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"Grave errore fermare Mare Nostrum"

L'operazione Triton non sostituisce Mare Nostrum e i migranti continueranno a morire nel Mediterraneo finché i Paesi Ue non avranno organizzato una vera operazione congiunta di ricerca e salvataggio. L'allarme è stato lanciato da un'appello Amnesty International e Medici Senza Frontiere alla vigilia del lancio dell'operazione Triton.
Mario Pierro, Il Manifesto ...

Strasburgo apre un'inchiesta sull'operato di Frontex

  • Giovedì, 23 Ottobre 2014 08:04 ,
  • Pubblicato in Flash news
Avvenire
23 10 2014

Strasburgo apre un'inchiesta sull'operato di Frontex. Nel mirino i rimpatri forzati di 10.855 persone

Frontex è l'agenzia europea deputata a far osservare le norme sull'ingresso degli stranieri nell'Ue.

Ma Frontex rispetta le regole? Se lo è chiesto il mediatore europeo, l'ufficio di Strasburgo che svolge indagini sui casi di cattiva amministrazione delle istituzioni comunitarie.

Perciò è stata aperta un'inchiesta basata su un dato finora sconosciuto: 10.855 migranti rimpatriati forzatamente tra il 2006 ed il 2013 in 209 operazioni congiunte coordinate da Frontex. ...

Mentre l'attenzione dei media si concentra sulle caratteristiche che prenderà Frontex plus, il nuovo sistema europeo di difesa-salvataggio da e in favore degli immigrati che tentano la via del Mediterraneo, la situazione libica e l'arco di crisi medio orientale continuano a spingere donne, uomini e bambini a cercare asilo in Europa. Scordando colpevolmente che la quasi totalità delle guerre e delle vecchie e nuove dittature oggi in conflitto tra loro sono il frutto diretto degli interessi occidentali, statunitensi ed europei. ...

Un gioco che fa male

  • Mercoledì, 02 Luglio 2014 11:24 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache di ordinario razzismo
02 07 2014

Altre 30 persone sono morte nel tentativo di raggiungere l’Europa. Ha ragione Annamaria Rivera a definirle sul Manifesto di oggi vittime anche dell’indifferenza. Sì perchè il freddo conteggio delle morti che avvengono nel Mediterraneo sta uccidendo anche la nostra capacità di indignarci. E di ribellarci.

Va detto che le istituzioni, nazionali o europee che siano, sono sorde. Da anni. Le denunce, le proposte delle associazioni e dei movimenti, le urla disperate dei familiari delle persone scomparse, non hanno lasciato traccia. Niente. Non c’è ascolto. E, da parte nostra (associazioni, movimenti, enti che prestano accoglienza) non c’è neanche la capacità di ribellarsi. Nel 1989 la morte di Jerry Maslo portò più di 300mila persone in piazza. Oggi centinaia di morti riescono se va bene a ispirare qualche comunicato e qualche dichiarazione alla stampa.

Nel frattempo, di coloro che scampano alla morte e riescono ad arrivare in Italia si occupano in pochi, male e con pochi mezzi. Per non parlare di coloro che evitano di farsi identificare sperando di poter raggiungere presto un paese meglio attrezzato del nostro, abbandonati sistematicamente e volutamente al loro destino.

Ora qualcosa da poter fare insieme ci sarebbe.

Come abbiamo già avuto modo di scrivere, il Consiglio Europeo che si è riunito il 26 e 27 giugno a Bruxelles è tornato ad occuparsi delle politiche su migrazioni e asilo. Su queste da anni, ma con maggiore intensità dall’ottobre scorso, è in corso un gioco delle parti vergognoso quanto inconcludente tra Roma e Bruxelles. E le conclusioni finali non sembrano certo contribuire a fermarlo.
L’evocazione della “trasposizione completa e dell’effettiva attuazione del sistema comune di asilo che dovrebbe garantire le stesse garanzie procedurali e la stessa protezione ai richiedenti asilo in tutta l’Unione”, anche grazie al rafforzamento dell’Easo (Ufficio europeo di sostegno per l’asilo), sembra più un auspicio che una scelta effettiva. Mentre sulla prevenzione e la riduzione dell’immigrazione “irregolare” le idee sono più chiare e restano affidate alle ricette di sempre: intensificazione della cooperazione con i paesi di origine e di transito, efficiente gestione delle frontiere esterne (di cui viene però ribadita la primaria responsabilità dei singoli stati membri), rafforzamento della capacità di intervento dell’agenzia Frontex grazie all’utilizzo del nuovo sistema di sorveglianza Eurosur, istituzione di un sistema europeo delle guardie di frontiera e promozione di una politica comune di rimpatri “efficace”. Quanto alle situazioni di crisi, sono auspicati il rafforzamento dei programmi di protezione regionale, in particolare nel Corno d’Africa, e l’aumento del sostegno a attività di reinsediamento dei profughi siriani.

