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l'Espresso
17 04 2015

Il 20 aprile 1889 nasce a Braunau am Inn, nell’allora impero Austro-Ungarico, Adolf Hitler. Sono passati più di centoventicinque anni ma, nonostante l’orrore della Shoah, un intero continente devastato dalla guerra, morte e persecuzioni, qualcuno pensa che quella data sia un evento da festeggiare.

Non esiste più il Terzo Reich, la Germania è una solida e moderna democrazia guidata da Angela Merkel, eppure i neonazisti di casa nostra continuano a guardare a quel passato di totalitarismo e antisemitismo per dare un senso al loro futuro.

L’appuntamento è per sabato 18 aprile a Varese, culla del leghismo della prima che negli anni novanta si consegnò anima e corpo al nascente partito di Umberto Bossi e Roberto Maroni, entrambi varesini doc. Dal dopoguerra la città, dopo essere stata un serbatorio di voti dell’Msi, è diventata anche una fucina di sigle della galassia nera.

LA NOSTALGIA DELLA PROVINCIA
Ad organizzare l’evento per il terzo anno di fila è il fronte Varese Skinhaeads e la locale “Comunità dei dodici raggi”. Arriveranno le teste rasate da tutto il Paese per assistere al concerto che in scaletta prevede brani nostalgici dei “Garrota”, dei “Nessuna Resa” di Lucca, dei “Testudo Rac' N' Roll” di Bari e dei “Malnatt” di Milano.

I testi richiamano la battaglia, la terra nemica, il sistema anti-Stato, la rabbia, il coraggio, il mito dei legionari e la guerra come epopea di ardite gesta e tempi gloriosi.

Così, impastando note e parole, si alimenta l’odio. Per l’occasione gli organizzatori hanno diffuso anche una locandina, in cui è ritratto il Führer a Berlino durante un’adunata di massa. La Comunità dei dodici raggi, che si fa forte di eventi e date simbolo (foibe, 20 aprile, solstizio d’estate e d’inverno), si ritrova a giorni prestabiliti nella sede di Caidate (nel sud della Provincia). Il 10 febbraio scorso in duecento hanno sfilato in città per commemorare le «vittime delle foibe e dei comunisti di Tito». Un corteo che ha cercato di riunire le frange nere locali: da Forza nuova a Casa Pound.

Per tutti i camerati l’appuntamento è la sera del 18 aprile, quando saranno guidati dai cartelli con il simbolo “88” (l'ottava lettera dell'alfabeto indica il saluto nazista «Heil Hitler!»), alla fine dell’autostrada Milano-Laghi, per indicare la meta del concerto. Il luogo è segreto, ma un anno fa si ritrovano in quattrocento a Caidate. Birra, slogan antisemita, danze selvagge e truci canzoni contro gli ebrei con gente che dal palco si lanciava a corpo morto sulla folla. Nel 2013 erano finiti nella sede dell’associazione filoleghista “I nostar radiis” (le nostre radici in dialetto locale) che avevano un vecchio casello ferroviario in affidamento, alle porte del capoluogo nel comune di Malnate.

Ad inneggiare al torturatore di ebrei, rom, sinti ed omosessuali ci avevano pensato i neofascisti di provincia (sotto altre sigle) la prima volta nel 2007, con una festa sui generis, celebrata il 23 aprile al locale Biergarten, sulla rive del lago di Varese. I partecipanti cantarono inni nazisti, mentre festeggiavano il compleanno di Adolf Hitler. Gli uomini della Digos ripresero l’intera scena con una telecamera nascosta.

Secondo i verbali dell’inchiesta, quella notte furono storpiate alcune canzoni italiane famose con versi osceni. «Le bionde trecce e gli occhi azzurri e poi» diventò «...la stella gialla sui negozi ebrei». Un crescendo di oscenità: «Azzurro» cantata da Celentano divenne una strofa crudele contro Anna Frank: «Cerco nel ghetto tutto l’anno e all’improvviso eccola qua». Mentre l’inno al criminale delle SS Erik Priebke fu cantato con la musica del cartone animato Jeeg robot d’acciaio e divenne «Priebke, cuore di acciaio...». Persino la canzone «Donne» di Zucchero divenne un folle ritornello razzista: «Negri, du du du, in cerca di guai».
Nonostante l’istigazione all’odio razziale e religioso dopo sette anni e mezzo il tribunale di Varese ha dichiarato i ventidue imputati innocenti per estinzione del reato.

