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Perché Brasile-Germania non è un maracanazo

  • Mercoledì, 09 Luglio 2014 09:13 ,
  • Pubblicato in Flash news
Pagina 99
09 07 2014

Gli steward allo stadio sono attoniti e i giornalisti corrono a chiedere conto della catastrofe a Scolari. Ma a Belo Horizonte c'è più rassegnazione che tragedia: la Selecao di oggi non è nemmeno l'ombra della squadra del '50. E con la Germania non c'era l'orgoglio nazionale in gioco perché nemmeno il Brasile è quello di cinquant'anni fa.

Belo Horizonte - Nella tribuna stampa che si svuota, con i giornalisti che si precipitano a sentire la versione di Scolari, grande sconfitto e colpevole, rimangono solamente gli steward, perlopiù volontari. Gli tocca anche lavorare, dopo i 7 goal in 90 minuti rifilati dai tedeschi alla compagine più improbabile che abbia mai indossato la maglia verdeoro del Brasile. Sono piuttosto tristi, avrebbero bisogno di un abbraccio. Purtroppo tra i giocatori della Germania non c’è un Obdulio Varela, il capitano uruguaiano che vagò - nella notte più oscura del futebol brasileiro, quella del 16 luglio 1950, quella del Maracanaco - di bettola in bettola per consolare i cariocas affranti per l’incredibile sconfitta (non venne riconosciuto: altri tempi).

Il Maracanaco. Vi diranno che la sconfitta di ieri sera, battezzata ovviamente Mineiraco (dal nome dello stadio di Belo Horizonte) è più tragica del Maracanaco. Qualche giornalista europeo già l’ha scritto. Si sbagliano. La sconfitta del 16 luglio 1950 è ineguagliabile per due motivi, essenziali e definitivi.

Primo: quel Brasile, del tecnico Feola, di Ademir e Barbosa arrivò alla partita contro l’Uruguay dopo una striscia di vittorie schiaccianti. 4-0 al Messico, 7-1 alla Svezia, 6-1 alla Spagna. La vittoria (ma sarebbe bastato anche il pareggio) contro gli uruguaiani mutilati dalla migrazione della loro migliore generazione di calciatori verso la Colombia - allora federazione pirata esclusa dalla Fifa - era considerata una mera formalità. Niente a che vedere con il difficile camino di questa selecao.

Il Brasile di Scolari ha dovuto affrontare un cammino spigoloso, per la prima volta dopo 50 anni ha conquistarsi il passaggio del girone alla terza partita, poi agli ottavi è stato salvato dalla traversa sul tiro di Pinilla e infine ai quarti ha pagato con la vertebra rotta di Neymar il disperato agonismo imposto alla partita per far fuori la Colombia. I tifosi brasiliani erano consapevoli di partire sfavoriti contro la Germania. Si auguravano di passare il turno attraverso i supplementari o addirittura i rigori. I meno ottimisti si auguravano una sconfitta onorevole. Nessuno credeva in una vittoria facile, specie dopo l’infortunio di O’Ney e la squalifica di Thiago Silva.

Secondo: la società brasiliana del 1950 aveva identificato il calcio della selecao con la dignità della nazione brasiliana. La coppa del mondo in casa era pensata per veicolare l’immagine di un grande Brasile e le prestazioni della squadra erano parte integrante di questo progetto. Il Maracana, lo stadio dove si consumò la sconfitta contro l’Uruguay, era stato costruito per essere lo stadio più grande e imponente del mondo. I giovani brasiliani venivano educati nelle scuole alle buone maniere del tifo negli stadi: applaudire i goal avversari, non bestemmiare, esultare con compostezza. Questo grande progetto fu semplicemente cancellato dai leggendari goal di Schiaffino e Ghiggia, facendo sprofondare il paese - seppur solo per qualche giorno - nello sconforto e nell’umiliazione.


La questione dell’orgoglio nazionale è quasi del tutto assente nella coppa del mondo che si concluderà domenica prossima – per quanto l’umiliazione inflitta dalla nazioale tedesca qualche effetto lo avrà. O comunque era stata cancellata in partenza. Come noto, il mondiale è stato avversato da grandi masse di persone e anche chi non ha protestato ha accolto la manifestazione iridata - almeno all’inizio - con un misto di disillusione e indifferenza. Inoltre la società brasiliana non si identifica nel suo calcio. Come potrebbe, se solo 3 dei 23 di Scolari - i presunti migliori 23 giocatori del paese - giocano nel campionato nazionale? Se quasi tutti i nazionali hanno lasciato il Brasile ancora ragazzini per intrattenere platee europee, e dell’Europa assorbendo anche le tattiche e le tecniche?

