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Lazio, ecco la prima legge antibullismo

  • Mercoledì, 11 Febbraio 2015 09:21 ,
  • Pubblicato in Flash news

la Repubblica
11 02 2015

Il Lazio potrebbe essere la prima regione in Italia a istituire per legge una strategia permanente contro il bullismo. E' scaduto ieri il termine per gli emendamenti alla proposta di legge 202 del 23 ottobre 2014 in materia di prevenzione e contrasto del bullismo [...]...

 

Lavoro e Professioni
04 12 2014

Ci sono zone del paese, tra cui il Lazio, in cui gli obiettori superano il 90% del totale dei ginecologi strutturati all’interno del Ssn. Il rischio, lamentato dai ginecologi della Laiga, Libera associazione italiana per applicazione della legge 194, è che si arrivi al “paradosso di un’obiezione di struttura”.

Si definiscono Pro Choice, ovvero a favore del diritto di scegliere (in contrapposizione ai Pro Life ossia quelli che negano la libertà dei pazienti di decidere sul proprio corpo). Sono i ginecologi non obiettoridella Laiga (Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l'Applicazione della legge 194), guidati da Silvana Agatone e Concetta Grande, del servizio Applicazione legge 194/78 dell'Ospedale Sandro Pertini Roma. Le quali insieme a Franco Di Iorio e Marco Sani, del servizio Legge 194/78 del Policlinico Casilino Roma, nel 2008 hanno dato vita a questa associazione pe difendere il diritto delle donne ad una libera scelta e per difendere l’applicazione della Legge 194/78 “che – hanno denunciato oggi nel corso i una conferenza stampa – ultimi anni ha subito una serie enorme di attacchi”.

La situazione in riferimento all’applicazione della legge che norma l’interruzione di gravidanza è “grave”. Ci sono regioni, ha spiegato Silvana Agatone, “in cui l’aumento degli medici obiettori di coscienza, nel Lazio e in alcune zone dell'Italia, raggiungono anche il 91,3%. Questo di fatto interrompe un servizio istituito dalla legge 194 del 1978. Noi abbiamo anche fatto un ricorso in sede europea e la Corte Ue ha sanzionato l'Italia per la ripetuta violazione di questa legge, ma non è bastato”.

La condizione denunciata come tra le più gravi è quella del Lazio, da qui una lettera scritta al presidente della regione, Nicola Zingaretti, dove si ribadisce che “le donne del sud del Lazio sono costrette a spostamenti in Campania e a Roma, le altre aspettano anche due settimane per ricevere un appuntamento in Consultorio. E anche nei Consultori Familiari non si sa come sostituire il personale che va in pensione, nonostante nel suo decreto si stabilisca il personale obbligatorio per ogni Consultorio”.
Quello che chiedono, sia ai presidenti di regione, che alla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, è “il rispetto della legge affinché l'interruzione volontaria di gravidanza e la somministrazione di anticoncezionali non vengano mai negati a chi li richiede. Possiamo testimoniare attraverso la nostra rete di legali sparsi sul territorio, che le donne spesso si trovano davanti a queste negligenze”.

Elisabetta Canitano, ginecologa romana dell’Asl Roma D, distretto di Ostia, denuncia “la sospensione delle interruzioni volontarie di gravidanza al Policlinico di Roma, la struttura più grande d’Europa, a causa del pensionamento dell'ultimo medico non obiettore. La direzione era a conoscenza del fatto da otto mesi e dopo una protesta corale si è impegnata a intervenire. Tuttavia la situazione è ancora ferma, e per ora c'è solo la promessa di un concorso per assumere a tempo determinato, un anno, due medici, ma ci vorrà tempo”.

Ma la situazione è difficile, aggiunge Canitano, anche nei consultori dove “ci sono dei medici che si definiscono obiettori e non solo non fanno il documento per la 194 (detto certificato), ma non prescrivono neanche la contraccezione d'emergenza o non la prescrivono alle minori. Viene così violata la legge che individua nei consultori il luogo di elezione per la contraccezione per i minorenni, e anche quella d'emergenza, definita dalla direttiva Aifa un contraccettivo a tutti gli effetti”.

“Con questi numeri di obiezione – denunciano i ginecologi non obiettori della Laiga – si sta registrando una situazione per cui il rischio che si arrivi al paradosso di un’obiezione di struttura”.

A questo punto l’Associazione chiede “l’istituzione di un registro pubblico dove si elenchino le strutture che applicano ancora la 194. Faremo delle iniziative sui posti di lavoro e in piazza, pressioni sulle amministrazioni e altro per difendere i diritti di tutti”.
Ma oltre a ciò la Laiga in una sorta di manifesto programmatico chiede “di creare una mappa degli operatori al fine di consultarci, scambiarci notizie e sostenerci; sorveglianza sulle pari opportunità in ambito lavorativo tra personale non obiettore e obiettore con denuncia lì ove vi sia discriminazione; sorveglianza affinché la legge 194 venga attuata in tutte le ASL come previsto dalla legge denuncia ove ciò non accada”.

