Monti: «Diritti gay? No in agenda»

  • Giovedì, 07 Febbraio 2013 16:38 ,
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Guazzington Post
07 02 2013

Mario Monti nel suo tour elettoral-televisivo approda alle "Invasioni barbariche" di Daria Bignardi su La7.

Daria Bignardi: “Vendola ha detto: possibile che i liberisti in economia non siano liberali nei diritti?”. Il tema è quello dei diritti civili dei gay. "Io non sono liberista ma per un mercato con forti poteri pubblici che fanno rispettare le regole", risponde Monti. Ma sulla domanda tergiversa un poi'. Daria Bignardi: "Quindi non mette questi diritti nella sua agenda". Lui: "No". Matrimonio e adozione? "Li vedo più in là nel tempo". La conduttrice incalza: Francia, Germania... "Francia divisa" osserva il candidato premier. "Ma Hollande l'ha fatto", puntualizza lei. “Non è una priorità del movimento politico a cui ho dato vita perché ho unito forze per creare le condizioni perché non ci sia più la disoccupazione giovanile”. Poi afferma: "Io sono per rafforzare i diritti civili delle coppie omosessuali. Bisogna fare dei passi avanti. Ci sono alcuni diritti, ne vorrei di più".

Sul dopo voto: «Oggi Vendola ha fatto dichiarazioni di grande durezza e chiarezza, non ho niente da aggiungere», dice commentando le parole del leader di Sel che ha ribadito la incompatibilità tra i programmi del centrosinistra e l'agenda Monti. «È bene che non ci siano ambiguità perchè chi governerà o le forze che insieme governeranno il Paese avranno di fronte un compito durissimo». E a Daria Bignardi che osservava come Vendola proprio non lo ami risponde: «L'amore è una libera scelta». D'altronde, dichiara, la disponibilità del leader di Sel «mi pare sia limitata alle riforme istituzionali, io mi riferisco all'agenda di governo», «dicendo quali sono le nostre idee e cosa vogliamo fare, unire quelli che sentono la voglia e hanno il coraggio e la forza di superare le tantissime resistenzae corporative che in Italia si frappongono alle riforme: senza riforme incisive i giovani italiani non avranno un futuro».

“Quando nelle riforme abbiamo toccato gli interessi delle categorie dei partiti allora il gioco si è fatto duro”, dichiara il premier.

Mossa a sorpresa della conduttrice che cerca di dare una luce più umana possibile e meno distaccata al professore: gli ha fatto mettere in braccio un cucciolo di cane....

 

Ma Monti mente?

  • Venerdì, 01 Febbraio 2013 09:52 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Manifesto
31 01 2013

Durante il suo governo è passata una delle riforme più gravi che siano state mai fatte in Italia per il mondo del lavoro, riforma a cui è stata chiamata una donna, la ministra Elsa Fornero, perché, come disse lei stessa al Convegno di Snoq sulla violenza a Torino l’anno scorso, “quando ci sono problemi gravi da risolvere, chiamano noi”. Un governo che diminuendo drasticamente il welfare (e quindi asili e assistenza ai bambini) è andata a incidere sulla possibilità delle madri – che in Italia sono ancora le prime a prendersi cura dei figli così come degli anziani svolgendo un lavoro che spetta allo Stato e in maniera del tutto gratuita – di andare a lavorare, un governo che alzando il tetto di età per andare in pensione, sia per le donne che per gli uomini, ha anche tolto a queste madri la possibilità di accudimento dei figli da parte dei nonni. Un governo che per le donne ha fatto ben poco, primo fra sul problema del femmincidio, di cui si è parlato constantemente sui media per un anno come mai era stato fatto negli anni precedenti, contro il quale Monti ha fatto firmare sì la Convenzione Europea contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (Istanbul 2011) – con anche un ddl di ratifica firmato da Napolitano il giorno prima della chiusura dei lavori – ma che come politiche immediate e concrete non ha mosso un dito. Monti ci ha tolto quello che non aveva ancora tolto Berlusconi: l’ex presidente del consiglio ci aveva tolto la dignità ma Monti ci ha tolto il diritto alla vita, o meglio alla sopravvivenza.

Oggi la cartina di tornasole sono le donne che entrambi hanno messo nelle loro liste, una componente di genere di cui solo una piccola minoranza ha la possibilità di essere eletta. E se contro Berlusconi tuona Feltri, uno dei “suoi”, dicendo che in quelle liste ci sono “Almeno dieci migno*te”, Monti dopo aver scritto su Twitter che “La priorità per l’Italia è valorizzare il ruolo delle donne”, ha candidato 216 donne su 904 di cui 11 capolista donne su 51, a cui si aggiunga che le “montiane” sono piazzate nelle retrovie con pochissime possibilità di essere elette e che saranno pochissime quelle che potranno arrivare in Parlamento.

