che sognava una rinascita islamica, appare sempre più irrilevante. 
Fabio Scuto, La Repubblica ...

La Stampa
28 04 2015

In Egitto i social network si impongono come strumento di comunicazione di massa e ciò porta al debutto anche delle molestie sessuali cibernetiche. Si tratta di un fenomeno che ha soprattutto a vedere con l’invio di foto oscene: quasi sempre i destinatari sono delle donne e può accadere anche che delle donne abbiano le loro foto hackerate, manipolate, diventando oggetto di molestie online.

Il fenomeno ha assunto dimensioni tali che alcuni gruppi di donne, soprattutto giovani, hanno deciso di organizzare una risposta comune. Nasce così la pagina Facebook «Al-Araby al-Marid» (L’arabo malato) nella quale sono le giovani donne a passare al contrattacco, rendendo pubbliche le molestie subite e soprattutto identificando chi le ha inviate.

Ciò significa che attraverso Facebook - ma avviene in forme diverse anche su altri social network - i «molestatori cibernetici» vengono rivelati, consentendo agli utenti di difenderli, escluderli o comunque essere pronti a reagire.

Monica Ibrahim è andata anche oltre, lanciando la HarassMap Initiative ovvero una piattaforma digitale che elenca ogni tipo di molestie online, trasformandole in oggetto di discussione online fra migliaia di persone, nella convinzione che possa diventare - nel medio termine - la migliore forma di deterrenza.

La Repubblica
15 04 2015

I giudici bocciano il ricorso di un libico contro la polizia. "Corrompono la morale". Retate e arresti di omosessuali al Cairo

La polizia egiziana potrà espellere gli stranieri omosessuali e vietare il loro ingresso nel Paese. Lo ha stabilito ieri la Corte amministrativa egiziana, respingendo un ricorso riguardante una decisione del ministero dell'Interno in merito all'espulsione di un cittadino libico omosessuale. Il Tribunale ha riconosciuto legittimo il diritto del ministero di espellere stranieri omosessuali e di impedire il loro ingresso in Egitto.

Una decisione senza precedenti subito riportata ieri pomeriggio dal sito di Al Ahram. "La Corte amministrativa dell'Egitto", precisa il quotidiano più antico del Medio Oriente "ha confermato ciò che ha definito essere il diritto del ministero ad espellere stranieri omosessuali e ad interdire il loro ingresso in Egitto". Il tribunale ha confermato la decisione che nel caso specifico venne presa nel 2008, stabilendo che è stata assunta per preservare l'interesse pubblico e religioso e i valori sociali.

L'omosessualità non è ufficialmente fuorilegge in Egitto, ma le persone accusate di essere gay vengono spesso incriminate in base alle leggi che puniscono la "dissolutezza" o la "corruzione della morale pubblica", in pratica le leggi anti-prostituzione. La decisione della Corte cairota rischia di dare un serio colpo anche all'industria turistica, già in difficoltà per il terrorismo islamico. I resort per stranieri lungo le rive del Mar Rosso sono (erano) tra le mete più ambite per coppie gay e rischiano adesso di perdere una importante quota di clientela. I difensori dei diritti umani in Egitto denunciano una vera e propria campagna governativa contro i gay, arresti e persecuzioni contro gli uomini accusati di omosessualità sono aumentati drammaticamente negli ultimi mesi. Così come la gogna mediatica a cui vengono talvolta sottoposti gli arrestati.

Ha destato scalpore lo scorso dicembre la puntata del programma tv "El Mestakhabi" ("Nascosto") sulla retata anti gay della polizia in un hammam del Cairo, dove sono state arrestate 33 persone con l'accusa di "dissolutezza". Le troupe della rete Al Qahira wal Nas hanno accompagnato il blitz della polizia e gli arrestati sono stati trascinati fuori dal bagno turco in manette e seminudi sotto i riflettori delle telecamere. Ne è nata una forte polemica ma la polizia ha continuato in questi mesi a tenere sotto stretto controllo quel quadrilatero di strade fra la celebre Piazza Tahrir e Piazza Talaat Harb, dove tradizionalmente si ritrova la comunità gay.

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