Turchia, campagna "uomo chiudi le gambe"

  • Mercoledì, 23 Aprile 2014 15:00 ,
  • Pubblicato in Flash news

Ansa
23 04 2014

Contro maleducazione e molestie su bus e metro

"Chiudi le gambe, non invadere il mio spazio!": con questo slogan le femministe di Istanbul hanno lanciato una campagna su internet contro l'inciviltà diffusa degli uomini turchi (che nei trasporti pubblici si siedono a gambe allargate, invadendo cosi lo spazio delle vicine di posto) e contro le molestie. Migliaia di donne hanno pubblicato sui social network foto di uomini turchi stravaccati a gambe divaricate sui sedili.

Il Fatto Quotidiano
19 03 2014

Molestie sessuali sulle sue alunne della scuola elementare Gianni Rodari di San Giuliano Milanese (Milano). Queste le accuse che hanno portato all’arresto da parte dei carabinieri di un maestro dell’istituto accusato di aver palpeggiato le bambine durante le lezioni in classe. Adesso l’insegnante si trova nel carcere di San Vittore a Milano.

Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma di San Giuliano Milanese, il maestro palpeggiava le ragazzine nelle loro parti intime quando si avvicinavano alla cattedra. Le indagini dei carabinieri sono tuttora in corso sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lodi. A denunciare le molestie è stata una delle madri che, sentito il racconto della figlia, si è immediatamente recata dai carabinieri.

Il Corriere del Mezzogiorno
25 02 2014

CATANIA - Aveva chiesto ad alcune studentesse prestazioni sessuali in cambio di un aiutino agli esami, ma due di loro l'hanno denunciato. Si conclude con la condanna del prof. catanese Elio Rossitto il primo grado di giudizio del processo che ha scosso l'università etnea. Due anni e sei mesi di reclusione, pena sospesa, e un risarcimento di 5mila euro ciascuno per le cinque parti offese. La sentenza è stata emessa con l'accesso al rito del patteggiamento, dal gup Giuliana Sammartino: l'ex docente di Economia politica dell'università di Catania era imputato di tentate concussione e violenza sessuale.
LA DENUNCIA - Il professore nell'ottobre del 2009 era stato denunciato da due studentesse che lo accusarono di aver chiesto loro prestazioni sessuali in cambio del superamento dell'esame. Il processo era stato incardinato davanti la quarta sezione penale del Tribunale etneo, che ha però poi ritenuto legittima un'eccezione presentata dalla difesa, su una mancata notifica in sede di indagini preliminari e rinviato gli atti alla Procura. I sostituti procuratori Marisa Scavo e Lina Trovato hanno chiesto, dopo avere interrogato Rossitto, nuovamente il suo rinvio a giudizio. La Procura ha condiviso la richiesta di patteggiamento, presentata dai legali dell'imputato, il professore Angelo Pennisi e l'avvocato Attilio Floresta, che è stata accettata dal Gip. Nell'udienza di oggi era stata ammessa come parte civile anche l'associazione Thamaia.

LE IENE - Della vicenda si occupò anche la trasmissione Le Iene di Italia 1 che aveva ripreso il professore in un albergo assieme a una studentessa che aveva rifiutato le avances. La disponibilità di un risarcimento danni è stata presentata in sede di patteggiamento dal professore Rossitto, i cui legali avevano presentato anche una proposta di transazione alle cinque ragazze che erano parti lese nel procedimento. Secondo quanto si è appreso, due di loro avrebbero accettato, le altre avrebbero rifiutato e stanno valutando l'ipotesi di ricorrere in sede civile.

Chi “ha paura” di nominare la violenza? #OgniBambinaSonoIo

  • Martedì, 17 Dicembre 2013 14:29 ,
  • Pubblicato in Flash news

Sud de-genere
17 12 2013

La Terza Sezione penale della Corte di Cassazione, il 15 ottobre 2013, ha annullato la sentenza con la quale la Corte d’Appello di Catanzaro, nel 2011, condannava un sessantenne, addetto ai servizi sociali del comune di Catanzaro, per aver abusato di una bambina di undici anni che gli era stata affidata. Fra i motivi dell’annullamento, la Corte rimanda alla sentenza d’appello, che avrebbe disconosciuto (in via considerata troppo generica) la possibilità di concedere le attenuanti relative ‘alla minore gravità del fatto’.

Noi avvertiamo l’urgenza di prendere la parola per nominare, e denunciare, l’insopportabile attacco che viene mosso alla nostra libertà, alla giustizia ma, soprattutto, ad una bambina di 11 anni. Quali sono le ‘attenuanti’ che la Corte d’Appello di Catanzaro avrebbe trascurato di considerare? Secondo la Cassazione il consenso della vittima e la circostanza che i rapporti sessuali si erano innestati nell’ambito di una relazione amorosa. Questo perché, l’atto sessuale si inseriva nell’ambito di una relazione amorosa; e che, sebbene l’abuso sessuale sia sempre connotato da grave invasività fisica, lo stesso nel caso di specie non poteva ritenersi invasivo allo stesso modo dell’ipotesi in cui avvenga con forza e violenza e al di fuori di una relazione amorosa, atteso che nel primo contesto derivano più contenute conseguenze negative alla minore sul piano psicologico. In definitiva, la sentenza di condanna avrebbe mancato di considerare e valutare gli ulteriori e attenuativi aspetti della vicenda prospettati dalla difesa, quali il “consenso”, l’esistenza di un rapporto amoroso, l’assenza di costrizione fisica, l’innamoramento della ragazza.