Il documento licenziato a Bruxelles elude i nodi irrisolti che sono alla base del conflitto tra i paesi del Sud dell’Europa (maggiormente esposti agli arrivi di migranti da paesi terzi) e quelli del Nord, ma anche di una disciplina dell’asilo, disegnata dal Regolamento Dublino III, che sembra fatta apposta per costringere le persone bisognose di protezione a un vero e proprio pellegrinaggio tra un paese europeo e l’altro.

Eppure le cose potrebbero andare in modo diverso a Bruxelles come a Roma.

L’Europa potrebbe attivare canali umanitari per consentire ai profughi e ai richiedenti asilo di trovare protezione senza rischiare la vita in mare. La collaborazione con i paesi terzi che non garantiscono i diritti umani (in primo luogo la Libia) potrebbe essere interrotta. La distribuzione dei Fondi comunitari tra gli stati membri potrebbe essere vincolata alla strutturazione di sistemi nazionali di accoglienza adeguati alla domanda e rispettosi degli standard minimi definiti a livello comunitario. La norma che impone, salvo rare eccezioni, di chiedere asilo nel primo paese di arrivo potrebbe essere cancellata. La “mission” di FRONTEX potrebbe essere non integrata ma cambiata: dalla sorveglianza dei mari e delle frontiere ai fini del “contrasto dell’immigrazione irregolare” ad attività di ricerca e soccorso in mare.

Non possono però essere declinate sull’Europa responsabilità che sono tutte italiane. E’ la Camera dei Deputati ad aver bocciato pochi giorni fa “per mancanza di copertura finanziaria” alcuni articoli della Legge di Delegazione Europea 2013-bis indicanti i criteri di delega al Governo per il recepimento delle direttive UE sull’accoglienza dei richiedenti asilo e sulle procedure in materia di riconoscimento della protezione internazionale. A differenza di paesi come la Germania, la Francia e la Norvegia, l’Italia non è ancora stata in grado di pianificare un sistema di accoglienza coordinato a livello nazionale e capace di far fronte ai diversi bisogni delle persone che chiedono protezione che non sono solo quelli della mera “accoglienza materiale”. Milioni di euro sono stati spesi per l’allestimento e la gestione dei CARA (come quelli di Mineo o di Castelnuovo di Porto), strutture di grandi dimensioni nelle quali le violazioni dei diritti sono all’ordine del giorno.

Non è obbligatorio che le persone soccorse in mare siano condotte tutte in Sicilia: la distribuzione degli sbarchi su più porti dislocati nelle regioni meridionali potrebbe evitare di concentrare nei comuni di un’unica regione la responsabilità dell’accoglienza.
Non è Bruxelles ad essere responsabile dei ritardi con cui vengono esaminate le domande di asilo: il rafforzamento delle commissioni territoriali è urgente ed è Roma che può deciderlo.
La scelta di affidare a una missione militare come Mare Nostrum le attività di soccorso e salvataggio in mare non è l’unica possibile: la stessa attività potrebbe essere svolta, probabilmente con costi minori, da missioni e mezzi civili.

Se in poco tempo riuscissimo a muoverci in tanti e insieme per fare pressione sul Presidente del Consiglio in forme da concordare per indurlo ad adottare almeno alcune di queste proposte, faremmo qualcosa di utile.
Intanto, qualcosa di immediatamente più semplice e di molto concreto si può fare subito. A Roma l’associazione Cittadini del mondo sta raccogliendo beni di vario genere per rendere un po’ più umane le condizioni di vita delle centinaia di persone che si trovano al Selam Palace.

400 morti in mare nel 2014, anche l'indifferenza uccide

  • Martedì, 01 Luglio 2014 11:35 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
01 07 2014

L’effimero e ipo­crita «mai più» dopo l’ecatombe di Lam­pe­dusa del 3 otto­bre 2013 si è sco­lo­rato ormai fino a can­cel­larsi. Al punto che nel giorno dell’ennesima strage — 30 morti asfis­siati — nel Canale di Sici­lia, con invo­lon­ta­rio senso dell’umorismo nero il «nostro» Renzi c’invita all’euforia: anche noi dovremmo pro­vare un bri­vido di pia­cere per essere chia­mati (noi?) a rea­liz­zare il sogno degli Stati Uniti d’Europa.

Non com­muove più, nean­che per un giorno, la teo­ria quasi quo­ti­diana dei cada­veri resti­tuiti dal Medi­ter­ra­neo o persi nei suoi abissi. Oppure, come quest’ultima volta, intrap­po­lati in imbar­ca­zioni troppo angu­ste per con­te­nere tutta l’ansia di sal­vezza di esseri umani tra­volti dal disor­dine mon­diale, spesso pro­vo­cato o favo­rito dalle grandi potenze. Quel disor­dine ha costretto ben 51 milioni di per­sone (un dato della fine del 2013) a fug­gire da con­flitti armati o altre gravi crisi, come ha ricor­dato l’Agenzia per i rifu­giati delle Nazioni Unite.
Que­sta cifra, la più alta dalla fine della Seconda guerra mon­diale, è costi­tuita per la metà da bambini.