La conferenza stampa di Scolari dopo la partita di ieri è stata tranquilla. Alla prima domanda un inglese gli ha chiesto cosa si sentisse di dire al “popolo brasiliano e alla nazione”. “Che ci dispiace, che ce l’abbiamo messa tutta ma la Germania era più forte e ce l’ha dimostrato in quei dieci minuti in cui ha fatto quattro goal”. “Sì, forse è la partita più brutta della mia carriera. Ma la vita continua e sabato ci andiamo a giocare il terzo posto a Brasilia” ha risposto a un altro giornalista.


È persino possibile che Scolari non si dimetta, lui - già campione del mondo nel 2002 - ritiene i suoi giocatori all’inizio di un percorso che già in Russia o quattro anni più tardi, in Qatar, potrebbe portarli a vincere. Quest’anno ci hanno provato, hanno incontrato una squadra molto più forte ed è andata male. Scolari sostiene che la sua scelta (a detta di molti ‘suicida’) di schierare l'impalpabile Bernard invece di un massiccio terzo centrocampista non abbia influito sul risultato. Nessuno in conferenza ha affronta il tema dell’immiserimento tecnico del calcio brasiliano. Niente, tutto è filato liscio. No drama. Dentro lo stadio, durante la partita, molti fischi e qualche incidente nella notte. Ma nessun gesto inconsulto, nessuna grande isteria. E anche fuori dallo stadio la città appariva sostanzialmente tranquilla, rassegnata.

Come dice Scolari, la vita ‘continua’ e magari regalerà al Brasile una finalina contro l’Argentina, per salvare un po’ d’onore. Dopo la partita i brasiliani avranno probabilmente cercato conforto in una bella cena, in una serata amorosa o in un sonoro e liberatorio ‘vaffa…’ alla Presidente Dilma (lo abbiamo sentito librarsi nello stadio appena dopo il quarto goal tedesco), che potrebbe patire gli effetti di questa sconfitta nelle presidenziali di ottobre. O forse no. E’ tutto piuttosto triste, ma non è una tragedia. E’ un Mineiraco, non un Maracanaco.

David Gallerano

Speculazioni Mondiali

  • Mercoledì, 25 Giugno 2014 09:00 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
25 06 2014

In molti mi hanno chiesto più volte come fosse vivere all'estero proprio durante l'anno in cui i Mondiali di calcio si giocano nel tuo paese. Proverò a raccontare qui alcune cose che stanno avvenendo, molte di queste per nulla legate al calcio. Iniziamo dal 2007 quando è stato annunciato che il Brasile avrebbe ospitato i mondiali del 2014. [ENGLISH VERSION]

Due anni più tardi il Comitato Olimpico Internationale ha annunciato che Rio De Janeiro sarebbe stata la sede dei Giochi Olimpici del 2016. Non ho festeggiato, come molte altre persone hanno fatto, ma una cosa era sicura, sapevamo già che ci sarebbe stata tanta corruzione. Invece, scopriamo oggi come un progetto molto più diabolico si celasse dietro la corruzione.

Il primo passo è stato l'individuazione delle città che avrebbero ospitato le partite dei mondiali di calcio. Cominciò una battaglia interna, e si scelsero città senza squadre di calcio o senza alcuna tradizione calcistica. Città con problemi sociali, specie riguardo il sistema scolastico e sanitario. L'unica ragione che spiega questa scelta, secondo me, è politica.

Non ho molte altre informazioni a riguardo, ma è evidente che ogni città sede dei mondiali ha dato il via ad una politica volta all'attrazione di capitali stranieri, mettendosi di fatto in vendita sul mercato globale. Approfondirò qui il discorso su Rio de Janeiro, la città dove sono nato e cresciuto, e dove ho potuto vedere coi miei occhi cosa stava succedendo. Credo che dietro le falsità del ritornello sulla valorizzazione commerciale del brand delle città si nasconda un crudele processo di pulizia sociale. A Rio è stato creato un nuovo apparato di polizia che si chiama UPP, che sta per Unità di Polizia di Pacificazione. L'idea principale è quella di sottrarre le favelas al controllo dei trafficanti di droga. Un processo truculento, nel quale la polizia entra nelle favelas alla caccia di trafficanti di droga (se conoscete il film brasiliano "Tropa d'elite" avete un'idea di cosa parlo).