Ma non basta, perché esistono anche i paradossi.

Mario Monti, durante il suo mandato, non ha mai risposto direttamente alle sollecitazioni che gli sono state fatte dalla Convenzione No More! contro la violenza maschile sulle donne che chiedeva, ancora oggi chiede, al governo politiche precise e la revisione del Piano antiviolenza varato dalla ex ministra delle Pari opportunità, Mara Carfagna, durante il governo Berlusconi, per verificarne l’impatto anche in base alle raccomandazioni Onu.

Monti però forse ha la memoria corta, o non si rende conto che non può dire una cosa e farne un’altra: non può dire che le donne sono una risorsa se poi non considera grave il fatto che una donna può essere uccisa in quanto donna, o che basta avere un terzo di quote rosa nelle liste – oltretutto mal piazzate – per farci stare zitte. Ma soprattutto, dopo quello che ha fatto, non può mandare la seguente lettera alla assemblea delle associazioni femminili sulla democrazia paritaria che si è svolta lunedì scorso.

 

Messaggio del Presidente del Consiglio Mario Monti

UNA AGENDA PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA

Roma, lunedì 28 gennaio Sala della Mercede,

“Mi dispiace non poter essere presente oggi a questo interessante incontro, che già nel titolo evoca un approccio a me familiare, e del tutto condivisibile, cioè quello della definizione di un’”Agenda”.

In effetti ho molto apprezzato l’iniziativa di tante e diverse associazioni, più di 50, che sono riuscite a trovare un terreno d’intesa e sottoscrivere un “Accordo di azione comune per la democrazia paritaria”. E di riunire le candidate e i candidati alle prossime elezioni politiche per presentare, discutere e condividere tale Agenda.

L’Accordo ha indicato importanti e significativi obiettivi: per la presenza delle donne nelle liste e in posizioni eleggibili, norme di garanzia per una rappresentanza di genere paritaria, per le riforme elettorali e i rimborsi, par condicio e presenza e rispetto della figura femminile nei media.

II metodo disegnato costituisce un buon esempio, anche per la politica in generale, e auspico pieno successo alla realizzazione della vostra Agenda per la democrazia paritaria nella prossima legislatura e la qualità della partecipazione civica.

L’Italia non è un Paese per donne e deve diventarlo. Ho indicato, peraltro in sintonia con i programmi europei, come una delle priorità del mio programma il miglioramento della condizione delle donne, partendo dall’occupazione, sia in termini di misure per la partecipazione, che di sostegno alla scelta di avere figli e alla responsabilità della cura degli anziani per entrambi gli adulti nel nucleo familiare. L’obiettivo non è solo quello di incoraggiare le donne ad avere una carriera e un reddito proprio ed equo , ma anche quello di fare in modo che arrivino ad occupare con autorevolezza posizioni di responsabilità, condizione necessaria affinché l’organizzazione del lavoro e la comunicazione sulle donne cambino davvero.

Il Parlamento che sarà eletto nel prossimo febbraio dovrà affrontare senza ulteriori rinvii la riforma della legge elettorale: mi impegnerò in questa direzione e opererò affinché si trovi una soluzione condivisa tra le forze politiche che agevoli l’obiettivo della democrazia paritaria.

Questo Paese ha bisogno di utilizzare le proprie risorse migliori, dei giovani e delle donne. Ha anche bisogno di regole, trasparenza, contrasto efficace alla corruzione. Voi donne, e voi donne delle associazioni che siete riuscite a parlare con una voce sola, potete contribuire in maniera decisiva in questa operazione di risanamento, ma anche di rilancio e credibilità dell’Italia.

Anche le forze politiche devono guardare al proprio interno e promuovere maggiore partecipazione femminile, mobilità e ricambio; già in questa tornata elettorale si possono effettuare importanti scelte”.

Per tutti questi motivi auguro buon lavoro a tutte le partecipanti all’incontro e certamente esaminerò personalmente con grande attenzione i risultati delle vostre discussioni”.

La gestione della recessione attraverso una politica di austerity ha provocato ostilità nei rapporti tra i vari Paesi e si è rivelata una strategia inefficace....

Mario Monti dice no ai matrimoni gay

  • Giovedì, 17 Gennaio 2013 09:39 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
17 01 2013

Mario Monti dice no ai matrimoni gay. Ospite de 'Lo Spoglio' su skyTg24, il Professore spiega: "Per me la famiglia è formata da un uomo e da una donna, ed è giusto che i figli crescanocon un padre e una madre. Il Parlamento può trovare altre forme convincenti per regolare le altreforme di convivenza”. Con queste parole Mario Monti dice no al matrimonio e alle adozioni per le coppie omosessuali e allo stesso tempo spazza via ogni residua illusione di chi lo riteneva un leader di caratura europea. Le sue parole rafforzano discriminazioni e pregiudizi e soprattutto si sondano sul falso principio che lo stato e le istituzioni debbano entrare nelle scelte familiari e affettive dei cittadini.