ESTREMO NORD
Questa è terra ostile all’antifascismo, dove la sinistra non ha mai governato, un glorioso passato industriale e una fucina di eversione. il suo zoccolo duro di professionisti e imprenditori fino all'inizio degli anni Settanta ha garantito ai neofascisti dell’Msi un buon 10 per cento di voti, il doppio della media nazionale. Roma, Pisa e Varese sono le tre «piazze» su cui aveva puntato il leader erede della Repubblica sociale Giorgio Almirante.

E qui è nata una pletora di sigle neofasciste, censite dallo storico Franco Giannantoni: Partito della ricostruzione nazionale, Costituente nazionale rivoluzionaria, Comitato di emergenza e salute pubblica, Avanguardia nazionale, Squadre d'azione Zamberletti (è il titolare del bar più famoso del centro), Squadre d'azione gaviratesi, Squadre d'azione Ettore Muti. Agiscono come squadracce fasciste, specializzate in agguati e sono foraggiate da certa borghesia locale.

Durante gli anni di piombo, quando erano all’ordine del giorno scontri tra “rossi” e “neri”, la destra aveva un progetto ben preciso, come spiega Giovanni Bandi, laurea in filosofia, insegnante di storia e a quel tempo membro di Lotta Continua: «Volevano fare di Varese la Reggio Calabria del nord, laboratorio della protesta antisistemica e neofascista. C'era una strategia, teste pensanti, manovalanza pronta a eseguire gli ordini».

Dopo quella stagione, l’insana passione per le idee più radicali ha trovato legittimazione nel tifo organizzato delle squadre di pallacanestro e calcio. La curva è diventata il luogo ideale per diffondere idee e intolleranze. Non più caccia ai comunisti, ma odio contro i «terroni», «gli stranieri», «i rom» e «gli ebrei».

Già nel 1976 i tifosi della squadra di basket Mobilgirgi (la ex Ignis del patron Giovanni Borghi) accolsero i cestisti del Maccabi di Tel Aviv con slogan e simboli antisemiti. Una vergogna internazionale. Nel processo che ne seguì, la proprietà non si costituì parte civile, rifiutandosi di chiedere una simbolica lira come risarcimento.

Trent’anni dopo quelle idee continuano a diffondersi come un virus, con nuovi protagonisti come i naziskin di Blood&Honour, i supporter del Varese calcio che nel 2005 tentarono il linciaggio di un ragazzo albanese. Colpevole solo d'essere albanese, come il giovane migrante che uccise a coltellate Claudio Meggiorin, tifoso e simpatizzante delle teste rasate. Per il sindaco, il leghista Aldo Fumagalli, non c’era alcun allarme: «Bravi ragazzi», nonostante una settimana di cortei con croci celtiche e svastiche, saluti fascisti e caccia allo straniero.

Oggi quella sigla si è estinta ma resiste il filo nero, la tradizione di eversione, gli uomini e i simpatizzanti di quelle idee, riassunte in uno slogan efficace: «Difendi il tuo simile, distruggi il resto».

Michele Sasso

Il Fatto Quotidiano
03 11 2013

I dipinti erano nascosti in un appartamento di Monaco di Baviera, dietro scaffali pieni di cibo avariato. A tenerli nascosti, il figlio di un collezionista, che li vendeva per vivere. Secondo gli esperti, i capolavori valgono più di un miliardo di euro.

di Redazione 

Picasso, Renoir, Matisse e Chagall. E’ un vero tesoro di capolavori quello ritrovato in un appartamento di Monaco di Baviera. Le 1500 opere d’arte erano state confiscate dai nazisti durante il Terzo Reich: secondo gli esperti, valgono più di un miliardo di euro. Si pensava che i capolavori fossero stati distrutti dai bombardamenti dell’aviazione inglese durante la Seconda guerra mondiale, invece erano nascosti da mezzo secolo dietro un muro di lattine di cibo avariato. Lo riferisce il sito del Daily Mail, che a sua volta cita la rivista tedesca Focus.

