L’Espresso
22 04 2015

Quasi mille migranti muoiono in mare solo perché in fuga dal terrore e dall’incubo. Ma non c’è pace, non c’è rispetto né tregua dell’odio, in tanti gruppi e pagine Facebook di area ultra-destrorsa, xenofoba, “identitaria” o per meglio dire razzista che nelle ultime ventiquattro ore hanno continuato a martellare la loro propaganda d'intolleranza. Mescolando notizie vere e fake, realtà e manipolazione, civiltà e regresso, insulti a Laura Boldrini e finanche a Matteo Salvini perché “troppo soft”. Nel mirino sempre loro: gli immigrati, i richiedenti asilo, i rifugiati. Persino nell’ora della tragedia apocalittica non c'è nessuna pietà. E nemmeno un minuto di silenzio in bacheca.

Prendiamo la pagina Facebook "Fuori tutti gli immigrati dall'Italia", dotata di ben 11 mila 'mipiace'. Alla voce informazioni è scritto “Sic Semper Tyrannis. Contro l'oppressione multietnica. La Resistenza Nazionale crede nell'unicità etnica e culturale dei Popoli europei e si oppone al tentativo genocida di annientarne le differenze. Contro l'invasione della nostra Terra. Oltre la destra e la sinistra”. Questa pagina fa capo al sito resistenzanazionale.com che però risulta “irraggiungibile a causa dei troppi accessi”. Sarà vero? Scorrendone gli ultimi post, sembrerebbe che nulla di terribile sia accaduto nella notte tra sabato e domenica nel canale di Sicilia. Scorre invece implacabile il consueto fiume in piena di articoli che, concatenati uno dopo l’altro, danno corpo all’assioma: “la cronaca nera è in subappalto agli stranieri. Che sono tutti sporchi, brutti e cattivi. E cioè, clandestini. Se stiamo male la colpa è tutta loro”.

Nel post-ecatombe dei novecento migranti, alcuni tra i post di “Fuori tutti gli immigrati dall’Italia” recitano: “Risse a cinghiate tra famigliole rom"; "Donna in sottopasso: l'aspetta maniaco nordafricano";"La carica dei 101 hotel che ospitano profughi a casa nostra"; "Non ha biglietto, cinese sfascia porta bus"; "Direttore centro: profughi sono violenti, e loro lo bersagliano di tazze" (e tra i commenti si leggono perle come "cosa pretendete dalle scimmie?" o il sempreverde "parassiti"); "Amnesty vuole denunciare europei per barconi che affondano" (e anche qui uno stillicidio di repliche, per di più firmate con nome e cognome, esempio: "Se preferiscono possiamo andarli a prendere con delle navi da crociera..."). E che dire di questo titolo: “La Caritas usa l’8 per mille per regalare iPhone e sigarette ai clandestini (islamici)?

Il gruppo Facebook "Fuori tutti gli immigrati dall’Italia" conta 8233 membri. Ma è un gruppo chiuso, e la nostra domanda d’iscrizione non viene accettata. Non resta allora che fare un salto sul sito-madre, tuttiicriminidegliimmigrati.com (sottotitolo, “Hic sunt leones – Gli altri parlano d'integrazione, noi ve la mostriamo”). Tre le sezioni: Quanti sono gli immigrati in carcere? Reati e propensione al crimine. Detenuti per continente di origine. Pure qui, tra pestaggi sudamericani e “profughi africani a caccia di passanti con cocci di vetro”, non c’è praticamente traccia dell’ecatombe in mare.

Sempre su Facebook cresce invece la forza numerica dell’analogo “Tutti i crimini degli immigrati in Italia. Ora basta” (“Informazione su quello che fanno gli immigrati clandestini che non vogliono integrarsi”): 1713 i mipiace, ma si lieviterà. Cosa hanno messo in copertina gli amministratori della pagina? Un falso articolo di “Repubblica.it” che annunciava una legge a favore degli immigrati in Italia, a cui sarebbero stati concessi, a pioggia, “1400 euro al mese, alloggio e bus gratuito e buoni pasto”. Nel titolo anche la parola «Scandalo». Si tratta, appunto di un fake vecchio di anni sbugiardato a suo tempo anche da “Il muro dei boccaloni”.

