Usa, le leggi che minacciano la vita degli immigrati

Il Fatto Quotidiano
08 09 2013

di Iside Gjergji

Il Congresso statunitense ritorna dalla pausa estiva e tra i tanti problemi che si troverà ad affrontare nei prossimi giorni ci sarà anche la nuova legge sull’immigrazione. Il disegno di legge che ha già ottenuto il voto bipartisan del Senato prima delle vacanze estive deve ora passare al vaglio della House, dove i repubblicani si preparano a dare battaglia. Per loro accettare la legalizzazione (sanatoria) di milioni di immigrati, così come prevede il disegno di legge, è impossibile e, pertanto, minacciano di lasciare marcire il disegno di legge nei cassetti del Congresso oppure di imporre delle modifiche peggiorative.

Il presidente Obama promette soluzioni, ma sono in pochi a credergli. Non foss’altro perché quei due milioni di immigrati espulsi dalla sua amministrazione negli ultimi anni (un record se paragonato al numero di espulsioni effettuate durante altre amministrazioni) sono lì a smentire ogni sua retorica sulla necessità di “abbracciare gli immigrati”. E non si trattava certo di pericolosi criminali, ma di braccianti, colf, operai. Di lavoratori, insomma, costretti a lavorare in nero e ad accettare paghe da fame a causa della loro condizione di undocumented.

La situazione critica che si profila ora per i milioni di immigrati negli Stati Uniti rischia però di diventare pesantissima se dovesse essere approvato dal Congresso il disegno di legge “Strengthen and Fortify Enforcement Act”, già approvato dalla Commissione Giustizia della House.
Questo disegno di legge, se approvato, avrebbe conseguenze devastanti, poiché attribuirebbe ai governi dei singoli stati il potere di legiferare in materia di immigrazione. Cioè ogni stato potrebbe avere così la propria legge sull’immigrazione, senza alcun obbligo di uniformare le proprie norme a quelle federali, potendo trasformare l’immigrazione illegale da illecito amministrativo in reato penale.

Si darebbe così alla polizia e ai funzionari locali, non istruiti sulle leggi e sulle complesse tematiche migratorie, il potere di arrestare, detenere e deportare milioni di immigrati. Per non parlare poi del caos giuridico che si verrebbe a creare tra norme federali e norme di ogni singolo stato. E con questa legge si metterebbe la parola fine, una volta e per tutte, anche a quel punto del programma di Obama in cui si promette di sospendere l’espulsione di migliaia di giovani immigrati, che nei media americani sono noti anche come “The Dreamers” (sognatori), che sono arrivati da piccoli negli Stati Uniti.
Altra normativa proposta in queste ore dai repubblicani statunitensi in tema di immigrazione è quella relativa alla possibilità di consentire l’ingresso di centinaia di migliaia di lavoratori immigrati temporanei, ma a condizione che vengano loro negati i diritti elementari, in primis quello di cambiare lavoro o datore di lavoro. In realtà, simili principi sui lavoratori immigrati temporanei sono già previsti nel progetto di legge sull’immigrazione approvato dal Senato, ma evidentemente ai repubblicani della House saranno apparsi un po’ troppo deboli.

In questi tempi di crisi, si sa, i padroni hanno bisogno di guadagnare di più ed in santa pace, senza quelle fastidiose accuse di sfruttamento o di violazione dei diritti. Se ci saranno leggi che vieteranno ai lavoratori persino di cambiare lavoro, allora tutti i Calvin Candie d’America saranno al sicuro. Almeno per un po’, finché non comparirà un Django o una Djanga (unchained) da qualche parte.

Frontiere news
28 08 2013

Il quotidiano Libero titola “Kyenge esaudita: posto statale pure agli immigrati”, ma la legge è di attuazione delle direttive EU, altrimenti avremmo subito una procedura di infrazione.

Dal 4 settembre 2013 i lavoratori stranieri potranno essere assunti nella Pubblica Amministrazione; finora era necessaria la cittadinanza italiana.
Ai titolisti di Libero la cosa non è andata evidentemente a genio e hanno quindi spremuto le meningi per comprimere in 7 parole un perfetto concentrato di populismo.