Una volta che la favela è liberata dalla polizia, ci si potrebbe aspettare un intervento nelle favelas basato sull'istruzione pubblica, la sanità o l'introduzione del sistema fognario. Non è così. In pratica le favelas sono rimaste invece occupate dalla polizia per tener lontano gli spacciatori, e in questa maniera imporre la Pace. Ci si potrebbe chiedere il perchè di tutto ciò. Se si guarda alla mappa della città, si nota che le UPP in pratica sono distribuite vicino alle spiagge, agli hotels, ai dintorni del Maracanà e lungo la strada che collega l'aereoporto al centro, mentre le aree più pericolose rimangono "non pacificate".


Così ora le favelas sono controllate dalla polizia, rinomata per la sua violenza tanto che le Nazioni Unite hanno già raccomandato di porre fine a queste occupazioni che garantiscono semplicemente ai turisti di potersi godere tranquillamente la loro permanenza a Rio De Janeiro.

Ma questo progetto non finisce qui. La sicurezza non è abbastanza, anche l'occhio vuole la sua parte. In Brasile in molti lavorano o vivono per strada. Dal momento che siamo stati scelti per ospitare le Olimpiadi, molti di questi lavoratori hanno cominciato ad avere problemi con la polizia, che gli dice che non possono più vendere per strada, e in alcuni casi usano la violenza per imporre questa "norma". Un fenomeno analogo è avvenuto con i senza tetto. Molti di loro hanno problemi di dipendenze, è vero; ma in nome di una procedura di cura, lo Stato li ha presi dalle strade con la forza e messi in centri di cura, anche se non tossicodipendenti.

Infine, gli sgomberi che sono avvenuti a Rio de Janeiro. L'idea di base degli sgomberi è che ci sono alcune opere che vanno realizzate per le Olimpiadi (strade, strutture sportive, etc), anche se di fatto tutte le aree di maggiore interesse sono già occupate. Allora, invece di usare le Olimpiadi per intervenire in favore delle aree più marginali, lo stato sta provando a spostare le favelas che si trovano in zone ad alto interesse speculativo verso quelle a basso interesse.

Le Nazioni Unite sostengono che questo operazione può avvenire solo in presenza di una compensazione economica o di una casa alle stesse condizioni se non migliori; in questo caso il cittadino è costretto ad accettare l'offerta. Per quanto queste aree di basso interesse siano carenti per servizi di istruzione, salute, sicurezza e sistema fognario, le persone interessate dal processo comunque non intendevano accettare l'accordo. Perciò, invee di rimanere là, sono stati brutalmente sgomberai, mentre le loro case sono state demolite dalle ruspe. Segnalo infine che si stima che le persone sgomberate sianofino ad adesso oltre 250mila.

Questi sono stati i preparativi in Brasile per la Coppa del Mondo, e per questa via si continuerà verso le Olimpiadi. Anche se ci sono stati giornalisti che hanno raccontato questa crudele politica, i grandi media hanno nascosto ed ignorato tutto ciò. La pressione dei media internazionali ci ha aiutato molto nel denunciare questi fatti, e spero proprio che queste mie parole arrivino a destinazione. Mentre in tanti sorridono negli stadi, tanti altri si mobilitano gridando in cerca d'aiuto.

Brasile 2014, scontri a San Paolo

  • Giovedì, 12 Giugno 2014 14:40 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
La Repubblica
12 06 2014

La polizia ha usato gas, priettili di gomma e granate stordenti per disperdere  una manifestazione contro i Mondiali. Il corteo voleva raggiungere lo stadio del Corinthias, dove stasera giocherà il Brasile

SAN PAOLO - La polizia brasiliana ha sparato gas lacrimogeni, granate stordenti e proiettili di gomma a San Paolo per disperdere una manifestazione contro i mondiali, poche ore prima della cerimonia inaugurale. Decine di manifestanti si sono radunati nei pressi di una stazione della metropolitana, dietro uno striscione rosso con la scritta "Se non abbiamo diritti, non ci sarà il Mondiale".

