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L'Italia cambia, ma ancora una volta tutto accade sotto il segno della crisi. Crollano i posti di lavoro, aumentano i crimini. E ancora, i giovani fuggono dalle università come dall'altare. [...] Cominciano anche a sentirsi gli effetti delle misure figlie della recessione: la forbice della spending review sta iniziando a produrre i suoi effetti sullo sfoltimento della miriade di Comuni in cui è diviso il Paese.
R.I, Il Messaggero ...

Porno tra minori, 76 per cento di casi in più

Emergenza sul web. [...] È un "fenomeno che in parte è frutto di una generalizzata caduta di valori morali, del perdersi, tipico dei social network, del senso di riserbo e del rispetto dell'altrui persona attraverso una condivisione superficiale della propria vita privata, della esaltazione e spettacolarizzazione degli aspetti sessuali".
Giuseppe Guastella, Il Corriere della Sera ...

Università, la fuga dei giovani del Sud

La speranza del Sud di uscire dal tunnel subisce un altro duro colpo: si contrae del 15% il numero di ragazzi che si iscrive all'università e che quindi scommette sulla propria crescita culturale per costruirsi un futuro migliore di quello attuale. È la Banca d`Italia, nel suo rapporto sulle economie regionali appena pubblicato in rete, a sottolineare il fenomeno dei giovani meridionali che rinunciano a proseguire gli studi...
Marco Esposito, Il Mattino ...

Fanpage
02 12 2014

Il 20 novembre 2014 a Milano sono stati presentati i risultati dell'indagine svolta dall'Osservatorio d'intesa con la Società Italiana Medicina dell'Adolescenza ed il Laboratorio dell'Adolescenza, dal titolo "Adolescenti e Alcol nelle aree metropolitane". La ricerca ha svelato che chi inizia a bere con gli amici si ubriaca di più.

Analizzare quando e come si manifestano i primi approcci con le bevande alcoliche nei ragazzi e nelle ragazze nel delicato periodo della prima adolescenza, tentare di comprendere meglio le motivazioni che spingono gli adolescenti verso eventuali comportamenti a rischio e, infine, approfondire il ruolo che svolgono la famiglia, la scuola e le istituzioni.

È l’obiettivo dell’indagine condotta su 1300 studenti di terza media e realizzata in 5 città italiane (Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo) dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, dell’Osservatorio permanente Giovani e Alcol e dall’Associazione Laboratorio Adolescenza.

Lo studio ha dimostrato che chi si approccia all’alcol in un contesto familiare ha più probabilità di sviluppare un rapporto più misurato nei confronti delle bevande alcoliche rispetto a chi lo fa con gli amici. Scendendo più nel dettaglio, tra i ragazzi che hanno avuto la prima esperienza con i genitori, il 25,7% si dichiara completamente astemio, il 57% dice di essere un fruitore occasionale e il 17,3% afferma di bere spesso alcolici.
Tra chi, invece, ha cominciato a bere con gli amici, il 12,3% è astemio, il 49% beve occasionalmente e il 38,5% lo fa abitualmente. Una differenza che si fa ancor più marcata quando si analizzano le ubriacature. In questo caso il 13% di chi ha iniziato in famiglia si è ubriacato una volta e il 3,9% più volte. Il 69% lo ha fatto per “sbaglio” e il 23% volontariamente. Il 18,8% di chi invece ha iniziato a bere con gli amici si è ubriacato una volta, il 12,8% più volte e il 35,2% lo ha fatto di proposito.

“Depotenziare l’alcol dalla valenza trasgressiva riducendolo ad una bevanda che, nei modi e nelle quantità opportune, può essere consumato in casa alla presenza dei genitori, è certamente un modo efficace perché non sia vissuto dagli adolescenti come la proibizione da violare e quindi indurli, come spesso accade, a misurare la propria “adultità” con la resistenza al bere” ha spiegato Piernicola Garofalo, Presidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza “Per la stessa logica andrebbe però decisamente evitato anche l’assaggio in età precoce, sia pure simbolico, che ancora troppe famiglie propongono ai bambini, proprio per evitare che il bere venga interpretato come una sorta di rito iniziatico”.