E poi “brilla” la pagina Facebook di "Imola Oggi” (quasi 56 mila mipiace per “il primo quotidiano telematico imolese” diretto da Armando Manocchia). Eccovi un’antologia degli ultimi post: “Si sapeva che andavano a parare lì. Cosa c'entra l'accoglienza, cosa c'entrano Frontex e Triton con un naufragio avvenuto in Libia, di fronte a Misurata?”; “Valori e culture di Santa Romana Chiesa” (“Immigrato senza biglietto sferra un pugno in faccia al controllore); “Cultura boldriniana” (che rimanda all’articolo sul sito web intitolato “Rissa tra richiedenti asilo al Cara di Bari, 100 immigrati coinvolti”); “Valori e culture a Roma: vigilessa scippata da un africano – il video”; “Visto che andate a fare opere di bene sino in casa altrui, perché tu e gli scout (foto di Renzi) con la chiesa e i ciellini non andate a recuperare le vittime cristiane trucidate per mano dei vostri fratelli musulmani e gli date degna sepoltura?”.

Una lettrice di “Imola Oggi”, Lucia, annota: “Ho un dubbio, che questo naufragio sia stato fatto di proposito per aumentare i soccorsi e favorire le invasioni. Sono schiavi della magia africana ed europea. Vergogna”. Altri affezionati lettori si preoccupano dell’ingente somma che potrebbe essere sottratta alle casse statali per riportare a galla il relitto. Nemmeno gli indiani sono dispensati: “Tra gli indiani e musulmani è una bella gara....per non parlare poi quando sono indiani musulmani”. Titola Imola Oggi: “Cremona: indiano ubriaco tenta di violentare la cognata, la picchia e distrugge la casa” (recita un commento: “E l’India vuole insegnare! Guardate i nostri marò”).

Anche la scena rock nazionale non è stata certo a guardare. Dall’engagement ideologico al disimpegno incivile. Sentite cosa hanno scritto sulla loro pagina Facebook i Nobraino, nomen omen, band “indie” romagnola con un forte seguito e con quasi 50 mila followers sul social network fondato da Mark Zuckerberg: “Avviso ai pescatori: stanno abbondantemente pasturando il Canale di Sicilia, si prevedono acque molto pescose questa estate”.

Redattore Sociale
13 04 2015

"Homeward Bound-Sulla strada di casa" è il lungometraggio nato da un progetto cinematografico che ha visto protagonisti ragazzi dell’Hotel House di Porto Recanati, enorme costruzione dove vivono oltre 2 mila persone provenienti da 40 paesi. Partita la raccolta fondi

ROMA - Nella periferia sud di Porto Recanati (Mc) c’è un enorme ed isolato condominio in cui convivono quotidianamente oltre 2000 persone provenienti da 40 paesi diversi. È l'Hotel House, grattacielo di 17 piani e di circa 500 appartamenti ad ingresso unico. In questo edificio più del 90% della popolazione residente è di nazionalità straniera, 400 sono i minori. Al suo interno vive un quinto della popolazione del comune maceratese. Conosciuto principalmente per le attività illegali, per le situazioni di violenza e degrado sociale segnalate dalla cronaca “vero e proprio limbo dove è racchiuso un mondo intero”, il palazzo “manifesta segni di una crisi sociale e umana profonda, dovuti alla condizione di abbandono del luogo e dei suoi abitanti”. Negli ultimi anni, sempre più degradato da un punto di vista strutturale “fin quasi all’inagibilità” è stato soggetto, insieme alle persone che vi abitano, a stereotipi e pregiudizi di ogni genere, realtà di rilevo nel panorama europeo, ha attirato l’attenzione su di sé suscitando più volte clamore. Ma l’Hotel House è anche un interessante spazio sociale, “emana una vitalità e varietà di risorse endogene che attendono solo di essere attivate”. La pensa così Giorgio Cingolani, antropologo e regista, che, motivato dalle storie contenute in questo agglomerato multiculturale, microcosmo di esistenze, ha avviato un percorso cinematografico indirizzato agli adolescenti che vivono all’interno della struttura. Un progetto sociale e sperimentale che dopo un anno di incontri e lavoro ha portato alla realizzazione del film "Homeward Bound-Sulla strada di casa”.

