La prima parte del Job Act, a differenza di cosa hanno provato a raccontare recentemente alcuni ministri del sindaco d'Italia, non sta funzionando cioè non crea nuovi posti di lavoro. Da febbraio a luglio 2014, gli occupati in Italia sono passati da 22.316.331 a 22.360.459, facendo registrare un aumento di circa 44 mila unità, più 0,2%. Peccato però che questo piccolo incremento non dipenda affatto dal decreto ma bensì dal piccolo e temporaneo miglioramento della produzione industriale che ha interessato il sistema nei primi mesi dell'anno. E che, soprattutto, quegli occupati in più siano tutti precari. ...

L'unica garanzia è il reddito di base

  • Martedì, 17 Giugno 2014 07:34 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
17 06 2014

Azione comunicativa di precari, neet e studenti presso il Centro per l'Impiego di Cinecittà

Partono stamani, nel Lazio, i colloqui con i primi 200 iscritti al programma “Garanzia Giovani”. Parte stamani la campagna di comunicazione e di inchiesta organizzata e promossa da precari, neet e studenti di Roma che vogliono dire la verità e svelare l'imbroglio. 1,5 miliardi di euro vengono stanziati dall'Unione Europea a sostegno delle imprese e delle politiche attive in Italia; nulla viene fatto per rendere universale il welfare e introdurre un reddito di base e incondizionato, l'unica alternativa al lavoro gratuito, quello sottopagato e senza diritti. Anche se decine di migliaia sono state le iscrizioni al programma di “Garanzia Giovani”, altrettante saranno le aspettative deluse: tirocini e formazione non risolveranno di certo il problema della disoccupazione giovanile, semmai integreranno la sottoccupazione e le misure di workfare che governo Renzi e Parlamento si apprestano a varare (Jobs Act, Disegno di legge delega).

Respingiamo l'imbroglio, vogliamo subito un reddito, per non accettare il ricatto del lavoro purché sia!

Oggi al Centro per l'Impiego, domani in assemblea, alle ore 17 presso la facoltà di Scienze politiche di Roma Tre, per rilanciare la mobilitazione contro il Jobs Act, verso Torino (11 luglio) e l'autunno. Mercoledì alle 19:30 presso Puzzle (via di Monte Meta 21) e giovedì alle 18 presso Alexis/Neet Bloc (via Ostiense 124) due appuntamenti per approfondire criticamente il DL Poletti e il Disegno di legge delega su lavoro e welfare (Jobs Act), il programma “Garanzia Giovani”, per decostruire le retoriche sulla disoccupazione giovanile e i neet, per ribadire con forza che il reddito di base è la soluzione.

#GarantiamociUnFuturo

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Il volantino distribuito questa mattina:

Ma quale Garanzia Giovani?!? Vogliamo reddito e diritti!

Gli ultimi dati Istat per il 2014 ci dicono che la disoccupazione giovanile è arrivata al 46%! Un dato drammatico quanto eloquente: dopo sei anni di crisi la sottoccupazione, la precarietà, lavori intermittenti e sottopagati sono la normalità per milioni di giovani uomini e donne nel nostro paese. Con i disoccupati aumentano anche i così detti "Neet", ovvero ragazzi fuori da percorsi di formazione e dal mercato del lavoro: bamboccioni e fannulloni per ministri e sottosegretari, precari a vita a cui si vuole togliere la possibilità di costruirsi un futuro degno.

Per il governo Renzi una delle principali risposte alla crisi dell’occupazione giovanile quella che giornali, partiti, sindacati non esistano a definire una situazione drammatica è la così detta "garanzia giovani", ovvero un miliardo e mezzo di euro proveniente dall'Unione europea.

In migliaia ci siamo iscritti alla Youth Guarantee con la promessa di un lavoro "vero", per poi scoprire che si tratta di una vera e propria truffa! Non solo ci hanno convocato in ritardo nei centri dell'impiego, ma non hanno nulla da offrirci. Inoltre, quando ci proporranno apprendistati, stage, corsi di formazione arretrati, freejob, lavoro volontario come all'Expo di Milano, a guadagnarci sul nostro lavoro sottopagato o grazie ai finanziamenti saranno soprattutto le aziende e gli enti di formazione.

Questo è il business della disoccupazione giovanile nascosto dietro la retorica delle politiche attive!
È passato oltre un mese e mezzo da quando sono partite le iscrizioni al programma Garanzia Giovani e per ora constatiamo che è una scatola vuota, visti i ritardi istituzionali (ministero e regioni in primis) per organizzare le attività.