In più c’è da tener presente che i pochi ginecologi non obiettori devono sopportare un carico di lavoro enorme. Per esempio nel Lazio l’Ivg è concentrata quasi tutta su Roma e in Campania, molto su Caserta. Per questo la Laiga chiede anche di “ ottenere un aumento dei giorni di ferie e della retribuzione a favore degli operatori legge 194 poiché sopportano un carico psicologico maggiore rispetto agli obiettori”.

Vita di Donna
23 06 2014

Zingaretti: pugno di ferro contro i medici obiettori, obbligo di documento per l 'aborto se lavorano nei Consultori Familiari. Il Decreto del Commissiario ad acta.

A norma della legge 194/78 la donna che vuole abortire deve parlarne con un medico che esamini con lei i motivi della decisione. Al termine di questo colloquio il sanitario le deve rilasciare un documento (comunemente chiamato certificato), che attesti la sua richiesta, l'esame effettuato insieme dei motivi e la inviti a riflettere per un periodo di 7 giorni (attesa non necessaria se il documento è rilasciato con procedura urgente). Trascorsi 7 giorni la donna può recarsi in una struttura autorizzata per richiedere l'aborto.
La Legge 194 consente ai medici obiettori di non partecipare a questa attività. La Regione Lazio introduce invece il principio che questi medici, qualora siano in servizio presso i Consultori Familiari, non possano sottrarsi a questa incombenza.
Nel Decreto del Commissario ad acta, "Linee di indirizzo regionali per le attività dei Consultori Familiari NU00152 del 12/05/2014", da noi contestato in altre parti, c'è una novità importantissima, che salutiamo con piacere.
Nell'allegato 1 a pagina 1 leggiamo testualmente: "si ribadisce come questa (l'obiezione di coscienza, ndr) riguardi l'attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell'interruzione volontaria di gravidanza, di seguito denominata IVG. Al riguardo si sottolinea che il personale operante nel Consultorio Familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta della donna di effettuare IVG. Per analogo motivo, il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all'applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi IUD (Intra Uterine Devices)".
Questa presa di posizione del Presidente è tanto più significativa in quanto l'articolo 9 della Legge 194/78 recita: "Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 (appunto la cosiddetta certificazione per l'IVG volontaria e per la cosiddetta terapeutica) ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione".
A nostra memoria, nessun governatore, anche delle Regioni guidate dal PD o da amministrazioni di centro sinistra, è riuscito a ribadire con tanta forza il diritto delle donne ad essere assistite per la documentazione necessaria per l'aborto nei Consultori Familiari.
La Legge 194/78, come detto sopra, specifica che gli obiettori sono esentati sia dalla pratica dell'intervento attivo nell'IVG, sia dalla documentazione precedente che la permette.
Noi siamo perfettamente d'accordo, per questa volta, con il Governatore del Lazio.
L'obiezione deve essere ammessa, contrariamente a quanto la Legge prescrive, solo per le procedure "attive" dell'IVG. Se un ginecologo del Lazio lavora in un Consultorio familiare è tenuto, anche se obiettore, ad effettuare il colloquio con la donna e a rilasciarne il relativo documento. Bravo Zingaretti!!
Non ultimo ci fa piacere sottolineare anche l'obbligo (sempre contenuto nel Decreto) di inserire lo IUD, che, in quanto anche anti-annidante (cioè può intervenire dopo l'ingresso dello spermatozoo nell'ovulo) viene di solito compreso nell'obiezione di coscienza.
Chi lavora nel Consultorio deve poter rispondere alle donne in tutte le loro esigenze, compreso l'inserimento dello IUD anche se obiettore di coscienza. Ci auguriamo che le donne vigilino su questa sacrosanta presa di posizione del Governatore del Lazio e che i Direttori Generali intervengano prontamente in caso venisse disattesa.

Approvata la legge sull'acqua pubblica nel Lazio

  • Martedì, 18 Marzo 2014 09:36 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamopress
18 03 2014

Approvata dal Consiglio regionale la proposta di legge di iniziativa popolare "Tutela, governo e gestione pubblica delle acque". Un risultato straordinario, frutto di impegno costante e passione democratica, che porta alla ribalta le ragioni profonde dei movimenti per l'acqua pubblica e per i beni comuni [...] così bene espresse dal referendum del giugno 2011 sul tema della ripubblicizzazione del servizio idrico e, più in generale, dei servizi pubblici locali con rilevanza economica. Di sicuro, una vittoria degli Enti locali regionali, promotori e sostenitori della legge, e del "Coordinamento regionale Acqua Pubblica Lazio", ma soprattutto della volontà popolare e della democrazia.