Ma nep­pure il loro numero cre­scente, fra sal­vati e som­mersi, muove a com­pas­sione col­let­tiva, tale da farsi indi­gna­zione pub­blica e pro­te­sta orga­niz­zata, di dimen­sione e forza con­ti­nen­tali, con­tro la for­tezza euro­pea. Nep­pure le ini­zia­tive di movi­mento, corag­giose ma ancora spo­ra­di­che - come la recente Free­dom March di rifu­giati e migranti, che, con il No Bor­ders Train, ha vio­lato le fron­tiere per giun­gere a Bru­xel­les - ce la fanno a com­pe­tere col mare d’indifferenza che riduce que­sta tra­ge­dia a vile com­puto di salme o la volge a pro­prio van­tag­gio poli­tico. Che sia l’ondata nera di par­titi che in tutt’Europa s’ingrassano di risen­ti­mento e xeno­fo­bia o la reto­rica dei Renzi e degli Alfano con­tro l’Unione euro­pea cinica e bara, «che ci lascia soli e lascia morire le madri con i bambini».

Intanto Alfano lascia morire di dispe­ra­zione una madre strap­pata ai cin­que figli, quat­tro dei quali mino­renni, per essere ristretta in un Cie e poi «rim­pa­triata» - lei apo­lide, in Ita­lia da vent’anni - in una «patria», la Mace­do­nia, di cui non è cit­ta­dina.
Anche noi, ridotti all’impotenza, ricor­riamo alle cifre per ten­tare di scuo­tere qual­che coscienza mostrando la dimen­sione mostruosa dell’ecatombe.

Mal­grado Mare Nostrum, in que­sti primi cin­que mesi del 2014, quasi quat­tro­cento sono pro­ba­bil­mente i morti di fron­tiera nell’area del Medi­ter­ra­neo.

Ed essi vanno ad aggiun­gersi ai ven­ti­mila cada­veri con­teg­giati appros­si­ma­ti­va­mente dal 1988 a oggi.Ridotti ogni volta a com­pu­tare i morti, quando dovrebbe bastare un solo cada­vere di bam­bino a susci­tare com­mo­zione, indi­gna­zione e rivolta, nean­che noi siamo inno­centi, noi che almeno ci osti­niamo a denun­ciare la strage.

Ma la nostra denun­cia è impo­tente a scuo­tere per­fino la sini­stra poli­tica ita­liana detta radi­cale, che sem­bra aver deru­bri­cato a fac­cenda minore, da dele­gare a qual­che spe­cia­li­sta o a qual­che fissato/a, una que­stione che invece è il senso (o uno dei sensi cru­ciali) dell’Unione euro­pea oggi.

La quale col­tiva l’illusione che il pro­prio sovra­na­zio­na­li­smo, esem­plar­mente rap­pre­sen­tato dalla for­tezza in cui pre­tende di bar­ri­carsi e da Fron­tex, che ne è il brac­cio armato, possa con­tra­stare i nazio­na­li­smi, anche aggres­sivi, nomi­nati con l’etichetta eufe­mi­stica di euro­scet­ti­ci­smo, che vanno raf­for­zan­dosi per rea­zione agli effetti sociali disa­strosi della crisi eco­no­mica e delle poli­ti­che di austerità.

È da molti anni che le asso­cia­zioni per la difesa dei migranti e dei rifu­giati pro­pon­gono un pro­gramma – razio­nale, arti­co­lato, per­fino rea­li­stico, non­ché aggior­nato di volta in volta - per cam­biare il segno delle poli­ti­che ita­liane ed euro­pee su immi­gra­zione e asilo.

Per par­lare solo dei rifu­giati, si dovrebbe almeno rifor­mare radi­cal­mente Dublino III, che impe­di­sce ai richie­denti asilo i movi­menti interni al ter­ri­to­rio dell’Ue; soprat­tutto, come rac­co­manda lo stesso Com­mis­sa­riato Onu per i rifugiati-Unhcr, creare cor­ri­doi uma­ni­tari e garan­tire l’effettivo eser­ci­zio del diritto d’asilo in tutti i paesi di tran­sito, «con ade­guate garan­zie di assi­stenza e pro­te­zione per chi è in fuga da guerre e persecuzioni».

Non sono i pro­grammi a man­care, dun­que, bensì la volontà poli­tica di uscire da quel para­digma nefa­sto che con­cede ai capi­tali il mas­simo di libertà di cir­co­la­zione - e di domi­nio sulle nostre vite - negan­dola alle vite, ancor più irri­le­vanti, dei dan­nati della terra.

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