Siamo stanchi di lavori precari, mal pagati (leggi "lavori di merda") in nero che siamo costretti a fare per sopravvivere, siamo stanchi di essere sempre "formati" passando da uno stage all'altro, siamo stanchi di quello che quotidianamente ci viene sottratto e negato: reddito, tempo e sogni. Per questo vogliamo organizzarci assieme: per monitorare l'attività e le proposte che arrivano dalla Youth Guarantee, per tutelare i nostri diritti, per pretendere un reddito incondizionato di esistenza e di libertà che non deve essere legato alla nostra disponibilità ad accettare qualsiasi tipo di lavoro e che, soprattutto, non è carità per i poveri, ma è una reale redistribuzione della ricchezza!

Per dire basta a tutto ciò e per contestare le politiche del governo Renzi saremo anche a Torino il prossimo 11 luglio per contestare insieme a tanti altri il vertice europeo sulla disoccupazione giovanile che avrà al centro proprio la garanzia giovani.

Vediamoci, incontriamoci, organizziamoci negli Youth Corner:

CLAP (Camere del Lavoro Autonomo e Precario) - ogni lunedì, dalle 18 alle 20, presso le Officine Zero (via Partini 20, zona Portonaccio) e ogni martedì, dalle 18 alle 20, presso Esc (via dei Volsci 159) e Puzzle (via di Monte Meta 21);

Neet Bloc - ogni mercoledì dalle 18 presso Alexis Occupato (via Ostiense 124)


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11 luglio, appello per una mobilitazione europea

  • Martedì, 03 Giugno 2014 12:54 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
03 06 2014

Report della partecipatissima assemblea del 31 maggio a Palazzo Nuovo a Torino, per organizzare la contestazione al vertice dei capi di Stato europei sulla disoccupazione giovanile.
Call for a european mobilization.

L'undici luglio i capi dell'Europa vogliono incontrarsi per decidere del nostro futuro. Saremo presenti anche noi, perché quel giorno sotto i riflettori dell'Europa si imponga la voce di quanti non trovano rappresentanza dentro queste istuzioni; di quanti, anzi, abitualmente ne pagano i costi, col proprio impoverimento, con la propria precarizzazione, con la perdita di autonomia e di controllo sulle proprie vite.

Di fronte a processi di impoverimento drastici di fasce crescenti della popolazione, la governance europea risponde con vertici come questo, col ricatto che lega il reddito e l'inclusione sociale alla disciplina del lavoro e di una produttività sempre maggiore.

Noi riteniamo, invece, che la ricchezza non sia sottoprodotta, ma mal distribuita; che il problema non sia lavorare di più, ma sganciare le nostre vite e il nostro diritto a vivere degnamente dalle strategie con cui governanti ed imprenditori ristrutturano il mercato del lavoro.

A chi ci vuole imporre dall'alto un discorso sulla nostra “occupazione”, contrapponiamo un discorso allargato, che ponga la questione del reddito, della precarietà, dei beni comuni, di una battaglia radicale contro lo status cui sono costretti i migranti e i profughi.

Questo vertice coinciderà anche con l'apertura di un semestre europeo governato da quel Renzi che ha messo d'accordo in Italia tutte le frazioni del padronato, il media maistream nella sua totalità, presentandosi come il miglior allievo e collaboratore della dottrina di austerity imposta dalla Trojka.
Diventa ancora più urgente, dunque, allargare ad un orizzonte europeo il fronte dell'opposizione alle politiche del nostro impoverimento. Costruendo una mobilitazione vasta e che vorremmo transnazionale.

Immaginando un'opposizione alla Trojka che si sottragga all'alternativa impotente Europa sì/Europa no. Che guardi ad un continente della conflittualità in divenire da produrre con le pratiche dei movimenti sociali perchè l'unica progettualità davvero comunitaria è quella che passa per l'abbattimento delle gerarchie che ci opprimono e la redistribuzione delle ricchezze che ci sono sottratte.

Costruire un percorso comune vuol dire gettare le basi che lo rendono possibile. Per questo l'assemblea ha chiesto, fin dai primi interventi, trovando conferma, la convocazione di uno sciopero generale per la giornata dell'11 luglio, per permettere la partecipazione di tutti i lavoratori.
Vuole anche dire sedimentare una forza che venga dai percorsi che possiamo costruire sui territori e che apra alla possibilità di una stagione da rilanciare. Non ci interessa costruire eventi quanto attivare processi, con un passato ed un futuro di possibilità.

