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Redattore Sociale
20 03 2014

"Morts de la rue" è un collettivo francese che grazie alla collaborazione con altre associazioni, ospedali e forze di polizia, cerca di dare un nome alle persone senza fissa dimora che muoiono per strada: 453 i casi riscontrati solo nel 2013, una lista che però sembra sottostimata.

Il 18 marzo in place de la République a Parigi ha voluto ricordare, attraverso la lettura pubblica dei loro nomi, quelle donne e quegli uomini morti soli per strada. L’iniziativa è volta a mettere in evidenza il fenomeno e ricordare che “vivere per strada non è ineluttabile, così come non lo è morirci”. Il collettivo ha pubblicato nel suo sito internet la lista dei nomi, per permettere alle famiglie di venire a conoscenza della morte di un proprio caro, come è successo a Sabrina, che ha scoperto la morte del fratello attraverso la lettura della lista, ma ancora troppe persone sono rimaste senza nome.

“Ogni anno il collettivo riceve una trentina di segnalazioni dalle famiglie che hanno perduto le tracce di un proprio parente e che vengono a conoscenza della loro morte grazie a questa lista” racconta a La Croix la coordinatrice Cécile Rocca.

Ma “bisogna dare un’alternativa alle persone che vivono per strada” proprio per questo un momento della giornata è stato dedicato anche ai racconti di quelle persone che sono riuscite a farcela: Kévin, che grazie all’aiuto di una vicina ha trovato una casa, Frédéric, che è riuscito a diventare animatore a Puy-en-Velay, o Andreas che ha fatto della sua esperienza per strada il modo per divenire educatore.

Queste testimonianze “sono una maniera per dire che le persone che vivono per strada, se si creano dei nuovi legami, hanno delle risorse da offrire alla nostra società. La chiave è la fiducia” racconta la Rocca. “La strada non è una fatalità. La loro vita dovrebbe finire lì?” questa la domanda rivolta alle istituzioni pubbliche, alle associazioni, e ai singoli per non restare inermi davanti al fenomeno.

Hélène Dangelo

Migliaia di manifestanti in Francia per protestare contro il quasi divieto d'aborto progettato dal governo spagnolo; e l'indomani ancora più numerosi per le strade di Parigi, invase da coloro che denunciano il "matrimonio per tutti". ...

Parigi, l’onda rosa dell’Ena: uno studente su due è donna

  • Giovedì, 05 Dicembre 2013 11:17 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
05 12 2013

Per la prima volta dal 1945, nella “superscuola” dell’amministrazione pubblica francese la percentuale di ammesse è al 45 per cento: un salto rispetto al passato.

Liete novelle dal fronte francese della parità fra i sessi. L’onda rosa sommerge l’Ena, l’Ecole National d’Administration, la superscuola della classe dirigente, fucina dell’élite transalpina. Per la prima volta dal 1945, cioè da quando l’Ena fu fondata, quasi uno studente su due è femmina. Le donne, è stato annunciato ieri, rappresentano il 45% degli ammessi alla promozione 2013, selezionati dopo un concorso di spaventosa difficoltà. Non è un passo avanti, ma un salto: le donne erano il 28,75% nel ‘12 e il 37,5 nell’11.

La promozione 2014-’15 (l’Ena dura due durissimi anni) accoglie 80 futuri «enarchi», divisi in tre categorie: 40 escono da un concorso esterno, insomma sono studenti (tutti già laureati e masterizzati), 31 da un concorso interno, cioè sono già funzionari dello Stato e 9 dal cosiddetto «terzo concorso», cioè arrivano dal settore privato o associativo. Per il concorso interno, la percentuale di donne fra gli ammessi arriva addirittura a quota 61,3%. Del resto, è una signora anche la direttrice della scuola (e non è la prima), Nathalie Loiseau.

