Ecco la Cité dei rifugiati

Clima di attesa, ieri mattina ai Docks, la Cité de la Mode et du Design, un vecchio magazzino sulla Senna, ristrutturato con gusto postmoderno, come un enorme battello verde sul fiume. C'è anche il Museo dell'Arte ludica in questo luogo che illustra come un simbolo la situazione contemporanea. [...] Una giungla di tende Quechua, verdi e blu, ospitano, si fa per dire, tra le 200 e le 300 persone. Sono i rifugiati arrivati ultimamente a Parigi, concentrati qui, sulla Rive Gauche.
Anna Maria Merlo, Il Manifesto ...
Migranti-InvisibiliAccampati da mesi sotto i viadotti della metro e "ignorati" dalle autorità. [...] I migranti sembrano quasi invisibili. Hanno due bagni chimici e sono quasi 300. Non hanno docce. E per bere, tutti alla fontana pubblica in una piazzetta vicina. I media francesi appaiono distratti sugli accampamenti come questo che si moltiplicano a Parigi. Eppure gli "invisibili" della Chapelle sopravvivono in mezzo alla città. Al traffico indifferente.
Leonardo Martinelli, La Stampa ...
Dovrebbe essere un testo universale e invece esclude metà dell'umanità. Nella famosa Dichiarazione dei Diritti d'Uomo e del Cittadino scritta del 1789 le donne non compaiono. E' lo specchio fedele di una società che, nonostante la rivoluzione in corso, non accordava ancora i diritti civili al genere femminile. [...] Un dettaglio simbolico che ora gruppi della società civile chiedono di correggere in nome della parità.
Anais Ginori, la Repubblica ...

Francia - Zyedet Bouna, on n'oublie pas, on pardonne pas

  • Mercoledì, 20 Maggio 2015 08:16 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
20 05 2015

Zyed e Bouna, 15 e 17 anni, sono morti a Clichy-Sous-Bois il 27 ottobre 2005 fulminati dopo essersi nascosti nella centralina elettrica di un cantiere per sfuggire ad un controllo della polizia. I poliziotti che li hanno inseguiti sono stati definitivamente assolti dopo dieci anni di processi.

Il 18 maggio resterà nella memoria delle banlieues e delle famiglie di tutte le vittime delle violenze di Stato. La parola dei poliziotti responsabili della morte dei due adolescenti e delle gravi ferite di un terzo ragazzo, Mutthin, ha vinto in cassazione, al Tribunale di Rennes. Accusati di non aver soccorso i ragazzi, ora sono liberi, come tutti i loro colleghi, di continuare ad imporre la loro legge, quella che dà loro il permesso di uccidere impunemente.

Dopo anni di battaglia giudiziaria, il tribunale, che non ha concesso alle famiglie di costituirsi parte civile, ha preso in considerazione la sola versione dei poliziotti stabilendo che "non avevano chiara coscienza del grave e imminente pericolo" e aggiunge che se i poliziotti accusati avessero capito che i ragazzi correvano un pericolo, avrebbero "senz'altro reagito e li avrebbero avvisati e soccorsi". Non è stato tenuto conto di tutte le testimonianze che argomentano il "contesto" in cui sono morti due adolescenti che avevano appena finito di giocare a pallone. Mentre rientravano a casa si sono imbattuti in una pattuglia motorizzata della Bac (brigade anti-criminalité) che li ha inseguiti per interpellarli senza alcuna ragione. I ragazzi in fuga vengono inseguiti da numerose macchine della BAC, impauriti entrano in un cantiere da dove ne usciranno morti. La tragedia di Zyad, Bouna e Mhuttin aveva provocato settimane di sommosse nelle 'banlieues' francesi. Per la prima volta dopo la guerra con l'Algeria, il governo aveva decretato lo "stato d'emergenza" in tutto il paese. Sarkozy (allora ministro dell'interno) governava già da tempo con la polizia la la rabbia ed il disagio delle periferie. In un contesto di esclusione che si riproduce sin da decenni, questo dramma fu il pretesto per giustificare nuovi controlli e violenze sull'intero territorio. Divenne operativa, già al tempo, la politica che oggi, con più evidenza e grazie all'attentato al "Charlie", fa l'equazione tra islam e terrorismo, in particolare nei quartieri popolari.

La responsabilità politica nella gestione della morte di Zyed e di Bouna è stata evidente da subito: l'incidente fu negato per giorni dalle autorità, da Sarkozy, dal primo ministro Dominique Villepin, ma anche dal (allora all'opposizione) Partito Socialista, assente nei quartieri al tempo dei fatti come oggi.

Regolarmente, la "società civile" e quella politica francese si svegliano e si interrogano, per qualche giorno o settimana, quando ci sono "les émeutes", le sommosse nelle ""cités" delle periferie urbane. Poi la Giustizia segue il suo lento e implacabile corso, derisorio se non fosse tragico per tanti, troppi. I casi di poliziotti che beneficiano di un'impunità giudiziaria si moltiplicano (casi Ali Ziri, Abou Bakari, Tandia, Mohammed Boukrourou, Lamine Dieng… ). Al di sopra della legge, i "tutori dell'ordine" operano con atteggiamenti continuamente provocatori, minacce, controlli d'identità abusivi che finiscono con multe e condanne per offesa, o peggio violenze e mutilazioni.

Le fratture sociali e razziali in Francia sono sfacciatamente evidenti, la polizia imperversa armata, si contano a decine i ferimenti e gli omicidi, fuori e dentro i commissariati della Polizia. Questa è la verità che i tribunali non vogliono vedere e da cui prendono le distanze proteggendo l'operato delle forze dell'ordine e di chi ne è responsabile, le autorità di governo. Non poteva un processo risolvere i nodi politici di una République che nel 2015 continua ad essere potenza coloniale verso una grande parte della popolazione francese. Non poteva un processo risolvere quelle contraddizioni che hanno fatto esplodere le rivolte del 2005. Il valore simbolico di questa sentenza resta comunque fortissimo: non siamo uguali davanti alla Legge se non siamo bianchi, se siamo neri o di origine araba, se abitiamo qui nelle periferie.

Dopo le lacrime in tribunale, la collera nelle piazze. Molti i presidi in tutta la Francia all'annuncio della sentenza, a Bobigny in Seine-Saint Denis, "lieu des tous les non-lieux", dove i poliziotti vengono sistematicamente assolti, circa 400 persone si sono date appuntamento davanti al tribunale per denunciare la complicità dello Stato nell'assassinio di Zyed, di Bouna e di tutte le persone che hanno subito le violenze della Polizia. La polizia ha caricato i manifestanti, tra cui famiglie delle vittime che stavano intervenendo, per allontanare attivisti dei comitati di solidarietà e militanti della rete dei movimenti contro la repressione e le violenze di Stato .

Migranti, all'Onu è stallo

Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è in calendario alcuna seduta sul tema dei migranti nel Mediterraneo. La proposta di risoluzione italiana, che dovrebbe essere presentata al Palazzo di Vetro attraverso la Gran Bretagna, dovrà prima superare una serie di scogli. Diversamente dalle impressioni iniziali, ci sono una serie di ostacoli da affrontare. La Francia ieri si è dichiarata "contraria" all'istituzione di quote di migranti da accogliere, ma è favorevole ad una redistribuzione "più equa" tra i paesi Ue di chi ha ottenuto il diritto d'asilo.
Nello Scavo, Avvenire ...

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