Per questo ci impegneremo a costruire assemblee nei nostri territori, che allarghino la partecipazione e il fronte di un'inimicizia sempre più necessaria. Per questo abbiamo individuato nell'ultima settimana di Giugno lo spazio di una mobilitazione che confluisca in una giornata comune (26 giugno) su obiettivi di lotta condivisibili e concreti: banche, agenzie di riscossione dei crediti, centri impiego e media, intesi come un apparato ormai direttamente politico.

Molte altre iniziative che si svilupperanno sul territorio nazionale costituirnanno altrettanti momenti di rilancio di questo percorso comune.
Nella prospettiva di una processualità politica e sociale in continuità con un anno di movimenti, #civediamolundici Luglio perchè sia punto di partenza di processi larghi di conflittualità a venire.
Movimenti sociali e sindacati conflittuali contro la precarietà e l'austerity
Torino, 31 maggio 2014

Il Fatto Quotidiano
03 06 2014

In aprile la disoccupazione ha mostrato timidi segni di riduzione. Ma nel primo trimestre dell’anno il tasso ha toccato un picco storico. Facendo aumentare il numero persone che il lavoro, semplicemente, hanno smesso di cercarlo. E il risultato è che gli occupati, in valore assoluto, continuano a calare: in tutta Italia ormai lavorano solo sono 22,2 milioni di persone, -181 mila rispetto ad aprile 2013. E’ questo il quadro che emerge dai dati sul mercato del lavoro diffusi dall’Istat.

Il tasso di disoccupazione ad aprile è stato del 12,6%, invariato rispetto al mese precedente, mentre il numero di disoccupati è diminuito dello 0,4% (-14 mila) su marzo, attestandosi a 3,2 milioni. Vale a dire un aumento del 4,5% su base annua (+138 mila). Tra i giovani dai 15 ai 24 anni, in aprile il tasso di disoccupazione è stato del 43,3%, in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 3,8 punti nel confronto anno su anno. E’ un calo rispetto al record storico del 46% toccato nei primi tre mesi dell’anno, ma resta il fatto che in questa fascia di età sono senza lavoro 685mila ragazzi. E – ancora più grave – il numero di giovani inattivi, cioè che non sono occupati ma nemmeno impegnati a cercare lavoro, sempre ad aprile è pari a 4,4 milioni, in aumento dello 0,3% nel confronto congiunturale (+14mila) e dello 0,2% su base annua (+11mila). Il tasso di inattività, pari al 73,6%, cresce di 0,3 punti percentuali nell’ultimo mese e di 0,7 punti nei dodici mesi. Il tasso di occupazione giovanile scende al 15%, 0,3 punti percentuali in meno rispetto al mese precedente e 1,4 in meno rispetto a un anno prima. I dati Eurostat, diffusi anch’essi martedì, evidenziano che nell’area euro il tasso di disoccupazione è sceso all’11,7%, mentre quella giovanile è al 23,5%. Solo Grecia, Spagna e Croazia hanno un tasso di disoccupazione giovanile superiore a quello italiano.

Nei primi tre mesi del 2014 record storico di senza lavoro – I valori di aprile sono, per quasi tutti gli indicatori, lievemente migliori rispetto a quelli registrati nel primo trimestre del 2014, quando come accennato tutti i dati hanno toccato il picco massimo dall’inizio delle serie trimestrali. La disoccupazione generale ha toccato il 13,6%, aumentando dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e quella giovanile è salita al 46%. L’istituto di statistica ha precisato che i dati mensili e quelli trimestrali non sono direttamente confrontabili, perché per i primi vengono utilizzate cifre destagionalizzate mentre quelli sul trimestre sono “grezzi”, cioè fotografano la situazione così com’è, senza aggiustamenti dovuti alla stagionalità. Le cifre quindi variano, anche se la sostanza non cambia granché: per la disoccupazione siamo sempre nei paraggi dei massimi storici.

Al Sud disoccupazione giovanile al 60,9%. Tasso generale più che doppio rispetto al Nord – Angoscianti, poi, i numeri relativi al Mezzogiorno, dove nel primo trimestre il tasso di disoccupazione generale è volato al 21,7% (+1,6%) e tra i giovani (15-24 anni) ha raggiunto addirittura il 60,9%. Sono 347mila i ragazzi in cerca di lavoro nel Sud, pari al 14,5% della popolazione in questa fascia d’età. Si pensi che al Nord il tasso generale si ferma al 9,5% (+0,3% nel primo trimestre 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013), meno della metà che nel Sud.