Come si possano anche solo ipotizzare ragioni mitigatorie attenuative e con simili motivazioni, rispetto ad una bambina di 11 anni, è cosa che ci lascia sconcertate. Relazione amorosa, consenso, assenza di costrizione fisica, sono temi e ‘giustificazioni’ che negli ultimi anni si sono rincorse sui media e nelle arringhe di avvocati poco accorti. Che si pensi di poterle utilizzare sulla pelle di una bambina ci pare un abominio; che sia proprio la Corte di Cassazione a suggerire di considerare come amore il rapporto tra una bambina e un uomo adulto, cui è stata affidata, rintracciandovi un dispositivo attenuante, ci sconvolge. Temiamo che questa inaccettabile interpretazione, che sottende ad un modello culturale scellerato, possa rappresentare un precedente molto pericoloso. Riteniamo indecente qualunque interpretazione che rinunci a nominare la violenza sulle bambine e che siano le istituzioni stesse ad ignorarla o mistificarla, nella consapevolezza che non si può confondere la storia di bambine e donne con la collusione alla violenza, quasi come se questa fosse parte del corso naturale delle cose.

Rigettiamo al mittente tentativi di questo genere e manterremo alta l’attenzione su questa vicenda, attraverso iniziative specifiche. In particolare vigileremo affinché la Corte di Appello di Catanzaro, cui oggi spetta il compito di decidere, nomini la violenza e affermi con chiarezza un principio di giustizia per questa bambina, ma anche per tutte le altre.

Giovanna Vingelli, Cs

Doriana Righini, Cz

Isolina Mantelli , Cz

Teresa Scamardì, Cz

Adriana Papaleo, Cz

Denise Celentano

Centro antiviolenza Mondo Rosa, Cz

Centro contro la violenza alle donne “Roberta Lanzino”, Cs

Associazione Telefono Donna – Casa delle Donne Ester Scardaccione, Pz

Centro si ascolto DNA Donna

Associazione daSud Roma

Celeste Costantino, Roma

Paola Bottero,Roma

Pina Nuzzo, Roma

Franca Fortunato, Cz

Sabrina Garofalo, Cs

Laura Triumbari, Roma

Cinzia Paolillo, Roma

Maria Cristina Guido, Cs

Laura Cirella, RC

Monica Francioso, RC

Marina Martino, Cs

Enza Miceli, Le

Tiziana Calabrò, RC

Laura Lombardo , Cs

Elena Bova, Cz

Lorenza Valentini, Roma

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Il Corriere della Sera
10 12 2013

Mai Khaled guarda attentamente il suo istruttore intento a mostrarle le tattiche di autodifesa. Perché in Egitto per le donne è diventato fondamentale sapersi difendere dalle molestie. “Se nessuno ci difende, lo faremo da sole” sembrano voler dire le egiziane in risposta alla violenza dilagante che, secondo dati Onu, colpisce l’80% delle donne nel Paese. Per questo sono nate le Tahrir Bodyguard, dal nome della piazza simbolo della rivoluzione del 25 gennaio contro Hosni Mubarak e la libertá (tahrir in arabo) reclamata dalla componente femminile dellla societá egiziana. Nei corsi vengono insegnate tecniche di autodifesa, ma anche come sviluppare un’attenzione tale da individuare il molestatore in modo da reagire con prontezza.

“Non so se riuscirò mai ad usare queste tecniche in una situazione di pericolo – dice Khaled, una scrittrice di 50 anni – ma è importante sapere quali sono i punti deboli del corpo e tenerli a mente”.

Secondo Nazra, ong femminista egiziana, sono 186 i casi di violenza sessuale contro le donne denunciati tra il 28 giugno e il 7 luglio scorsi durante le proteste di piazza contro l’allora presidente Mohammed Morsi: 80 di queste violenze si sono verificate il 3 luglio, quando in migliaia sono scesi per le strade dopo la deposizione di Morsi da parte dell’esercito. Il fenomeno delle molestie sessuali ha subito un’accelerazione nel 2005, quando teppisti abusarono sessualmente di giornaliste che manifestavano contro il governo, come spiega Dalia Abdel-Hameed, ricercatrice presso l’Iniziativa egiziana per i diritti personali. Ma ha raggiunto “livelli senza precedenti” dopo la rivoluzione del 2011, a seguito della quale è anche aumentata la presenza delle donne nei luoghi pubblici.

Il problema delle molestie sessuali in Egitto viene in queste settimane affrontato da cinque gruppi in difesa dei diritti umani che per 16 giorni stanno tenendo conferenze, performance e proiettando film in tutto il Paese “approfittando” delle ricorrenze del 25 novembre, La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e del 10 dicembre, La Giornata dei diritti umani,. “Sfortunatamente c’è un’accettazione da parte della societá dei reati sessuali”, ha detto Ebaa Eltamami di HarassMap, gruppo che si batte contro la violenza sessuale.

Nel 2010 vari gruppi per i diritti umani proposero di modificare la legge in modo che la molestia sessuale divenisse un reato punibile. “La legge non parla di molestie sessuali – spiega Amal al-Mohandes di
Nazra – Menziona l’adulterio, l’indecenza e lo stupro”, ma senza specificare. Nel marzo 2011 il codice penale emendato introdusse il carcere fino a 15 anni per “assalto sessuale” e da sei mesi a due anni per abuso verbale. Troppo poco, secondo gli attivisti, per risolvere il problema.

“È un’epidemia sociale – dice al-Mohandes - Le donne saranno isolate se continuano questi reati”.

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