Il cammino della proposta legislativa, iniziato nel giugno 2012 con l'approvazione della deliberazione a sostegno dell'iniziativa di legge popolare da parte del Consiglio comunale di Corchiano, giunge finalmente alla sua conclusione. Da oggi sarà dunque possibile ridisegnare la gestione del servizio idrico della nostra regione.

La proposta, sulla scorta dei principi e contenuti referendari, prevede il governo pubblico e partecipato del ciclo integrato dell’acqua, la sostituzione degli ambiti territoriali ottimali con gli ambiti di bacino idrografico, e non più con l'ambito unico coincidente con l'intera Regione Lazio come del resto previsto dalla Legge regionale 191/2009, la gestione del servizio idrico sottratto al principio della libera concorrenza e l’istituzione di un fondo regionale per la ripubblicizzazione teso a favorire la gestione attraverso soggetti di diritto pubblico, come aziende speciali o consorzi tra Comuni.

Con l'approvazione della legge da parte del Consiglio regionale, è stata scritta una importante pagina nell'ambito delle politiche tese ad affermare la gestione pubblica e sociale dei servizi locali di interesse generale. Una pagina che, oltre ad essere un esempio internazionale, rappresenterà un precedente molto significativo per il governo nazionale.


Approvata la prima legge in Italia per la gestione pubblica e partecipata dell’acqua, presentata da cittadini e comuni

Dopo la straordinaria vittoria referendaria di giugno 2011, dopo un percorso durato due anni che ha intrecciato le esperienze dei comitati e di numerosi comuni del Lazio, dopo 12 mesi di pressioni sul Governo Regionale, oggi, 17 marzo, finalmente, è stata approvata all’unanimità la proposta di Legge popolare n°31, per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico nella Regione Lazio.

Una legge che recepisce i risultati referendari, a partire dalla definizione di servizio idrico come servizio di interesse generale da gestire senza finalità di lucro, fino al fondo stanziato per incoraggiare la ripubblicizzazione delle gestioni in essere. Una legge che rimette al centro finalmente gli enti locali, delineando gli ambiti territoriali ottimali sulla base dei bacini idrografici e dando la possibilità ai comuni di organizzarsi in consorzi e di affidare il servizio anche ad enti di diritto pubblico, tutelando al contempo la partecipazione delle comunità locali nella gestione di questo bene fondamentale, anche rispetto alle generazioni future. Una discussione in Aula Consiliare niente affatto semplice che, in prima seduta , si è protratta fino a tarda notte, per essere poi aggiornata a questa mattina. Decisiva è stata la costante presenza di rappresentanti dei comitati e degli enti locali che hanno contribuito a sventare i tentativi di ostruzionismo e di modifica dei principi cardine della legge.

Una pressione dal basso che assolutamente non dovrà attenuarsi nei prossimi mesi, quando a livello regionale dovranno essere elaborati atti legislativi fondamentali , quali la legge sugli ambiti di bacino idrografico e la nuova convenzione di cooperazione tipo. Saranno queste infatti le prossime occasioni per applicare concretamente i principi contenuti nella legge approvata oggi e di valorizzare gli spazi di partecipazione da questa aperti. Nel frattempo ci si aspetta che, coerentemente alla legge approvata, venga salvaguardata la libertà di quei comuni del Lazio che rischiano il passaggio forzato al gestore dell’ATO di riferimento pur volendo gestire il servizio in autonomia. Unico neo della discussione odierna è stato, infatti, il poco coraggio della maggioranza nell’affermare con chiarezza tale principio.

Oggi quindi si festeggia insieme a tutti gli altri comitati che, in altrettante regioni, stanno lavorando per l’approvazione di testi di legge analoghi. L’auspicio è che, a partire dal Lazio, si inneschi finalmente una reazione a catena che veda i governi regionali rispettare la volontà dei cittadini e il diritto all’acqua, proprio in un momento in cui questo viene nuovamente minacciato dal vento privatizzatore che soffia dal governo. Per approfondire i contenuti della legge e le prospettive da questa aperte invitiamo la stampa e i cittadini ad una conferenza stampa domani, 18 marzo, alle ore 11.30 presso la sede del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, al secondo piano in via S.Ambrogio, 4 a Roma.

Violenza sulle donne, in ospedale ci sarà il codice rosa

  • Martedì, 18 Febbraio 2014 09:35 ,
  • Pubblicato in Flash news

La Repubblica
18 02 2014

Un "codice rosa" contro la violenza sulle donne, un modo per non lasciare da sole le vittime da subito, fin dal primo soccorso. Una rivoluzione simbolica e sostanziale che verrà introdotta negli ospedali del Lazio quando sarà approvata la legge contro la violenza sulle donne licenziata ieri in Commissione alla Pisana

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