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Corriere della Sera
29 11 2012

Carmen ha 24 anni, un figlio di otto e una figlia di quattro. L’11 settembre è stata sgomberata dalla sua roulotte, a Villeneuve-le-Roi. Le hanno offerto due notti in un albergo. Ha dovuto raggiungerlo a piedi, camminando per ore, coi due figli e i pochi bagagli sopravvissuti allo sgombero. Dieci giorni dopo, era a Champs-sur-Marne, in una tenda a due posti che divideva coi figli e col marito. Niente acqua potabile, niente gabinetti. Il 16 ottobre, è arrivato un ufficiale giudiziario con un’ordinanza di sgombero in mano, perché il terreno era proprietà privata. Il resto della sua storia è qui.

Di sgombero in sgombero, la vita di molti dei 15.000 rom immigrati in Francia, per lo più romeni e bulgari fuggiti da una povertà cronica e dalla discriminazione in patria, trascorre così.

Rispetto ai tempi dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, ora il linguaggio politico non è più infarcito di stigma e di espressioni oltraggiose nei confronti dei rom. Il governo di François Hollande sta attualmente consultando le organizzazioni non governative, compresa Amnesty International, in vista della stesura di un piano nazionale per l’accesso agli alloggi e ai servizi di emergenza per tutti coloro che ne hanno bisogno, rom inclusi.

Nell’agosto 2012, il governo in carica ha emesso una circolare contenente linee guida sulle migliori pratiche da seguire prima e durante gli sgomberi. Queste linee guida, tuttavia, sono discrezionali, vengono applicate in modo incoerente e, in ogni caso, non sono destinate a interrompere uno sgombero forzato.
Del resto, come ha detto il ministro dell’Interno Manuel Valls nel corso di un incontro con Amnesty International, “le decisioni le prendono i tribunali, noi dobbiamo dargli seguito anche in assenza di una soluzione immediata. Se c’è un rischio per la sicurezza o per la salute gli sgomberi andranno avanti e non saranno condizionati dall’esistenza di una soluzione”.

Queste parole sono state ribadite il 31 agosto. Erano già state scritte, dal ministro, in un intervento sul quotidiano Libération, cui aveva replicato la ministra per le Politiche abitative, Cécile Duflot.

Leggete ora cos’aveva dichiarato il candidato alla presidenza Hollande il 27 marzo:
“La mia intenzione è che, quando viene smantellato un campo insalubre, siano proposte soluzioni alternative. Non possiamo continuare ad accettare che le famiglie siano cacciate da un posto senza una soluzione. Questo le spinge a cercare un altro posto, in condizioni che non sono affatto migliori”.
La realtà di fondo, in sintesi, non è cambiata: da Sarkozy a Hollande, gli sgomberi forzati, eseguiti in violazione degli obblighi di diritto internazionale della Francia, proseguono allo stesso allarmante ritmo di prima: 85 campi per un totale di 8610 persone nel 2011, 73 campi per un totale di 8198 persone nei primi nove mesi del 2012.

“La Francia non ha introdotto nella legislazione nazionale gli standard internazionali sui diritti umani che forniscono tutela nei confronti degli sgomberi forzati. Il risultato è che gli sgomberi degli insediamenti informali dove i rom generalmente vivono si svolgono senza informazione, consultazione o avviso preventivo” – si legge in un rapporto pubblicato oggi da Amnesty International. “In molti casi, non viene fornito un alloggio alternativo e intere famiglie sono lasciate senza tetto e senz’altra scelta se non spostarsi in qualche altro insediamento informale, con la conseguente interruzione della frequenza scolastica e delle cure mediche”.

