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Francia - Calais zona di crisi umanitaria

  • Martedì, 07 Luglio 2015 07:18 ,
  • Pubblicato in Flash news

Melting Pot
07 07 2015

Il "campo" gestito dalle organizzazioni internazionali di intervento umanitario in situazione di emergenza permanente, una "nuova giungla" questa volta sotto controllo diretto del governo che afferma il nazionalismo identitario e la xenofobia di Stato da Calais a Ventimiglia.
Autore: Marina Nebbiolo
In aprile, in continuità con la politica di chiusura e di espulsione dal territorio francese - da Sarkozy nel 2002, Sangatte, a Hollande nel 2014, Calais - la Prefettura aveva evacuato con la forza gli immobili abbandonati e occupati dai migranti in città, poi costretti ad accamparsi nelle vicinanze di un centro d’ "accoglienza" diurno, aperto dalle 11 alle 20, per potersi lavare, curare e ottenere un pasto al giorno. Dopo tre mesi la situazione è degenerata in crisi umanitaria.

Nell’immensa bidonville alla periferia di Calais che ospita circa 3.000 migranti è arrivata un’unità di soccorso sanitario mobile di Médecins du monde, un intervento in un contesto simile a quelli che vengono attivati nelle situazioni d’urgenza provocate da catastrofi umanitarie. Dalla scorsa settimana, nell’area della discarica trasformatasi in accampamento, arrivano i camion carichi di pacchi alimentari o di prima necessità e di taniche di plastica vuote per permettere agli abitanti della bidonville di avere una riserva di acqua. A Calais è difficile trovare cibo, medicine e accesso all’ acqua potabile.

Il Soccorso cattolico interviene con una bonifica e un cantiere per costruire spazi collettivi, un’operazione definita di "riqualificazione abitativa" , il Soccorso islamico francese distribuisce il cibo, Solidarités internazionale è sbarcata per la sua prima missione in Francia con un team di specialisti che installano servizi igienici, la distribuzione dei pacchi di prima necessità e la raccolta rifiuti. In Francia, diversamente da altri territori segnati da una catastrofe umanitaria, non ci sono interlocutori locali, dell’amministrazione o del governo a cui rivolgersi per chiedere un aiuto logistico o economico per una popolazione che è diventata un flusso continuo di presenze e di partenze.

L’urgenza individuata dalle ONG internazionali è quella di assicurare la sopravvivenza fisica degli accampati, un dovere del governo francese a cui l’intervento umanitario organizzato si è sostituito. La situazione di abbandono e di degrado è dunque peggiore che nelle zone di crisi umanitaria a cui siamo abituati a pensare: un accesso d’acqua ogni 1000 persone quando la norma di soccorso internazionale ne impone un minimo di 1 ogni 250 persone. E non esistono al momento dei servizi igienici.

I migranti, formalmente e regolarmente respinti, dispersi e resi "invisibili", si raggruppano da sempre in piccoli accampamenti oppure occupano edifici abbandonati in centro o alla periferia delle città, a Calais in particolare per via della frontiera franco-britannica, dove si erano installati gruppi che potevano variare tra le 500 e 700 persone. Rifugi urbani lungo le rive di fiumi, negli angoli di piazze o di parchi, nelle aree lasciate al degrado o nei cantieri fermi, spazi creati dai migranti. Luoghi occupati e autorganizzati per la sopravvivenza in assenza di assistenza e riferimenti pubblici,
frequentati anche da vicini e da residenti solidali. Ne esistevano una decina tra Calais e Dunkerque, alcune situazioni erano molto precarie, altre seguite dai comitati o collettivi locali erano dei veri e propri riferimenti per le reti di migranti. Si era creata una "Piattafoma di Servizi ai Migranti" composta d auna ventina di associazioni locali ma oggi, alcune di queste associazioni, a fronte dell’involuzione delle politiche europee sull’immigrazione, vengono coinvolte dalla Prefettura per organizzare l’evacuazione, il trasferimento e l’espulsione dei migranti. Questo avviene con la minaccia dell’espulsione violenta in assenza di "mediazione" e di "incarico" a registrare, preparare delle liste per la selezione di chi ha diritto o no all’asilo ma anche all’accoglienza in generale.

Una parte associativa per evitare conflitti e preservare un rapporto con la realtà dei migranti ha accettato le condizioni imposte dalla Prefettura il cui scopo e quello di allontanare e di controllare la massa dei migranti in un campo distante dalla città.