“Kyenge esaudita: posto statale pure agli immigrati”, peccato che la novità sia semplicemente la conseguenza della legge europea 2013 (con cui lo Stato Italiano recepisce direttive dell’Unione Europea tra cui, appunto, quella sull’apertura a immigrati e rifugiati nei concorsi per lavorare nella Pubblica Amministrazione). Ed è lo stesso articolo – come riportato da Giornalettismo – a ricordarlo, seppure con la caratteristica sensibilità del quotidiano in questione:

"A spalancare le porte del pubblico impiego agli immigrati è la legge europea 2013 che lo scorso 20 agosto è arrivata sulla nostra gazzetta ufficiale. La norma non lascia spazio ad interpretazioni e prevede l’accesso all’impiego nella Pubblica Amministrazione anche per chi ha un permesso di soggiorno di lungo periodo, lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria. Non importa che chi lavori nella nostra amministrazione sia italiano. Per la legge europea basta il permesso di soggiorno. Una norma, quella recepita da Bruxelles con cui l’Italia si è allineata alla normativa dell’Unione Europea per evitare che scattasse la procedura d’infrazione".

La norma è assolutamente logica e condivisibile e quanti urlano agli “stranieri che ci rubano il lavoro” dovrebbero considerare che non si impone una quota minima obbligatoria ma ci si limita ad aprire – con metodo decisamente meritocratico – anche ad altre persone.

Inoltre – e questo è il punto della cialtroneria mediatica a cui stiamo assistendo - va ricordato che se nella legge europea 2013 non fosse stata inserita anche la suddetta norma sulla Pubblica Amministrazione, ci saremmo dovuti accollare – e non sarebbe stata di certo la prima volta – multe salatissime nei confronti dell’Unione Europea; multe pagate, ovviamente, con i soldi delle nostre tasse (o meglio, di quelli che le pagano).

la Repubblica
28 08 2013

E’ un esodo ininterrotto, una emergenza che è diventata routine. Sulla nuova rotta dell'immigrazione verso la Sicilia, quella che sembra aver totalmente tagliato fuori Lampedusa, tradizionale avamposto europeo degli sbarchi clandestini, ad arrivare sono per lo più siriani ed egiziani. In fuga dall’orrore e dalla guerra, i “passeggeri” di pescherecci, motoscafi, barche a vela e, spessissimo, gommoni, puntano ormai esclusivamente verso la costa orientale siciliana, Portopalo, prima di tutto, ma anche la più lontana Siracusa, e perfino Catania.

Non si parte più dalla Libia, dalla Tunisia, dal Nordafrica, porti che hanno fatto la fortuna delle organizzazioni che offrono "pacchetti" completi di viaggi della disperazione. L’imbarco avviene sempre più spesso dal Medioriente dove, col precipitare della situazione in Siria, e lo spettro di un imminente attacco di guerra, in migliaia ogni giorno sono pronti ad imbarcarsi.

Si muore, durante le traversate, come è accaduto venti giorni fa a Catania, con sei cadaveri recuperati sul lungomare della Playa affollato di bagnanti e turisti.

Ma si nasce anche, come nel caso del maschietto partorito sul barcone, durante la traversata che si è conclusa stamattina a Siracusa dove sono già arrivati, in poche ore e in due diverse ondate, 350 profughi.

Dicono di essere tutti siriani i 191 profughi soccorsi all'alba. Tra loro anche il bimbo, nato 4 giorni fa in mare, che assieme alla sua mamma è stato ricoverato per accertamenti all’ospedale Umberto I di Siracusa. "L'abbiamo trovato ancora con un tratto del cordone ombelicale attaccato - ha detto il comandante della Guardia costiera di Siracusa, Luca Sancilio- è la dimostrazione di come la vita trionfi sempre: si può venire alla luce anche in condizioni difficili e critiche".

Un altro barcone con a bordo circa 150 migranti è stato intercettato poco dopo al largo della costa siracusana dove si sono recate due motovedette della Guardia costiera, le stesse che poche ore prima avevamo trasbordato sulla banchina principale del porto grande i 191 migranti siriani. E il tam tam continua. Ad incentivare la "nuova rotta" verso Siracusa, oltre alla credenza che i controlli e le procedure siano più blandi rispetto a Lampedusa, anche il fatto che l’approdo sulla terraferma, anziché su un’isola, garantisca maggiori possibilità di fuga. E della continuazione di un viaggio che punta ad altre frontiere.