La carica della polizia è partita quando i dimostranti hanno tentato di dirigersi verso lo stadio Corinthians, dove è in programma la cerimonia inaugurale e, alle 22 ora italiana, la prima partita tra Brasile e Croazia. Una giornalista della Cnn è rimasta ferita da alcune schegge di vetro nel corso degli scontri. Negli scontri in corso è rimasto ferito anche un operatore brasiliano di una tv locale di Santos.

Articolo Tre
12 06 2014

I 'meninos de rua', i bambini di strada in Brasile sono oltre sette milioni, ma ve ne sono almeno altri potenziali 30 milioni, i minori che vivono in famiglie con un reddito mensile inferiore ai 7° dollari.

Un’esistenza fatta di violenza impunita, ogni giorno quattro bambini vengono assassinati e i loro carnefici non sono neppure perseguiti in un Paese dove vige la più assoluta mancanza di regole.

Bambini nel mirino dei poliziotti, dei gruppi di sterminio finanziati da commercianti e imprenditori con mire espansionistiche all’interno delle favelas, dei giustizieri che hanno il controllo del traffico di droga e dello sfruttamento della prostituzione minorile.

Bambini e bambine schiavizzati e reclusi in postriboli, oppure costretti a lavorare in condizioni disumane nelle miniere d’oro.

Una realtà paragonabile alla punta di un iceberg: i bambini di strada sotterranei sono molto più numerosi di quelli che si vedono, ma non infastidiscono una società civile colpevolmente indifferente.

Nel Nord Est del Brasile, la zona più povera del paese sudamericano, è assolutamente regola che bimbe di nove, dieci anni, siano prelevate dalle famiglie con la promessa di un lavoro come cameriera, per ritrovarsi poi in qualche sordido lupanare ad alimentare il mercato della prostituzione minorile, prede di orchi senza scrupoli in arrivo dall’Europa, dagli Usa o dal Giappone.

Rio, la capitale, guida la tragica classifica dei massacri, con 350 omicidi in sei mesi, poi San Paolo, Fortaleza, Brasilia. Ragazzini accoltellati o freddati a revolverate per le strade che cominciano ad essere invase dai turisti che assisteranno, ignari oppure no, ai mondiali di calcio.

Il Brasile sta volando in termini di aumento del Pil e benessere economico, inversamente proporzionale la condizione sociale del ceto medio basso dei suoi abitanti.

Fino a pochi anni fa gli abitanti delle favelas metropolitane erano il 30% della popolazione totale del Brasile, oggi raggiungono il 70%. Ghetti dove vivono decine di migliaia di persone ai limiti della sopravvivenza, con la disoccupazione al 50% e l’analfabetismo al 90, inurbamento dove il crimine è pane quotidiano.

E i meninos de rua vivono in strada, per sopravvivere, per lavorare, dove lavorare non significa altro che furto, spaccio, prostituzione, rapine. Piccoli delinquenti senza possibilità di scelta e che, ammesso che ci arrivino, diverranno adulti criminali. Per questo, la società civile li teme, li combatte, li sopprime: null’altro che un problema da risolvere, non importa come, ci pensano gli squadroni della morte.

Lo scenario è infernale, una ragazzina di quindici anni violentata brutalmente da un poliziotto che l’aveva arrestata, un’altra dilaniata dai cani aizzati dalla polizia all’interno di una chiesa, dove la piccola aveva cercato riparo dopo aver rubato un orologio. Un’altra ancora che mostra i seni devastati dall’Aids per sfuggire allo stupro.

Ragazzini che vivono tutti insieme, nel terrore di essere massacrati dalla temutissima Rota, i reparti speciali della polizia brasiliana, che ogni anno fa strage dei minori senza diritti.

Meninos de rua che sniffano colla o smalto per sfuggire all’orrore della realtà che sono costretti a vivere, ragazzine che non si accorgono neppure di essere violentate, prima le addormentano con il gas, meno grane.

Bambine di poco più di dieci anni costrette a masturbare poliziotti quarantenni, quindicenni incinte al settimo mese che perdono il figlio dopo essere state prese a stivalate nella pancia mentre dormono sul marciapiede sotto un cartone, colpi di frusta distribuiti alla cieca sui corpi addormentati.