I migranti rom romeni e bulgari, non avendo la nazionalità francese, non possono risiedere in Francia per più di tre mesi senza avere un impiego o senza aver dimostrato di avere risorse autosufficienti.
In quanto cittadini dell’Unione europea, però, quando vengono espulsi sono liberi di rientrare in Francia. Molti lo hanno fatto diverse volte.
Sgombero – espulsione – reingresso – sgombero – espulsione… Un circolo vizioso finito già negli anni scorsi sotto l’osservazione delle istituzioni europee.
Tra il reingresso e lo sgombero, molti migranti rom vivono in insediamenti informali per mesi o anche anni, in condizioni indicibili. Gli insediamenti visitati da Amnesty International negli ultimi mesi variano dal punto di vista della grandezza e dei servizi forniti, ma hanno in comune i rischi estremi per la salute, a causa dell’assenza o dell’insufficiente accesso ad acqua potabile, ai gabinetti, ai sistemi di raccolta dei rifiuti e, spesso, per via dell’infestazione dai topi. I ripetuti sgomberi forzati non risolvono questi problemi, li amplificano producendo disastrose conseguenze per i rom, sulla salute, sull’istruzione e sulle opportunità di raggiungere un adeguato standard di vita. Allontanati da un insediamento informale dopo l’altro, finiscono in contesti abitativi ancora più miseri e si ritrovano a dormire in strada o nelle tende fino a quando non costruiscono un altro insediamento.

Durante gli sgomberi forzati, i rom spesso perdono tutti i loro beni, i documenti d’identità e le cartelle mediche. In molti casi la frequenza scolastica e le cure mediche sono interrotte, i rapporti con le reti di sostegno locali sono spezzati e le opportunità di lavoro vengono meno. Ciò nonostante, sulla base della legge francese, non ricevono adeguata riparazione.

In un paese nel quale le soluzioni abitative d’emergenza o i rifugi provvisori scarseggiano, i rom se la passano peggio degli altri: vittime di pregiudizio e discriminazione in Francia tanto quanto in altri paesi europei, sono particolarmente soggetti a violazioni del loro diritto a un alloggio adeguato, garantito a livello internazionale.
Il punto è sempre lo stesso: esistono delle norme internazionali che valgono per tutti; esistono degli obblighi che i governi assumono nella piena libertà e che da quel momento in avanti sono tenuti a rispettare; esistono degli standard internazionali sugli sgomberi, che precisano che non tutti gli sgomberi sono forzati ma che sono forzati, e dunque illegali, gli sgomberi che avvengono senza preavviso, informazione e consultazione delle persone interessate e senza che sia fornito un alloggio alternativo adeguato alle persone sgomberate.

Se non vuole continuare a violare gli standard internazionali, la Francia deve porre immediatamente fine agli sgomberi forzati dei rom e garantire il diritto a un alloggio adeguato senza discriminazione.

Carlà e le donne

  • Giovedì, 29 Novembre 2012 12:13 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
29 11 2012

di Massimo Gramellini
Non è vero che la più grande produttrice torinese di gaffe sia Elsa Fornero. Ne esiste una che da anni si è delocalizzata all’estero: a Parigi, pour la précision. E’ accaduto che Carla Bruni rompesse un estenuante silenzio per dichiarare a Vogue che la sua generazione non ha più bisogno del femminismo. Ignoro quante femministe ci siano in Francia. Di certo però ci sono molte femmine dotate di telefonino che hanno intasato la rete di messaggi per la ex Première Madamin. Il più caloroso: «La mia generazione ha bisogno del femminismo, ma il femminismo non ha bisogno di Carla Bruni». Ho avviato una breve inchiesta fra le mie colleghe. Cynthia: «Senza il femminismo lei non sarebbe dov’è e non potrebbe dire le scemenze che dice». Anna e Raffaella: «Facile non avere bisogno del femminismo quando sei una privilegiata». Michela: «La situazione è peggiorata da quando il femminismo non c’è più». Tonia: «Il soffitto di cristallo che impedisce alle donne di salire nella scala sociale da noi è ancora di piombo». Barbara: «Non il femminismo ma il rispetto della femminilità continua ad avere bisogno di lotte».

Finché al mondo esisteranno donne mobbizzate, violate, ammazzate e in troppi Paesi segregate e infibulate, il femminismo avrà un senso. Certo, bisogna intendersi. Se femminismo significa mettere Christine Lagarde al Fondo Monetario - una donna che ragiona come un uomo - o Carla Bruni sulle copertine - una donna che ha fatto carriera utilizzando gli uomini - è maschilismo travestito. Se invece significa riplasmare il mondo secondo un modello femminile di convivenza, allora sbrighiamoci, perché non vedo molte altre àncore di salvezza per il genere umano.

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