Il tema della parità è estremamente «spinto» dalla politica, specie da quando al potere c’è la gauche. In un colloquio organizzato in ottobre nella sede parigina dell’Ena (che da alcuni anni ha traslocato la sua base a Strasburgo nell’ambito di un’altra ossessione francese, la decentralizzazione), le ministre dei Diritti delle donne, Najat Vallaud-Belckacem, e della Funzione pubblica, Marylise Lebranchu, avevano sottolineato con soddisfazione l’aumento del numero di donne fra gli alti funzionari statali. Ma avevano anche detto che le donne al vertice non sono in ogni caso abbastanza: secondo madame Vallaud-Belckacem, «nel 2012 le donne rappresentavano il 25% dei quadri dirigenti e superiori della funzione pubblica dello Stato, ma erano il 52% dei funzionari».

Da qui un nuovo giro di vite per imporre la parità. Una legge dello scorso marzo prevede l’instaurazione di una quota progressiva di donne fra gli alti funzionari pubblici nominati ogni anno, pena sanzioni finanziarie per le amministrazioni inadempienti. La quota rosa è fissata al 20% dal 1° gennaio scorso, ma salirà al 30 a partire dal ‘15 e al 40 dal ‘17.

L’Ena si è già messa avanti con il lavoro. E ovviamente per chi si diploma lì non c’è problema a trovare posti prestigiosi. Un esempio? Dalla promozione «Voltaire» del 1977 (sono gli stessi studenti a decidere a chi intitolare il loro corso) uscirono Ségolène Royal, candidata socialista alle presidenziali del 2007, l’attuale ministro del Lavoro Michel Sapin, l’ex primo ministro (di Chirac) Dominique de Villepin, l’ex ministro della Cultura, Renaud Donnadieu de Varbes, l’attuale segretario generale dell’Eliseo, Pierre-René Lamas, e poi prefetti, ambasciatori e Pdg di grandi aziende pubbliche e private. Oltre, naturalmente, a quello che ha fatto più carriera di tutti: un certo François Hollande.

Alberto Mattioli

Una ventina di licei parigini è stata bloccata ieri per protesta contro le espulsioni di allievi non solo la kosovara Leonarda, ma anche l'armeno Khatchik, espulso sabato 12 ottobre - c'è stata una manifestazione da Nailon a Place Saint-Augustin, senza scontri ma dispersa con i lacrimogeni. Anche in provincia i liceali sono scesi in campo. ...

Gli studenti in piazza contro le espulsioni

Internazionale
17 10 2013

Manifestazioni studentesche a Parigi, giovedì 17 ottobre, dopo l’espulsione dalla Francia di Leonarda, una rom kosovara di 15 anni, e di Khatchik, un ragazzo armeno.

Gli studenti chiedono anche il ritorno di un loro compagno armeno, Khatchik Kachatryan, 19 anni, arrestato a settembre per furto in un grande magazzino ed espulso il 13 ottobre.

Il ragazzo doveva essere espulso il 10 ottobre, ma l’equipaggio dell’aereo diretto in Armenia, avvertito dagli studenti e dall’associazione Réseau éducation sans frontières, si era rifiutato di decollare, racconta Le Figaro.

La storia di Leonarda
“Salendo sul pullman che doveva portarla a Sochaux, mercoledì 9 ottobre, Leonarda non pensava che la gita di classe si sarebbe conclusa sulla pista d’atterraggio di Pristina. La giovane rom kosovara non sapeva ancora che la sua frequanza scolastica, cominciata quattro anni prima a Pontarlier, stava per interrompersi con una semplice telefonata”. Le Monde racconta la storia di Leonarda.

Davanti al liceo Turgot di Parigi, il 17 ottobre 2013. 
Sei licei del centro di Parigi sono bloccati dagli studenti che protestano contro l’espulsione di Leonarda, 15 anni, studentessa di etnia rom e nazionalità kosovara prelevata i 9 ottobre dalla polizia durante una gita scolastica, portata all’aeroporto, dove già si trovava la famiglia, e rimpatriata a Mitrovica.

Il ministro dell’interno, Manuel Valls, insiste sulla correttezza della procedura.

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