“A noi non interessa cosa sia la famiglia per il Senatore Monti, egli ha potuto scegliere e costruire la sua godendo di tutte le tutele e i riconoscimenti che la legge prevede per le coppie sposate. Un Paese laico e democratico deve garantire la stessa possibilità a tutti senza discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Ce lo chiedono i tribunali italiani e le istituzioni europee, tanto evocate dal premier quando si tratta di introdurre austerity e nuovi balzelli. Ce lo chiede il senso di giustizia e le aspettative di una società moderna.

Con queste parole il senatore Monti getta la maschera di autorevole politico dalla caratura europea per allinearsi al peggio dei politicanti italiani che insistono a speculare sulla pelle delle minoranze pur di accaparrarsi il consenso del Vaticano e degli integralisti. La politichetta delle alchimie di palazzo, delle pacche sulle spalle, delle formule vuote e dei contentini che vorremmo lasciarci per
sempre alle spalle”.

Per uscire dalla crisi tanto economica quanto di credibilità l’Italia ha bisogno di una forte iniezione di parità, dignità e laicità per tutte e tutti.

Se l'occupazione è cruciale ma i diritti no

  • Lunedì, 07 Gennaio 2013 01:02 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
06 01 2013

L'assenza dei temi etici nell'Agenda Monti penalizza le donne
L’attuale premier e candidato alla guida di una coalizione centrista alle prossime elezioni, Mario Monti, ha ribadito nella diretta Twitter di ieri che lo sviluppo del Paese passa per le donne. “Valorizzare il ruolo delle donne” sarà la prima priorità per un suo futuro governo, “senza questo l’Italia non crescerà” termina nei 140 caratteri.

Un concetto, espresso già molto chiaramente nella conferenza stampa di fine d’anno in cui al primo posto ha messo proprio la necessità di un diverso e migliore ruolo della donna italiana e di uno sguardo maschile differente su di lei. Poi, nell’Agenda pubblicata online ha elencato alcune iniziative, come la detassazione selettiva del lavoro femminile, “robuste” politiche di conciliazione lavoro-famiglia, estensione del congedo di paternità. Ora, aspettiamo che alle parole seguano i fatti, se Monti ne avrà occasione. Intanto, però qualcosa di importante si è verificato e che non fa ben sperare che la condizione femminile possa virare rispetto a quella attuale. Monti ha chiarito che occuparsi di diritti civili o temi etici non è urgente.

No a interventi su coppie di fatto, omosessuali, fecondazione assistita per esempio, e immaginiamo anche il rispetto della legge che autorizza l’aborto (194), la diffusione dell’aborto farmacologico (meno invasivo e rischioso per la salute femminile), implementazione dei consultori familiari e quindi, l'attenzione alla salute produttiva (la prevenzione di gravidanze indesiderate per fare un esempio concreto). Tutti temi scontatamente e spiccatamente femminili e da cui dipende il benessere fisico e psicologico delle donne: migliorare la loro condizione economica e l'occupazione vuol dire allargare le possibilità di scelta in molti altri ambiti. Anche il riconoscimento delle coppie di fatto migliorerebbe la vita delle donne conviventi con figli, se come ha denunciato Linda Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat, sono loro le più esposte alla povertà in caso di separazione.

Chissà poi, se è considerato un tema, più o meno etico, l’adozione di una strategia nazionale efficace per il contrasto della violenza di genere (circa il 30% delle italiane ha dichiarato di esserne vittima, Istat 2007), contro il femminicidio, allarme nazionale. Però sentirsi sicure e vivere libere dalla violenza è la prima condizione per crescere come persone e sviluppare le proprie capacità, trovare un lavoro, ma magari anche aspirare a “una piena partecipazione della donna al processo delle decisioni”, come scritto nell’ Agenda Monti. Ci sarebbe anche il tema più “raffinato” della medicina di genere (ben spiegato dal recente articolo sulla rivista Ingenere da Letizia Gabaglio), che comprende un sistema sanitario in grado di venire incontro alle esigenze femminili, per esempio abbassando gli altissimi tassi (ben oltre il livello considerato di sicurezza dall’Organizzazione mondiale della sanità) dei parti cesarei.

Il lavoro pare essere il punto di partenza di un'Agenda Monti al femminile. Ma il lavoro è soprattutto il punto di arrivo di un percorso di liberazione, consapevolezza e crescita che segue delle tappe difficili da saltare.
Twitter @laurapreite

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