Il condizionamento provocato dal proprio gruppo di amici, avvertono i ricercatori, è comunque molto forte: la percentuale di chi si è ubriacato più di una volta passa dal 7,5% al 53,8% se gli amici non hanno mai avuto questa esperienza o se, al contrario, quasi tutti si sono già ubriacati. In questo scenario chi si fa condizionare di più sono le femmine.

“Che nell’abuso le differenze comportamentali osservate tra maschi e femmine tendano quasi ad annullarsi dipende in parte dall’età del campione analizzato (12-14 anni), nella quale è molto probabile che le frequentazioni amicali delle femmine avvengano con adolescenti di qualche anno più adulti e, di conseguenza, con maggiore abitudine al bere” ha commentato Carlo Buzzi, sociologo dell’Università di Trento e direttore scientifico della ricerca “Incide però certamente anche il desiderio/necessità delle ragazze di dimostrare, all’interno del gruppo, la propria emancipazione, specie di fronte a comportamenti, come il bere, dai quali il sottrarsi può essere fonte di irrisione e emarginazione”.

Perché, quindi, i ragazzi cominciano a bere con gli amici? Principalmente per adeguarsi al gruppo (47,6%) e divertirsi (47,5%). Il 41% beve per dimenticare i problemi, ma anche per sballarsi (34,2%), trasgredire (29,3%) e darsi delle arie (26,2%). “È indispensabile evitare giudizi e soluzioni semplicistiche e sbrigative, anche perché stiamo parlando di adolescenti per i quali le dinamiche ed i comportamenti sono condizionati dalla contradditorietà propria di questa fase di crescita” ha concluso Enrico Tempesta, Presidente del laboratorio scientifico dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool “Pertanto anche le eccedenze vanno approfondite con un’analisi non solo quantitativa, ma anche qualitativa per poter distinguere meglio quelle che sono espressioni temporanee e transitorie di tale contradditorietà, da quelle che invece possono configurarsi come sintomo di una evoluzione rischiosa associata ad una vulnerabilità individuale”.

 

Informazione Consapevole
25 11 2014

Di Salvatore Santoru

"Le politiche di austerità fiscale adottate a partire dal 2009 hanno contribuito ad aggravare la disoccupazione", così si legge nel rapporto "Youth in the Crisis: What Went Wrong?" dell' European Youth Forum.

Quindi questa volta la denuncia non arriva dal solito movimento euroscettico, ma bensì da un'importante organizzazione vicina all'UE.

Stando al rapporto,descritto da Alessio Pisanò in un articolo sul Fatto Quotidiano, i paesi più colpiti risultano essere Italia, Grecia e Spagna, paesi dove i giovani se la passano più male di tutti.

Le conseguenze più pesanti di tali politiche risultano essere la disoccupazione sempre più dilagante, i taglia ai salari più bassi e quelli all'educazione, che sopratutto in Italia si sono fatti sentire tanto che stando a un rapporto Education and Training Monitor 2014 della Commissione Europea lo Stivale è il paese europeo con la più bassa percentuale di risorse pubbliche destinate all'educazione.


Il rapporto continua denunciando la situazione sempre più socialmente precaria dei giovani nell'UE e conclude auspicando che le istituzioni europee facciano il possibile "per evitare una generazione perduta di giovani senza prospettive e alcuna sicurezza", attraverso riforme strutturali e istituzionali, investimenti pubblici in settori chiave come la green economy, l'industria delle telecomunicazioni e così via.

Ma, ormai riformare questa UE serve realmente a poco, mentre ciò che ci vorrebbe è cambiare radicalmente passando a un'Europa che tuteli realmente gli individui e i popoli che rappresenta, piuttosto di questo "moloch" tecnocratico che fa comodo solo agli interessi dei burocrati e dei lobbisti che lo dirigono

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