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La Stampa
28 04 2015

In Egitto i social network si impongono come strumento di comunicazione di massa e ciò porta al debutto anche delle molestie sessuali cibernetiche. Si tratta di un fenomeno che ha soprattutto a vedere con l’invio di foto oscene: quasi sempre i destinatari sono delle donne e può accadere anche che delle donne abbiano le loro foto hackerate, manipolate, diventando oggetto di molestie online.

Il fenomeno ha assunto dimensioni tali che alcuni gruppi di donne, soprattutto giovani, hanno deciso di organizzare una risposta comune. Nasce così la pagina Facebook «Al-Araby al-Marid» (L’arabo malato) nella quale sono le giovani donne a passare al contrattacco, rendendo pubbliche le molestie subite e soprattutto identificando chi le ha inviate.

Ciò significa che attraverso Facebook - ma avviene in forme diverse anche su altri social network - i «molestatori cibernetici» vengono rivelati, consentendo agli utenti di difenderli, escluderli o comunque essere pronti a reagire.

Monica Ibrahim è andata anche oltre, lanciando la HarassMap Initiative ovvero una piattaforma digitale che elenca ogni tipo di molestie online, trasformandole in oggetto di discussione online fra migliaia di persone, nella convinzione che possa diventare - nel medio termine - la migliore forma di deterrenza.

India, molestie su 49 studentesse: denunciati due insegnanti

  • Venerdì, 03 Aprile 2015 10:42 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
03 04 2015

Molestie sessuali su 49 studentesse. Con questa accusa sono stati denunciati due insegnanti di una scuola superiore governativa del Maharashtra, nell'India centrale. I due uomini, Rajan Gajbhiye e Shailesh Ramteke, avrebbero importunato le studentesse con pesanti avances e linguaggio osceno durante le lezioni di Chimica e Biologia. Secondo la denuncia di due allieve, gli insegnanti avrebbero chiesto dei favori sessuali minacciando di bocciarle alle prove pratiche di laboratorio.

Esasperate dal comportamento dei loro docenti, le studentesse si sono rivolte ai vertici dell'istituto scolastico, che fa parte della rete Jawahar Navodaya Vidyalay, creata dal governo per studenti meritevoli delle aree rurali. La scuola sorge ad Akola, nel distretto di Vidharba, la 'cintura del cotone' indiana tristemente nota per l'alto tasso di suicidi tra i contadini.

Il preside Ramavatar Singh ha quindi convocato urgentemente una riunione del corpo docente e dei genitori, a cui i due insegnanti non si sono presentati. Dopo aver discusso dell'incidente, il responsabile si è rivolto alla polizia che ha indagato i due uomini in base a una legge antipedofilia.

Nel frattempo, i genitori hanno inscenato una protesta davanti al commissariato locale per chiedere che i due docenti siano arrestati e consegnati alla giustizia.

Il Fatto Quotidiano
15 12 2014

di Riccardo Noury 
Portavoce di Amnesty International Italia

Secondo un rapporto del gruppo antimolestie Harassmap, diffuso dalla stampa egiziana la settimana scorsa, il 95,3 per cento delle donne del Cairo ha subito molestie sessuali, molto spesso in pieno giorno, mentre camminavano o erano a bordo dei mezzi di trasporto pubblico della capitale.

Questo risultato emerge da un questionario distribuito a 300 donne e 150 uomini residenti nel territorio metropolitano della Grande Cairo. Il 77,3 per cento degli uomini ha ammesso di aver fatto molestie sessuali.

Fa riflettere la diversa definizione, emersa dai focus group organizzati da Harassmap, che le donne e gli uomini danno delle molestie sessuali: per le prime, comprendono anche i gesti osceni, le espressioni verbali scurrili, i pedinamenti e gli inseguimenti; per i secondi, si limitano all’aggressione fisica, altrimenti è semplicemente un “provarci”.

L’81,8 per cento delle donne si è sentito ferito o disgustato dall’esperienza della molestie sessuali: azioni non contrastate nel momento in cui accadevano (solo il 17,7 per cento degli intervistati ha detto di essere intervenuto per difendere le donne) né perseguite sul piano penale (per il timore di essere stigmatizzate sul piano sociale e familiare, poche donne hanno denunciato i molestatori).

I risultati della ricerca di Harassmap riflettono quelli di un altro studio, pubblicato quest’anno dal Centro di ricerche sociali dell’Università americana del Cairo e dal gruppo delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne, sull’incidenza delle molestie sessuali nei quartieri di Ezbet al-Haggana, Mansheyet Nasser e Imbaba.

L’80 per cento delle donne intervistate ha riferito di aver subito molestie sessuali.

Le risposte sulle cause delle molestie sessuali sono sconfortanti (ma non particolarmente nuove anche dalle nostre parti): per l’85 per cento degli intervistati, le molestie sessuali sono incoraggiate dalle donne, dal modo in cui vestono o per come “camminano”. Non poche sono le donne che si colpevolizzano per le molestie, mentre altre risposte le attribuiscono alla disoccupazione, all’assenza di sicurezza, alla droga, ai mezzi d’informazione e alla mancanza di educazione religiosa.

