Francia - Migranti in rivolta

  • Mercoledì, 17 Giugno 2015 14:08 ,
  • Pubblicato in Flash news

Melting Pot
17 06 2015

Da giovedì scorso a Ventimiglia, le forze dell’ordine francesi e italiane impediscono a qualche centinaio di migranti di varcare il confine, la stazione di Nizza è diventata zona militare ma la maggior parte di loro rifiuta di tornare indietro

La polizia italiana impedisce i migranti di raggiungere il confine allontanandoli con attacchi violenti, lacrimogeni e manganellate per disperderli tra le rocce della fascia costiera e poi eseguire rastrellamenti con conseguenti trasporti diretti ai centri di ’accoglienza’ nella provincia di Imperia.

Dall’altra parte del confine, chiuso come quello della Svizzera e dell’Austria, la risposta politica è il respingimento delle migliaia di profughi che arrivano dalla penisola.

A Mentone nell’ultima settimana ci sono stati oltre 1.500 respingimenti verso l’Italia.

La maggior parte dei migranti arrivano dal nord Africa, provengono dall’Eritrea e dal Sudan dopo aver attraversato la Libia, tentano, muniti di biglietto, di prendere i treni per Parigi e molti ce l’hanno fatta anche se dopo lo sgombero irruento dell’accampamento sotto il metrò La Chapelle a Parigi, i controlli e i respingimenti si sono brutalmente intensificati.

Da oltre un mese, le associazioni presenti (Cimade, Secours populaire, Amnesty international, Secours catholique, ADN-Association pour la démocratie, ….) danno l’allarme senza essere ascoltate.

Cibo e rassicurazioni non sono sufficienti a colmare il vuoto della politica che non intende garantire una reale accoglienza, la mobilità e l’inserzione per chi cerca rifugio o asilo nei paesi europei. La frontiera italiana assomiglia alla regione di Calais e agli accampamenti parigini, i migranti vagano e si sistemano dei ripari di fortuna, le famiglie dormono sui cartoni, mangiano grazie alla solidarietà di attivisti e militanti di associazioni per i diritti umani o all’aiuto dei collettivi di solidarietà agli immigrati, molti residenti contribuiscono a far fronte all’’emergenza’, ormai permanente. Il blocco della frontiera franco-italiana viene gestito pubblicamente come conseguenza della tensione che si è creata a Parigi dopo l’evacuazione forzata dell’accampamenti ricreato più a nord della capitale.

I CRS, corpo speciale della gendarmeria, hanno chiesto di bloccare gli arrivi dal sud della Francia e respingere verso l’Italia i migranti diretti al nord. Certo, un accampamento alla frontiera con l’Italia è meno esposto alla visibilità mediatica di una baraccopoli in Parigi, smantellata con il pretesto sanitario e della sicurezza.

Risultato: qualche decina di sistemazioni provvisorie, alcune di sole 48 ore, nei vari centri di ospitalità d’emergenza.

La ’crisi’ migranti è gestita così, il conflitto politico anche, le vite e i diritti delle persone più fragili negate.Il 16 giugno in Lussemburgo i ministri degli interni dei 28 paesi europei si riuniranno per organizzare "un rafforzamento della solidarietà", termini usati dalla Commissione europea, tra Stati membri. Questa riunione prepara il vertice dei capi di Stato del 25 giugno per un’"equa redistribuzione" dei rifugiati (40mila richiedenti asilo siriani ed eritrei attualmente in Grecia e in Italia, 20mila rifugiati ONU, installati nei campi dei paesi limitrofi ai conflitti in Siria). Il ministro francese chiede al suo omologo italiano di organizzare dei campi gestiti dall’Unione europea come in Grecia dove "selezionare" all’arrivo i migranti "economici" dai richiedenti asilo. I primi verrebbero respinti verso il paese di origine, gli altri "ridistribuiti" tra paesi europei.

La Croce Rossa e l’ufficio europeo per l’asilo gestirebbero le "liste di selezione" e gli Stati dovrebbero "studiare" caso per caso. Hollande incontrerà Renzi a Milano per informare che la Francia lavora su tre punti: "Accoglienza dei richiedenti asilo, ospitalità d’urgenza, efficacità nei respingimenti alle frontiere."Intanto, un centinaio di migranti, dopo due successivi sgomberi violenti in dieci giorni, si sono organizzati un altro accampamento, materassi e teloni di plastica di fronte el Jardin d’Eole, dietro il metrò La Chapelle, strettamente sorvegliato per ora. I vicini portano il cibo per la colazione, forniscono bevande calde e ristoro, la toilette viene fatta veloce alle fontanelle del giardino.

Marina Nebbiolo

 

Al confine della realtà

Ventimiglia-MigrantiPer alcune persone gli scogli sono il posto più sicuro al mondo. Pochi centimetri quadrati di libertà, almeno quella di non farsi mettere le mani in faccia.
Luca Fazio, Il Manifesto ...

Al confine della realtà

Ventimiglia-MigrantiPer alcune persone gli scogli sono il posto più sicuro al mondo. Pochi centimetri quadrati di libertà, almeno quella di non farsi mettere le mani in faccia. Hanno viaggiato per mesi e hanno sfidato la morte prima di accovacciarsi nell'unico luogo dove nessuno, credono, può trattarli come delle bestie. Sono ottanta persone costrette ad aggrapparsi a un lembo di terra tra l'Italia e la Francia, gli scogli di Ventimiglia, Europa, dove i più elementari diritti umani sono stati sospesi in nome di un'emergenza che non esiste. Hanno paura, loro malgrado sono diventati il simbolo della disumanità di un continente moribondo.
Luca Fazio, Il Manifesto ...
Il popolo degli scogli beve l'acqua portata dalla Croce Rossa, mangia mele e banane regalate da due ragazze francesi che ne avevano il bagagliaio pieno e guarda il rettilineo dove l'Italia finisce e niente comincia: la porta chiusa sulla Francia e sul futuro. Un drappo sbrindellato dell'Unione e un tricolore italico stinto sono i vessilli a presidio del fortino. Ma quando il buio infine è arrivato, quasi tutti sono tornati a stendersi sopra le pietre aguzze che segnano e rigano carne e pensieri, e che sono ormai l'acuminato simbolo della resistenza, dolore fisico, tormento che rende più vivo l'orgoglio.
Maurizio Crosetti, La Repubblica ...

Ventimiglia di ipocrisia

migrantiFrontiera chiusa e cariche della polizia contro poche decine di migranti che per tutta risposta minacciano lo sciopero della fame o, peggio, di gettarsi in mare dalla scogliera se non gli viene consentito di entrare in Francia. A Ventimiglia l'Europa si ferma e se non arriva a dichiarare fallimento di certo dimostra tutta la sua incapacità e il suo egoismo per il modo in cui affronta l'emergenza profughi. Un'impotenza che traspare chiaramente anche dalla bozza circolata in queste ore del documento preparato per il Consiglio europeo del prossimo 26 giugno in cui si incentivano gli Stati a rimpatriare i migranti economici, ma non si spende neanche una parola su cosa fare con i richiedenti asilo.
Leo Lancari, Il Manifesto
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