Al Nord più disuguaglianza tra ragazzi e ragazze nel mondo del lavoro – Quanto al divario di genere, per gli uomini l’indicatore è passato dall’11,9% all’attuale 12,9% e per le donne dal 13,9% al 14,5%. Per quanto riguarda i giovani, nel Centro Italia la disoccupazione colpisce maschi e femmine allo stesso modo (tasso al 42,9% per entrambi), mentre al Nord e al Sud le ragazze sono più sfortunate. Anzi, paradossalmente soprattutto al Nord: qui il tasso dei senza lavoro è del 40,9% tra le giovani donne e solo del 32% tra i coetanei uomini, mentre nel Mezzogiorno si attesta rispettivamente al 61,6 e 60,4%.

Crescono solo gli occupati over 50 – Nel primo trimestre dell’anno, pur “con minore intensità”, è proseguito il calo tendenziale del numero di occupati: rispetto all’anno prima sono scesi di 211mila unità, soprattutto nel Mezzogiorno (-170mila unità). Con qualche sorpresa: per esempio l’occupazione è scesa di meno per le donne (-47mila unità contro -164mila per gli uomini) e al continuo calo degli occupati nelle fasce 15-34 e 35-49 anni (rispettivamente -2,3 e -0,8 punti percentuali) si contrappone la crescita degli occupati over 50 (1 punto in più). La riduzione anno su anno dell’occupazione italiana (-199mila unità) si accompagna poi a una flessione molto più contenuta flessione di quella straniera (-12mila). In confronto al primo trimestre 2013, il tasso di occupazione degli stranieri segnala una riduzione di 1,6 punti percentuali a fronte di un calo di 0,3 punti di quello degli italiani.

Calano i dipendenti a tempo indeterminato. Ma anche lavoro a termine e collaborazioni – Ad aprile ha continuato a scendere il numero degli occupati a tempo pieno (-1,4%, pari a -255mila unità rispetto al primo trimestre 2013). In più di sei casi su dieci, si tratta di dipendenti a tempo indeterminato. Gli occupati a tempo parziale continuano invece ad aumentare (+1,1%, pari a +44mila unità), ma la crescita riguarda esclusivamente il part time involontario: si tratta cioè di persone che vorrebbero lavorare full time ma non ne hanno la possibilità. Per il quinto trimestre consecutivo scende invece il lavoro a termine (-3,1%, pari a -66mila unità) e calano anche i collaboratori (-5,5%, pari a -21mila unità).

Poletti: “Per la cig in deroga serve 1 miliardo” – Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha commentato i dati dicendo che ”l’obiettivo è procedere per produrre il cambio di segno a fine anno” sulla disoccupazione italiana. I valori del primo trimestre, secondo Poletti, risentono “degli esiti riferiti al trimestre in cui il Pil è sceso dello 0,1%”. “E’ chiaro che l’occupazione parte se c’è uno scatto forte nella capacità produttiva”, ha detto il ministro, “perché l’industria ha prima l’esigenza di saturare gli impianti e poi di produrre nuovi posti di lavoro”. Poletti ha poi affermato che il piano “Garanzia Giovani con l’Unione Europea sta andando bene, siamo sopra ai 60mila giovani già registrati”. Resta da risolvere invece il problema della cassa integrazione in deroga, in quanto “il governo dovrà intervenire integrando le risorse. Ce ne sono ancora di disponibili, ma sappiamo che non sono sufficienti per coprire completamente il fabbisogno nell’arco dell’anno”. Un fabbisogno che il ministro stima “nell’ordine di un miliardo, che costituisce lo sbilancio tra la previsione del 2013 e l’obiettivo del 2014″.

Blocchiamo il JobsAct!

  • Martedì, 13 Maggio 2014 09:02 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
13 05 2014

Martedì 13 maggio presidio in Piazza Montecitorio durante il voto sul DL Poletti dalle ore 15,00.

L'assemblea che si svolta ieri presso la facoltà di Scienze politiche della Sapienza è stata un'assemblea importante, per qualità degli interventi e per partecipazione.. Tante e tanti le studentesse e gli studenti, i precari, lavoratrici e lavoratori, disoccupati. Ampia la convergenza delle reti territoriali, del sindacalismo conflittuale, dei collettivi studenteschi, ma anche dei giuslavoristi più coraggiosi, che non intendono rimanere in silenzio di fronte alla mattanza. Un'assemblea che è andata dritta al punto: il DL Poletti è l'ultimo atto, forse il più violento, di un processo di devastazione dei diritti del lavoro, avviato da Treu nel 1997, radicalizzato da Biagi-Maroni nel 2003, accelerato a dismisura dalla crisi esplosa nel 2008. Sacconi, Fornero, e adesso Poletti-Renzi, gli ultimi protagonisti della furia neoliberale che ha come obiettivo principale, oltre all'erosione dei diritti e della possibilità di organizzazione sindacale conflittuale, la compressione al minimo dei salari e, più in generale, del reddito sociale.

