Primo maggio, conto alla rovescia verso la MayDay

  • Martedì, 14 Aprile 2015 08:45 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
14 04 2015

Rete No Expo. Gli attivisti che da mesi si preparano a contestare l'esposizione universale presentano il programma di una tre giorni particolarmente ricca di blitz a sorpresa. Il 30 aprile corteo degli studenti, il giorno dopo manifestazione internazionale con partenza da piazza XXIV Maggio, poi ancora azioni itineranti e infine assemblea plenaria il 3 maggio per programmare altri sei mesi di lotta

Mez­zo­giorno non di fuoco. Tra le due pira­midi di rara brut­tezza che sfre­giano piazza Castello si arram­pica uno stri­scione. La chia­mano azione, la prima di una lunga serie. Il luogo è stra­te­gico. L’Expogate è sem­pre cir­con­dato dal disor­dine sfac­cen­dato di un’umanità che si aggira per il cen­tro sto­rico di un luogo che pro­mette chissà quali sfra­celli. Milano è il luna­park di ogni “evento”, che siano sedie da ven­dere (il salone del mobile) o l’umanità da sfa­mare. Quel mes­sag­gio appeso dalla Rete No Expo è rivolto a tutti, anche ai distratti, anche al blin­dato della poli­zia par­cheg­giato come se niente fosse. “L’Expogate che vogliamo — si legge sullo stri­scione — è quello per uscire da Expo”. Per sei mesi, invece, la città ci sarà den­tro fino al collo. Come resi­stere, con quali argo­menti aprire var­chi di con­sa­pe­vo­lezza, come non farsi anni­chi­lire dalla reto­rica dell’evento super pop, que­sti sono i “problemi”.

Gli atti­vi­sti che a vario titolo e non solo a Milano si oppon­gono all’evento, un uni­verso fram­men­tato che per l’occasione sta cer­cando di rimet­tere insieme i pezzi, sono inten­zio­nati a durare almeno fino al 1 novem­bre 2016. Dalla loro hanno solidi argo­menti. Impor­tante dun­que è cali­brare con intel­li­genza l’inizio di una lunga par­tita che comin­cia il 30 aprile con un cor­teo stu­den­te­sco “inter­na­zio­nale” e pro­se­gue il giorno suc­ces­sivo con la “No Expo May­day” del primo mag­gio 2015, una data che da anni è sull’agendina di mezzo mondo, governi, poli­zie, mul­ti­na­zio­nali, asso­cia­zioni e ope­ra­tori della (dis)informazione.

Che May­Day sarà? Gli atti­vi­sti dicono “un cor­teo inter­na­zio­nale gio­io­sa­mente e luci­da­mente incaz­zato, ribelle, popo­lare che attra­ver­serà il cen­tro di Milano, capi­tale della crisi e della pre­ca­rietà, riba­dendo che Expo­Fa­Male e che noi lo scio­pe­re­remo” (si parte alle 14,30 in piazza XXIV Maggio).

Nono­stante le veline dei ser­vizi rical­cate dai gior­nali abbiano ipo­tiz­zato sce­nari apo­ca­lit­tici, la Rete No Expo ha già pre­vi­sto i tempi sup­ple­men­tari: il 2 mag­gio azioni iti­ne­ranti per la città, il giorno dopo “assem­blea ple­na­ria gene­rale” per guar­dare avanti. Il tutto sotto l’occhio vigile di alcune migliaia di agenti di tutte le poli­zie chia­mate a mili­ta­riz­zare la gior­nata inau­gu­rale dell’Expo (sicu­ra­mente ter­ranno d’occhio anche il cam­peg­gio al parco di Trenno alle­stito per acco­gliere i mani­fe­stanti che arri­ve­ranno da fuori). I numeri della piazza? Quest’anno è dif­fi­cile fare pre­vi­sioni, i più otti­mi­sti par­lano di cin­quan­ta­mila per­sone. Difficile.

Più facile rac­con­tare chi ci sarà. I pro­ta­go­ni­sti di quelle lotte che non rie­scono a tra­dursi in azione poli­tica per­ché sono prive di rap­pre­sen­tanza. I pre­cari: “Per­ché Expo sarà un labo­ra­to­rio di nuove forme di sfrut­ta­mento e lavoro pre­ca­rio, cul­mi­nato con l’impiego di cen­ti­naia di volon­tari illusi di par­te­ci­pare ad un grande evento”, scri­vono i mili­tanti della Rete No Expo. Gli stu­denti. Gli sfrat­tati che da mesi lot­tano per la casa. I migranti. E tutti coloro che sono con­sa­pe­voli che la vetrina mon­diale “per nutrire il pia­neta” non è altro che l’apoteosi di un modello di svi­luppo che non fun­ziona più: “Expo è debito, cemento, pre­ca­rietà, spar­ti­zione, poteri spe­ciali, mafie, cor­ru­zione eco­no­mica ed ideo­lo­gica. E’ una grande occa­sione per le mul­ti­na­zio­nali che affa­mano que­sto pia­neta di rifarsi il trucco”. Sarà un cor­teo per tutti, molto deter­mi­nato, “non esi­stono buoni e cat­tivi: esi­ste un per­corso chiaro”.

L’altro fuori pro­gramma del primo mag­gio andrà in scena in piazza della Scala, come fosse sant’Ambrogio. Un pre­si­dio di pro­te­sta della Cub in occa­sione della prima straor­di­na­ria della Turan­dot. Tra gli attori pro­ta­go­ni­sti, Mat­teo Renzi.