E le bambine che rimangono incinte rifuggono l’aborto, nessun menino de rua ha mai abortito spontaneamente, è una regola non scritta, un codice di comportamento: un figlio significa rompere la solitudine e la mancanza di affetto.

E’ l’affetto la costante tra tanta violenza, la voglia di tenerezza, perché comunque rimangono bambini, come raccontano i volontari che tentano di occuparsi di loro “Dovreste vedere i loro occhi quando ascoltano per l'ennesima volta la loro fiaba preferita: il brutto anatroccolo. In fondo è così che si sentono: ma sperano ancora di poter diventare uno splendido cigno".

Il Fatto Quotidiano
09 06 2014

L’organizzazione Ecpat, che si occupa di proteggere bambini e adolescenti, sta portando avanti la sensibilizzazione anche attraverso i social network. In Brasile ogni anno 500mila minori sono vittime di abusi o sfruttamento. La nazionale azzurra, però non ha ancora aderito

di Ludovica Liuni

“Non voltarti dall’altra parte”. E’ questo il messaggio lanciato dalla campagna Don’t look away! per sensibilizzare l’opinione pubblica sul turismo sessuale in vista dei Mondiali in Brasile che prenderanno il via il prossimo 12 giugno. Questa battaglia è finanziata dall’Unione Europea e dal Sesi e nasce da un’idea della rete Ecpat, che si occupa di proteggere bambini e ragazzi dallo sfruttamento sessuale. Tra le varie azioni di sensibilizzazione portate avanti da Ecpat c’è spazio anche i social media. Il 5 giugno, infatti, giorno in cui la nazionale italiana è partita per il Brasile, #dontlookaway è diventato un hashtag che permette a fan e sostenitori di condividere una propria foto in cui viene mostrato su un foglio o sul corpo il messaggio della campagna.

Moltissimi i personaggi dello spettacolo che hanno aderito; in primis Beppe Carletti, storico leader dei Nomadi, ma anche attori come Alessandro Gassman e Claudia Gerini. I testimonial internazionali della campagna sono invece Kakà e Juninho che con un video-denuncia chiedono di non voltare le spalle al problema e di segnalare eventuali episodi di prostituzione minorile. Sebbene non si possa affermare con certezza che un evento come il Mondiale aumenti lo sfruttamento dei minori, è piuttosto alto il rischio che questo si verifichi. Le dimensioni dello sfruttamento sessuale in Brasile, inoltre, fanno crescere la necessità di una corretta sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul fenomeno. Solo nel 2011, infatti, circa 250mila minori sono stati vittime di prostituzione. Anche se i tifosi non sono un gruppo particolarmente a rischio, in determinate condizioni possono trasformarsi in “turisti sessuali occasionali”. Nel 65% dei casi, infatti, i soggetti coinvolti non sono fruitori abituali; il timore è che in Brasile l’atmosfera festosa, la mancanza di informazione e il senso di impunità derivato dall’anonimato contribuiscano a spingere alcune persone a compiere atti di questo tipo.

E i dati sono impietosi: gli italiani, insieme a tedeschi e portoghesi, sono ai primi posti tra coloro che scelgono il paese sudamericano come meta per il turismo sessuale. Solo per l’Italia, infatti, le statistiche parlano di non meno di 80mila fruitori all’anno. Il turismo sessuale è una piaga sociale di notevoli dimensioni e ogni anno muove un giro di affari intorno ai 100 miliardi di dollari. Un business che non conosce limiti; secondo uno studio del Segretariato Generale delle Nazioni unite sulla violenza nei confronti dei bambini, si stima che oltre 220 milioni di minori nel mondo abbiano subito violenze sessuale o altre forme di sfruttamento. Inoltre, nel 30% dei casi le vittime hanno un’età compresa tra i 7 e i 12 anni, il 60%, invece, ha tra i 13 e i 17 anni. E il Brasile è al secondo posto al mondo per numero di baby prostitute dopo la Cina, con circa 500mila minori coinvolte ogni anno. Nonostante gli appelli rivolti alla nazionale italiana, al momento la Fgci non ha ancora aderito alla campagna; per questo Ecpat ha deciso di chiedere alla squadra di Cesare Prandelli di partecipare con una foto di gruppo all’iniziativa, per dire ‘no’ al turismo sessuale.

 

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