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Polizia TorturaLuca Cardin e Monica Pepe, Zeroviolenza
3 dicembre 2015

L'Europa nell'ultimo anno ha condannato l'Italia  con due sentenze per i fatti del G8 di Genova del 2001, puntando il dito contro la mancanza di una legge sulla tortura.

Diaz, il senso di giustizia dello Stato

  • Martedì, 07 Gennaio 2014 14:22 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS
DinamoPress
04 01 2014

La violenza di Stato durante il g8 del 2001 è impressa nella coscienza di milioni di uomini e donne, al di là delle sentenze dei tribunali: "Il punto è che Genova non è finita perché per Jimmy, Marina, Fagiolino e Luca non è ancora finita".

Già sono stati scritti fiumi d'inchiostro in questi giorni sulle condanne ai domiciliari, tredici anni dopo, dei super poliziotti Spartaco Mortola, Giovanni Luperi e Francesco Gratteri per la mattanza alla scuola Diaz nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 a Genova.

Vale la pena ribadire alcune cose sottolineate in ordine sparso in questi giorni. Prima di tutto la mitezza della pena (non che siano le condanne in tribunale a scrivere la "sentenza" della storia e la coscienza diffusa sulle vicende del g8 genovese): otto mesi di domiciliari per Spartaco Mortola, da dirigente della Digos di Genova a questore dal pugno di ferro a Torino, un anno per Giovanni Luperi, ex dirigente Ucigos nel 2001 ora pensionato, nonché per Francesco Gratteri, terza carica della poliza italiana. Non può poi che balzare l'ennesima volta agli occhi la folgorante carriera di tutti gli uomini coinvolti nella gestione dell'ordine pubblico genovese, nonostante le inchieste e i giudizi di ogni tipo di organismo internazionale in difesa dei diritti umani. In ultimo le motivazioni della sentenza: i giudici hanno rifiutato le misure alternative a questi fedeli servitori dello Stato perché questi non si sono mai pentiti, non hanno mai risarcito, neanche parzialmente, le vittime massacrate di botte e torturate.

Di fatto la "macelleria messicana" avvenuta alla Diaz non avrà mai dei veri responsabili, certo qualche uomo con il manganello e lo scudo è stato condannato a pene lievissime, alcuni alti papaveri ormai a fine carriera sono stati condannati per lesioni gravi e per aver dichiarato il falso, ma la catena di comando e le responsabilità politiche rimangono fuori dalle sentenze. Ecco perché questi uomini sono stati sempre promossi e trattati come "fedeli e indispensabili servitori", come sono stati a più riprese definiti.

L'impunità sostanziale dell'operato delle forze dell'ordine non riguarda solo il g8 genovese ma tutti quei casi di malapolizia che abbiamo denunciato in questi anni, senza bisogno di fare il triste elenco in questa sede degli omicidi in strada, nelle carceri, delle violenze nelle caserme, nei commissariati, nei Cie.

Poi c'è l'altra faccia della medaglia. I processi ai manifestanti condannati a pene durissime grazie a un reato da ancien regime, devastazione e saccheggio, eredità del Codice Rocco, che punisce con pene altissime reati contro la proprietà o addirittura la sola "compartecipazione psichica" ai fatti di piazza. Questo è il punto: Genova non sarà finita non fino a quando i poliziotti saranno condannati e puniti, ma fin quando questi compagni e queste compagne non saranno fuori dal carcere. Genova non è finita perché per Jimmy, Marina, Fagiolino e Luca non è ancora finita.

E. Everhard   

Lorenzo Guadagnucci, Altreconomia
4 gennaio 2014

In arresto dopo quasi 13 anni Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Spartaco Mortola, condannati per la mattanza all'interno della scuola che ospitava i manifestanti nel luglio 2001. Per Lorenzo Guadagnucci, uno dei feriti di quella notte, questo "aggiunge sale su una ferita aperta",

I poliziotti della Diaz arrestati dopo 13 anni

  • Giovedì, 02 Gennaio 2014 09:49 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
02 01 2014

Il 31 dicembre sono stati arrestati, dopo ben 13 anni, gli ultimi due superpoliziotti finiti sott'accusa per l'irruzione e l'introduzione di prove taroccate nella scuola Diaz di Genova dove dormivano i noglobal, al termine del G8 del 2001.

Uno è Spartaco Mortola, volto già conosciuto nel capoluogo ligure, ex capo della Digos genovese poi divenuto questore vicario di Torino, che dovrà scontare otto mesi di domiciliari nella propria abitazione.

L'altro poliziotto arrestato è Giovanni Luperi, ex dirigente Ucigos nelle giornate della guerriglia, poi capo-analista dei servizi segreti e attualmente in pensione: per lui, della condanna definitiva a quattro anni, ne resta uno.