Tra le opere scoperte, anche il ritratto di una donna del francese Henri Matisse che apparteneva alla collezione di Paul Rosenberg, l’esperto d’arte nonno di Anne Sinclair, moglie di Dominique Strauss-Kahn. Ma i grandi nomi presenti nella collezione comprendono anche Emil Nolde, Franz Marc, Otto Dix, Max Beckmann, Paul Klee, Oskar Kokoschka, Ernst Ludwig Kirchner e Max Liebermann. Alcune opere d’arte furono rubate o confiscate ai proprietari ebrei dal regime nazista, altre acquistate dal commerciante d’arte Hildebrand Gurlitt da collezionisti ebrei disposti a vendere capolavori a prezzi stracciati pur di trovare un modo per fuggire dalla Germania. Il ministro della Propaganda Goebbels chiese a Gurlitt di “monetizzare” questo patrimonio artistico. Centinaia di questi quadri furono esibiti alla mostra nazista “L’arte degenerata“: il Terzo Reich intendeva esporre le opere al pubblico spregio, ottenendo invece l’effetto di destare l’interesse nei confronti delle nuove forme d’arte. Una volta finita la Seconda guerra mondiale, il gallerista dichiarò che i dipinti erano andati distrutti nei bombardamenti dell’aviazione inglese su Dresda.

Poi non si è avuta più notizia della collezione Gurlitt fino alla scoperta che, secondo il giornale online, è stata fatta dalla polizia doganale tedesca nella primavera del 2011. Gli agenti, tuttavia, non hanno smentito né confermato l’informazione. L’appartamento dove avrebbe avuto luogo la scoperta appartiene a Cornelius Gurlitt, figlio del gallerista Hildebrand: la polizia sarebbe entrata in caso dell’uomo, 80 anni, dopo averlo fermato con una grande quantità di denaro su un treno tra la Svizzera e Monaco. Pur non avendo mai lavorato e senza entrate dichiarate, l’anziano fu trovato con 9mila euro in contanti in una busta. Secondo Focus, Gurlitt nascondeva i dipinti dietro a scaffali pieni di lattine di fagioli e frutta e ne vendeva occasionalmente qualcuno per vivere: ora gli investigatori lo indagano per evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Eppure, se non si trovassero gli eredi dei legittimi proprietari dei quadri, molti dei dipinti potrebbero essergli restituiti.
Corriere della Sera
15 07 2013

Il disegno fatto da alcuni studenti per festeggiare un gruppo di neolaureati. La denuncia del Centro Simon Wiesenthal

Un grande murale con Adolf Hitler attorniato da super eroi dei fumetti come Superman, Batman e Hulk: a disegnarlo sono stati alcuni studenti thailandesi della prestigiosa università Chulalongkorn per salutare un gruppo di neolaureati. Il disegno ha suscitato l'immediata protesta del Centro Simon Wiesenthal che si è detto «indignato e disgustato» per l'iniziativa. Sul suo sito, l'organizzazione ebraica per i diritti umani ha pubblicato la foto di una studentessa con la toga della laurea che fa il saluto davanti al murale del Fuhrer, su cui spicca la scritta «Congratulazioni».

«I RAGAZZI NON ERANO CONSAPEVOLI» - L'ateneo, da cui esce gran parte della classe dirigente del Paese, si è poi scusato esprimendo «profondo rammarico» per l'accaduto e spiegando di aver rivolto un richiamo verbale ai ragazzi che «non erano consapevoli del significato» di quanto fatto. Oltre alle scuse in lingua thai e in inglese su Facebook, l'università Chulalongkorn si è impegnata a vigilare perché incidenti simili non si ripetano.

IL PRECEDENTE - In Thailandia, c'era già stato un incidente legato a Hitler: a giugno a Bangkok ha aperto un fast food di pollo fritto che al posto del «colonnello Sanders» fondatore della Kentucky Fried Chicken espone l'immagine del dittatore nazista e sul menu ci sono svastiche e altri simboli nazisti. Inoltre nel settembre 2011 nella scuola superiore di Chiang Mai un gruppo di studenti sfilò «goliardicamente», così dissero, con uniformi naziste.

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