Il DL Poletti, con l'introduzione del contratto a termine senza causale di 36 mesi (ogni contratto prorogabile 5 volte) e la nuova regolamentazione del contratto di apprendistato (ormai privo di ogni contenuto formativo), istituzionalizza de facto, come neanche Maroni e Sacconi erano riusciti a fare, la precarietà, la ricattabilità permanente, imponendo ovunque e per tutti il lavoro miserabile o working poor. Nulla invece si fa sul fronte degli ammortizzatori sociale. Si rinvia piuttosto ad un Disegno di legge delega la questione del reddito e del salario minimi, del contratto unico a tutele crescenti. Nulla per quanto riguarda le partite Iva e le aliquote insostenibili, gestione separata dell'INPS in primo luogo, che gravano su di loro. La complicità colpevole dei sindacati confederali, l'elemento che oggi come ieri più caratterizza il disastro sociale e politico in corso.

L'idea emersa con forza da tutti gli interventi è semplice: non si può rimanere fermi e in silenzio. C'è bisogno di una mobilitazione immediata, proprio ora che il DL raggiungerà la Camera per la terza lettura e il voto finale. La prossima, dunque, sarà una settimana importante, già densa di appuntamenti: il 12 maggio varrà la pena partecipare al corteo indetto dai “Movimenti per il diritto all'abitare e contro la precarietà e l'austerity”, segnalando l'opposizione radicale al DL Poletti, oltre che a quello Lupi e al “Salva Roma”; il 13 maggio pomeriggio, in corrispondenza del voto finale alla Camera, sarà fondamentale essere in tante e tanti sotto Montecitorio. Altrettanto, la prossima sarà una settimana di azioni diffuse nei territori, fino a giungere al corteo sui Commons del 17 di maggio, giornata di avvio, tra l'altro, della settimana di mobilitazioni europee Blockupy.

Oltre alla mobilitazione immediata, però, c'è bisogno di una mobilitazione che duri nel tempo, che sappia insistere nella quotidianità dei conflitti dentro e fuori i posti di lavoro, che ricostruisca nuovi strumenti di auto-tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, che sia radicata e, nello stesso tempo, sappia definire un luogo di connessione dinamico e plurale. L'assemblea di ieri, infatti, è nata anche dall'esigenza di animare uno spazio pubblico reale, aperto, in grado di costruire alleanze larghe tra le vertenze precarie, per la maggior parte frammentate, che segnano la nostra città, tra chi si trova a vivere tutti i giorni l'alternanza lavoro-non lavoro, tra i lavoratori autonomi di nuova generazione, i disoccupati e tutti quei soggetti maggiormente colpiti dalla crisi e dalla ristrutturazione del mercato del lavoro. Processo, quest'ultimo, che può essere compreso pienamente – occorre ricordarlo – solo sul piano europeo, pensando ai PIIGS come a delle vere e proprie “zone speciali” dove vengono compressi al minimo i salari ed eliminati diritti e welfare. Ma pensando anche alla Germania di Hartz IV e dei minijobs da 400 euro al mese.

Esigenza comune, dunque, è stata quella di avviare una nuova sperimentazione, un campo di relazioni che, a partire dall'opposizione al DL Poletti e al Jobs Act, rimetta al centro i nodi del rifiuto della precarietà, dell'auto-organizzazione del lavoro, dei diritti sindacali e di nuove forme di mutualismo, del salario minimo e della dignità del lavoro, della pretesa del reddito di base, incondizionato e universale. L'imminente ripresa dell'iniziativa del NeetBloc sarà occasione per rivederci e per stabilire le prossime tappe di discussione. Con all'orizzonte il vertice sulla disoccupazione giovanile dell'11 luglio (Torino) e il contro-semestre o semestre sociale europeo, ma con l'idea di costruire una nuova temporalità, fatta sì di grandi momenti di mobilitazione, capace però di mettere al centro e di far crescere e irrobustire le resistenze di tutti i giorni.

>#STOPJobsAct

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