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Offriamo in affitto la stanza di mia figlia, la più grande, che ha deciso di andare a convivere col suo fidanzato". L'annuncio di Lina, 54 anni, insegnante, tre figli (di 28, 23 e 16 anni) e un mutuo da pagare è uno dei mille esempi di famiglia italiana "social" che si leggono su Immobiliare. it. ...

Di mamma ce n'è più d’una. Così cambia la maternità

  • Lunedì, 25 Febbraio 2013 09:17 ,
  • Pubblicato in Il Libro
Giulia Clarkson, La Nuova Sardegna
24 febbraio 2013

Bambine, vecchie, madri. La trilogia è compiuta. Loredana Lipperini torna a parlare di donne per parlare dell'Italia di oggi, di quello che siamo, madri e non madri, padri, uomini e transgender. Lo fa da un'angolazione che rende subito evidenti le storture e le contraddizioni in cui viviamo. ...

GiULiA
22 02 2013

Sarà presentato a Milano il volume che raccoglie l'indagine su 600 colleghe della Lombardia "Donne freelance: la famiglia è un lusso?". Martedì 26 al Circolo della Stampa.

Una ricerca, un video e un libro "Donne freelance: la famiglia è un lusso?". L'ultimo lavoro di Nuova Informazione (storica componente sindacale lombarda dei giornalisti) parla di noi: giornaliste, ma non solo, troppo spesso costrette a scegliere tra famiglia e carriera. In un Paese tutt'altro che noto per il suo welfare e che annaspa per non crollare, la vita delle giornaliste diventa ancora più precaria. Dentro e fuori dalle redazioni.
Per sapere come stanno le cose e come le interpretano le dirette interessate, Nuova Informazione ha condotto una ricerca su 600 colleghe libere professioniste della Lombardia, accogliendo e riunendo in un volume anche le loro testimonianze e confrontando i dati raccolti con quelli a livello nazionale. Il punto di partenza è la constatazione, ovvia ma non scontata, che ancora una volta, in questo momento di profonda trasformazione della società, il mercato del lavoro, la politica dell'occupazione e le stesse politiche di welfare presentano criticità che gravano soprattutto sulle donne.
A portare il peso maggiore della precarietà sono indiscutibilmente le freelance, spesso foglie al vento senza garanzie, vittime di ricatti economici dell'editore e delle tensioni nelle redazioni. Ma in un mondo declinato al maschile tutto il lavoro delle donne è sotto schiaffo, e anche chi un contratto ce l'ha si scontra ancora con rigide barriere alla carriera. Come dimostra l'indagine comparativa "Professione giornalista" sui percorsi di carriera delle giornaliste e dei giornalisti italiani condotta dall'Osservatorio di Pavia per il Gruppo sulle Pari Opportunità del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, i cui risultati saranno illustrati per la prima volta in Lombardia durante l'incontro.

Per saperne di più vi invitiamo alla presentazione

martedì 26 febbraio
alle ore 10,30
presso la sala Tobagi
del Circolo della Stampa,
corso Venezia 48, Milano

Intervengono:
Maria Teresa Manuelli, coordinatrice Gruppo Formazione di Nuova Informazione
Beppe Ceccato, vicepresidente Alg
Monica Bozzellini, consigliera Alg
Paola Manzoni, Gruppo Formazione di Nuova Informazione
Barbara Pedron, Gruppo Formazione di Nuova Informazione
Luisella Seveso, coordinatrice Gruppo sulle Pari Opportunità del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti
Monia Azzalini, ricercatrice dell'Osservatorio di Pavia

Due uomini possono costituire una famiglia e adottare un bambino? Se si ha in mente una famiglia tradizionale, la risposta è no. Se si è abbastanza attenti ai cambiamenti, e alla realtà dei fatti, diciamo che sì ...
Corriere della Sera
12 02 2013

Concedere alle donne il diritto ad avere più mariti era conveniente per gli uomini. Non per le donne. Ma ora questo rapporto di forza potrebbe cambiare    

di Marta Serafini

In questi giorni si torna a parlare di poligamia dopo che la Corte Suprema libica l’ha reintrodotta seguendo la sharia.  Ma se un uomo con tante donne solletica l’immaginario collettivo, di poliandria invece si parla pochissimo. Già, perché una donna con più mariti pare qualcosa di impossibile, di assurdo, quasi.

