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Corriere della Sera
08 04 2013

Accertamenti della polizia sulla madre, di soli 20 anni, caduta a terra priva di sensi dopo il parto: aveva nascosto la gravidanza. L'allarme scattato da una zia
La polizia sta accertando la posizione della neomammaLa polizia sta accertando la posizione della neomamma.

Aveva tenuto nascosto la gravidanza ai genitori e ha partorito nella sua casa di Treviglio (Bergamo): ma la neomamma, ventenne e in stato di choc, non è stata in grado di prestare le prime cure alla neonata, che è caduta dal letto della stanza dopo il parto.

La piccola è stata soccorsa dalla sorella della donna, rincasata poco dopo, che ha notato la neonata sul pavimento: era cianotica, in ipotermia e con il cordone ombelicale strappato e non tagliato. La zia, neomamma da un mese, le ha istintivamente infilato un dito in bocca e la piccina ha cominciato a piangere. E poi ha avvertito il 118: i medici hanno prestato le prime cure a madre e figlia, portate all'ospedale di Treviglio. La bimba, che è in pericolo di vita, è stata intubata e poi trasferita all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

La mamma, non molto lucida sull'accaduto, è ancora ricoverata: la polizia di Treviglio sta valutando se esistano gli estremi per far ricadere delle responsabilità su di lei per quanto accaduto. La donna era stata lasciata dal compagno alcuni mesi fa e pare che nessuno sapesse della gravidanza. L'avrebbe tenuta nascosta per paura della reazione dei genitori.
C'è un pezzo d'Italia dove è vietato nascere. È Pantelleria, la "perla nera del Mediterraneo". [...] Una comunità di 8000 abitanti senza un sindaco e senza neonati. C'è una TAC, l'ha donata lo stilista Giorgio Armani. Non c'è il reparto maternità. È stato chiuso per via del "Decreto Balduzzi". ...

Nate libere di partorire

  • Martedì, 19 Febbraio 2013 09:42 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA
Blog per il cambiamento
19 02 2013

Poco meno di un mese fa la stampa italiana diffondeva i dati di un’indagine commissionata dal Ministero della Salute per verificare l’appropriatezza del ricorso al cesareo nei nostri ospedali. Il risultato – che il 43 per cento dei cesarei in Italia è ingiustificato – è stato definito “scioccante”. In realtà il dato è sotto gli occhi di tutte, e di tutti, da molto tempo. E ci sarebbe da scioccarsi, più che sui giornali, direttamente sul lettino, quando si assiste a quello che io chiamo “il parto del dottore”, nel senso che di solito è il medico (uomo o donna che sia) a decidere tempi, modo e posizione a seconda di quel che ha da fare, di come sta più comodo e dei soldi che prende.

Da anni ci sono attiviste e professioniste che si stanno battendo per contrastare questa cultura della medicalizzazione dei corpi, la stessa che prevede una delega completa a medici e ginecologi, la stessa che impone dinamiche in sala parto troppo spesso molto vicine a quelle di “uno stupro di gruppo”, e che propone pratiche di mutilazione diventate di routine anche se non necessarie, come l’episiotomia (incisione chirurgica del perineo).

Questa settimana una delle mie radio preferite, Terranave, che ascolto sempre con grande interesse, ha dedicato l’ultima puntata proprio alla questione del parto libero, e ne ha parlato con Gabriella Pacini, Ostetrica dell’Associazione Vita di Donna – che ho avuto il piacere di conoscere e incontrare più volte -, e Virginia Giocoli, avvocata, entrambe attiviste del Freedom for birth Rome Action Group, un collettivo nato nel settembre 2012 per desiderio di donne, ostetriche, psicologhe, avvocate, esperte di comunicazione, per sostenere la libertà di scelta attraverso l’informazione e la presa di coscienza sui modi e sui luoghi in cui è possibile partorire.

La maggior parte delle donne (e degli uomini) è convinta infatti, che partorire in ospedale o in clinica, sdraiata su un lettino, sia l’unica soluzione “sicura” e possibile. Invece non è così. Una donna può partorire in diverse posizioni, e quella supina decisamente non è stata studiata a misura del suo corpo, né per rendere più fluida la fuoriuscita, dato che tutto il peso preme sulla colonna vertebrale e la forza di gravità non viene sfruttata come aiuto al movimento ma come ostacolo. Inoltre, è possibile decidere di partorire in una delle case del ‘parto attivo’ presenti in Italia, e in caso di gravidanze non particolarmente problematiche, si può anche scegliere di partorire in casa, pratica che – al contrario di quanto abbiamo imparato a pensare a partire dagli anni ’50 – non aumenta le possibilità di infezioni, patologie, esiti negativi tanto che in molti paesi è tornata a diffondersi. 

Ad esempio in Olanda, dove il 30% delle donne oggi decide di partorire in casa. In Italia questa tendenza è ancora poco diffusa, e le ostetriche che lavorano a domicilio sono percepite quasi come streghe da cui tenersi alla larga. Questa cultura è il motivo per cui partorire ‘diversamente’, non è qualcosa di immediatamente accessibile a tutte (e non è soltanto una questione di informazione, ma anche spesso una questione economica).

Sempre più spesso mi capita di pensare che diamo così tanto per scontata la nostra idea di progresso che quando si parla di corpi, sessualità, libertà, donne, pensiamo subito agli altri paesi del mondo, in cui esportare democrazia, modelli, protocolli, salute, parità, educazione. Perché diamo per scontato che noi siamo “già arrivati”. Se pensiamo alla violenza sulle donne, pensiamo subito alle donne del Sud del mondo. Se pensiamo alle mutilazioni genitali, pensiamo alle africane.

E  invece la strada è ancora lunga, dovremmo interrogarci sulla qualità della nostra evoluzione. Per esempio, se ogni donna potesse scegliere come e dove partorire, senza pagare di tasca propria per questo, sarebbe evolutissimo.

"Vietato nascere": sciopero nelle sale parto

Oggi in Italia è "vietato nascere": i ginecologi italiani si asterranno infatti dal lavoro per 24 ore, con il conseguente stop a 1.100 interventi programmati ed esami, mentre saranno garantite le urgenze. ...
Stupore, insofferenza, incredulità. "Scioperano? Davvero? E se devo partorire all'improvviso che succede? Ho finito il tempo, è questione di giorni, che fanno mi rimandano a casa?". Vanessa è giovane e spaventata. E Antonella: "Il mio cesareo è programmato, ma sembra che Gaia arriverà prima, ci saranno i medici?". No, le donne non ci credono. C'è tutta la vita in quel momento. ...

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