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La Repubblica
20 10 2013

PARIGI - "La famiglia di Leonarda Dibrani non può tornare in Francia". Manuel Valls ribadisce la sua posizione sul caso della giovane rom espulsa in Kosovo. Il ministro dell'Interno continua a difendere l'operazione, nonostante ieri François Hollande abbia riconosciuto "errori di valutazione" e proposto alla ragazza di "tornare in Francia, ma da sola". Una proposta, tra l'altro, subito rifiutata dalla ragazza che vuole tornare nel suo liceo di Levier, est della Francia, ma con tutta la sua famiglia: sei fratelli e sorelle, la madre e il padre.

E proprio oggi Leonarda è stata aggredita a Mitrovica insieme alla sua famiglia da un gruppo di sconosciuti. Secondo una fonte della polizia, i Dibrani al momento dell'aggressione "erano a passeggio". La madre di Leonarda, Xhemaili, 41 anni, "è stata schiaffeggiata ed ora si trova in ospedale mentre i bambini, traumatizzati, sono stati portati in commissariato", ha aggiunto la stessa fonte, specificando che il padre Resat, 47 anni, è al fianco della moglie.
Hollande è deriso dalla destra per la sua offerta. L'Ump è passato all'attacco, sostenendo che il Presidente si fa dare ordini da una bambina di quindici anni, mentre l'estrema sinistra lo ha accusato di essere "crudele", proponendo a una ragazzina di abbandonare la sua famiglia. Su Twitter impazza la parodia di Leonarda che diventa Presidente della République, partecipa ai vertici con Merkel, ordina l'apertura dei negozi la domenica. Insomma, un pasticcio per il già impopolare leader socialista.

Ora l'ennesima puntata in quest'affaire che sta provocando una profonda crisi interna alla sinistra è l'intervista di Valls al Journal du Dimanche. Il ministro dell'Interno è stato nel mirino di tutti gli slogan nei cortei di protesta degli studenti nei giorni scorsi. Costretto a tornare precipitosamente a Parigi, interrompendo la sua missione nelle Antille, ha avuto ieri il rapporto dell'Ispettorato generale sull'operazione di espulsione di Leonarda. "Non ci sono stati errori da parte delle autorità" conferma Valls.
La famiglia di Leonarda aveva esaurito tutti i ricorsi, ben sette, per ottenere l'asilo politico. Il ministro non vuole neanche gettare la colpa sul Prefetto locale e la polizia di frontiera che sono andati a prelevare la ragazza durante una gita, sullo scuolabus. "I poliziotti non sono entrati nel pullman" racconta Valls. "C'è stata forse un po' di confusione negli ordini, ma ora abbiamo fatto una circolare per evitare che accadono altri fermi nell'ambito scolastico". Il ministro non si sente sconfessato da Hollande e condivide il "gesto di generosità" dell'Eliseo. "Ma la condizione - aggiunge - è che la ragazza torni da sola".

La vicenda della ragazza si sta trasformando in uno psicodramma per la gauche che ha almeno quattro posizioni diverse sulla vicenda. Leonarda torna da sola secondo Hollande; anzi no, torna con fratelli, mamma ma non il papà (pregiudicato) secondo il segretario del Ps; anzi, no torna con tutta la famiglia per l'estrema sinistra, e infine non torna affatto, dice Valls. Il ministro dell'Interno continua a essere uno dei politici più popolari del governo: due francesi su tre sono opposti al ritorno di Leonarda in Francia. Assediato dal fuoco amico, criticato dalla sinistra e difeso dalla destra, Valls avrebbe anche pensato nelle ultime ore alle dimissioni. "Io vado avanti per la mia strada - spiega adesso - le polemiche ci fanno solo male".

 

Una ventina di licei parigini è stata bloccata ieri per protesta contro le espulsioni di allievi non solo la kosovara Leonarda, ma anche l'armeno Khatchik, espulso sabato 12 ottobre - c'è stata una manifestazione da Nailon a Place Saint-Augustin, senza scontri ma dispersa con i lacrimogeni. Anche in provincia i liceali sono scesi in campo. ...
Gli israeliani spiavano il nascondiglio in Italia di Alma Salabayeva. L'Ufficio immigrazione della Questura di Roma sapeva che la donna aveva non uno, ma due passaporti regolari. La Repubblica del Burundi l'aveva proposta come "console onorario per le regioni del Sud Italia". ...

"Senato', m'hanno detto che mi riportano nel mio paese. Benissimo, allora fateme uscire da qui. Perché io sto già nel mio paese". Fuori diluvia, eppure è estate. Ma il cortocircuito di Cherif, l'italiano clandestino, è un ossimoro ancora più efficace. Cherif ha poco più di cinquant'anni. Da trenta vive in Italia. ...

Frontiere news
09 05 2013

“Karim ha la prossima udienza il 10 maggio. Qualcuno deciderà in base alle regole (ma quali regole?!) se deve salire su un aereo oppure se può rimanere in Italia. Che è il suo paese. Dove ha una famiglia, la sua famiglia. Ha me ed un figlio in arrivo. KARIM NON DEVE PARTIRE“.

Finisce così l’appello di Federica, una giovane futura mamma, che si è scontrata con la burocrazia italiana e i suoi errori, che chiede aiuto per firmare la petizione che potrebbe fermare l’espulsione del suo ragazzo.
La loro è una storia come quella di tanti altri: lui, egiziano, arriva in Italia a sei anni, vive con la nuova famiglia del padre, cresce nel paese che lo ha accolto e lo sente suo. Poi, quando il padre muore, frequenta brutte compagnie e viene arrestato per abuso di stupefacenti. Seguono gli anni in carcere, il recupero, la libertà ritrovata e l’incontro con lei, Federica. Vanno a vivere insieme a Milano. Tre anni d’amore, una casa e ora, un bimbo in arrivo. Il 4 aprile scorso però, un poliziotto lo ferma e lo arresta perché non ha i documenti in regola. Poco contano le spiegazioni, Karim viene mandato al CIE di Ponte Galeria a Roma, pronto per l’estradizione nel “suo” paese.

Ora, come glielo spieghi che il suo paese non è quello che l’ha visto nascere ma quello che l’ha visto crescere? Come puoi spiegare ad uno Stato che applica la legge Bossi Fini che Karim è molto più italiano che egiziano, che la sua vita è qui, che la sua famiglia è italiana e che non è colpa sua se i suoi documenti non erano in regola, ma di un funzionario magari distratto, magari stanco, che ha commesso un errore?

A prendersi a cuore la causa di Karim, e di molti altri costretti a vivere nei CIE, è la campagna LasciateCIEntrare che monitora costantemente il rispetto delle normative europee in questi centri, facendo particolare attenzione alle condizioni di vita dei migranti. Inutile dire che molto spesso queste strutture sono degradate, “oltre il limite della vivibilità e del rispetto della dignità umana e dove si verificano continue e sistematiche violazioni dei diritti fondamentali“. Loro hanno aiutato Karim, hanno, momentaneamente, fermato il rimpatrio e hanno trovato un avvocato esperto di ASGI – Studi Giuridici sull’Immigrazione che sta spiegando a lui e alla sua giovane compagna cosa fare.

Tra meno quarantotto ore qualcuno stabilirà se Karim deve salire su un aereo e tornare “a casa” o no. Nel mentre c’è una petizione da firmare. E una famiglia da riunire.

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