La poliandria però è sempre esistita. E non solo nelle leggende induiste. Se ne trovano tracce in Asia, in India, in Sri Lanka e soprattutto in Tibet.
Leggo in una tesi di laurea:

    Gli antropologi sono giunti a stabilire fondamentalmente due tipi di poliandria, ossia una poliandria fraterna, dove un gruppo di fratelli sposa insieme un’unica donna, e una poliandria associata, dove invece a un matrimonio inizialmente monogamico si aggiunge un secondo marito, che viene incorporato nell’unione precedente. I Nyinba del Nepal sono un caso di poliandria fraterna, e anche se nella loro società esistono altre soluzioni matrimoniali, l’unione di un gruppo di fratelli con una sola moglie costituisce il modello matrimoniale per eccellenza.
Al di là dell’analisi antropologica però è interessante il lato sociologico.

A scriverne è anche Alice Dreger sull’Atlantic, citando un paper di Katherine Starkweather dell’University of Missouri e di Raymond Hames, professore di antropologia all’University of Nebraska.

A quanto pare però se nel caso della poligamia le motivazioni sono tipo edonistico, nel caso della poliandria tutto nasce da esigenze economiche. Che tradotto significa: un uomo (ricco e potente) può avere più mogli per aumentare il suo piacere, mentre le donne hanno più mariti per il bene della comunità e della famiglia del maschio.

La poliandria fraterna permette a tutti i maschi di una famiglia di ereditare in egual misura la terra, che per tradizione veniva tramandata solo al primogenito. E non solo. In molte società la poliandria è stata adottata come strategia di sopravvivenza della tribù in mancanza di donne fertili. Tutto diverso, insomma, dal matriarcato.

Ancora una volta la donna non ha nessun potere. Serve solo per la riproduzione. Niente di più. A Sparta se il marito era d’accordo, la costituzione di Licurgo prevedeva che la donna potesse unirsi non solo col marito, ma con altri uomini, per rimanere gravida con più facilità, specialmente quando il marito era troppo anziano per generare figli, oppure non aveva più desiderio per la propria moglie.
Ora stiamo parlando dell’antica Grecia e di tribù che vivono isolate dal resto del mondo. E – esattamente come nel caso della poligamia- stiamo parlando di antichi usi.
Ma secoli di poligamia e poliandria potrebbero aver lasciato un segno indelebile sulle nostre società. E come in parte suggeriscono anche Katherine Starkweather e Raymond Hames, potrebbero tornare a far parte del nostro vissuto. Per due motivi.
Primo. Sia nel caso della poligamia che della poliandria tradizionalmente intesa, la donna è un oggetto in balia delle decisioni altrui. Non ha voce in capitolo. Secoli di silenzio potrebbero indurla, una volta ottenuta totalmente la parità economica, a ribaltare diametralmente questo schema e a far sì che si arrivi a un tipo di poliandria in cui l’elemento forte è la donna.

E secondo, se la fedeltà e la monogamia (sia da parte degli uomini che delle donne) sono sempre più rare, la crisi e il declino del modello economico dominante impongono un ritorno a schemi di vita comunitari, basati sulla vicinanza geografica, in cui l’infedeltà deve essere socialmente regolata affinché non causi conflitti. Può essere allora che poligamia e poliandria riprendano piede, come istituzioni utili alla sopravvivenza della comunità. Ma anche in questo caso, l’elemento che un tempo era totalmente debole, la donna, ora ha acquisto forza e può decidere di trasformare lo svantaggio in vantaggio. Così le donne potrebbero, ad esempio, trovare più conveniente sposarsi tra loro e lasciare il maschio fuori dalla porta, preoccupandosi di portare avanti la specie senza che questo abbia alcuna voce in capitolo.

Si tratta di teorie e di suggestioni, certo.

    Ma siamo così sicuri che la poliandria non ci riguardi per nulla?

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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