Dopo lo scandalo degli stupri di gruppo e della violenza sessuale di massa in piazza Tahrir e nei suoi dintorni durante le periodiche manifestazioni e i raduni per gli anniversari della rivoluzione del 25 gennaio 2011, le autorità egiziane non riescono ancora a eliminare questa piaga. La nuova legge è vista con scetticismo, le condanne sono ancora poche. Le donne del Cairo continuano ad aver paura.

Il Fatto Quotidiano
21 05 2014

Dire “Chega de fiu fiu“, in Brasile, equivale a esclamare un sonoro “smetti di fischiare!”. Il “fischio” in questione è quello che i brasiliani (ma non solo) riservano alle donne che camminano in strada. Contro questo modo di fare la giornalista Juliana de Faria Kenski, ideatrice del think thank ‘Olga‘, ha scelto quindi lo slogan “Chega de fiu fiu” per la campagna che si propone di segnalare i luoghi dove le molestie sono più frequenti e il loro grado di pericolosità. Nell’immaginario comune si pensa al paese sudamericano come al luogo in cui bellissime donne passeggiano poco vestite su sfondi fatti di mare e spiagge. Ecco, sono quelle stesse donne a voler sfatare questo luogo comune con l’obiettivo di far capire agli uomini che fischi e apprezzamenti a sfondo sessuale – impliciti o espliciti – possono equivalere a offese in tutto e per tutto. E per evitare che queste stesse offese si trasformino in qualcosa di più grave è necessario partire dai piccoli gesti quotidiani, superando la concezione secondo cui la donna è un oggetto da ammirare e, per l’appunto, fischiare.

Un piano ambizioso, certo, ma organizzato fin nei minimi dettagli dal team Olga e animato dall’idea che ogni donna debba essere libera di camminare per la strada senza temere di essere fermata o importunata. Il punto di partenza è una mappa in cui è possibile segnalare in forma anonima la località e il tipo di molestia subita, dalla minaccia verbale, all’intimidazione, dall’attacco al pudore, finanche allo stupro. Accedendo a chegadefiufiu.com.br, infatti, non solo è possibile raccontare l’accaduto, ma anche scoprire il grado di pericolosità di un luogo in base al numero di segnalazioni ricevute.

Navigando sul sito ci si imbatte in episodi di minaccia verbale: “Un pomeriggio ero per strada quando una macchina ha iniziato a seguirmi – si legge nella segnalazione – L’uomo che guidava comincia a rivolgersi a me chiamandomi ‘bella’; io ho continuato a camminare, cercando di ignorarlo. Ma lui ha insistito, dicendo che mi avrebbe dato volentieri un passaggio. In quel momento ho avuto paura e ho attraversato la strada per allontanarmi. Desideravo tornare a casa e non uscire mai più“. Non mancano neppure gli esempi di aggressione fisica vera e propria: ”Anni fa un uomo si è avvicinato per conoscermi, ma io l’ho rifiutato – racconta un’utente – Allora, offeso, mi ha afferrato il braccio e mi ha tirato verso di sé, cercando di baciarmi. Un mio amico, che aveva visto la scena, si era avvicinato per difendermi, ma l’uomo, ubriaco, ha reagito tentando di schiaffeggiarmi, fortunatamente senza riuscirci”.

Come si può intuire da queste e da altre testimonianze lasciate sul sito, le intimidazioni (e non solo quelle verbali) sono piuttosto diffuse in Brasile. Lo conferma anche un sondaggio pubblicato il marzo scorso da Ipea che ha destato molto scalpore: il 58,5% degli intervistati ha dichiarato, infatti, che se le donne “si sapessero comportare adeguatamente”, non sarebbero vittime di molestie. Una risposta che fa assomigliare il Brasile più all’Egitto – dove, nonostante una legge appena approvata punisca gli autori delle molestie sessuali, l’opinione comune prevalente continua a criminalizzare le donne per l’abbigliamento provocatorio – che a un Paese aperto e progressista in procinto di ospitare l’evento sportivo più importante del mondo dopo le Olimpiadi. Nel dibattito è intervenuta anche la presidente Dilma Rousseff dichiarando che, in questo senso, “la società brasiliana ha ancora molta strada da fare”.

Nel resto del mondo non mancano iniziative simili a “Chega de fiu fiu”: ad esempio “Hollaback!”, il movimento nato nel 2005 e diffuso a livello globale, si propone di combattere le molestie in strada sempre attraverso lo strumento di denuncia online. Oppure “Women under siege“ (“Donne sotto assedio”, ndr) sviluppato in Siria dal Women’s media center e “HarassMap“, associazione guidata da Rebecca Chiao in Egitto: entrambi i progetti hanno sviluppato delle crowdmap: mappe interattive in cui vengono indicati con un bollino rosso i casi di violenza sessuale segnalati dagli utenti.

Per il Sud America si tratta certamente di un passo in avanti verso un maggiore rispetto della donna. Del resto, come spiega uno degli slogan della campagna, “camminare in uno spazio pubblico non rende pubblico il corpo di una donna”.

Dal 2010 in Francia si organizzano "giornate della gonna", nelle quali le studentesse sfidano gli atteggiamenti sessisti dei compagni. ...

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