C'era una volta la meglio gioventù

  • Sabato, 24 Ottobre 2015 13:31 ,
  • Pubblicato in Il Libro
Non è un paese per giovaniRoberta Carlini, Left
24 ottobre 2015

Un arretramento generale, che ha creato una nuova grande sacca di povertà. Una maggiore tenuta dei redditi e delle ricchezze nella fascia più alta della distribuzione. L'emersione di nuove diseguaglianze, anche all'interno di settori lavorativi prima protetti. ...

Neet, un quarto dei giovani lascia la scuola e si perde

  • Mercoledì, 07 Ottobre 2015 08:34 ,
  • Pubblicato in Flash news
Avvenire
07 10 2015

Fannulloni, chiusi e poco speranzosi. Sono queste le caratteristiche principali dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, secondo i loro coetanei. Il dato emerge da un sondaggio di Ispos, su un campione di mille giovani, realizzato in occasione della prima indagine nazionale sul fenomeno dei Neet, che in Italia sono circa due milioni e rappresentano il 24% dei cittadini tra i 15 e i 29 armi. ...

Studenti, una lezione di storia

  • Venerdì, 02 Ottobre 2015 09:35 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
02 10 2015

Milano. I ragazzi e le ragazze del Coordinamento dei collettivi studenteschi alla loro prima uscita stagionale hanno scelto di stare a fianco dei profughi africani che si aggirano spaesati in Porta Venezia

La giacca gli sta da dio, forse un po’ lunga. Si mette in posa. E’ un pro­fugo eri­treo. Foto ricordo con stu­den­tessa mila­nese. Sor­ri­dono. Lungo i bastioni di Porta Vene­zia cen­ti­naia di maglioni, giac­che, magliette e cami­cie, è un mer­cato libero per aiu­tare le per­sone che stanno cer­cando for­tuna in Europa. Milano vende moda non c’entra, que­sta è solo la prima volta che gli stu­denti mila­nesi quest’anno met­tono il naso e la testa fuori da scuola. Buona la prima, anzi buo­nis­sima. Può una mani­fe­sta­zione di pochi ragazzi del Coor­di­na­mento dei Col­let­tivi diven­tare uno dei più grandi (e sen­sati) debutti di sta­gione degli ultimi anni?

Sì, se l’idea è fare un po’ di tea­tro davanti alla sede della Ue con un muro di car­tone, filo spi­nato e con alcune idee in testa (“Respin­giamo le igno­ranze e il raz­zi­smo, apriamo le menti e le fron­tiere”), e l’obiettivo è chiu­dere in bel­lezza con un gesto di ami­ci­zia verso i pro­fu­ghi afri­cani che si aggi­rano spae­sati in Porta Vene­zia. C’erano più sac­chi di vestiti che stu­denti, è vero. Poco importa. La strada per ripar­tire è quella giu­sta, per­ché porta dap­per­tutto. A Ven­ti­mi­glia, nel Medi­ter­ra­neo, in Europa, den­tro la scuola. Una lezione di sto­ria, di poli­tica e di geo­gra­fia. Anche di vita.

Non si esce vivi da Ostia

  • Martedì, 29 Settembre 2015 15:22 ,
  • Pubblicato in La Recensione
Non essere cattivoGiuliano Santoro, Prismo
10 settembre 2015

"Non Essere Cattivo" dice un orsacchiotto di peluche crocifisso in mezzo a un cimitero per infanti. È una delle scene più intense del terzo e ultimo film di Claudio Caligari, il regista di Amore Tossico (1983) e L'Odore della Notte (1998), ultimo capitolo di una trilogia su Roma, l'Italia, le nostre periferie e dunque sul vivere in comune dopo la fine dell'azione collettiva, la morte della politica, l'esaurimento del futuro.