E nel frattempo tre egiziani sono stati fermati con l'accusa di aver pilotato il barcone arenatosi ieri con 118 migranti a bordo, in gran parte siriani, sulla scogliera di Fanusa nella zona di Punta Milocca, a Siracusa. Mouktar Mohamed Qasim Hasan, 30 anni, Abdelsalam Khameis, 23 anni, e Mahmoud Hada AAdel, 22 anni, sono accusati di favoreggiamento all'immigrazione clandestina. Sono stati identificati dal gruppo interforze della Procura di Siracusa. Polizia, carabinieri e guardia di finanza sono riusciti a rintracciare tutti i passeggeri del natante. All'altra punta della Sicilia, a Trapani, è approdato il cargo che ieri aveva preso a bordo i 109 profughi soccorsi al largo di Lampedusa.

Michela Giuffrida

Ius Soli. Subito.

  • Giovedì, 18 Luglio 2013 10:23 ,
  • Pubblicato in Flash news
Unità
18 07 2013

Se Enrico Letta vuol dare un segnale forte a un mondo che ci guarda con crescente compatimento faccia approvare subito dal Consiglio dei Ministri un disegno di legge sullo Ius soli.

“L’Italia non è un paese razzista – ha scritto lo storico britannico John Foot sul Guardian del 15 luglio – ma è un paese dove il razzismo è tollerato e dove una persona come Calderoli è arrivata a detenere un ruolo istituzionale. Eppure i razzisti non vinceranno, perché il futuro è nell’Italia dei Balotelli e delle Kyenge. L’Italia è un paese multiculturale, che vi piaccia o meno. E quando vedo Roberto Calderoli, non posso fare a meno di pensare ad un razzista ignorante“. 

Le dichiarazioni razziste e offensive di Roberto Calderoli nei confronti del Cécile Kyenge hanno fatto il giro del mondo. Sui giornali esteri si è rimarcato tanto lo sconcerto per la frase razzista, quanto l’indignazione che ha percorso il nostro paese, a partire dalle più alte cariche istituzionali italiane.
Il Primo Ministro Enrico Letta ha chiesto le dimissioni del Vicepresidente leghista del Senato. Change.org ha raccolto in pochissimo tempo 140 mila firme a favore delle dimissioni. Ma Calderoli non si è dimesso. Enrico Letta, da Londra, subito dopo ha rilanciato: “Calderoli deve lasciare”.

“La richiesta di dimissioni da parte di Enrico letta non può essere disattesa – ha scritto Antonio Sciortino su Famiglia Cristiana – e da subito. Sono in ballo l’onore del Paese e la stessa credibilità del Presidente del Consiglio, che ha speso parole pesanti di condanna e non può permettersi il lusso che vadano a vuoto.” 

Oggi in Senato viene presentata, e sarà certamente approvata, una mozione di solidarietà per Cécile Kyenge. Ottima iniziativa. Ma la cosa non può finire qui perché – oltre a essere in ballo l’onore del Paese e la stessa credibilità del Presidente del Consiglio – è in discussione lo stesso ruolo del ministro Kyenge all’interno del Governo. E il suo ruolo è fondamentalmente legato alla promozione dei diritti degli immigrati, tra questi il più importante e decisivo il diritto di cittadinanza italiana per i bambini nati in Italia da genitori stranieri regolari (Ius soli – il diritto in base al luogo di nascita – alternativo allo Ius sanguinis – diritto in base alla cittadinanza dei genitori, tuttora vigente). 

La notizia buona è che in Parlamento c’è una maggioranza bipartisan favorevole a una soluzione, sia pur mitigata, di Ius soli. La notizia cattiva è che la discussione si svolge in sede di commissione (Intergruppo immigrazione di Camera e Senato) con i soliti tempi biblici incompatibili con l’importanza e l’urgenza del problema.

Se Enrico Letta vuol dare un segnale forte a un mondo che ci guarda con crescente compatimento (a farci vergognare, al caso Calderoli si è aggiunto l’affare kazako) faccia approvare subito dal Consiglio dei Ministri un disegno di legge sullo Ius soli. E’ l’unico modo per manifestare solidarietà al ministro Kyenge. E rispetto per il suo ruolo.

Gavino Maciocco

Non hanno ancora 18 anni. Ma alla maggiore età ci arriveranno tra gli incubi per i pericoli scampati e la paura del futuro. Intanto se ne stanno a Lampedusa, in un limbo che in una lettera descrivono come a un inferno dei piccoli: "Di notte accadono cose brutte".
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