Bluff Jobs act: solo 13 posti

Ben ultima venne l'Inps, con la perfidia dei numeri a decretare la fine dell'affaire Poletti. Il verdetto: quanti posti di lavoro ha prodotto finora il Jobs act? Solo 13 in tutto il Paese, una variazione statistica dello 0 per cento. Nelle stesse ore in cui a Palazzo Chigi si confezionava la nuova "operazione bonus", l'Istituto guidato da Tito Boeri archiviava la campagna comunicativa con cui il ministro del Lavoro ha provato a magnificare gli effetti della riforma - nonostante pessimi dati sulla produzione e fatturato industriale - anticipando dati incompleti: "Nei primi due mesi dell'anno ci sono 79 mila nuovi contratti a tempo indeterminato rispetto al primo bimestre 2014", annunciava Giuliano Poletti a fine marzo, anticipato di poco dal tweet di giubilo del premier Matteo Renzi: "L'Italia riparte".
Carlo Di Foggia, Il Fatto Quotidiano ...
ClapFrancesco Raparelli, DinamoPress
2 aprile 2015

Un contributo dell'ultimo numero della rivista "Inchiesta" (ed. Dedalo, in questi giorni in libreria) sulle Camere del Lavoro Autonomo e Precario e sul tema della coalizione sociale
CLAP è un acronimo, sta per Camere del Lavoro Autonomo e Precario. Le Camere nascono nell'autunno del 2013, in tre spazi autogestiti della città di Roma, e si connettono in una comune associazione sindacale.

Dinamo Press
30 03 2015

Durante il convegno ""Dall’Europa all’Italia: la Garanzia Giovani e le politiche per l’occupazione giovanile" alla Regione Lazio il blitz di precari e attivisti del laboratorio per lo sciopero sociale. Contestato il ministro Poletti e il Commissario europeo per l'occupazione. Di seguito il comunicato.

Dall’Europa all’Italia: il business della disoccupazione giovanile e il fallimento di garanzia giovani
Oggi 26 marzo a Roma, nella Sala Aniene della Regione Lazio, si è svolto il convegno “Dall’Europa all’Italia: la Garanzia Giovani e le politiche per l’occupazione giovanile”, dove sono intervenuti il Commssario europeo per l’occupazione Marianne Thyssen, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e l’Assessore regionale al Lavoro Lucia Valente. Meeting organizzato per analizzare lo stato dell’arte del programma Youth Guarentee (Garanzia Giovani in Italia) definito come la risposta europea alla crisi occupazionale dei giovani.

Nonostante i 6 miliardi di euro stanziati dalla Commissione europea, di cui 1.5 per l’Italia, la disoccupazione giovanile ha raggiunto tassi drammatici in molti paesi Europei. Nel nostro paese, a quasi un anno dall’inizio del programma (partito il primo maggio 2014), per gli oltre 460 mila iscritti ci sono stati solo ritardi ed inefficienze organizzative causati dagli organismi preposti alla gestione: Ministero del Lavoro e Regioni. I dati parlano chiaro: meno del 10% dei destinatari di Garanzia Giovani hanno poi effettivamente ricevuto un’offerta di lavoro, di tirocinio o di formazione.

Il Ministro Poletti e recentemente il premier Renzi hanno ammesso il fallimento del programma per quanto riguarda gli obiettivi occupazionali, nascondendo però che dietro la debacle si cela un vero e proprio business per le agenzie del lavoro (una tra tutte la Manpower SPA), gli enti di formazione e orientamento, oltre che per le imprese interessate a bonus occupazionali e agevolazioni fiscali, lavoro gratuito e tirocini finanziati con i fondi pubblici. L’accompagnamento al lavoro, infatti, è strutturato attraverso la sottoscrizione di un contratto di collocazione e ricollocazione con gli enti privati accreditati che incassano le risorse pubbliche, veri beneficiari del programma. Nella regione Lazio, oltre che per Garanzia Giovani tale strumento verrà sperimentato anche per lavoratori licenziati da Alitalia-Cai a fine 2014.

Questo è lo stato dell’arte del programma che abbiamo registrato come iscritti a Garanzia Giovani, uniti nella comune piattaforma “Garantiamoci un Futuro”. Dopo diverse mobilitazioni nei centri per l’impiego di Roma e davanti alla Regione abbiamo ottenuto l’apertura di un tavolo istituzionale con l’assessorato al Lavoro, interlocutore immobile rispetto ai gravi ritardi e alle inadempienze. Nell’ambito della settimana contro il busniess della disoccupazione siamo davanti alla Regione per denunciare la truffa e lo sperpero dei fondi europei destinati all’occupazione giovanile. Visto che le risorse ci sono, vogliamo che tutti i fondi vengano redistribuiti ai reali beneficiari: precari e disoccupati. Vogliamo welfare universale, salario minimo europeo e la garanzia del reddito contro il ricatto della precarietà che ci costringe ad accettare lavori di merda o al nero con salari ridicoli. Vogliamo la garanzia del reddito perché non siamo disponibili a lavorare gratis, a svolgere stage, tirocini e apprendistati in cui veniamo sfruttati. Vogliamo reddito e diritti dentro ed oltre il lavoro per garantirci un futuro!

Jobs act in corsia, via i medici avanti gli infermieri

Ivan Cavicchi, Il Manifesto
27 marzo 2015

Lavoro. La Toscana è l’antesignana, segue l’Emilia Romagna. Un demansionamento per risparmiare e aprire la strada a un’ulteriore riduzione dell’occupazione nella sanità. Il jobs act in sanità si chiama comma 566.

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