L’Espresso
29 09 2015

Italia Paese di santi, navigatori e Neet. Arriva anche dall'Ue, numeri alla mano, la conferma che a pagare la crisi sono soprattutto i più giovani. Con la probabilità che quella dei 15-24enni diventi la nuova generazione perduta.
Secondo un report dell'Eurofound , agenzia dell'Ue che si occupa di politiche sociali e lavoro, cresce il rischio di “povertà ed esclusione sociale”. Un'espressione che non significa solo mancanza di lavoro ma anche di partecipazione. Perché chi è escluso sopporta maggiori privazioni economiche, ha meno fiducia nelle istituzioni e non è coinvolto nella vita politica. Una condizione che riguarda un quarto dei giovani europei e che è più diffusa oggi rispetto al 2008 in 20 Paesi Ue su 28.
L'Italia non se la passa meglio. Tutt'altro: il rischio tocca poco meno del 30% dei giovani. Fanno peggio solo Irlanda, Croazia, Lituania, Ungheria, Lettonia, Grecia, Romania e Bulgaria. Se per alcuni di questi Paesi, si fanno sentire una scolarizzazione più modesta o condizioni sanitarie peggiori, per l'Italia la responsabilità dell'esclusione sociale è più univoca: manca il lavoro, almeno quanto la fiducia di un avvenire migliore.

Il record dei Neet
Nel 2014, periodo preso in esame dall'Eurofound, la disoccupazione giovanile in Italia ha toccato il 42,7%. La media Ue è pari alla metà e si avvicina al tasso che l'Italia contava nel 2008. In altre parole: la disoccupazione tra gli under 24 è raddoppiata nell'arco di appena sette anni. Colpa della crisi, certo. Ma non per tutti: nello stesso periodo, la media dei 28 Paesi Ue è aumentata di soli sei punti percentuali.

Il fatto che ci sia qualcuno che “sta peggio di noi” (Croazia, Spagna e Grecia) non è una consolazione. Anche perché l'Italia non si fa mancare un primato: è il Paese con il record di Neet: il 22,1% dei giovani non studia né lavora. Un primato ottenuto con distacco: per entrare nel ristretto club degli Stati con “very high rate” (insieme a Irlanda, Bulgaria, Grecia e Spagna) bastava il 17%. La media Ue si ferma al 12,4%.

Sull'essere Neet pesa la disoccupazione. Ma ancor di più il mercato del lavoro nel suo complesso. L'Italia è, alle spalle della Grecia, il Paese con la più alta incidenza di disoccupazione di lungo termine: il 60% dei senza lavoro non ha un impiego da almeno un anno. Insomma: chi esce dal mercato non riesce a rientrarci. E così perdere il lavoro non è un momento di passaggio da un'impiego all'altro ma una sosta. Spesso prolungata.
Essere escluso per così tanto tempo, afferma l'Eurofound, deve essere motivo di “profonda preoccupazione per l'Ue” perché “può causare conseguenze che si protrarranno per tutta la vita in termini di scarsa occupazione, salari e vita sociale”.

Lo scontro tra generazioni
Se non fosse abbastanza chiaro, gli analisti sottolineano che “i giovani tra i 16 e i 24 anni costituiscono oggi il gruppo con il maggiore rischio di esclusione sociale” e vedono allargarsi sempre di più la forbice con gli over 65. Ossia con i loro padri, zii e nonni.
Disoccupazione, stasi e un confronto generazionale impietoso con chi ti sta accanto sono gli elementi di una bomba sociale pronta ad esplodere: si parla di 13,7 milioni di Neet e 27 milioni di giovani a rischio di esclusione sociale in tutta Europa.

È la stessa Ue, nel suo Youth Report 2015 , a lanciare l'allarme: “I tassi di povertà sono più elevati per i giovani che per la popolazione in generale”. Un divario socioeconomico che espone le nuove generazioni “al rischio di povertà a lungo termine” e non esclude la prospettiva di una “radicalizzazione violenta”.
© Riproduzione riservata 25 settembre 2015

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