La frammentata ricerca di identità e il “continuo migrare”. Il laboratorio di cinema è stato reso possibile grazie a operatori video, fonici, operatori droni, docenti universitari ecc, che da novembre del 2013 fino al 30 maggio 2014, hanno lavorato gratuitamente al percorso formativo. Oltre ai ragazzi dell’Hotel House, sono stati coinvolti altri giovani italiani e straneri, che, sotto la guida dei professionisti, hanno affinato competenze cinematografiche ed elaborato una serie di racconti legati intimamente alle loro esperienze personali. Le narrazioni nate nel laboratorio hanno dato vita alla trama del film. Nella pellicola, gli adolescenti Naven, Zak, Yasin, Anta, Ferdaus, Shah Zib, Alamin e gli altri coetanei, tra realtà e finzione, rappresentano il loro mondo, raccontano se stessi, confidano i propri pensieri, gli ideali, parlano della difficile e frammentata ricerca di una “identità”. Le vicende, narrate nell’arco di un giorno, si intrecciano senza incrociarsi e il grattacielo spiega il regista “fa da sfondo alle storie, le condiziona e le porta fino alle più drammatiche conseguenze. Le amicizie si perdono nel tempo e nello spazio dell’Hotel House, che sembra estraneo, indifferente. Alla fine di questo giorno uno dei protagonisti lascerà casa e amici per partire con la famiglia alla volta di un nuovo paese e cominciare una nuova vita. Una vita che è un continuo migrare”.
Il lungometraggio, si legge nella presentazione “è un’opportunità per costruire un prodotto da lanciare sul mercato e dare un’occasione ai ragazzi di proporsi e raccontarsi in una forma artistica loro congeniale” ma soprattutto il fine è quello di farne oggetto di promozione sociale a sostegno di un “cambiamento significativo”. Per i costi di post-produzione e per distribuire la pellicola a livello internazionale è stata lanciata una campagna di crowfunding, la specificità di questa raccolta fondi, spiegano i promotori, è che una percentuale (almeno il 30%) delle donazioni ricevute “sarà devoluta alla risoluzione di emergenze strutturali del grattacielo che riguardano la sicurezza e la qualità della vita delle persone in un contesto che ormai appare in stato di avanzato degrado e di pericolo igienico sanitario rilevante”. In più il ricavato sarà condiviso anche con i ragazzi protagonisti del film. (slup)

La Repubblica
04 03 2015

I corpi di 10 migranti, vittime del ribaltamento di un gommone carico di profughi, sono stati recuperati nel Canale di Sicilia dalla nave Dattilo, che sta facendo rotta verso Augusta. Sull'imbarcazione ci sono altri 439 extracomunitari.

In totale sono circa un migliaio i migranti soccorsi in diverse operazioni nel Canale e che stanno per approdare in alcuni porti siciliani. Oltre alla Dattilo, sono impegnate una petroliera che sta portando 183 persone a Pozzallo. Altri 319 migranti approderanno su un'altra nave intorno alle 10.30 a Porto Empedocle. Complessivamente sono stati soccorsi 5 gommoni e 2 barconi carichi di migranti di sedicente provenienza siriana, palestinese, tunisina, libica e subsahariana. Tra le persone tratte in salvo oltre 30 bambini e più di 50 donne, di cui una incinta per la quale si è resa necessaria l'urgente evacuazione medica con una motovedetta classe 300 della guardia costiera di Lampedusa.

Parte delle 500 persone imbarcate dalla "Dattilo" erano sul gommone che si è ribaltato, le altre su un secondo gommone raggiunto dall'unità della Guardia costiera. Contestualmente, la sala operativa del comando generale delle Capitanerie di porto ha dirottato in soccorso di un terzo gommone con 200 immigrati circa a bordo la petroliera che è stata poi indirizzata a Pozzallo. Ad Augusta è stato già predisposto dalle forze dell'ordine il dispositivo per lo sbarco dei cadaveri e dei superstiti.

La Procura di Siracusa ha aperto unìinchiesta sul naufragio che causato la morte di 10 migranti dopo il ribaltamento di un gommone nelle acque del Canale di Sicilia. L'ipotesi di reato è omicidio. Le indagini, condotte dal Gruppo interforze della Procura, hanno accertato che le vittime erano insieme ad altre 120 migranti sul natante che si è rovesciato mentre altre 309 si trovavano su un'altra carretta del mare. Le salme e tutti i profughi sono stati trasbordati sulla nave "Dattilo" della Guardia Costiera che è nel porto di Augusta per le 19

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