Il pomeriggio del 30 dicembre, l'arresto era scattato anche per Francesco Gratteri, numero tre della polizia italiana prima della condanna, coordinatore d'indagini su attentati e latitanti. È condannato a un anno di domiciliari, potrà beneficiare come gli altri di alcune ore (2 o 4) di libertà durante il giorno e usare il telefono.

I tre potranno chiedere il riconoscimento della buona condotta, e quindi ottenere qualche mese di sconto oltre a ciò che era stato spazzato dall'indulto del 2006.

G8 Genova, rischiano l'oblio 200 casi di violenze e abusi

  • Lunedì, 10 Giugno 2013 10:04 ,
  • Pubblicato in Flash news
Diritto di cronaca
10 06 2013

Chiesta l'archiviazione per oltre 200 denunce di violenze di strada. Le poche forze destinate alle indagini hanno bloccato il lavoro dei magistrati. Ed ora si rischia l'oblio.

Il G8 di Genova non smette di far palare di sé: la magistratura ha chiesto l’archiviazione per oltre 200 denunce per “violenza di strada”, a carico delle forze dell’ordine. La cattiva ripartizione dei fascicoli e la mole di lavoro prodotta dai processi “Diaz” e “Bolzaneto” ha impedito ai pm di occuparsi d’altro. Ed oggi si rischia di non riuscire a sapere la verità su ciò che accadde per le strade della città ligure.

La richiesta di archiviazione. Il G8 che si svolse a Genova nel 2001 è tristemente noto per la morte di Carlo Giuliani e per gli episodi di violenza che avvennero nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, trasformatesi in luoghi di tortura. In realtà, in quei giorni, il capoluogo ligure fu teatro di una vera e propria guerriglia urbana, con moltissimi scontri ed episodi dubbi. Nei giorni che seguirono il meeting internazionale, oltre 200 manifestanti presentarono denunce, dichiarando di aver subito dalle forze dell’ordine pestaggi, arresti ingiustificati o altre violazioni di diritti. Oggi i pm incaricati di far luce su quegli episodi chiedono di “non decidere”, di archiviare i fascicoli senza avviare nemmeno l’istruttoria.

Violenza di strada. Patrizia Petruzziello, Francesco Cardona Albini e Vittorio Ranieri Miniati sono tre dei quattro magistrati che, in questi dodici anni, si sono occupati dei processi sul G8 di Genova, Diaz e Bolzaneto in testa. Sono loro stessi ad aver chiesto di procedere all’archiviazione delle 222 denunce per “violenza di strada”. Se la richiesta verrà accettata nessuno saprà mai la verità su un altro importante capitolo di ciò che avvenne a Genova nell’estate 2001. Sono pochissimi, infatti, i casi di questo genere arrivati a sentenza. E’ accaduto, ad esempio, per un episodio avvenuto a piazza Manin: 4 poliziotti sono stati condannati per aver arrestato illegalmente due studenti spagnoli. Nell’ambito dello stesso procedimento, un quinto poliziotto è stato condannato per falsa testimonianza.

Un’archiviazione evitabile. Con l’archiviazione chiesta dai magistrati, però, molti altri casi simili rischiano l’oblio. Ma perchè si è arrivati a questo punto, dodici anni dopo i fatti? Sono gli stessi pm a rispondere alla domanda: carico di lavoro sproporzionato rispetto alle forze messe in campo dalla macchina della giustizia. Il pool chiamato ad occuparsi di queste 200 denunce, infatti, è lo stesso che si è occupato dell’istruttoria dei casi Diaz e Bolzaneto. Processi che hanno richiesto sforzi notevoli, per la loro complessità e delicatezza, e durante i quali i magistrati si sono dovuti anche far carico di attività di indagine solitamente in mano alla polizia giudiziaria. Tutto ciò gli ha impedito di dedicarsi anche agli altri casi di violenza urbana. E’ così che adesso si trovano costretti a chiedere l’archiviazione, suscitando l’indignazione dei denuncianti e dei loro avvocati, che dopo oltre un decennio di attesa rischiano di ritrovarsi con un nulla di fatto. L’impressione è che, se già nel 2001 si fosse provveduto a ripartire i fascicoli processuali in maniera diversa, evitando di sovraccaricare pochi magistrati, non si sarebbe arrivati a questo punto.

La sentenza su “Bolzaneto”. Tornano così ad accendersi i riflettori sui tragici fatti di Genova, una ferita ancora aperta. E tornano ad accendersi proprio a ridosso di un’altra data importante. Il 14 giugno, infatti, è attesa la pronuncia della Cassazione per le violenza avvenute nella caserma di Bolzaneto. Un processo che conta ben 250 parti offese e 44 condannati in secondo grado. Se la Corte Suprema dovesse confermare la sentenza di appello le pene inflitte agli imputati risulterebbero coperte da indulto, ma scatterebbero comunque la responsabilità civile (quindi i risarcimenti alle vittime) e i provvedimenti disciplinari a carico di poliziotti e medici.

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