I motivi logistici ("lavorare meglio e più efficacemente") servono a facilitare la selezione sulla base di nazionalità, éta, sesso, situazione familiare. Nello spazio del ’campo’ le auto della polizia circolano in continuazione, uno dei lati confina con i bordi dell’autostrada, recinto da un’alto reticolato metallico, corridoio che si forma con la barriera già costruita dall’altra parte dell’autostrada. La polizia staziona all’entrata della bisonville e ferma tutti i migranti che escono e si avvicinano alla strada per portarli al centro di detenzione amministrativa (CRA). L’operazione "umanitaria" maschera il dispositivo di controllo e di sicurezza dei migranti.
Ma la separazione violenta tra migranti e abitanti della città, come la marginalizzazione delle associazioni locali, è una catastrofe nella catastrofe.

Nelle piccole strutture di accoglienza, o negli immobili occupati intervenivano le associazioni locali di solidarietà e di sostegno ai migranti ma la dimensione di ’campo’ di 18 ettari con 3000 persone che si prevede diventeranno 5000 entro breve tempo, non è gestibile dalle piccole organizzazioni che aiutano rifugiati e profughi di passaggio in Francia. Il numero dei migranti è aumentato dopo lo sgombero della bidonville della Chapelle e le successive persecuzioni contro i migranti a Parigi.

Dal 28 giugno un centinaio di migranti siriani organizza un presidio permanente nella piazza centrale di Calais per chiedere di "poter presentare una domanda di richiesta di asilo" in Gran Bretagna, sono stati malmenati dalla polizia e mandati via con tiri di lacrimogeni mentre chiedevano alle autorità francesi di poter partire dalla Francia.

America lontana dal sangue degli europei

Il giorno dopo l'attacco d'un esaltato nel Sud della Francia, contro un impianto industriale, Parigi avverte"ci saranno altri attentati"; Londra fa sapere d'avere sventato un'azione progettata dallo Stato islamico contro una parata militare; e in Italia il ministro Alfano ammette che "nessun Paese è a rischio zero".
Giampiero Gramaglia, Il Fatto Quotidiano ...

Il venerdì di morte scuote tre continenti

Francia, Tunisia, Kuwait, Somalia. La strategia del terrore non ha confini. È globale. Gli ideologi del Califfato usano la religione, la estremizzano, la piegano a tattiche da macellai perché "sfondi" sui media internazionali. È il Ramadam, ma anche il primo anniversario della presa di Mosul
Enrico Fierro, Il Fatto Quotidiano
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la Repubblica
20 06 2015

Un attentato, forse di matrice islamica, scuote il sud-est della Francia: un uomo a bordo di un'auto ha fatto irruzione nell' impianto di gas industriale Air Products a Saint-Quentin-Fallavier, a 30 km da Lione, e ha colpito bombole di gas provocando un'esplosione. Poco dopo all'interno del complesso industriale è stato ritrovato un corpo decapitato vicino l'impianto. L'uomo avrebbe mostrato un drappo dello Stato Islamico. Il Primo ministro francese Manuel Valls ha ordinato una "vigilanza rinforzata" su tutti i siti sensibili del Rodano-Alpi.

Il bilancio al momento è di diversi feriti. Non è chiaro se l'attentatore fosse solo. L'azienda si trova in un posto isolato, dove c'è una vigilanza, ma lontana dalla polizia. Le forze di sicurezza hanno fermato una persona di una trentina d'anni e la stanno interrogando. I dipendenti dell'impianto, sotto choc, sono stati trasferiti in una palestra in un comune vicino.

Il ministro dell'Interno francese, Bernard Cazeneuve, e quello degli Esteri, Laurent Fabius, si sta recando sul luogo dell'attentato. Cazeneuve per ora mostra cautela sulla matrice dell'attacco. Anche se l'uomo che avrebbe fatto esplodere delle bombole di gas aveva con sè una bandiera con le insegne dell'IS, "nessun elemento corrobora per ora la teoria dell'implicazione dello Stato islamico", ha riferito una fonte del dicastero al quotidiano Liberatiòn.

Il monumento ai resistenti sugli scogli di Ventimiglia

  • Venerdì, 26 Giugno 2015 07:56 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Fatto Quotidiano
26 06 2015

La vernice con cui gli africani hanno lasciato le proprie impronte è lavabile, quindi dopo qualche pioggia e mareggiata andrà via, "ma - avverte Vauro - speriamo rimangano impresse nella memoria".

Ad accogliere il disegnatore e i giovani della comunità di don Gallo ci sono gli immigrati che giorno dopo giorno hanno trasformato quel presidio improvvisato in un vero e proprio accampamento. "Stiamo qui ad aspettare che la Francia apra il confine di Menton", spiega Ibrahim, cittadino sudanese.

Lui è qui da due settimane, quando la Francia ha deciso di fare sul serio bloccando le frontiere con l'Italia: "È pericoloso vivere sugli scogli, ma rimaniamo vicino al confine per esercitare una pressione simbolica affinché l'Ue si decida ad aiutarci. Rimarremo qui a oltranza".  ...

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